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Coppa Italia- Priolo regala la semifinale al Palermo: Lecce battuto per 1-0

Credit Photo: Palermo femminile fb

Con un gol di Emanuela Priolo, il Palermo batte il Lecce e vola in semifinale di Coppa Italia di Serie C.

Partita equilibrata, non ricchissima di occasioni ma di agonismo a tratti estremo, fra due squadre che molto puntavano alla competizione. Rosanero che trovano il gol qualificazione in apertura di partita: angolo battuto dalla destra da Piro che trova la testa di Priolo, persa colpevolmente dalla difesa salentina.

La partita si mantiene in equilibrio, con il Palermo che si avvicina almeno per un paio di volte al raddoppio ma che deve guardarsi dal duo d’attacco D’Amico-Ejzel e dai calci piazzati di Bocchieri.

Secondo tempo, caratterizzato da un forte vento, con il Lecce che preme ancora maggiormente e costringe per vari tratti della partita le rosanero nella propria metà campo, ma con occasioni abbastanza sporadiche. L’apice è un gol annullato per fuorigioco ad Ejzel. Con l’andare dei minuti il Lecce cala ed il Palermo, in un finale nervoso non del tutto ben controllato dal direttore di gara Sig. Saccà (rivedibile la sua direzione), sfiora il raddoppio con Chirillo, Dragotto e, soprattutto, Ribellino, che ha colto in pieno la traversa con un tiro che scavalca la portiera salentina Garzya.

Il Palermo approda in semifinale di Coppa Italia di serie C in compagnia di Lumezzane (vincitrice ai rigori contro il Venezia, detentrice del trofeo), l’Orobica (1-2 sullo Spezia) e Riccione (battuto in trasferta il Frosinone per 1-0).

Milan Women : “Il lato positivo di un pareggio amaro? Rubio, Mesjasz e Arrigoni”

Il Milan femminile domina il match contro il Pomigliano ma non la chiude. Le campane rimontano con un eurogoal di Rabot.

Le ragazze di Corti non riescono a portare a casa la settima vittoria consecutiva, nonostante un’ottima gara. Le rossonere non lasciano spazio al Pomigliano, andando subito a segno con Mesjasz al 5′ e raddoppiando sempre con la Polacca al 52′.

Ma l’unica sbavatura in difesa al 73′ rimette le campane in gara e l’Eurogoal da fuori area di Rabot al minuto 88 riporta il risultato in parità. Il Milan paga l’unica vera disattenzione di una gara quasi perfetta, il pareggio lascia l’amaro in bocca ma questo servirà da lezione per il futuro.

Al Milan finalmente sprazzi di Rubio Ávila

Nonostante questo pareggio arrivi quasi come una sconfitta, visti i due goal di vantaggio che avevamo maturato, ci sono diverse note positive da sottolineare. Una di queste è la forma in miglioramento della centrocampista Rubio Ávila.

La rossonera non ha trovato molto spazio in questa stagione, colpa probabilmente del grave infortunio rimediato nella stagione scorsa e che l’ha rivista in gruppo solo a stagione inoltrata.

Fino ad ora pochissime le partite da titolare ed alcuni spezzoni da subentrata, ma la tecnica e la visione di gioco ci sono e deve solo ritrovare la giusta condizione. Nella gara contro il Pomigliano ci ha dato prova delle sue qualità in diverse occasioni, nonostante alcuni passaggi sbagliati dovuti ad una condizione non ancora al top. Lei sarà un tassello fondamentale da dove ripartire la prossima stagione.

Bentornata Gosia!

L’assenza di Mesjasz durante la stagione è stata tamponata ma non del tutto rimediata. L’innesto di Julie Piga ha aiutato a sentirne meno la mancanza, ma la sua presenza al centro della nostra difesa è quasi fondamentale.

Fondamentale perché conosce il campionato ed i movimenti della squadra, ma aspettatevi lo stesso dall’Italofrancese nella prossima stagione. Il ritorno della Polacca ha dato più solidità alla difesa ed un apporto maggiore in attacco.

Il binomio Piga-Mesjasz, per la prossima stagione, sono sicura che porterà ottimi risultati. Ripartire da loro due credo sia la scelta giusta, gli ultimi risultati positivi lo dimostrano.

L’ultima nota positiva? Arrigoni in campo

Giorgia Arrigoni entra al minuto 70 per sostituire Valentina Cernoia. Sono stata davvero felice di vederla esordire in prima squadra. L’attaccante classe 2004, arrivata dal Parma quest’estate, è un grande prospetto e fino ad ora l’avevamo sempre vista nella Primavera rossonera.

Ieri finalmente le è stato concesso spazio in prima squadra, non ha fatto proprio benissimo ma era da mettere in conto, vuoi un po’ per l’emozione ed un po’ per l’affinità da ritrovare. Corti ha fatto bene a metterla in campo e darle fiducia, nelle prossime partite mi aspetto altro minutaggio per lei e magari anche per altre giovani.

Diverse ragazze che militano nella nostra Primavera si sono messe in evidenza durante questo campionato ed alcune meriterebbero il salto in prima squadra già dalla prossima stagione.
Vedremo se il Mister sarà della mia stessa idea, io però mi chiedo se non ora quando?

Eleonora Mazzoni “La Penna Rossonera”

Sergej Piccirillo, in arte Sergej: “Il ruolo del portiere è particolare ed è vero che bisogna essere un po’ matti per farlo!”

Sergej Piccirillo, in arte Sergej è un ragazzo bollatese di 24 anni, portiere del Cassina Nuova e uno degli influencer con maggior seguito dell’intero hinterland Milanese, grazie a quasi un milione di follower tra le varie piattaforme social. Il giovane volto locale è già da circa tre anni nel giro della Nazionale Cantanti e ha partecipato, al fianco di grandi calciatori come Di Natale, Frey e Sorrentino, alla partita “ Metti in campo il cuore” a favore dell’Ucraina.

Abbiamo avuto il piacere di fare due parole con Sergej, in esclusiva per la nostra Redazione, sul calcio femminile italiano.

Dopo aver giocato nelle file dell’Atalanta, come numero 1 (come da lui stesso ammesso) Sergej ha trovato le sue migliori doti nel difendere i pali in un quadrante di gioco, esordendo in Nazionale Cantanti con Batistuta, Totti ed entrare in porta al posto di Dida.

Come sono nate queste tue passioni per il Calcio?

Col tempo mi sono focalizzato sulle possibilità e sulle soddisfazioni che era in grado di offrirmi il mondo social e ho conseguentemente iniziato da un paio d’anni a prenderlo come un lavoro; oggi, nonostante abbia difficoltà a vedermi come un personaggio pubblico, ho 553mila follower su Tik Tok, 269mila su Youtube e 87mila su Instagram. Il calcio continua comunque ad essere centrale nella mia vita e nel mio lavoro; la stagione con il Calcio Cassina Nuova non è iniziata benissimo ma abbiamo fatto gruppo e ne stiamo venendo fuori, nel calcio poi si parla solo al triplice fischio e si possono realmente tirare le somme solo alla fine. Quello del portiere è un ruolo particolare ed è vero che bisogna essere un po’ matti per farlo. Il mio idolo è Cristiano Ronaldo”.

Qual è la cosa che la gratifica di più nel lavoro come influencer?

“Sicuramente il fatto di sapere che molti ragazzi si ispirano a me, questo mi fa molto piacere ricevere così tanti messaggi d’affetto dai giovani e ciò alimenta anche il piacere e la spinta a continuare a creare contenuti sani ripieni di passione e valori, per la crescita personale e comune di tutti coloro che mi seguono”.

Segui il Calcio femminile in Italia, ed hai una squadra del cuore? 

“Si seguo molto il calcio femminile, tifo la Juventus, per cinque anni di fila a vinto il Campionato ed adesso ha dovuto cedere lo scettro alla Roma, ma verranno anni migliori”.

Come vedresti le quote rosa anche nella Nazionale dei Cantanti?

Molto positivamente, credo che come lo è già in molte altre realtà le donne fanno parte di questo mondo e questa realtà pertanto trovo più che giusto che facciano parte, questo è un passo importante. Anzi averne anche 3 o 4 nella nostra formazione, nei prossimi anni, sarebbe una cosa molto positiva”.

 

 

Vero Boquete, Fiorentina Femminile: “avevamo detto che avremmo dovuto restare in partita qualsiasi cosa sarebbe successa e così è stato”

Screenshot

La settima giornata di poule scudetto della Fiorentina, giocata in trasferta contro l’Inter (nello stadio Arena Civica) si è conclusa con il risultato di 2-2 al 95′.
La partita, fondamentale per le Viola per blindare il terzo posto in classifica ed essere nella prossima stagione calcistica una delle tre squadre italiane a giocare in Europa, è stata parecchio combattuta da entrambi gli schieramenti in campo fortemente decisi a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Dopo un travagliato primo tempo e un brutto inizio di seconda frazione in cui si sono trovate sotto di due gol, le toscane, poco disposte a veder sfumare il tanto anelato traguardo, hanno accorciato la distanza con Severini su assist mirato di Boquete (50′):
Il secondo gol, su rigore procurato da Longo, è stato battuto in maniera precisa proprio dalla centrocampista spagnola che, alla fine della gara, si è soffermata a fare una breve analisi della gara.

Ha raccontato di come, per tutto il match, ogni palla fosse pesante e che al momento di battere il rigore era ben consapevole dell’importanza che esso aveva.
Quel rigore racchiudeva nove mesi di impegno, le speranze e le ambizioni di tutta una squadra che ha sempre giocato ogni partita a viso aperto.
Boquete ha poi dedicato il traguardo appena raggiunto oltre che alla sua famiglia e alle sue compagne anche al presidente Barone, sempre animato dalla voglia di vincere e veder spiccare la Fiorentina.

“Il pallone stasera pesava abbastanza. Quando l’arbitro ha detto che quella sarebbe stata l’ultima azione della partita ero cosciente della mia grande  responsabilità e che tirare quel rigore sarebbe stato tanto pesante.
Mi sentivo fiduciosa e avvertivo la fiducia delle mie compagne. Rappresentava nove mesi di lavoro intenso, questa squadra ha sempre messo la faccia e anche oggi ci abbiamo creduto fino all’ultimo. 

Crederci e provarci sino all’ultimo non è stato difficile, sapevamo che poteva non essere facile, avevamo detto che avremmo dovuto restare in partita qualsiasi cosa sarebbe successa e così è stato. Nel 2-1 c’era fiducia e sapevamo che un gol si poteva fare. Tre giorni fa abbiamo sofferto in maniera contraria, oggi il calcio ci ha dato un’altra opportunità. 
La mia dedica, per tutte le cose buone, è sempre per la mia famiglia ma questa è più per le mie compagne. E’ tutto quello che volevamo, anche la società ci ha creduto. 
Parlando di società il primo che mi viene in me te è Joe Barone che aveva sempre il desiderio di vincere e noi oggi lo abbiamo quasi fatto ma per lui è una vittoria”.

Francesca Quazzico, Ternana: “È stato emozionante. Vittoria che serviva per entusiasmo ed obiettivo”

Credit Photo: Emanuele Ubaldi - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Mercoledí, in occasione della giornata 27 di campionato, al Moreno Gubbiotti di Narni si è consumata la vittoria della Ternana sul Cesena, impostosi per 2-0 sulle ospiti.
Un trionfo importantissimo a -3 dispute dalla chiusura del campionato cadetto, valso un +3 che evidenzia il totale di 69 punti attuali e ne conferma il secondo gradino statistico.

La formazione allenata da mister Fabio Melillo ha concesso ben poco alle avversarie, trovando il doppio vantaggio nel secondo half con Sara Tui e Francesca Quazzico.
È stata proprio l’ultima citata (apporto difensivo classe 2001) a parlare nel post gara, non omettendo la felicità di aver trovato il personale primo centro stagionale:È stato emozionante. Questa vittoria serviva per continuare ad avere entusiasmo e per portare sempre più in alto il nostro obiettivo.
Dobbiamo dare il massimo in tutte le partite e cercare di vincere per poter arrivare al finale“.

A proposito di finale, questa domenica le Ferelle giocheranno la terzultima gara in casa Lazio, squadra posta in cima alla graduatoria.

Giulia Galli, AS Roma, è la più giovane giallorossa ad esordire in Serie A

La AS Roma dopo aver vinto il suo secondo titolo consecutivo della massima serie prosegue a scrivere la storia di questo movimento portando a termine una annata molto positiva.
Infatti della gara, chiusa con ben 11 reti in una singola gara (record della Serie A), si è scritto un’ altro momento epico: quello avvenuto al 67′ di Sassuolo-Roma 2-5 (risultato parziale) dove mister Alessandro Spugna ha sostituito Giacinti, autrice di una doppietta, per far entrare al suo posto Giulia Galli.
Giulia, diventa la calciatrice più giovane a esordire in maglia giallorossa in Serie A all’età di 16 anni, 1 mese e 8 giorni.
L’attaccante della Primavera, Campionessa in carica e presente nelle “Final four” anche in questa stagione, è tra le protagoniste di questa ennesima impresa per i colori giallo-rossi e crediamo che sia appena al suo inizio.

Stage di selezione per le giovani Azzurrine: Matteucci convoca 24 calciatrici per il raduno di Tirrenia

Credit Photo: FIGC - Federazione Italiana Giuoco Calcio

Con ancora negli occhi lo splendido 3-0 alla Svizzera di Novarello, con cui lo scorso 18 aprile è cominciata la storia della Nazionale sperimentale Under 15, le giovani promesse del calcio femminile si ritroveranno al CPO di Tirrenia per un raduno dal 6 al 9 maggio. Per l’occasione, il tecnico Nicola Matteucci ha convocato 24 calciatrici, che si ritroveranno presso il Centro di Preparazione Olimpica nella mattinata di lunedì 6, per poi svolgere tutto lo stage – fra allenamenti e attività complementari previste – facendo il ritorno nelle rispettive sedi nel pomeriggio di giovedì 9. Da segnalare che mercoledì pomeriggio le ragazze svolgeranno un allenamento congiunto assieme alla squadra Under 13 maschile dell’Empoli.

IL PROGETTO

Questa nuova Nazionale è l’espressione del lavoro sinergico tra il Club Italia e il Settore Giovanile e Scolastico della FIGC che ha nel Calcio+, premiato pochi giorni fa ai Grassroots Award della UEFA come Best Education Initiative 2023/24, il suo progetto di sviluppo del movimento femminile. Istituito nel 2007, Calcio+ ha infatti rappresentato un trampolino di lancio per tante giocatrici, oggi nelle rose delle Nazionali giovanili e in quella maggiore (17 su 25 convocate all’ultimo Mondiale in Nuova Zelanda erano passate da Calcio+). Nella stagione 2022-23, inoltre, il 73% delle convocate della Nazionale Under 19 Femminile è passato dai Centri Federali Territoriali e da Calcio+ (30 su 41), dato che sale al 97% (36 su 37) per le convocate della Nazionale Under 17, e si aggiunge alle 21 su 27 dell’Under 16.

L’elenco delle convocate

Portieri: Anna Mallardi (Juventus), Matile Morando (Torino), Costanza Rossitto (Roma);

Difensori: Rachele Andreangeli (Roma), Viola Cacace (Roma), Mya Ciccarelli (Jesina), Matilde Oddina (Juventus), Anna Messa (Juventus), Elisa Parolo (Milan), Sara Spagliardi (Milan), Sofia Valcanover (Trento);

Centrocampiste: Beatrice Alba Djesse (Hellas Verona), Malak Krafia (Atalanta), Giorgia Galluzzi (Milan), Marta Grigolo (Juventus), Rebecca Pia Norscia (Atalanta); Agata Pinchi (Ternana);

Attaccanti: Maria Ambrosi (Roma), Giulia Bertoglio (Juventus), Elisa Boldrini (Atalanta), Alice Di Perna (Torino), Emma Myriam Fontana (Fiorentina), Giorgia Marin (Cittadella), Ludovica Pietrantoni (Roma)

Staff – Tecnico federale: Nicola Matteucci; Assistente tecnico: Marco Dessì; Preparatore dei portieri: Angelo D’Ignazio; Preparatore atletico: Vincenzo Piermatteo; Match analyst: Igor Graziani; Medici: Monica Fabbri e Filippo Topa; Fisioterapista: Federica Ferro; Nutrizionista: Barbara Filosini; Psicologa: Sara Landi; Segretario: Annamaria Giuliani.

Freedom-Tavagnacco, le dichiarazioni del post-gara

Freedom-Tavagnacco segna la retrocessione aritmetica delle Friulane in Serie C. Al termine della partita, ai microfoni di Be.Pi TV è intervenuto per primo l’allenatore Alessandro Campi. Ecco le sue parole sulla retrocessione.

È stata una bella battaglia, equilibrata. Purtroppo poi nel secondo tempo insomma, abbiamo preso il gol, e si è messa un po’ male ovviamente. Però dico che le mie ragazze hanno dato veramente tutto, fino all’ultimo minuto, e abbiamo creato anche qualche presupposto, però poi non siamo riuscite a concretizzare. È stata una stagione molto difficile, non certo siamo retrocesse oggi (mercoledì, ndr), è arrivato il verdetto amaro. Evidentemente io per primo ho sbagliato qualcosa, qualcosa non è andato sicuramente come volevamo. Non siamo riusciti a creare quel presupposto che volevamo nel corso della stagione. Una squadra giovane, che comunque ha messo in mostra anche tante qualità, e credo che anche oggi può andare via da questo campo a testa alta. Sia per le cose buone che ha saputo fare, sia per l’impegno e il cuore che ci ha messo fino all’ultimo istante. Abbiamo ancora tre partite per chiudere la stagione a testa alta. Si chiude un capitolo, se ne apre un altro. La vita è così“.

Segue l’intervista ad Elisa Donda, capitana delle Gialloblù. “Il primo tempo è stato un tempo equilibrato, occasioni da entrambi le parti, però l’abbiamo gestita bene. Poi abbiamo anche cambiato modulo cercando di sfruttare gli esterni, e secondo me si è anche visto. Peccato poi per il gol nel secondo tempo. Sapevamo che la Freedom era forte sulle palle inattive, e infatti ci hanno castigato così. Purtroppo arriva questa sconfitta che porta alla retrocessione. Mi dispiace veramente tantissimo per le ragazze, per lo staff, per tutti. Questo è quanto. Come si riparte? Intanto finiamo questo campionato, perché mancano tre partite, e non bisogna pensare che è finito oggi. Sulla carta sì, però comunque bisogna portare a casa una buona prestazione, punti e l’orgoglio personale. Perciò intanto finiamo questo campionato, e poi vedremo cosa ci riserverà il futuro“.

Tutt’altro umore ovviamente per la Freedom, vincente 1-0 e ora avanti di sei punti sul Pavia terzultimo, che avrà un calendario molto difficile. Con lo scontro diretto a favore, alle Cuneesi mancherà una sola giornata alla salvezza matematica. Queste le parole di Mister Ardito.

È stata una partita difficile, abbiamo visto dai primi secondi, perché abbiamo davvero avuto tanta paura, ma perché rispettavo l’avversario. Però devo due che la forza pian piano nella panchina mi veniva data dalla mia squadra. Questo è stato un gruppo, ed è un gruppo fantastico. Con tutte le difficoltà, con tutte le problematiche che abbiamo avuto, ma ha sempre lottato su ogni pallone, e ha sopportato uno come me che non gli ha fatto lasciare mezzo centimetro indietro. E questo è il risultato del lavoro che hanno fatto. Questa è una grande squadra che ha saputo essere umile, e sapeva che doveva lottare gara dopo gara, minuto dopo minuto. Quindi è un risultato importantissimo ai fini della classifica. Chiaro, non abbiamo ancora finito, ci sono tre gare importanti, dobbiamo andare ancora a prenderci quel punto che probabilmente servirà per la matematica salvezza, che però passava attraverso questa gara, anche perché gli avversari avevano una posta in palio importantissima. Faccio un in bocca al lupo al Tavagnacco, ma soprattutto faccio davvero un grande applauso alla mia squadra, alla mia società. Dedic questa vittoria alla mia famiglia e a tutte le persone vicine, perché è stata veramente molto molto dura [si commuove]“.

Dal primo giorno che sono arrivato qua, ho percepito quanta paura e quante difficoltà potevamo trovare in un campionato così competitivo come la Serie B. La società Freedom sapete che si è dovuta calare in questa categoria a campionato quasi in corso perché a metà agosto viene a sapere di questa cosa [il ritiro della Torres], quindi non abbiamo potuto fare mercato. Col mio arrivo ormai, era tutto chiuso.

 

Abbiamo dovuto lavorare con il materiale che avevamo a disposizione. È stato davvero un grande impegno. Vicino a me in questo percorso ci sono stati sempre il direttore, che saluto e che non è qui per impegni, e che mi ha dato grandissimo coraggio e sostegno, perché le ultime tre partite non abbiamo vissuto momenti felici, perché la squadra si era veramente battuta alla grande. Però questo è il calcio, le situazioni ci condannavano, non vedevamo la luce in questo tunnel. Questa è stata una settimana difficile da gestire, perché le ragazze volevano giocare, ma nel frattempo non volevano giocarla. Perché questa era una gara davvero da cardiopatici. Quindi bravi, bravi tutti“.

Infine, chiude il discorso la match-winner Simona Zito. “Assolutamente importante la vittoria, perché dà forza a quello che è il nostro obiettivo, ovvero la salvezza. Ed è un grande tassello perché ci mette tanto coraggio, tanta speranza ed è molto importante vincere oggi (mercoledì, ndr). È chiaro che sono content anche per il gol, ma soprattutto per la vittoria. Queste sono partite molto difficili, quindi ci sta un po’ di tensione, una partita un po’ bloccata. Però siamo state molto brave. Onestamente a continuare a spingere, non è facile affrontare una partita così importante soprattutto per come si era messa. Perché comunque avevamo sempre il pallino del gioco noi, un rigore non andato a buon fine, poteva succedere di tutto e invece alla fine è stato importante portarla a casa. Ma sì dai, gol pesanti [sorride]. Mi piace anche farli, per cui va bene così. Ma la cosa molto importante è aver portato i tre punti a casa, che è il massimo che potevamo raggiungere. Ero sicura che Adriana avrebbe messo quel pallone proprio lì“.

Lumezzane in semifinale di Coppa Italia Serie C: lumezzanesi vittoriose ai rigori contro il Venezia FC

Photo Credit: FC Lumezzane

Il Lumezzane vince ai rigori in casa del Venezia e vola in semifinale di Coppa Italia Serie C dove affronterà l’Orobica, diretta concorrente delle valgobbine alla vittoria finale del Girone A di Serie C, il 2 giugno.

Tempi regolamentari chiusa sull’1-1, dove le marcature sono arrivate tutte nel primo tempo: al gol di Alice Zuanti segnato al 18’ risponde la rossoblù Rafiat Sule al 29’. Si va perciò ai penalty: Gismann e Basso mandano fuori il pallone, ma l’arancioneroverde Willis sbaglia il rigore decisivo e alla fine Galbiati, dal dischetto, fa esultare il Lumezzane che, adesso, deve ritornare a concentrarsi sul campionato, perché domenica al Saleri arriva l’Angelo Baiardo.

VENEZIA FC: Palmiero, Gismann, Airola (79’ Dieude), Quaglio, Poli, Doneda, Tasso, Penzo; Mantoani (51’ Willis), Zuanti, Cortesi (71’ Furlanis). A disp: Gangi, Mattiello, Squizzato, Canciello, Basso, Govetto. All: Zorri.
LUMEZZANE: Meleddu, Viscardi, Barcella, Galbiati, Licari (75’ Muraro), Bianchi (65’ Valesi) (92’ Canobbio), Zappa, Redolfi, Sule (77’ Basso), Cattuzzo (10’ Paris), Merli. A disp: Gilardi, Forelli, Sardi De Letto, Mariani. All. Mazza.
ARBITRO: Menozzi di Treviso.
MARCATRICI: 18’ Zuanti (VEN), 29’ Sule (LUM).
AMMONITA: Willis (VEN).
SEQUENZA RIGORI: Penzo (VEN, rete), Merli (LUM, rete), Gismann (VEN, fuori), Paris (LUM, rete), Poli (VEN, rete), Basso (LUM, fuori), Willis (VEN, parato), Muraro (LUM, rete), Doneda (VEN, rete), Galbiati (LUM, rete).

Ashraf Seleman: “Allenare per me è passione, ma vorrei tornare con un vero progetto. Lazio merita la A, a Brescia mi sono sentito a casa”

Photo Credit: Stefano Petitti - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Ashraf Seleman è un allenatore di calcio che, in passato, ha guidato formazioni come Roma Calcio Femminile, Lazio e Brescia, sua ultima squadra da tecnico, ma ora si sta prendendo un periodo di “vacanza” nell’attesa che arrivi una proposta da un club che possa farlo tornare in panchina. La nostra Redazione l’ha raggiunto per risponderci ad alcune domande.

Ashraf cosa significa per te allenare una squadra di calcio?
«Per me allenare è passione, emozione. Sono quelle cose che uno fa col cuore quando ti piace una cosa che sin da un bambino amo, il calcio. Ho giocato a calcio a buoni livelli e ho avuto la fortuna di far parte di squadre professioniste e soprattutto dilettanti. Ed è lì che nasce la passione per questo sport e, una volta smessa la carriera da calciatore, ho iniziato ad allenare. Devo sentire qualcosa che mi piace, devo sentire un progetto che sia nelle mie corde e che possa regalarmi emozioni».

Cosa ti ha portato ad entrare nel mondo femminile del pallone?
«Allenare le femmine è stato un caso. Avevo da poco finito l’esperienza con una squadra di Promozione maschile a Roma. Avevo avuto delle proposte, ma volevo aspettare. Per caso mi chiama un mio amico e mi dice che ha bisogno di una mano per una squadra femminile, perché erano due squadre, una aveva perso l’allenatore, avevano bisogno di qualcuno che guidasse una squadra giovane. E niente, tornando andai lì a dare una mano a questa squadra: era la Lazio della vecchia gestione che aveva una squadra in Serie A, ma aveva anche una fuori classifica in C. Ebbene, io fui chiamato ad allenare quella squadra lì, ma da lì in poi è nata un amore grande il calcio femminile».

Tuttavia, per te non c’è stato solo il femminile, visto che passato hai avuto un periodo anche con le giovanili maschili della Roma.
«È stato favoloso, trovo che sia una delle poche società organizzate, si lavora bene e in modo sereno, poi hanno l’eccellenza in tutte le categorie. Per quanto riguarda la mia esperienza alla Roma, bellissima, ho lasciato tanti ricordi, tanti amici. L’unico motivo per cui sono andato via non è perché stavo male, anzi, semplicemente perché avevo talmente tanta voglia di allenare il femminile Ricordo che quando ero lì era appena iniziato il progetto femminile con Betty Bavagnoli e già si capiva che le intenzioni erano serie e che nel giro di qualche anno sarebbero diventati migliori in Italia. Approfitto per fare gli auguri per il secondo scudetto consecutivo conquistato, perché lo hanno meritato e fatto loro».

Le tue esperienze da allenatore sono legate a quelle della Roma Calcio Femminile e della Lazio. Che esperienze ti hanno lasciato?
«Con la Lazio l’ho vissuta in due proprietà diverse. Nella prima gestione ho avuto la possibilità di capire il mondo del calcio femminile: da lì è partito tutto, mi sono innamorato di questo mondo e non l’ho lasciato più. La seconda mi ha lasciato il grande rammarico di non aver potuto finire la stagione, di vincere e di andare in Serie A, ma mi ha lasciato comunque tanto. Per quanto riguarda la Roma Calcio Femminile ho fatto un’esperienza bellissima. Abbiamo fatto due cavalcate fenomenali: nel primo anno perdemmo lo sconto diretto all’ultima giornata di campionato col Chieti che poi andò in Serie A, finì uno a zero per loro al termine di una partita rocambolesca dove il loro portiere fu la migliore in campo. Mi ricordo che, nella partita col Chieti, ci fu uno stadio pieno, erano 5000 persone: un’esperienza veramente bella. Il secondo anno è stato ancora più emozionante, anche se poi alla fine non siamo riusciti per il secondo anno consecutivo ad andare in Serie A perdendola ai play-off e ai calci di rigore. Mi ricordo ancora che quell’anno abbiamo fatto un record, che penso che in B ancora esista: abbiamo vinto dalla prima alla ventunesima giornata consecutivamente. Penso che ancora oggi non siano riusciti a battere questo record; quindi, anche lì è stata un’emozione grande, un’esperienza importantissima che mi ha regalato tanta consapevolezza a me e alle ragazze».

Restando in tema Lazio, le biancocelesti sono attualmente al comando della Serie B. Pensi che possano centrare, quest’anno, la promozione?
«La Lazio ha probabilmente la squadra più forte, con un allenatore molto attento al dettaglio che, in questo campionato, fa la differenza. Ho visto una squadra veramente con grande consapevolezza e matura, che è convinta di portare sempre a casa il risultato ogni settimana. Magari nei primi tempi non riesce a sbloccare o va sotto, poi nel secondo tempo con grande tranquillità e serenità riesce a ribaltare e a gestire bene il risultato. Certo, sotto ci sono un paio di squadre che stanno facendo comunque un bel cammino, ma credo sia giusto che la Lazio debba andare in Serie A».

La tua ultima panchina è stata al momento quella del Brescia. Un’avventura molto diversa per te, dato che si è trattata della tua prima squadra che hai allenato fuori dalla Capitale. Cosa ti ha dato l’annata da tecnico delle Leonesse?
«È stata un’esperienza diversa dal solito, perché di solito sei abituato ad allenarti e tornare a casa dalla famiglia. No, questa è stata un’esperienza nuova, diversa. Che mi ha fatto crescere molto. L’ho vissuta con l’obiettivo iniziale, ovvero quello di stare tanti anni a Brescia e cercare di costruire un qualcosa d’importante, ma alla fine della stagione, in accordo con la proprietà, ci siamo separati. Mi è dispiaciuto tanto, perché si era creato un bel rapporto con l’ambiente e con le ragazze, però fa parte del calcio. È stata un’esperienza favolosa, ho conosciuto gente che mi ha accolto, che mi ha fatto sentire a casa loro. Di questo ne sono molto felice, è un qualcosa che porto dentro con me e che sicuramente quando avrò altre occasioni di lavorare fuori regione. Brescia è una società storica che in passato ha vinto tanto e gli auguro che, in futuro, possa tornare a calcare palcoscenici importanti».

Parlando ancora del Brescia, le biancazzurre sono all’ottavo posto del torneo cadetto e ha da poco centrato la salvezza…
«Sinceramente non credo che l’obiettivo del Brescia sia stata la salvezza, penso che l’intento fosse quello di fare un campionato tranquillo».

Adesso, sei per il momento in “vacanza”. Come lo stai passando questo periodo di pausa?
«Ho visto praticamente tutte le partite di serie B delle squadre che venivano a giocare a Roma soprattutto quelle della Res Roma VIII, visto che il campo è vicino a casa mi, ma vado a vedere anche quelle della Roma in Serie A. Andando a vedere qualche partita mi tiene aggiornato, perché è un mondo che mi piace e che non vorrei mollare. Fare. Quest’anno sì, è stato un anno diciamo di pausa, ma anche una pausa voluta, ho avuto proposte. Ho avuto il piacere di parlare con alcune squadre, anche se poi non si è concretizzato niente, ma le voglio comunque ringraziare perché mi hanno cercato. Ora aspettiamo la fine della stagione e vediamo se ci sarà qualcosa d’importante».

Secondo te, quali sono i passi per far crescere ancora di più il calcio femminile italiano?
«Secondo me, la cosa importante che deve far muovere qualcosa al movimento è quello di riuscire a portare le giovani al livello che hanno oggi le calciatrici straniere. Perché sì, è vero, è cresciuto molto il livello, ma si è riempito di tantissime straniere che oggi sono più pronte per affrontare un campionato di Serie A o una Champions League. Quindi, squadre come Roma, Milan, e Inter devono essere brave a tirar fuori giocatrici pronte per affrontare stagioni di vertice, in modo che possano andare anche in Nazionale. Inoltre, credo sia doveroso cambiare l’attuale format della Serie A, perché non funziona, secondo me bisogna portarla almeno a dodici squadre».

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
«Ovviamente è quello di tornare ad allenare, che sia una A, una B o una C, ma che ci sia una progettualità reale, vera, che mi permetta di stare almeno due anni a lavorare con le ragazze. Non sono tipo di allenatore che gli piace lavorare meno di un anno. L’obiettivo è quello rientrare con una squadra femminile, perché è quello che vorrei fare, ma da quest’anno inizierò anche a guardarmi intorno al calcio maschile. Dal punto di vista personale, la mia famiglia è favolosa e ringrazio sempre, mia moglie mi regala gioia tutti i giorni».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia Ashraf Seleman per la disponibilità.

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