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Giuseppe Zappella, Juventus Women: “Sono stato molto contento di mettermi in gioco perchè mi mancava questa esperienza”

Il ritorno di Coppa Italia, tra la Juventus Women e la Fiorentina, segnerà a Biella il battesimo in prima squadra del neo mister Giuseppe Zappella.

L’allenatore, in seconda delle bianconere, fino alla semifinale di andata è stato prescelto dal direttore generale Stefano Braghin, quale sostituto, di Joe Montemurro che ha salutano in settimana la società.

Tecnico di esperienza, da 10 anni tra le file bianco nere, ha rilasciato una lunga intervista dove ha ripercorso la sua carriera nella Juventus ed in parte della sua vita sui rettangoli di gioco.

“Ho avuto un passato da calciatore, di cui vado orgoglioso pur non avendo mai giocato in Serie A, ha esordito il neo mister delle Women, durante la mia carriera ho conosciuto il Direttore, Stefano Braghin. Sono stato il suo capitano e il rapporto di estrema fiducia è continuato. È stato lui, infatti, a chiamarmi per entrare in Juventus e ho iniziato la mia avventura qui circa dieci anni fa. Devo dire che in questo lungo periodo ho imparato molto bene che cosa è lo spirito Juventus e il vero significato dell’espressione “Fino alla fine”.

Giuseppe Zappella, è orgoglioso di queste scelte e le sue parole sono il chiaro segno di una vera appartenenza al Club: “Ho avuto la fortuna di entrare come Head Coach degli Under 16 e, poi, di unirmi a Fabio Grosso – nelle vesti di assistente – per tre anni quando allenava la Primavera bianconera. Successivamente l’ho seguito a Bari, nella sua prima avventura nel calcio professionistico. Dopo l’esperienza in Puglia sono rientrato alla Juventus con un nuovo compito, quello di portare i colori bianconeri in tutto il mondo grazie al progetto delle Academy. Juventus è veramente un club a 360°, attento a tutto e, di conseguenza, anche al mercato estero e alle vari opportunità che quest’ultimo offre. Con le Academy ho provato l’esperienza più bella della mia vita, sotto tutti i punti di vista: ho passato tre anni in Vietnam a gestire una Juventus Academy ed è stato un periodo molto intenso, ma bellissimo. Purtroppo, poi, la pandemia ha cambiato un po’ i piani e sono tornato alla base per occuparmi sempre delle Academy, fino a quando non è arrivata una nuova chiamata del Direttore Braghin che mi ha permesso di affacciarmi a un mondo nuovo come quello del calcio femminile”.

Il neo tecnico, ha avuto solo tre giorni per preparare la difficile sfida contro la Fiorentina, ma è convinto del valore del suo gruppo, delle ragazze, e crede molto nei valori e nella forza della Juventus: “Sono stato molto contento di mettermi in gioco perchè mi mancava questa esperienza. Quello del calcio femminile è un mondo ricco di emozioni e soprattutto è calcio, in tutto e per tutto”.

Sebastian de la Fuente, Fiorentina Femminile: “Sarà una partita difficile con due squadre che vogliono essere protagoniste.”  

Sabato 9 marzo la Fiorentina sarà a Biella per giocare il ritorno della semifinale di Coppa Italia contro la Juventus Women.
La partita, con fischio d’inizio alle ore 15:00, vede le Viola avanti di un gol, guadagnato vincendo all’andata (Catena al 65′) una gara difficile ma allo stesso tempo equilibrata.

Il mister Sebastian De La Fuente in conferenza stampa pre-partita ha affermato che la preparazione del match non si discosta da quanto fatto per l’andata, ma forse con più accortezza negli ultimi metri prima della porta avversaria:

“Dovremo impostare la partita come abbiamo fatto per la semifinale d’andata. Settimana scorsa, presentando la gara ho detto di volere una Fiorentina protagonista, che mettesse le sue idee in campo con determinazione. Questo, nella partita d’andata, l’ho visto. 
Cercheremo, come all’andata, di capire cosa le avversarie potrebbero lasciarci e consolideremo ciò che già di buono è stato fatto.
L’unica cosa che posso chiedere alle ragazze è di essere più concentrate negli ultimi sedici metri perché forse nella partita qualche gol in più avremmo potuto farlo. Non si può, però,  preparare una gara in base ai risultati, bisogna farlo in base alle proprie caratteristiche, punti di forza e di debolezza. 

Sabato, con tutta probabilità, sarà disponibile anche il capitano Alice Tortelli di ritorno dopo un infortunio che l’ha costretta a diverse settimane di stop. Come difensore centrale sarebbe fondamentale nella partita perché andrebbe a rinforzare il reparto di difesa viola:

Questa settimana è tornata a lavorare con la squadra Alice Tortelli il nostro capitano: a seconda di come finirà la preparazione sapremo se sarà disponibile per Biella ma io credo di si, per come sta rispondendo in campo. Per noi recuperare Alice, oltre tutte le altre giocatrici che abbiamo in rosa, è molto importante. E’ un difensore centrale, e in questo ultimo mese abbiamo perso due o tre ragazze con quel ruolo, per la squadra la sua presenza sarebbe fondamentale. 

Il pensiero dell’allenatore argentino va poi alla squadra avversaria delle gigliate. Quella di Biella sarà una Juventus desiderosa di rivincita che giocherà in casa, sostenuta dai suoi tifosi. Anche la Fiorentina però ha il desiderio di mostrare in campo tutto il proprio valore e di arrivare in finale contro chi vincerà nell’altra semifinale (tra Roma e Milan):

Giocare fuori casa ha un valore perché la Juventus ha tanti tifosi, per loro conta tanto e può essere una spinta in più; d’altra parte credo anche che queste in partite, e con la voglia che entrambi abbiamo di arrivare in finale, la componente del tifo influenzi un po’ meno. 
Troveremo sicuramente una squadra che vuole arrivare in finale ma penso che noi con l’andata abbiamo già dimostrato che vogliamo raggiungere l’obbiettivo, che la squadra per ciò che ha fatto nei primi 90 minuti lo abbia dimostrato.
Ora ne mancano altri 90, dobbiamo meritarci e fare tutto il possibile perché teniamo tanto alla finale dopo tanti anni. Sarà una partita difficile con due squadre che vogliono essere protagoniste.”  

Direzione finale: oggi Juventus-Fiorentina, le viola ripartono dall’1-0 dell’andata. Milan a caccia dell’impresa con la Roma

Credit Photo: Alessio Bonaccorsi - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Dal ‘Pozzo-La Marmora’ di Biella al ‘Tre Fontane’ di Roma: in attesa della seconda fase del campionato, che inizierà sabato 16 marzo, i verdetti del fine settimana passeranno dagli stadi che faranno da cornice alle semifinali di ritorno della Coppa Italia Frecciarossa. Si partirà oggi alle 15 con Juventus-Fiorentina, domenica alla stessa ora il calcio d’inizio di Roma-Milan. Viola e giallorosse potranno contare sul vantaggio ottenuto nelle gare disputate lo scorso week end, ma tutto è ancora in discussione, soprattutto per quanto riguarda la prima sfida.

Juve e Fiorentina andranno a caccia della quarta finale nella competizione, con la formazione di Sebastian De La Fuente che ripartirà dal prezioso 1-0 firmato da Michela Catena, che ha trovato la via del gol in quattro degli ultimi cinque confronti disputati con le detentrici del titolo. Le bianconere, che finora non hanno mai perso con le toscane davanti ai propri tifosi, si sono aggiudicate 14 dei 21 precedenti, ma recentemente il bilancio si è fatto molto più equilibrato. La Fiorentina ha infatti vinto due degli ultimi quattro match e una settimana fa al ‘Viola Park’ è riuscita a tenere la porta inviolata dopo 16 partite in cui subiva gol. Nell’appuntamento di oggi troveranno spazio Vero Boquete, Lindsay Thomas e Cristiana Girelli, le top scorer della regular season di Serie A.

Ventiquattro ore dopo anche la Roma – forte del 2-0 dell’andata, reti di Haavi e Pilgrim, al suo primo centro ‘italiano’ – cercherà di raggiungere la quarta finale di Coppa Italia. Il Milan, l’unica tra le quattro contendenti a non avere il trofeo in bacheca, ultimamente sta facendo molto bene lontano da casa e punterà sul suo rendimento esterno per riaprire i giochi. Una rimonta difficilissima, anche perché le campionesse d’Italia – dopo un breve periodo di difficoltà – hanno ripreso a volare, vincendo gli ultimi cinque incontri senza subire reti. Più in generale, nella competizione le capitoline non hanno mai perso davanti ai propri tifosi, pronti a spingere la squadra verso il titolo che manca dal 2021.

Le due gare saranno trasmesse in diretta sul canale Youtube della FIGC Femminile. In entrambi i casi, gli ingredienti per assistere a 90 (o più) minuti all’insegna dello spettacolo ci sono tutti.

Gaia Farina, Bologna: “Siamo una squadra che merita di più di un nono posto. Brescia, mi hai dato tanto”

Photo Credit: Bologna FC 1909

Il Bologna, nella diciannovesima giornata di Serie B, ha dovuto cedere il passo alla Lazio per 2-1, nonostante le felsinee abbiano sfiorato la rimonta nella ripresa.
In ogni caso, la classifica delle rossoblù di Simone Bragantini è comunque positiva, visto che occupano attualmente la nona posizione, e domenica ci sarà un altro importante match, dato che sfideranno il Genoa che si trova al sesto posto del torneo cadetto.
Tra le nuove arrivate quest’anno al Bologna c’è la figura di Gaia Farina, centrocampista classe ’02 che, dopo una vita passata al Brescia, ha deciso di approdare in questa stagione nel club rossoblù.
La nostra Redazione ha raggiunto Gaia, che a gennaio aveva affrontato proprio il Brescia e a vincere sono state le biancazzurre di Aldo Nicolini, per risponderci ad alcune domande.

Gaia dopo tanti anni al Brescia hai deciso di passare al Bologna. Cosa ti ha portato a fare questa scelta?
«A Brescia devo tanto della mia carriera calcistica e sarò sempre grata per quello che mi ha dato e lasciato. Ero però arrivata ad un punto in cui avevo bisogno di nuovi stimoli, sentivo di aver raggiunto una consapevolezza tale per poter mettermi in gioco fuori da quella che è sempre stata la mia comfort zone».

Parlando proprio di Brescia, tu ha affrontato a gennaio la tua ex squadra, sebbene poi a vincere siano state le Leonesse…
«Personalmente è stata una partita difficile da affrontare, soprattutto a livello emotivo perché tornavo nel posto in cui sono cresciuta; dove ho, soprattutto, rapporti importanti. In generale penso che sia stata una partita abbastanza equilibrata, in cui loro sono state più brave a sfruttare le occasioni che hanno avuto mentre noi potevamo fare sicuramente meglio, in particolare dal punto di vista dell’atteggiamento in campo».

Ti va di lanciare un messaggio ai tuoi ex tifosi del Brescia?
«Non posso fare altro che ringraziare i miei ex tifosi del Brescia per come mi hanno sempre accompagnata in questi anni e per come mi hanno accolto anche da avversaria. Saranno sempre speciali».

Torniamo al presente, dove il Bologna è al nono posto della Serie B dopo diciannove gare. Ti aspettavi di trovarti in questo piazzamento?
«Penso che siamo una squadra che merita qualcosa di più rispetto a quello che la classifica dice, ma abbiamo perso qualche punto, nel corso della stagione, per mancanza d’esperienza. Sono sicura che, per il gruppo che siamo, ci toglieremo le nostre soddisfazioni da qua a fine campionato».

Delle diciannove gare che il Bologna ha affrontato in questo campionato c’è una che ti ha dato delle soddisfazioni?
«Nonostante il risultato, una delle partite che ricordo con piacere, per la prestazione personale e di squadra, è quella contro la Ternana. Penso che sia stata tra le nostre migliori partite per la mentalità che abbiamo avuto nel corso dei novanta minuti in un campo così difficile, anche se per dei dettagli non siamo riuscite a portare a casa nessun punto».

Domenica il Bologna ha dovuto lasciare i tre punti alla Lazio, eppure la squadra è arrivata ad un passo dal pareggio. Cosa è mancato per fermare la capolista?
«Contro la Lazio credo sia mancato quel pizzico d’esperienza che, contro squadre e giocatrici di quel calibro, fa la differenza».

Però il passato è passato, e il Bologna andrà in casa del Genoa attualmente sesto in classifica. Cosa dovrà fare la squadra per avere la meglio sulle genoane?
«Dovremo scendere in campo con lo stesso atteggiamento e la stessa fame di domenica, perché vogliamo, e penso anche che meritiamo, fare un risultato importante contro una squadra che sta davanti a noi in classifica».

Qual è, secondo te, la squadra rivelazione della Serie B sino a questo momento?
«Penso che la squadra rivelazione del campionato sia il Cesena, sia per il gioco che esprime sia per la posizione in classifica».

Chi pensi possa vincere il campionato?
«Credo che la squadra più completa e pronta per salire sia la Lazio, ha individualità importanti che riescono a far la differenza in questa categoria».

Cosa sta mancando al calcio femminile italiano per ottenere l’attesa svolta?
«Rispetto agli altri paesi, ritengo che in Italia mancano ancora le strutture adatte per far sì che questo movimento cresca ancor di più».

Quali sono gli obiettivi che vorresti raggiungere quest’anno?
«Calcisticamente, non voglio mai smettere di lavorare per migliorare e per alzare il livello mio e di conseguenza della squadra. Nella vita, spero di aver sempre la stessa curiosità e entusiasmo di mettermi in gioco in cose nuove».

Cosa vorresti dire alle tue compagne del Bologna in vista del match contro il Genoa?
«Alle mie compagne dico di lavorare con la giusta intensità questa settimana per arrivare pronte domenica. Ho tanta fiducia in loro e vedo quanto tutte stiamo lavorando duramente; per questo credo che sia arrivato il momento di dimostrare in partita quello che facciamo e proviamo negli allenamenti».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia il Bologna FC 1909 e Gaia Farina per la disponibilità.

Inter: primo contratto da professionista per Paola Fadda

Nuovo accordo tra la società neroazzurra ed una nuova promessa del calcio femminile italiano: l’Inter ha comunicato di aver accolto in Prima Squadra Paola Fadda, centrocampista classe 2006. La calciatrice proseguirà, quindi, il proprio cammino sportivo in serie A, dopo una importante parentesi nell’under 19 milanese; la firma depositata dalla stessa ha durata fino al 30 giugno 2026!

Le prime parole rilasciate da Fadda, emozionata per il grande traguardo raggiunto: “Non credo di riuscire a descrivere a parole la felicità che provo in questo momento – ha fatto sapere. Sicuramente è tanta. Sono molto orgogliosa e spero di raggiungere grandi obiettivi con questi colori.
Ricambio la grande fiducia nel club. Gli obiettivi che mi pongo da qui si prossimi anni? Sicuramente fare sempre del mio meglio, migliorarmi ogni giorno, con la speranza di diventare un membro importante per la squadra“.

La proprietà commutativa degli allenatori: cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non sempre cambia

Apriamo questo editoriale facendo un passo indietro. È venerdì 16 dicembre 2005, si gioca la 13ª giornata del campionato greco maschile (l’Alpha Ethniki), e il Panathinaikos, allenato da Alberto Malesani, pareggia 2-2 contro l’Iraklis. Al termine della partita, nella conferenza stampa, il tecnico veronese si lascia andare ad uno sfogo che diventerà celebre. E vorremmo partire proprio dalla domanda che si pose in apertura: “Perché deve essere soltanto uno a pagare per tutti?

Cambiare allenatore, in Italia, sembra sempre il modo migliore per cambiare aria, e dare così una svolta alla stagione. Non sempre l’intento riesce con successo. A volte è un boost necessario, a volte è solo effetto placebo. Ma nel calcio femminile, serve davvero cambiare allenatore in corso d’opera?

I CAMBI DI ALLENATORE NEL CALCIO FEMMINILE: LA STORIA DELLA SERIE A

Fino al 2020-21, e nelle 17 stagioni precedenti, il numero medio di cambi di allenatore si assesta sui 3 per anno. Nelle ultime due stagioni invece, il numero è incrementato parecchio. Si contano 6 cambi di allenatore nella Serie A 2021-22:

  • Lazio: Massimiliano Catini rimpiazza Carolina Morace dopo la 5ª giornata;
  • Napoli: Giulia Domenichetti e Roberto Castorina sostituiscono Alessandro Pistolesi dopo la 9ª giornata;
  • Pomigliano: Domenico Panico rileva Manuela Tesse dopo la 3ª giornata, poi Tesse subentra nuovamente a Panico dopo la 15ª, che a sua volta ritorna per la 21ª e la 22ª;
  • Hellas Verona: Veronica Brutti rimpiazza Matteo Pachera dopo l’11ª giornata.

Nella stagione successiva, i cambi di allenatore sono stati i seguenti:

  • Parma: Domenico Panico rimpiazza Fabio Ulderici dopo l’8ª giornata;
  • Pomigliano: Gerardo Alfano sostituisce ad interim Nicola Romaniello alla 5ª giornata, poi la società sceglie Carlo Sanchez, esonerato dopo la 22ª in richiamo di Romaniello, dimissionario dopo la 24ª, e ritorna Sanchez per il finale di stagione;
  • Sampdoria: Salvatore Mango sostituisce Antonio Cincotta dopo la 18ª giornata.

Quest’anno invece, Corti ha rimpiazzato Ganz dopo l’8ª giornata nel Milan, mentre il Pomigliano ha inserito Alessandro Caruso al posto di Contreras dopo le vicende della sconfitta interna contro la Samp. Poi il tecnico ha rassegnato le dimissioni dopo la 16ª giornata, e gli è subentrato Roberto Carannante.

UN PROBLEMA ESTESO ANCHE NELLE ALTRE DIVISIONI

Ovviamente, la mentalità che vede l’allenatore come capro espiatorio non riguarda solo il campionato di Serie A. In Serie B già 4 squadre hanno cambiato allenatore, e addirittura due di esse hanno modificato la guida tecnica già prima dell’inizio effettivo della stagione. Il cambio di allenatore, in questi casi, ha visto la rassegnazione delle dimissioni, per un motivo o per l’altro.

L’allenatore, allo stato attuale, non viene visto come una figura che possa aiutare ad indirizzare la società verso un obiettivo comune (che può essere la vittoria, la salvezza, la promozione…), ma come una persona che deve sottostare a determinate dinamiche, altrimenti l’alternativa è scegliersi un altro lido a cui approdare. Ma la figura del coach, soprattutto nel calcio moderno, non si limita (e non può limitarsi) all’allenare. Ovviamente il discorso dipende molto da società a società.

Ultimamente, al tecnico si attribuiscono anche colpe inerenti il mercato, che generalmente però, non è una sua competenza diretta. Il mister segnala i profili che più si addicono al suo stile di gioco, ma non è il responsabile diretto del calciomercato. Che peraltro, è un mondo a sé stante, con le sue regole e dinamiche.

I RISULTATI SUL CAMPO

L’allenatore può essere classificato tra i responsabili dei risultati sul campo. A volte, viene additato anche per responsabilità che non ha direttamente, come gli errori tecnici di giocatrici blasonate. L’errore ci può stare, perché si parla sempre di esseri umani, ma soprattutto il tifo, nel calcio femminile, tende a prendere più le parti della squadra.

ALTRI FATTORI

Altri fattori che concorrono nel cambio di allenatore, riguardano aspetti più esterni al campo, come la gestione dello spogliatoio. Gestire uno spogliatoio, nel calcio femminile, non è facile, per via delle diverse sfaccettature psicologiche di ogni singola atleta. Devono però essere le società a lavorare bene per far coesistere squadra e allenatore, perché in un rapporto di lavoro è anche normale avere, ogni tanto, alcuni dissapori. E non è sempre facile, perché poi concorre anche la pressione per la vittoria, specialmente nei club di vertice.

Poi subentra anche il discorso relativo al turnover, altro elemento che genera dibattito. Ma garantire il giusto minutaggio non è solo compito del coach, perché, dipendendo dal club e dal relativo contesto competitivo (un club che fa la Champions League ha sicuramente altre esigenze da uno che disputa la Poule Salvezza). La panchina deve poter garantire il ricambio giusto al momento giusto. Non deve né abbassare la qualità, né alterare eccessivamente il modulo.

Un’ulteriore discorso da affrontare, è la stabilità societaria. Stabilità è sinonimo di sicurezza, e garantisce certamente maggiore tranquillità anche nei momenti più difficili della stagione. Se viene a mancare, specialmente nei momenti cruciali, può creare certamente ulteriori difficoltà da dover gestire come gruppo. Nel momento decisivo della stagione, destabilizza.

PER CONCLUDERE

Quindi la figura del coach viene spesso indicata come la responsabile principale dei problemi della squadra. Ma nel calcio, specialmente quello femminile, concorrono tanti fattori che devono incastrarsi, tra personalità con vedute diverse, ma un obiettivo comune. Tacciare soltanto una persona, o un piccolo gruppo, è sinonimo di superficialità. Una partita si può perdere per le colpe di un singolo, ma se sulla lunga distanza persistono problemi (e magari anche per più stagioni), vuol dire che bisogna dover considerare altri elementi per avere un’idea più completa.

Women4Football, Laura Giuliani: “Noi donne abbiamo un mondo interiore profondamente sviluppato che va a toccare la performance. Capire come le emozioni influiscono sull’approccio a una partita è importante”

Durante l’evento Women4Football abbiamo intervistato Laura Giuliani, portiere dell’AC Milan Women e della Nazionale, soffermandoci su parte dei temi affrontati in occasione del convegno medico-scientifico.

Ciao Laura. Credi che la crescita e l’ulteriore sviluppo dello sport femminile, soprattutto nell’alto livello di prestazione, passa da una maggiore consapevolezza delle differenze, a tuo avviso, tra una donna e un uomo?

“Credo che di base si debba partire da una grossa differenza tra uomo e donna, non solo a livello strutturale, ma anche dal punto di vista anatomico e psicologico. Noi donne abbiamo un mondo interiore profondamente sviluppato che va a toccare la performance. Capire come le emozioni influiscono sull’approccio a una partita è importante. Le diversità servono a differenziare il calcio maschile da quello femminile. Ogni prodotto va valorizzato per le qualità intrinseche uniche che ha.”

Secondo te, la preparazione atletica, incide sulla prevenzione di alcune tipologie di infortuni più, diciamo tipici nella donna?

“La prevenzione a 360° nello sport professionistico è essenziale, partendo dal pre allenamento, al riscaldamento fino al recupero post allenamento. Senza tralasciare l’alimentazione e la cura della componente emotiva. Lo sportivo non vive la prevenzione solo in ottica atletica, ma soprattutto anche a livello quotidiano in ogni attività che fa al di fuori del campo. Le donne sono più soggette a infortuni ai legamenti del crociato, alle distorsioni alla caviglia e a quelli muscolari per via della singolare struttura anatomica del corpo femminile. Naturalmente, i protocolli preventivi esistenti ci danno la possibilità di mettere in atto la prevenzione a questi infortuni diffusi.”

Per concludere, il sistema sportivo ha pensato di poter trasferire le competenze sviluppate ed impiegate nel campo maschile a quello femminile, secondo te è stato giusto?

“Secondo me è giusto continuare su questa linea nel momento in cui questo sistema funziona. Quando le linee guida del sistema portano benefici è corretto che vengano portati nel nostro contesto. Nel momento in cui ci si rende conto che queste linee guida non sono più ottimali e progressiste per il nostro movimento è meglio guardare altrove.”

La redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia Laura Giuliani per il tempo dedicatoci per queste dichiarazioni.

Giochi Olimpici Estivi di Parigi 2024: medaglia d’oro alla parità genere

Parigi, 1924: la prima edizione in cui le donne potevano partecipare agli sport più frequentati, come l’atletica. Eppure erano confinate al 4,4% della rappresentanza totale. Ma facciamo un salto indietro nel tempo di 24 anni.

Parigi, 1900: le donne partecipano, in via sperimentale, ai Giochi Olimpici anche se per i primi anni la loro presenza è limitata ad alcuni specifici sport, come il pattinaggio o il golf, che erano ritenuti ‘adatti’ al genere femminile. 22 anni dopo, la capitale francese ospitò per la prima volta un’edizione dei Giochi Olimpici femminili.

Ogni battaglia ha il suo leader pronto a trascinare la propria armata verso la vittoria. In questo caso, un’eroina. Alice Milliat fu la pioniera dell’emancipazione sportiva femminile. Durante gli anni della Prima guerra mondiale contribuì alla creazione di diverse associazioni sportive per donne fra cui, in particolare, la Federazione delle società sportive femminili francesi. A quel tempo solo poche decine di donne partecipavano alle Olimpiadi e lo facevano solo negli sport tradizionalmente ritenuti conformi. Alice aveva a cuore la lotta per i diritti delle donne nello sport fin da quando iniziò a praticare canottaggio, nuoto, hockey e calcio, intorno ai trent’anni, finchè non venne poi eletta come presidente di Fémina Sport, una delle prime società per lo sport femminile.

La sua prima proposta di maggiore inclusione delle donne nelle competizioni pubbliche, rivolta al Comitato olimpico internazionale (CIO), venne rigettata. Il ruolo delle donne all’interno delle Olimpiadi, come nell’antichità, era quello di incoronare i vincitori, secondo il fondatore del CIO Pierre de Coubertin. Un rifiuto che non fece altro che alimentare la battaglia di Milliat, che di sua risposta fondò nel 1921 la Federazione sportiva femminile internazionale (FSFI) e l’anno successivo organizzò i primi Giochi olimpici femminili a Parigi, dove si sarebbero tenute le Olimpiadi ufficiali due anni dopo.

Le atlete, provenienti da Francia, Svizzera, Cecoslovacchia, Regno Unito, Stati Uniti e Panama, si sfidarono in 11 competizioni a cui le donne non erano ammesse ai Giochi Olimpici ufficiali: 60 metri, 100 metri, 300 metri, 1000 metri, staffetta 4×110 metri, 100 metri di corsa a ostacoli, salto in alto, salto in lungo, salto in lungo da fermi, lancio del giavellotto e lancio del peso. Le donne dimostrarono che erano capaci di guidare il proprio destino, andando oltre il carattere machista imposto dai dirigenti del CIO.

Per paura che questi giochi potessero oscurare la popolarità delle Olimpiadi, il CIO convinse Milliat a rinunciare alla sua iniziativa in cambio di una maggiore apertura alle donne all’interno del programma Olimpico. Alle Olimpiadi del 1928, tenutesi ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, fu concesso alle donne di partecipare in alcune categorie di atletica e ginnastica: in particolare le donne si sfidarono nei 100 metri, negli 800 metri, nella staffetta 4×100 metri, nel salto in alto e nel lancio del disco.

Il ricordo e l’impegno dell’eroina Alice Milliat sopravvive ancora nel mondo sportivo femminile e a Parigi.  E un secolo dopo l’ultima edizione delle olimpiadi parigine, si torna nella stessa città e la rappresentanza femminile è perfettamente bilanciata con quella maschile. Le quote assegnate dicono 5.250 atleti e 5.250 atlete, partecipazione equamente divisa secondo un programma partito nel 2014 proprio per raggiungere questo obiettivo. Seppur in maniera lenta, il movimento femminile ha fatto valere la propria causa e la parità di genere è stata raggiunta.

Miriam Longo, Fiorentina Femminile: “Sono molto carica: anche solo il risultato ottenuto e come lo abbiamo ottenuto mi ha gasato tanto”

Sabato 9 marzo la Fiorentina giocherà, in trasferta a Biella, la semifinale di ritorno di Coppa Italia contro la Juventus.
La partita, con fischio d’inizio alle ore 15:00, vedrà le Viola che, vincendo per 1-0 l’andata grazie al gol di Catena, partiranno con un punto di vantaggio rispetto alle padrone di casa. La Juventus, attuale detentrice della Coppa Italia, vinta l’anno scorso contro la Roma,  d’altra parte, cercherà il riscatto tra le mura amiche dello stadio Pozzo-La Marmora.

Nella conferenza che precede la partita, Miriam Longo ha parlato di come la Fiorentina abbia vissuto la settimana, tra allenamenti e tanta concentrazione. L’importanza della gara esige, infatti, tutti gli accorgimenti che sono stati apportati in questi giorni di lavoro, mentre nell’aria si sente quell’eccitazione mista ad adrenalina del tutto naturale prima di una partita del genere.
Questa semifinale non è che il coronamento di quanto fatto dalla squadra sino a questo momento non solo in Coppa Italia ma, in generale, anche in Campionato:

“Questa settimana è stata abbastanza simile alle scorse, con le partite da preparare perché a prescindere dall’avversario e dal tipo di partita che andiamo ad affrontare pensiamo a concentrarci più sul nostro lavoro. Sono stati, quindi, dei giorni tranquilli, in cui siamo state concentrate. L’idea di andare a superare queste semifinali e andare in finale c’è, si sente nell’aria: noi siamo ambiziose, questa è un’ulteriore spinta verso l’obiettivo. 
Probabilmente non troveremo un campo facile, l’andata l’abbiamo giocata in casa nostra e ora il ritorno si giocherà in casa loro. A prescindere da quello che troveremo poi a parlare è il campo quindi non penso ci cureremo molto di dove stiamo giocando. Ci è già capitato di stare in ambienti ostili ma noi abbiamo il coltello dalla parte del manico, il risultato è a favore nostro e ora dobbiamo tenercelo stretto. 
Io, personalmente, sono molto carica: anche solo il risultato ottenuto e come lo abbiamo ottenuto mi ha gasato tanto. Per me è motivo di orgoglio e fonte di ambizione, è un continuo motore. Vedere una finale vicina ma anche, pensando al presente, giocare contro la Juve una semifinale di Coppa Italia, considerando anche quello che abbiamo fatto fino ad adesso, mi e ci rende impazienti. Siamo pronte, dobbiamo solo andarcela a prendere”.

Ilaria Leoni è la nuova allenatrice dell’Arezzo Calcio Femminile

Si consolida un altro cambio di panchina in Serie B, quella dell’Arezzo Calcio Femminile. Dopo aver iniziato il 2024 con due vittorie consecutive contro Pavia e Tavagnacco, le Aretine sono incappate in una serie di risultati negativi, parzialmente risollevata dalla vittoria esterna contro il Ravenna (di misura e su rigore). Dopo comunque un pareggio tutto sommato positivo con il Genoa, la società ha optato per la separazione consensuale con mister Michalis Eracleous e il collaboratore e match analyst Iñaki Gonzalo San Millán. Il tecnico di origini cipriote, e con doppia cittadinanza australiana ed irlandese, lascia le toscane al decimo posto a quota 21 punti.

Al suo posto, ci sarà Ilaria Leoni, promossa dalla Primavera. Il portiere classe 1989, ex calciatrice di ACF Firenze (con cui ha fatto la trafila dal settore giovanile alla Prima Squadra), Atletico Oristano, Castelfranco, Empoli e Florentia (poi Florentia San Gimignano), passa così di grado. Un giusto riconosciuto per l’ottimo lavoro svolto con l’U19, con cui ha conquistato, nel 2022-23, la promozione nel Primo Livello della Primavera, con 16 vittorie in 18 gare, con miglior attacco e la miglior difesa – 90 reti all’attivo e solo 8 al passivo.

Questo il comunicato della società toscana.

L’Arezzo Calcio Femminile comunica di aver trovato l’accordo per la risoluzione consensuale del contratto dell’allenatore Michalis Eracleous e del suo collaboratore Inaki Gonzalo San Millan.

Mister Eracleous lascia l’ACF Arezzo per motivi personali dopo aver totalizzato 20 presenze in panchina tra campionato e Coppa Italia. Con lui alla guida la squadra ha totalizzato 21 punti nel campionato di Serie B, frutto di 6 vittorie, 3 pareggi e 10 sconfitte. 

La Società desidera ringraziare Mister Eracleous e Inaki Gonzalo San Millan per il lavoro svolto con impegno e professionalità in questi mesi alla guida della Prima Squadra e augura loro il meglio per il prosieguo della carriera.

Contestualmente la Società comunica che Ilaria Leoni è la nuova allenatrice della Prima Squadra. Mister Leoni lascia quindi la guida della formazione Primavera con la quale ha svolto un ottimo lavoro nell’ultimo anno e mezzo.

A Mister Leoni, da parte di tutta l’ACF Arezzo, vanno i migliori auguri di buon lavoro“.

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