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Real Madrid e Barcellona su Ona Battle

Il terzino del Levante, 20 anni, è tra le star del calciomercato femminile spagnolo. Ona, numero 2, ha una clausola rescissoria di 500.000 euro che Florentino Pérez potrebbe agevolmente pagare.

Cresciuta nella Masia del Barcelona, Ona è passata nel Madrid CFF nel 2017 per poi trasferirsi l’anno successivo al Levante, la squadra blaugrana di Valencia.

Ona Battle ha dichiarato che sta valutando, oltre alle offerte ricevute dalla Spagna che la lusingano molto, anche la possibilità di trasferirsi all’estero. Ha partecipato ad alcune importanti trofei della Nazionale spagnola di calcio femminile come l’Europeo under 17 nel 2015 e l’Europeo under 19 nel 2017.
Nel 2018 ha partecipato al Mondiale under 20 ma si è fatta male nella prima partita e non ha potuto giocare altri match.
Nel 2019 ha esordito con la Nazionale maggiore in alcune amichevoli di preparazione al Mondiale di Francia in cui la Spagna è arrivata agli ottavi di finale.
Nel 2020 ha partecipato anche alla She Believes Cup ed è ormai nelle scelte del ct Jorge Vilda assieme alle compagne Ivana Andrés e Marta Corredera.

Ona ha un grande futuro davanti. Le sue lentiggini, i suoi capelli lunghi, la sua voglia di vincere e combattere con la maglia della Selección. Ona ha un grande futuro davanti a sé, ne sentirete parlare ancora.

Credit Photo: Pagina Instagram Ona Battle

 

Milena Bertolini: “Nessuna donna ai tavoli di lavoro. Ma al calcio italiano serviamo pure noi”

Milena Bertolini, CT della Nazionale italiana, ha parlato a Gaia Piccardi del Corriere della Sera riguardo lo sviluppo e le sorti del calcio femminile dopo questa crisi causata dal Coronavirus.

A casa a Reggio Emilia («Ho il verde, posso allenarmi in giardino: sono fortunata»), tra una Scala 40 con mamma Eves («È più competitiva di me!») e un video sulla crescita personale («Vito Mancuso, teologo, mi insegna la spiritualità; Mauro Scardovelli, psicoterapeuta e giurista, gli aspetti profondi della gestione di un gruppo»), la c.t. dell’Italia Milena Bertolini osserva il calcio che prova a ripartire in tempi di coronavirus. Se tutto va bene, la sua Nazionale si ritroverà a settembre per le qualificazioni all’Europeo 2022. Ma che fisionomia avrà tra cinque mesi il calcio femminile, se quello maschile — come d’abitudine — non ha occhi che per se stesso?

Milena, è preoccupata?
«È chiaro che lo scenario di un ritorno al passato,  in una situazione di crisi economica, c’è: chi è più fragile  rischia uno stop nel percorso di sviluppo. Siamo a un bivio: declino o rinascimento. Non solo noi donne, tutti».

Lei da che parte va?
«Voglio pensare positivo. Non credo a un ritorno all’anno zero del calcio femminile: quello che è stato fatto, rimarrà perché è nell’anima delle persone. Il Mondiale in Francia ha smosso tanto. Il nostro calcio ormai è amato per la freschezza delle giocatrici e i valori che sa trasmettere. Spero, piuttosto, che questo momento ci porterà a un cambiamento generale, che ci coinvolga».

Ritiene il calcio italiano capace di un cambiamento interessante?
«Non c’è alternativa. Siamo indebitati, frangibili, economicamente non sappiamo sostenerci, dipendiamo dai diritti tv. Quale migliore occasione di ripartire con una marcia, e basi, diverse?».

Ha suggerimenti?
«Sogno una nuova armonia tra diverse esigenze: portare a termine i campionati, perché è giusto, con la priorità della salvaguardia della salute e, magari, regole diverse imposte da una situazione straordinaria, davanti alla quale il sistema Paese si è fatto trovare impreparato. Riprendere a settembre o ottobre, per esempio. Si possono trovare tante soluzioni creative».

Si spieghi meglio.
«Vedo tutte le energie dei nostri dirigenti concentrate sull’ora. Ne vedo poche convogliate sul dopo. Non si può pensare solo all’urgenza. Va bene riorganizzarsi per assegnare i titoli, cioé. Ma poi si va avanti alla vecchia maniera?». 

Credit Photo: FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio

Amanda Staveley pronta ad acquisire il Newcastle United

Amanda Staveley diventerà una delle 12 donne più potenti del calcio mondiale se diventerà proprietaria del Newcastle.

Amanda Louise Staveley (nata l’11 aprile 1973 vicino a Ripon , North Yorkshire , Inghilterra ) è una donna d’affari britannica nota soprattutto per i suoi legami con gli investitori mediorientali.

Nel 2008 Staveley ha avuto un ruolo di primo piano nell’investimento di £ 7,3 miliardi in Barclays da parte delle famiglie al potere di Abu Dhabi e del Qatar e del fondo sovrano del Qatar. La società di Staveley, PCP Capital Partners, ha agito per lo sceicco Mansour Bin Zayed Al Nahyan della famiglia reale di Abu Dhabi, che ha investito 3,5 miliardi di sterline per controllare il 16% della banca. È stato riferito che l’accordo ha fruttato a PCP Capital Partners una commissione di £ 110 milioni, che, dopo aver pagato i consulenti, ha rappresentato un utile di £ 40 milioni. Staveley è stata anche coinvolta nell’acquisto di alto profilo del Manchester City Football Club a settembre 2008.

Il 20 novembre 2017, Staveley ha presentato un’offerta non riuscita nella ragione di £ 300 milioni per acquistare Newcastle United, ma l’interesse sembrava essere stato ripreso questo aprile 2020.

La comparsa della donna di affari Staveley a St James Park per lo scontro della Premier League contro il Liverpool ha suscitato le voci iniziali di un’acquisizione e da allora ci sono stati molti sviluppi, con il gruppo PCP Partners di Staveley che entra per rivede le finanze del club.

Il proprietario Mike Ashley aveva precedentemente annunciato che il Newcastle United è effettivamente in vendita e che spera in un accordo prima di Natale, e oggi ci sono notizie secondo cui un accordo sia imminente .

Credit Photo: The Guardian

Daniela Sabatino, Sassuolo Calcio Femminile: “Spero di tornare alla normalità molto presto. Non so cosa farò in futuro”

L’attaccante del Sassuolo Calcio Femminile Daniela Sabatino, ha rilasciato un’intervista esclusiva al Quotidiano del Molise. La numero 9 emiliana ha affrontato diversi temi che variano dall’esperienza vissuta al mondiale sino alle esperienze più lontane.

Sulla quarantena e il periodo che stiamo vivendo?
Come tutti sono in casa, mi alleno con il programma del preparatore atletico del Sassuolo. Guardo la tv, faccio molte videochiamate con famiglia e amici. Bisogna restare a casa e sperare che finisca tutto questo rispettando le regole che ci sono state imposte. La salute è la cosa più importante. Ci sono stati troppi morti quindi è meglio salvaguardarsi.

Pensi si debba riprendere a giocare o no?
Io mi auguro che si possa tornare alla normalità quanto prima. Però ripeto: la salute viene prima di tutto. La Federazione deciderà insieme ai club. Speriamo si possa tornare a giocare molto presto.

Avresti mai pensato di avere una carriera così entusiasmante?
Sinceramente no. Ma lo desideravo. I primi anni della mia carriera ho girato molto l’Italia e questo mi infastidiva. Mi affezionavo alle compagne e alla società in cui militavo, poi dopo un anno cambiavo maglia. Sono però molto soddisfatta di dove sono arrivata e l’unico rimpianto è aver rifiutato la maglia della Nazionale Under 19. Ero ancora troppo giovane e immatura. Dovevamo affrontare un torneo in Canada e ho rinunciato non dando il giusto valore alla questione. Per fortuna mister Antonio Mirra mi ha chiamato successivamente in Under 21, lo ringrazio per questo. Da lì sono arrivata alla Nazionale maggiore.

Sei molto sorridente e allegra
Cerco sempre migliorarmi, mi piace essere vincente, farlo col sorriso ti costa meno fatica. Non mi pesa l’allenamento o andare in ritiro, perché sono momenti in cui impari a conoscere bene le tue compagne e insieme si raggiungono obiettivi comuni.

Ora sei al Sassuolo, una società che sa muoversi molto bene nel calcio.
Come ti trovi?
Sto bene. E’ un club che punta molto sui giovani. Cero di parlare poco e dare l’esempio sul campo essendo una veterana. Con loro mi trovo bene; si è interrotto il campionato sul più bello. In principio abbiamo perso molti punti, poi ci siamo unite giocando anche un buon calcio e togliendoci molte soddisfazioni. Quest’anno credo che il Sassuolo sia cresciuto molto. Il mio obiettivo ora sono gli Europei. L’età si fa sentire ma non ho voglia di smettere. Lavorerò bene per mettere in crisi la CT Milena Bertolini.

Quanto è stata importante l’esperienza del Mondiale di Francia 2019?
Che ricordi hai?
Per il gruppo Italia è stato importantissimo, abbiamo fatto innamorare gli italiani di noi. Il nostro sogno era che gli italiani iniziassero a guardarci e a capire che anche le donne possono giocare a calcio. Quando siamo tornate a casa è stato motivo di orgoglio sentir parlare ancora di noi. Oggi veniamo fermate per strada, ci riconoscono. Questo è importante; ci spinge a migliorarci come movimento calcistico. A livello personale è stato fantastico, era il mio sogno nel cassetto. Giocare di fronte a così tante persone è stato meraviglioso. Speriamo che in Italia si possa presto raggiungere un pubblico come quello. A noi il Mondiale ci ha dato tutto. Peccato che con l’Olanda abbiamo perso. Il caldo, la stanchezza e loro, che comunque erano le vice campionesse europee, ci hanno fermato. Abbiamo dato il massimo.

I tifosi del Brescia ti hanno soprannominata “Alta Tensione”, lo stesso soprannome di Pippo Inzaghi
Adoro Pippo, è il mio idolo. Ringrazio i tifosi del Brescia per questo soprannome. Io sono tifosa del Milan quindi per me è stato un riferimento. Ho giocato una stagione in rossonero indossando la maglia 9, la stessa di lui, perciò sono veramente contenta. L’ho conosciuto di persona quest’anno a Benevento e sono stata felice. Peccato che si sia ritirato. Mi rivedo molto in lui, ha sempre avuto fame di goal e di migliorare. Riguardo spesso le sue reti d’istinto nell’area piccola e cerco di prevedere i passaggi delle mie compagne come faceva lui. E’ una delle doti che cerco di “rubargli”. L’unica distinzione è che lui segnava di sinistro io un po’ meno.

Una volta che avrai appeso gli scarpini al chiodo cosa farai?
Non mi ci vedo come allenatrice. Sinceramente non saprei. Faccio molta fatica a vedermi lontana dal campo. Io mi sento ancora bene come calciatrice. E’ un giorno che vedo ancora lontano, ora ho solo voglia di continuare a giocare.

Qual è la calciatrice più forte, italiana o straniera, con cui ti è più duramente confrontata?
Faccio un po’ fatica coi nomi. In Nazionale penso ci siano le migliori giocatrici del campionato italiano. Ho la fortuna di allenarmi e confrontarmi con loro in ogni raduno. Ritengo che il livello si sia notevolmente alzato e di conseguenza il divario con le altre nazionali si sia abbassato. Una calciatrice straniera? Non saprei proprio, ma avendo giocato in Champions League ed in Nazionale ho sempre avuto la fortuna di rapportarmi con ragazze che giocano da professioniste, e quando le affronti devi sudare di più.

Entro quanto tempo ti aspetti il professionismo in Italia?
Il movimento sta cambiando. C’è una considerazione maggiore nei nostri confronti. Siamo sulla buona strada ma temo ci vorrà ancora un po’ di tempo. L’Italia è troppo indietro rispetto ad altre nazioni e mi auguro che arrivi in pochissimo tempo.

Credit Photo: Sassuolo Calcio Femminile

Calcio femminile: una grande opportunità commerciale per le PMI

Che il calcio femminile rappresenti un fenomeno in forte crescita è ormai noto a molti. I mondiali di Francia 2019 hanno dato una grande popolarità al calcio in rosa e a molte delle sue principali interpreti. E gli Europei in calendario per il 2021 – spostati al 2022 per far posto agli Europei maschili a loro volta rinviati causa coronavirus – consacreranno certamente il calcio femminile nell’olimpo degli sport ‘pop’. Ne sono certi i professionisti di Women’s Football Management (WFM), una neo-costituita società di consulenza che ha il proprio core business nello sviluppo di progetti di branding, comunicazione e marketing legati al mondo del calcio femminile customizzati in base alle esigenze del cliente.

Oltre agli ingenti investimenti che si sono mossi negli ultimi anni – soprattutto per l’acquisizione dei diritti televisivi – e all’attività di lobby (o moral suasion a seconda dei punti di vista) per convertire il calcio in rosa dal dilettantismo al professionismo, vi è un aspetto che emerge in maniera chiara e che porta ad affermare che questa volta il calcio femminile fa sul serio. Sono sempre di più i brand che guardano al calcio femminile come target di investimento attraverso accordi di sponsorizzazione, e che vedono nel calcio femminile un possibile posizionamento originale e duraturo.

Da una ricerca condotta da Women’s Football Management sui principali campionati femminili di massima serie in Europa (Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Norvegia, Olanda, Spagna, Svezia e Svizzera) emerge che nel 2019 il numero di sponsoring brand europei è stato pari a 1,462, con una media di 14 sponsor per squadra.

A colpire – affermano i professionisti di WFM – sono due aspetti:

  1. La grande eterogeneità dei settori di appartenenza degli sponsoring brand (non solo automotive, banche, e vettori aerei come si vede nel calcio maschile);
  2. La presenza di grandi e piccoli brand tra gli sponsor. Non è infatti raro vedere imprese locali apparire tra i main sponsor dei più blasonati club europei, e di condividere un ‘pezzo di maglia’ con brand popolari in tutto il mondo.

Questo, a parere del team di WFM, è un fenomeno che deve fare venire l’acquolina alle imprese italiane che essendo prevalentemente di piccole dimensioni, sono sostanzialmente tagliate fuori dal calcio maschile per evidenti vincoli di budget.
Il calcio femminile, invece, offre un’opportunità unica di sponsorship per apparire nell’ambito dello sport più popolare del mondo (il calcio) e nella nicchia oggi più in crescita (quello femminile). Molte sono le imprese nazionali ad averlo capito e che gradualmente stanno dedicando capitoli di spesa al supporto del calcio in rosa. Ma sono ancora poche e si muovono con logiche poco professionali.
Quanto ai club, in una situazione in cui le risorse sono scarse anche solo per garantire la sostituzione delle attrezzature da allenamento, figuriamoci se ci sono risorse da dedicare alla ricerca di sponsor e altri partner commerciali.

Proprio partendo da questo gap il team di Women’s Football Management ha lanciato BUSINESS CORNER, un servizio innovativo finalizzato ad agevolare l’incontro tra domanda (i CLUB) e l’offerta (i BRAND) senza limiti di categoria: dalla serie A fino ai club che militano nei campionati regionali.
Come si legge nel sito WFM “CI SONO SQUADRE CHE CERCANO SPONSOR, E SPONSOR CHE CERCANO SQUADRE: NOI LI AIUTIAMO AD INCONTRARSI”.
Questo è BUSINESS CORNER, un modo per agevolare il match tra club e sponsor. Per favorire i “matrimoni” WFM ha messo a disposizione due semplici form, uno per i club e l’altro per i potenziali brand.

Basterà un minuto per compilarlo e – promettono da WFM – sarete ricontattati per uno screening conoscitivo preliminare e per mettere in moto il processo di ricerca. Perché se è vero che uno dei principali problemi endemici del calcio femminile è la mancanza di risorse, non ci si può di certo arrendere alla penuria. Bisogna cercarle. E la nascita di realtà come Women’s Football Management che scommettono sul calcio femminile e sulle opportunità che questo offre e che cercano soluzioni creative ed originali per favorire la circolazione di risorse nel sistema del calcio in rosa non può che essere una buona notizia.
Ad Majora!

Napoli Femminile, quel viaggio a tutta velocità verso la Serie A

Il (sotto) Marino azzurro stava viaggiando a tutta velocità prima di questa sosta forzata: due punti di vantaggio sulla Lazio (nonostante una partita in meno rispetto alle capitoline) e quattro sul San Marino.

Ripercorrere la stagione del Napoli Femminile vuol dire, anche, “dare i numeri”, quelli collezionati appunto dalla compagine di mister Marino. Il suo 4-3-3 ha portato la squadra a realizzare 35 reti in 15 partite con al passivo 13 gol subiti. Soprattutto, ha fruttato 36 punti con un bilancio di 11 vittorie, 3 pareggi ed una sola sconfitta.

Eppure, le acque del campionato di Serie B si preannunciavano agitate perché il livello della competizione quest’anno si è decisamente elevato rispetto al recente passato e poi la squadra costruita dal Napoli Femminile aveva il compito di affermarsi e confermarsi. Già perché le ragazze di Marino si sono presentate ai nastri di partenza con alle spalle la vittoria del campionato di Serie C ottenuta nella stagione 2018-2019 grazie a ben 20 successi, un pareggio ed una sola sconfitta.

Un cammino esaltante che ha riportato il Napoli Femminile in B, lì dove proprio Marino lo aveva preso – giovanissimo – nel 2010/2011 prima di condurlo in A (ed in finale di Coppa Italia) nel 2012. L’anno successivo sarebbe arrivato lo storico quinto posto in Serie A, dopo il quale le strade di mister Marino (passato al maschile) e del Napoli si sono temporaneamente separate. Da quando Marino è tornato sulla panchina azzurra il bilancio tra C e B è di 31 vittorie, 4 pareggi e appena due sconfitte.

Dunque, già un paio di volte il Napoli Femminile e mister PeppeMarino hanno vinto insieme (promozione dalla C alla B nel 2018/2019 e dalla B alla A nel 2011/2012). Non c’è due senza tre…

#protagonisti
#WeAreNapoli

Photo Credit: Napoli Femminile

USA: La divisa a 4 stelle votata come la preferita della storia

Nell’ambito dell’iniziativa “BEND THE CURVE. STAY AT HOME”, la competizione “BracKITology” proposta dalla Federazione degli Stati Uniti d’America di calcio (U. Soccer) ha incoronato una divisa campione: il kit 2019 Home WNT “4-Star”  del Women’s National Team 2019, ovvero la divisa indossata lo scorso anno dalle campionesse americane del Mondiale FIFA di Francia.

Più di 1,35 milioni di voti sono stati espressi attraverso le piattaforme di voto di US Soccer nel corso della competizione, che è iniziata lunedì 20 aprile con il Round dei sedicesimi. L’ultimo round di votazione ha contrapposto il kit 2019 Home WNT “4-Star” contro il kit 2020 Away “States” della Nazionale Femminile, con oltre 75.800 voti totali espressi su Twitter e Instagram, ottenendo una vittoria notevole per l’edizione 2019.

Il contest ha visto il confronto di 16 divise storiche per le Nazionali USA utilizzate nelle diverse competizioni sia maschili che femminili.

Finale
2020 Away “States” –2019 Home WNT “4-Star” (31% – 69%)

Semifinali
2017 Home “Gold Cup” – 2020 Away “States” (34% – 66%)
2019 Home WNT “4-Star” – 2012 Home “Waldo” (63% – 37%)

Quarti
2017 Home “Gold Cup”
– 2013 Home “Centennial” (53% – 47%)
2019 Away – 2020 Away “States” (47% – 53%)
2014 Away “Bomb Pop” – 2019 Home WNT “4-Star” (45% – 55%)
2020 Home – 2012 Home “Waldo” (47% – 53%)

Ottavi
2017 Home “Gold Cup”
– 2002 Home (80% – 20%)
2013 Home “Centennial”
– 2007 Third “Copa” (78% – 22%)
2010 Away – 2019 Away (25% – 75%)
2020 Away “States”
– 2008 Home (79% – 21%)
2014 Away “Bomb Pop”
– 2003 Home (87% – 13%)
2006 “Don’t Tread On Me” – 2019 Home WNT “4-Star” (13% – 87%)
2011 Away “Indivisible” – 2020 Home (37% – 63%)
2012 Home “Waldo”
– 1999 Away (69% – 31%)

Credit Photo: https://www.ussoccer.com/

Denise Brevi, la sua determinazione al servizio del calcio

Se arrivi a giocare nel il Brescia ma provieni da una provincia nel quale vi è una rivalità sportiva che possiede Bergamo bisogna metterci impegno, passione e utilizzare gli atteggiamenti giusti affinché le cose possano andare in meglio: è quello che ha fatto Denise Brevi, difensore trentaduenne di Seriate, che è diventata nel giro di poco tempo non solo uno dei punti cardine del gruppo e della retroguardia biancoblù ma anche una delle beniamine della tifoseria bresciana.

  1. Denise come hai iniziato ad innamorarti del pallone?

«Diciamo che la mia storia è particolare. Ho sempre praticato sport fin da piccola: pallavolo, nuoto, ciclismo, ginnastica artistica. Ero un terremoto. Poi è subentrato il destino e a diciotto anni mentre stavo giocando a pallone in spiaggia con alcuni bambini, mio cugino e mio zio, un ragazzo mi chiese se volessi fare un provino per il Lecce femminile. Non sapevo nemmeno cosa fossero i parastinchi, cosa era il fuorigioco, ma quando feci il provino e iniziai a correre sul quel campo verde per la prima volta mi sentii libera e felice».

  1. Tu svolgi un ruolo importante che è quello del difensore: come ti definisci?

«Credo di essere un difensore determinato, che ci mette passione e grinta quando scende in campo».

  1. Qual è il tuo giocatore di riferimento?

«Il mio giocatore preferito è Gerard Piqué».

  1. Com’è stato il tuo percorso calcistico?

«Il mio percorso calcistico è stato ricco di emozioni: ho iniziato a diciotto anni a giocare in Serie D, poi la rappresentativa della Lombardia mi ha dato modo di farmi conoscere, da lì sono passata in Serie C e poi in Serie B nell’Orobica e nell’Inter».

  1. Nell’agosto 2018 arrivi al Brescia: cosa ti ha colpito di questa società?

«La cosa che mi ha colpito di più è la serietà e, nonostante la categoria, l’avere una società di alto livello con persone professionalmente preparate, degli ottimi strumenti messi a disposizione di noi ragazze e uno staff tecnico che anche squadre di serie A invidierebbero».

  1. Nonostante tu sia bergamasca sei entrata subito nei cuori di tutti i tifosi biancoblù.

«Ho a che fare con persone stupende che non ci lasciano mai sole. Sono sempre disponibili, ed avere persone che credono in te e in quello che fa, ti aiutano e ti spronano a dare il meglio e a non mollare mai. Sentire dal campo i loro cori, vedere le loro coreografie e pensare che impieghino il loro tempo, le loro risorse per noi, mi fa sentire davvero fortunata ad averli incontrati: esserci è importante e i nostri tifosi sono la nostra forza più grande».

  1. Quest’anno stavate facendo una buona stagione di Serie C, ma l’emergenza sanitaria ha fermato tutto.

«L’emergenza Covid è arrivata in un momento dove stavamo andando bene: eravamo riuscite a recuperare punti sulla prima in classifica. Il nostro gruppo era bello solido e ognuna di noi stava crescendo insieme. Sicuramente è stato un brutto colpo ma noi siamo leonesse e ritorneremo più forti di prima».

  1. Secondo te il calcio femminile in Italia sta raggiungendo quella visibilità che merita?

«No. Dopo i mondiali la situazione è migliorata, ma siamo ancora lontani anni luce rispetto gli altri paesi nel mondo».

  1. Il professionismo per lo sport femminile arriverà, prima o poi, anche nel nostro paese?

«Lo spero perché so cosa significa dover allenarsi dopo 8 o 9 ore di lavoro: giochiamo per passione, e spero che la generazione futura possa farlo come lavoro».

  1. Come è Denise Brevi fuori dai campi di gioco?

«Ho tante passioni e non sto un attimo ferma. Mi affascina tutto ciò che ha a che fare con l’arte: amo disegnare, dipingere, scrivere, viaggiare. Sono una sognatrice, e credo che il mare sia la mia seconda casa».

  1. Il Covid ha purtroppo toccato tutti in particolar modo la tua famiglia.

«È stato ed è ancora in parte un periodo particolare per me: per la prima volta in vita mia ho avuto davvero paura. Paura di non potere fare nulla per i miei genitori. Ho visto la paura negli occhi della gente ho sentito la disperazione di molti vivendo a Bergamo. Sono una persona forte e che guarda sempre il lato positivo delle cose e la mia certezza era quella di rivedere mio papà. Ed è stato così e sono stata davvero fortunata. Sono vicina con tutto il cuore a tutte quelle persone che invece non hanno avuto la mia stessa fortuna. So che sembra tutto surreale ma sono convinta che tutto ciò che di negativo stiamo vivendo ci aiuterà ad apprezzare cose che prima davamo per scontate».

Photo Credit: Brescia Calcio Femminile

Economia e bilanci: i club femminile spendono più di quanto incassano

Sappiamo benissimo che le cifre nel calcio femminile sono inesorabilmente inferiori rispetto alla categoria maschile. Eppure quasi tutti i club femminili hanno gli stessi problemi in termini economici pur gestendo cifre diverse. Calcio e finanza ha preso in considerazione il bilancio della Fiorentina Women’s del 2019 per tracciare un’interessante prospettiva economica. Oltre alla società toscana, il confronto si è spostato su alcuni club inglesi in cui girano cifre maggiori ma vertono gli stessi problemi.

La Fiorentina Women’s, come dicevamo, a dicembre 2019 ha chiuso l’esercizio di bilancio a 865.583 euro (+ 3,7% rispetto al 2018). I principali derivanti arrivano dagli sponsor, sia principali che minori, e da entrate secondarie più inferiori. Tuttavia, i costi per l’anno solare 2019 per la Viola sono stati di 1.627.775 euro (+20% rispetto al 2018). La cifra è da suddividersi in stipendi (49%), costi dei servizi (30%) e uscite varie (11%). C’è quindi uno scarto del 50% circa tra quanto il club toscano incassa e spende a sua volta nella compagine femminile.

Se però la Fiorentina non se la passa bene in termini economici, non bisogna allarmarsi. Anche in Inghilterra, un campionato dove circolano molti più soldi rispetto all’Italia, i club lottano con lo stesso problema. L’Arsenal per esempio (affrontato dalle viola in Champions League in questa stagione) ha dei ricavi per circa 340.000 sterline a fronte di un’uscita totale di 861.000 sterline, con un conseguente rosso di 519.000 sterline.

Il Manchester City nella stagione 2018/2019 ha avuto dei ricavi pari a circa 2,3 milioni di sterline con conseguenti costi a 3,3 milioni con un negativo di un milione di sterline. Tornando in patria, i club di Serie C italiani, in base ai dati del Report Calcio FIGC, hanno un fatturato medio di 2,7 milioni di euro con uscite che vanno sino ai 3,9 milioni.

Come possiamo facilmente evincere, il problema in Serie A femminile (e non solo lì) è che quasi tutti i club incassano meno di quanto spendono. Il divario che c’è tra entrate e uscite, nella maggioranza dei casi, viene colmato tramite l’intervento diretto del patron con risorse proprie. O anche tramite un breve scostamento di bilancio che proviene dai club maschili (nel caso di chi ne ha uno dietro). Come si può risolvere questa situazione? L’ideale sarebbe trovare molti più sponsor e personaggi disposti ad investire solidamente in una realtà che ormai è in continua emersione.

Elena Linari, Atletico Madrid: “Siamo fortunati ad essere in cima al mondo del calcio femminile”

Elena Linari ha rilasciato delle dichiarazioni sulle colonne de Il Napoli Online parlando della fortuna di essere all’Atletico Madrid e dell’essere un esempio per le nuove generazioni non tralasciando questo brutto periodo che ha visto sua madre coinvolta in prima linea.

Inizia parlando di come sia fortunata ad essere in una squadra come l’Atletico Madrid: “Siamo fortunati ad essere in cima al mondo del calcio femminile. A settembre è stato aperto un centro sportivo in una città di 200.000 abitanti, totalmente dedicata alle donne. Siamo i primi ad avere la libertà e un sistema adeguato: ci andiamo la mattina ed adiamo via nel pomeriggio. Quindi tutto è raccolto, le squadre giovanili, l’Atlético . E, anche attraverso Hyundai , è riuscito a fornirci le stesse macchine che vengono date alla squadra maschile. Penso che sia qualcosa di straordinario “, ha detto Elena.

Linari che attualmente pensa solo alle colchoneros: “Ho un lungo contratto, al momento il mio obiettivo non è tornare in Italia: non mi sento preparata e voglio godermi questa esperienza, anche a livello personale. Per il momento voglio lasciarmi fuori dall’Italia, poi vedremo “.

Il centrale blancoirojo ha ricordato che il professionismo è la chiave di tutto. “L’approvazione dell’emendamento che consente alle atlete di essere professioniste, in attesa che la palla passi ai club, è un passo avanti verso l’uguaglianza che non abbiamo ancora. La professionalità è l’aspetto più importante, ma se non si dispone di un campionato con squadre che possono permettersi questo lusso, non ha senso attraversarlo. Potrebbe significare la morte di alcuni club, il professionismo implica un grande cambiamento di mentalità: devi mettere da parte altre cose e altri mezzi, studio, amicizie, relazioni … Non puoi guardare troppo a tutto il resto quando sei un dipendente. Il passo è necessario e spero che possa essere fatto presto”, ha spiegato Linari.

Nonostante lei lo neghi, è un esempio per molte ragazzine italiane e on solo: “No, ancora non me ne rendo conto e non penso nemmeno di poter essere: sono così, vivo il calcio da tifosa e da ragazza. Anche se ricevo davvero molti messaggi da uomini e donne di tutte le età, ancora non me ne rendo conto. Forse anche perché sono nel momento clou della mia carriera e spero di continuare a lungo. Ad ogni modo, sono felice, mi dà stima e forza, e quando vivo fuori ho anche bisogno di questa aria pulita italiana che mi fa sentire non abbandonata, seguito dalle persone. ”

Elena riserva anche qualche parola di orgoglio per sua madre, infermiera all’ospedale di Firenze e combattente in prima linea per questa guerra chiamata coronavirus: “Adora quello che fa, per la prima volta l’ho vista spaventata. Avevo molta paura di vederla così, in una situazione in cui tutta l’ Italia , in particolare Firenze, ha avuto difficoltà negli ospedali. Ho visto terrore nei suoi occhi, enorme stress perché lavora in un dipartimento dove ci sono persone che hanno bisogno di trasfusioni e non stanno bene. Mettiti al loro posto, la responsabilità e la paura di essere in grado di infettarli in un modo molto difficile come la trasfusione, ma anche di ferire la famiglia. C’è stato un momento di panico generale quando temeva di essere risultata positiva, purtroppo non c’era molto che potessi fare, anche se un ulteriore esame ha dimostrato che era negativo. Per tre giorni praticamente non ho dormito “, ha rivelato.

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