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“Chi ha paura resti negli spogliatoi” di Amanda Tampieri

“Riviera di Romagna- San Zaccaria 16/5/15 CHI HA PAURA RESTI NELLO SPOGLIATOIO!”

Così recitava uno striscione appeso qualche giorno prima della gara al bar del campo sportivo di San Zaccaria.
Vorrei raccontarvi di quel playout che era più di “semplice” playout, era un derby romagnolo. Riviera di Romagna-San Zaccaria . I playout si sa, lo dice la parola stessa, o “vivi o muori”, o resti in Serie A o scendi di categoria.


Avevo 18 anni, quell’anno ero il terzo portiere della prima squadra e quel giorno sostituivo in panchina la mia collega infortunata Montanari. Per me era già un traguardo importante essere lì, poiché era solo il secondo anno che ero tornata a giocare a calcio. Il mio ritorno al rettangolo verde lo devo a un certo Silvano Fantini, che mi stressò giorno e notte due estati prima per farmi tornare a fare il portiere. Ci riuscì, così abbandonai la pallavolo per tornare a giocare a calcio. Inoltre, quella stagione avevo raggiunto un mio personale obiettivo: una settimana prima dei play out avevo fatto il mio esordio in serie A contro l’AGSM Verona di Gabbiadini e Panico, che proprio in quella giornata vinsero e conquistarono il loro ultimo scudetto.
Ritornando a quel playout, di quel pre partita ho ricordi vaghi, ricordo tanta tensione, ma vi posso assicurare che nessuno restò in spogliatoio, nessuna aveva paura, anzi eravamo tutte pronte alla guerra, a lottare tutte assieme, per riscattarci di quei due derby di campionato che ci avevano lasciato in bocca il sapore amaro della sconfitta. Questa volta no, questa volta eravamo pronte con la stessa “cazzutaggine” con cui avevamo battuto il Brescia, campione uscente, per 3-1 durante quella stessa stagione.


Fischio d’inizio, la partita è equilibrata, qualche occasione da entrambe le parti fino al 41′: Patrizia Caccamo entra in area e si procura un calcio di rigore. Ovviamente tutti speravamo che Miriam Bonaventura lo parasse: Pugnali tira e Miriam devia sul palo, palla in area, arriva Caccamo e segna, 1-0 Riviera. Tutti negli spogliatoi.
Rientriamo in campo sotto di un goal e ancora più agguerrite. Dopo 3′ Lara Barbieri segna: 1 a 1. Passano appena 10 minuti e Giorgia Galletti segna il 2-1: esplodono i tifosi sugli spalti.
I minuti sembrano interminabili anche per noi in panchina che ci sgoliamo per incoraggiare le nostre compagne in campo. Arriva il triplice fischio, è finita! Questa volta abbiamo vinto noi, abbiamo vinto la partita più importante .
Iniziamo a correre, abbracci, lacrime, risate, tutte insieme urlavamo: “Il cielo è biancorosso sopra la Romagna!”, per noi l’emozione era pari a quella provata con il Mondiale del 2006, era la nostra vittoria!
Un piccolo aneddoto: sia Lara che Giorgia non avevano ancora mai segnato in campionato, come se quel goal lo avessero tenuto apposta per il finale.


Ovviamente la festa non finì lì, ma continuammo a festeggiare per tutta Milano Marittima con bandiere e clacson fino ad arrivare alla Pousada (un locale brasiliano), avevamo vinto ed era tutto offerto dal Presidente ovviamente! Vi lascio solo immaginare il conto che pagò a fine serata e che ci tenne a ribadire nei giorni seguenti!


Ho scelto di raccontare questo momento della mia vita perchè segnò l’inizio del mio percorso in Serie A e soprattutto perchè le cose (un risultato, un esordio, un goal, una parata…) non sono mai scontate. Riguardando il mio passato vorrei fare una cosa che non avevo mai fatto prima, vorrei dire Grazie a tutte le persone e soprattutto a tutte le ragazze di quella annata, poiché senza quella stagione, finita con la ciliegina sulla torta della salvezza, io e tante altre mie compagne provenienti dalla primavera, negli anni successivi, non avremmo mai avuto il privilegio di esordire, giocare, vivere il mondo della Serie A. Grazie! Grazie a tutti e a tutte!

Credit Photo: Florentia Calcio Femminile

Stefano Carobbi, Florentia: “Cerchiamo di fare di tutto per essere pronti a un’eventuale ripresa”

Stefano Carobbi, responsabile dell’area sportiva della Florentia San Gimignano, ha parlato a Tuttosport del momento attuale:

“Come sto vivendo questo periodo? Rispettando le regole. Sto cercando di tenermi informato e ho riscoperto il piacere di leggere”.

“Le mie ragazze della Florentia hanno programmi personalizzati da fare a casa. Con lavoro specifico soprattutto per chi deve recuperare da infortuni. Cerchiamo di fare di tutto per essere pronti a un’eventuale ripresa”.

“Il mio rapporto con Toma e Domenichetti? Ho un ottimo rapporto con Elisabetta e Giulia. Vi dirò che è addirittura migliorato rispetto all’anno scorso. Il lavoro è condiviso poi a seconda delle esigenze ci dividiamo i compiti”.

“Prima dello stop stavamo facendo buone cose anche se qualcosa lo abbiamo lasciato per strada”.

“La nostra forza è la voglia di stupire e giocarcela sempre con tutti. Il nostro campo “Santa Lucia” non è certo facile per i nostri avversari per lo straordinario rapporto emotivo che è nato tra noi e San Gimignano. In casa nostra non si viene certo per passeggiare. Aver fermato la Juve è motivo di orgoglio. Siamo riusciti a far restare le  bianconere a secco di gol per la prima volta. Ci sono poi le vittorie contro Milan e Roma che ci hanno fatto capire quanto possiamo essere cinici”.

Credit Photo: Elia Caprini

Elisabetta Milone, Novese: “Lo slittamento creerà disagi a noi atlete che lavoriamo”

Elisabetta Milone, portiere della Novese ha parlato a Calcioinrosa della stagione della sua squadra:

“Siamo partite abbastanza bene ad inizio stagione poi è successo qualcosa che ha interrotto la nostra serie, una situazione che noi stesse non riuscivamo a spiegarci. Abbiamo comunque sempre dato il massimo di noi stesse e fatto il possibile per rialzarci, pur non riuscendo ad ottenere dei risvolti positivi prima dell’interruzione forzata del campionato. Sono molto critica su me stessa, non sono certamente riuscita a dare il cento per cento o perlomeno ad offrire quello che avrei voluto dare, pur avendoci messo tutto l’impegno”.

“Il ricordo più bello della mia carriera è legato alla vittoria con il Genoa nello spareggio playoff, una gara molto tirata e faticosa che ci è valsa la promozione in Serie B. Non tralascio comunque altri indimenticabili momenti vissuti con la maglia della femminile Juventus con la quale ho conquistato due storiche promozioni”.

“Il mancato passaggio all’Empoli? Sono passati ormai due anni dal possibile trasferimento, sono contenta per i loro traguardi. Io vado avanti per la mia squadra e sono felice di militare nella Novese con la quale si farà tutto il possibile per cercare di mantenere la categoria, prima di pensare ad altri obiettivi”.

“La parata più importante? Tra le più recenti ne annovero due relative allo spareggio playoff della passata stagione con il Genoa; nella prima occasione sono riuscita a sventare un insidioso tiro di Alice Cama destinato ad entrare in rete; nella seconda circostanza ho anticipato con le punta delle dita un pericoloso assist destinato a finire sulla testa di un’avversaria smarcata in posizione propizia. In certe partite di vitale importanza per la stagione può essere la fortuna, la bravura o l’istinto a darti una mano ma è senza dubbio l’adrenalina a fare la differenza in campo”.

“In questo delicato momento ci teniamo in forma, nei limiti del possibile, svolgendo esercizi fisici da casa che ci vengono impartiti dallo staff, sfruttando al massimo tutti gli spazi che possiamo utilizzare a nostra disposizione. Ora la ripresa del calcio ha ovviamente un aspetto marginale rispetto al bene primario della salute. Non abbiamo idea del se e quando si potrà ritornare a giocare a calcio ma indubbiamente lo slittamento del calendario potrebbe creare notevoli disagi per noi atlete che lavoriamo”.

Credit Photo: Facebook Elisabetta Milone

Megan Rapinoe: “Essere bianchi è parte del motivo per cui sto vivendo questo culmine”

Megan Rapinoe è stata assunta nel ruolo di alleata in grande stile quando di Kaepernick tre anni fa si era inginocchiato durante l’inno americano e il contraccolpo è stato cupo. “La gente era pazza, pazza”, dice. La sua cameriera, conservatrice californiana di Redding ha sopportato un po ‘del peso. Le foto di sua figlia sono state rimosse dalle pareti del suo posto di lavoro quando le persone si sono lamentate con la direzione e le sono state scortesi con lei. “Sarebbe stato meglio se fossi stata lì”, dice Rapinoe. “Allora avrebbero potuto semplicemente venire verso di me”.

Due anni dopo Rapinoe ha contribuito a raccogliere ingenti somme per le persone colpite dagli incendi che hanno devastato l’area. “Tutta la mia famiglia vive lì, sono cresciuta lì. Ovviamente abbiamo opinioni diverse ma va bene. Non mi interessa davvero se hai votato per Trump; se la tua casa è andata a fuoco, hai ancora bisogno di un posto dove vivere.”

La sua attività di abbigliamento con sua sorella gemella ha avuto delle difficoltà dopo essersi inginocchiata. Ora, però, sente che c’è stato un cambiamento nella percezione pubblica della sua decisione di appoggiare Kaepernick. “Le persone stanno iniziando a vedere che fa parte di qualcosa di più grande. È la stessa cosa. Non puoi essere forte e solidale con me che sono gay e non okay se mi inginocchio. O a favore dell’equa pay ma non con le leggi o altro”.

Dopo essere stata nominata la donna dell’anno della rivista Glamour, ha usato il suo discorso per evidenziare il privilegio che le viene concesso come donna bianca che parla. mentre Kaepernick rimane senza segno.

“Essere bianchi è parte del motivo per cui sto vivendo questo culmine. Il sistema è vivo e vegeto, quindi penso sia importante dirlo. Non è colpa mia se ne sto beneficiando, ma è mia responsabilità riconoscerlo e cercare di smantellare quel sistema. Penso che sia davvero importante dire quelle parole, dire “privilegio bianco”, riconoscere il fatto che sta accadendo”.

Parlare di politica ora è naturale ora, ma non è sempre stato così, anche se Rapinoe è stata educata a prendersi cura, a difendere le persone e ad usare la sua voce. Il calcio le offrì opportunità che alimentarono la sua coscienza sociale e essenzialmente la salvarono dal percorrere una strada simile a quella del fratello che aveva idolatrato e che la introdusse al gioco.

Mio fratello è tossicodipendente e fa parte del sistema giudiziario penale da quando aveva 15 anni. Fondamentalmente, è ancora dentro a quasi 40 anni. Ora è fuori ma fa ancora parte del sistema ed è stato in qualche modo rendersi conto che probabilmente aveva solo bisogno di cure farmacologiche ma invece ha avuto la prigione che mi ha mostrato che ci sono maggiori conseguenze su tutto”.

È questa compassione e la sua speranza per un atteggiamento simile da parte del resto della società che rende Rapinoe così degna delle sue varie corone.

Cecilia Salvai: “Nella giornata dedicata alla salute credo sia importante renderci conto di quanto le nostre scelte possano far la differenza”.

Il 2019 è stato un anno difficile per Cecilia Salvai, causa un grave infortunio ha dovuto saltare il Mondiale Francese di categoria e parecchie gare con il suo club di appartenenza la Juventus Women. Il 2020 l’ha vista tornare sul campo ma l’emergenza sanitaria del Covid-19 ha bloccato l’attività sportiva mondiale. In questo momento i pensieri primari riguardano la salute di tutti e nella Giornata Mondiale della Salute attraverso il proprio profilo Instagram ha voluto mandare un messaggio importante:
ceciliasalvai“E’ difficile parlare di salute oggi.
E’ strano guardare fuori e capire quanto questo mese sicuramente possa averci cambiati e messi alla prova.
Io credo però che oggi, nella giornata dedicata alla salute, sia importante renderci conto di quanto più che mai le nostre scelte possano far la differenza. E che il nostro stare a casa forzato nulla è rispetto a quello che è costretto a passare chi sta vivendo questo dramma chiamato Coronavirus🙏
#IoRestoACasa oggi più che mai”. #healthforall
Credit Photo: Pagina Instagram Cecilia Salvai

Carolina Morace: “Se vogliamo entusiasmare i tifosi dobbiamo presentare un prodotto valido”

Carolina Morace, ha parlato al quotidiano Il Giorno del calcio femminile:

“Il calcio femminile non è assolutamente a rischio. Damiano Tommasi è stato molto chiaro, se il campionato di Serie C è al sicuro, non c’è ragione di preoccuparsi. Se fossi una giocatrice starei certamente tranquilla. I campionati si sono fermati per una dura emergenza sanitaria purtroppo, che stiamo ancora combattendo. La crisi è lontana dall’essere sconfitta, anche se i dati degli ultimi giorni evidenziano un calo, per questo mi sembra folle parlare di ripresa ora”.

“La Serie A è allo stesso punto in cui era un anno fa. E’ stata data una maggiore attenzione a livello mediatico ma la distanza dal livello professionistico è siderale. Il campionato non mi ha ancora entusiasmato: non ho visto bellissime partite se non un match tra Inter e Fiorentina e qualche gara ben interpretata dalla Roma. Ma se vogliamo entusiasmare sempre di più i tifosi dobbiamo presentare un prodotto valido. Meglio invece la Nazionale, che non era partita bene nel cammino di qualificazione agli Europei ma è cresciuta nei mesi successivi portando a casa risultati positivi. E non si dica che dipende dal pubblico o dall’attenzione mediatica: la mia generazione è diventata due volte vice-campione d’Europa e veramente all’epoca non ci si filava nessuno”.

Credit Photo: Facebook Carolina Morace

Una giornata con Marta Longoni e Mariah Cameron, tra pasta fatta in casa e allenamenti

Sono rimaste soltanto due tartarughine nell’appartamento di viale Augusto a Fuorigrotta: Marta Longoni e Mariah Cameron. La terza, Alessandra Nencioni, ha raggiunto i suoi in Portogallo e “ci manca tanto”.

Marta è milanese, si può facilmente immaginare quale sia il suo stato d’animo. In Lombardia, tra l’altro, ha lasciato gli affetti più cari: mamma Barbara, papà Claudio e nonna Olga. Federico, il fratello, è ancora più su: vive e lavora in Austria: “I miei non li abbraccio da Natale, li posso vedere soltanto via skipe”. Le mancano, ovviamente, anche il calcio e il lavoro presso l’azienda “Miriade”, sospeso per le disposizioni governative. Una miriade di cose, per giunta, faceva il 22enne centrocampista del Napoli Femminile prima di essere chiusa in casa dall’emergenza. “Passare dal tutto al niente è davvero dura”, sottolinea Marta.

Buon per lei che Mariah, oltre che essere una ragazza di rara simpatia, parla bene l’italiano. “Per passare il tempo abbiamo deciso di fare la pasta fatta in casa”. In casa fanno anche gli esercizi per mantenersi in forma, “ma niente pallone, lo spazio non c’è, qualche palleggio lo facciamo nel giardino condominiale: poca cosa, le piante sono tante, anche là lo spazio è particolarmente limitato”.

Al condominio non conviene protestare. E per due motivi: 1) Marta e Mariah sono bellissime, quando palleggiano il giardino si arricchisce di due fiori in più; 2) Marta studia per diventare vigile del fuoco (è il suo sogno) e in caso di emergenza condominiale sicuramente saprebbe dove mettere le mani, dalle quali sa fare uscire anche le tigelle (ricetta https://www.cucchiaio.it/ricetta/tigelle/) e che sovente deve mettere a freno “perchè la tentazione di allungarle verso qualcosa di buono è costante quando sei costretta a stare a casa”.

Ma ci sono anche altre cose belle da fare tra le mura domestiche, suggerimento che giriamo a chi purtroppo si ostina di questi tempi a mettere il naso fuori di casa anche quando non dovrebbe. Marta, ad esempio, ascolta musica, guarda la tv (“Sto seguendo la serie Station”) oppure legge un buon libro. L’ultimo in ordine di tempo è “La lettera maiuscola”.

La prima lettera dell’alfabeto, A, a caratteri cubitali, è il sogno di Marta e delle altre tartarughine del Napoli Femminile. Per ora è sospeso: “Abbiamo fatto tanti sacrifici, sarebbe davvero un peccato se tutto andasse in fumo”. Comincia per A anche la parola “allargamento”. Da 12 a 14 nella massima serie non è un’idea campata in aria, non è certo un sopruso per una squadra come quella di Geppino Marino che nelle 15 partite giocate finora ha fatto 36 punti.

Photo Credit: Napoli Femminile

Lucrezia Brandizzi, Roma Calcio Femminile: “Mi sto allenando regolarmente e non vedo l’ora di tornare!”

Settore Giovanile: ascoltiamo Lucrezia Brandizzi.

“Il mio Gol preferito è stato quello siglato contro la Fiorentina perché fatto ad una grande squadra, ma che fu frutto soprattutto di una bella azione corale.

Quest’anno ho subito un infortunio che mi ha tenuto lontana dai campi, inizialmente ero impaziente perché non erano chiari i tempi di recupero e avevo tanta voglia di giocare. Passato qualche giorno di preoccupazione mi sono impegnata a seguire il programma dello Staff per poter ripartire al più presto.
In quel periodo lo staff mi è stato di grande sostegno, insieme ovviamente alle mie compagne. Fortunatamente ora sto meglio, mi sto allenando regolarmente e non vedo l’ora di tornare!”

Credit Photo: Roma Calcio Femminile

Una storia per spiegare il calcio femminile: “La telefonata che mi ha cambiato la vita”

“Ciao Chiara, ti chiamo per proporti un nuovo progetto, una cosa nuova, hai voglia di rimetterti in gioco?”
Così è iniziata la mia avventura nella Florentia, con una telefonata di Mister Mario Nicoli nell’estate del 2015. Non sapevo di cosa si potesse trattare, ma sapevo che non mi sarei potuta tirare indietro, non potevo rinunciare, sarebbe stata per me un’occasione per rimettermi in gioco. Nel mio piccolo sapevo che avevo ancora qualcosa da dire e dimostrare, che volevo ancora vincere, perdere, esultare ma anche piangere, faticare e sorridere, volevo provare ancora qualcosa di indescrivibile.
Sì, perché fin da piccola sapevo che quella sfera mi avrebbe fatto provare qualcosa di indescrivibile.


Sono sempre stata una bambina molto attiva, non mi piaceva stare in casa a giocare con mia sorella (più grande 5 anni) e le altre bambine della stessa età ma passavo giornate intere sull’aia del borgo con i miei amici maschi a giocare a pallone, con loro che mi incitavano o mi festeggiavano tutte le volte che segnavo un gol.
La sera tornavo a casa ed esprimevo la mia volontà di voler iniziare a giocare a calcio con la mia famiglia che inconsciamente non recepiva il messaggio; ma io lo sentivo, desideravo di giocare in una vera squadra, l’aia con il cemento e le porte disegnate con il gesso mi era stretta, ma ogni volta mi sentivo rispondere “dai Chiara, vai a giocare a pallavolo con tua sorella”, oppure “ci sono così tanti altri sport”. E così ho fatto, ho provato pallavolo, basket,
nuoto, perfino atletica leggera ma ogni volta che tornavo a casa dagli allenamenti mi cambiavo, pallone in mano e correvo dai miei amici per giocare a calcio.
Non ho mollato e dopo tante lotte e discussioni con mia mamma, dopo aver comprato il mio primo paia di scarpe da calcio, all’età di 14 anni sono entrata a far parte di una vera e propria squadra femminile.


Arrivai nel Casellina (Scandicci) nel Febbraio del 2007, e alla prima partita contro una squadra di maschi mi presentai facendo una tripletta. Il mio amore per il calcio cresceva, mi entusiasmava il poter condividere questa passione con le mie compagne.
Mia mamma e mio babbo iniziarono ad essere i miei primi tifosi ed a innamorarsi di questo bellissimo sport.
L’anno dopo la squadra venne sciolta: la società non aveva alcun interesse nel
mantenere una squadra femminile e quindi passai nella primavera dell’Acf Firenze.
Il mio obiettivo era quello di poter esordire in prima squadra, poter giocare insieme a Giulia Orlandi, Alia Guagni, Serena Patu, vere e proprie paladine di Firenze. E così dopo aver esordito e dopo essere entrata a far parte della prima squadra, nel 2010 siamo riuscite a vincere il campionato e ad essere promosse nella massima serie, ma di questa storia conoscete già quasi tutto.
Nonostante avessi raggiunto un qualcosa di importante decisi di scendere di categoria, di avere un impegno “minore”, passai prima nel Giglio e l’anno dopo nel Ponte a Greve, dove in seguito alla rottura del crociato durante una partita, decisi di smettere.
Mi promisi che non avrei ricominciato una volta finita l’estenuante riabilitazione, ma mentivo a me stessa e a ciò che mi aveva reso felice. Mi presi un anno di stacco totale, un anno in cui guardavo indietro e pensavo a cosa ero riuscita a fare, di cosa avevo lasciato e del perché, e pensavo a come sarebbe stato se avessi ripreso, se avessi provato le stesse emozioni.
La mia mente continuava a pensare a quello che mi stava capitando, doveva essere un segno del destino, mi ritenevo fortunata, potevo provarci di nuovo.


Ma torniamo alla telefonata: “L’unica cosa, essendo una società nuova dobbiamo partire dalla serie D, faremo 3 allenamenti e ci saranno ragazze “scartate” da altre società, ragazze che non hanno mai giocato a calcio, ragazze più grandi ma anche più piccole ma il presidente non vede L’ora di conoscerti e di iniziare questa nuova avventura, in 4 anni vuole essere in serie A.
Incontrai Tommaso, e le sue parole accrescevano in me la voglia di ricominciare “Florentia: un libro bianco tutto da scrivere, e ad ognuno è stata consegnata una penna in mano…”
Volevo far parte di questo progetto, volevo essere la penna che un domani potesse scrivere un qualcosa di indelebile nella storia del calcio femminile.
La curiosità cresceva e non vedevo l’ora di iniziare.
I primi allenamenti, le prime amichevoli per poi iniziare la Coppa Toscana e il campionato di serie D.
Essendo una società nuova, una vera e proprio scommessa, erano poche le persone che credevano in noi. “Fai parte di una società come tutte le altre, che nasce, dura un anno e poi chiude”; ma a me e alle mie compagne questo non importava, queste voci aumentavano solo la nostra voglia di vincere, ci rafforzavano facendoci diventare una vera e propria famiglia.
Noi giocatrici pensavamo a portare a casa il risultato mentre i nostri genitori pensavano ad allestire un vero e proprio terzo tempo pieno di dolci, pizzette e bevande; e questo succedeva ad ogni partita, sia in casa che in trasferta.
Ad ogni partita, anche quella sulla carta più semplice, l’adrenalina e l’ansia era tanta ma ogni volta che indossavo la maglia rossobianca tutto spariva e non potevo far altro che dare il massimo e cercare di trasmettere anche in una piccolissima parte di ciò che provavo con la palla tra i piedi.
Vincevamo per tante reti a zero, ma la cosa più bella era che anche se si trattava del secondo, dell’undicesimo o ventiduesimo gol, tutte esultavamo come se fosse il più importante, come se quel gol ci valesse l’accesso ad una finale.
Così con tre giornate d’anticipo avevamo conquistato la promozione in serie C e dopo aver ribaltato il risultato contro il Lucca riuscimmo a conquistare la finale della Coppa Toscana contro il Pisa.
Una partita indimenticabile ma allo stesso tempo incredibile.
L’emozione era alle stelle, per me era la prima vera e propria finale da protagonista. Era brutto tempo, a Certaldo, poco distante da casa mia, sapevo che mi sarebbero venuti a vedere i miei amici, quelli che mi hanno sempre supportato, la mia famiglia e sapevo anche che sarebbe stata più una “guerra”, viste le condizioni del campo, che una partita.
Nello spogliatoio il mister continuava a parlare, la pioggia che scendeva ininterrottamente e la paura che potessero rimandare la partita. Il riscaldamento pre-partita fu imbarazzante, sbagliavamo ogni passaggio, i piedi non erano collegati alla testa, ci incoraggiavamo tra di noi ma volevamo solo iniziare la partita e quel fischio d’inizio non arrivava mai.
Così l’arbitro fischia ed inizia la battaglia; il Pisa passa in vantaggio con un pallonetto dal limite di Serena Ceci, proprio lei. Poche occasioni, era solo la pioggia la protagonista. Rientriamo negli spogliatoi, ci sentivamo già sconfitte, tutte eravamo scoraggiate perché l’ansia e la paura verso un avversario di categoria superiore aveva avuto il sopravvento su ciò che ognuna di
noi sapeva fare, divertirsi giocando a calcio. Sapevamo che potevamo farcela, che poteva essere il coronamento di un anno straordinario e che potevamo essere un esempio per tanti.
Rientriamo in campo e dopo pochi minuti portiamo il risultato sull’1 a 1.
Il risultato rimane invariato fino al ‘90 e allora iniziano i supplementari dove un minuto più tardi passiamo in vantaggio. 2 a 1. Abbassiamo un po la guardia, per la stanchezza e per la pesantezza del campo che era diventato una pozza con qualche ciuffo d’erba qua e là e il Pisa riesce a pareggiare.
Andiamo ai rigori, ci credevamo, volevamo regalare al nostro presidente il primo trofeo. Il Pisa sbaglia, noi no. Anche la Coppa Toscana è nostra.


Sarebbero ancora tante cose da poter raccontare e da ricordare ma ad oggi la storia della Florentia la conoscono tutti.
È bello però ricordare il come e con chi è partito tutto questo, chi come me ha voluto rimettersi in gioco sebbene nemmeno io ci credessi fino in fondo.
Nonostante i numerosi infortuni, nonostante le rinunce alle vacanze estive per iniziare la preparazione i primi di agosto, nonostante il poco tempo per i miei amici e per me, nonostante tutte le difficoltà che ci sono per una ragazza che gioca a calcio e che divide questa passione con il lavoro io non ho mollato e quello che per me poteva essere una scommessa, un sogno è diventato realtà: in 4 anni sono arrivata in serie A.

Chiara Abati
Credit Photo: Florentia Calcio Femminile

L’Italia resta al 14° posto del Ranking FIFA, in testa gli Stati Uniti davanti a Germania e Francia

La Francia scalza l’Olanda dal terzo posto, nella top ten guadagnano una posizione anche Brasile e Corea del Nord

L’Italia si conferma al 14° posto del Ranking femminile per nazioni pubblicato dalla FIFA. Le Azzurre non hanno guadagnato posizioni nonostante le ottime prestazioni a inizio marzo nell’Algarve Cup, dove la squadra di Milena Bertolini è stata costretta a rinunciare alla finale del torneo con la Germania per fare rientro in Italia a causa dell’emergenza Coronavirus.

In testa alla classifica ci sono sempre le campionesse del mondo in carica degli Stati Uniti, seguite dalla Germania, mentre la Francia scalza l’Olanda dal terzo gradino del podio. Nella top ten guadagnano una posizione anche Brasile (8°) e Corea del Nord (10a). Il prossimo Ranking FIFA verrà pubblicato il 26 giugno.

Le prime 15 posizioni del Ranking FIFA

1) USA 2181 punti (-)
2) Germania 2090 punti (-)
3) Francia 2036 punti (+1)
4) Olanda 2032 punti (-1)
5) Svezia 2007 punti (-)
6) Inghilterra 1999 punti (-)
7) Australia 1963 punti (-)
8) Brasile 1958 punti (+1)
9) Canada 1958 punti (-)
10) Corea del Nord 1940 punti (+1)
11) Giappone 1937 punti (-1)
12) Norvegia 1930 punti (-)
13) Spagna 1915 punti (-)
14) ITALIA 1889 punti (-)
15) Cina 1867 punti (-)

Credit Photo: FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio

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