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Il presidente UEFA e il presidente del Parlamento europeo si impegnano a promuovere l’inclusione e a salvaguardare la solidarietà nel calcio

Il presidente UEFA Aleksander Čeferin e il presidente del Parlamento europeo David Sassoli hanno parlato in videoconferenza e hanno evidenziato come il calcio europeo abbia un ruolo importante per la ripresa dell’Europa e il raggiungimento di obiettivi sociali. La UEFA e il Parlamento europeo si impegnano a collaborare per promuovere l’inclusione e salvaguardare la solidarietà nel calcio del vecchio continente.

“Promuovendo valori quali la formazione dei giovani, l’uguaglianza e la diversità, e lottando contro tutte le forme di discriminazione, la UEFA e il Parlamento europeo hanno un’idea comune e consolidata del calcio europeo come forza a fin di bene”, ha sottolineato il presidente UEFA. Durante l’incontro, i presidenti hanno anche parlato della necessità di un cambiamento nella lotta al razzismo: a tal proposito, la UEFA e l’Unione europea lavoreranno incessantemente al Piano d’azione contro il razzismo dell’Unione europea per il 2020-2025.

Il presidente Sassoli ha sottolineato l’importanza del calcio nel promuovere l’inclusione e lottare contro i pregiudizi. “L’Europa è unità nella diversità ma anche nel suo amore per il calcio. Unisce persone di background diversi e le comunità: ne abbiamo più bisogno che mai mentre ci riprendiamo dal COVID-19. Il Parlamento europeo si impegna a lottare contro il razzismo e lavorerà in stretta collaborazione con la UEFA a progetti contro i pregiudizi e a favore dell’inclusione”.

I due leader hanno concordato che, come l’Unione europea, il calcio europeo deve favorire una prosperità che includa tutti e una sostenibilità a lungo termine. Čeferin ha aggiunto: “La UEFA lavora per ridistribuire e reinvestire i profitti commerciali del calcio europeo nel calcio e nella società; ad esempio, investe sul calcio femminile, costruisce campi per le comunità locali si impegna in progetti di responsabilità sociale innovativi. Non dobbiamo trascurare ciò che ci ha insegnato la crisi, ovvero che è importante continuare a costruire un modello che promuova il calcio per il divertimento di tutti, anziché per il profitto di pochi”.

Il presidente Sassoli ha aggiunto: “È stato uno degli anni più difficili per il calcio in Europa. I campionati sono stati annullati o posticipati e i tifosi non sono potuti andare allo stadio. Con il lento ritorno alla normalità, dobbiamo proteggere il modello europeo dello sport, che si basa sulla solidarietà, sul coinvolgimento dei tifosi e sul rafforzamento delle comunità che condividono l’amore per il calcio e i valori dello sport. Questo contribuisce a un sentimento europeo comune. La UEFA ha un ruolo essenziale nel proteggere l’integrità del calcio e garantirne i benefici all’Europa nel suo complesso”.

“Anche se il COVID-19 ha temporaneamente rimandato i festeggiamenti per i 60 anni di EURO con un torneo che unisce l’intero continente, la UEFA fa tutto il possibile per garantire che il calcio continui a trasmettere gioia e per promuoverne i valori a centinaia di milioni di persone in tutta Europa”, ha confermato Čeferin.

Il calcio è uno sport europeo e il Parlamento europeo si rivolge alla UEFA per coinvolgere persone di tutti i background, da tutto il continente e in tutti i canali nella Conferenza sul futuro dell’Europa. Le organizzazioni, insieme alla Commissione europea e agli stati membri, parleranno di come il calcio europeo possa fare da partner in questa importante iniziativa europea.

Credit Photo: https://it.uefa.com/

… una perla fatta di tecnica, intuizione e creatività, quasi come per omaggiare la recente scomparsa del Pibe de Oro

Viviamo in un mondo in cui non sempre c’è spazio per l’immaginazione o la fantasia, sacrificata in nome di una pratica concretezza.
In cui tutto ciò che non è utile o razionale, viene rigettato.
In cui è difficile sentire o credere in qualcosa che non sia logico o precofenzionato.
In cui tutto è pratico e spiegato.
E quando una spiegazione non c’è, si ricorre alla coincidenza.
Ci sono momenti, però, in cui anche la coincidenza barcolla.
Proprio nel weekend in cui si è celebrato il ricordo di uno dei più grandi 10 della storia della calcio, un’altra grande n. 10 deciso di tornare al gol.
E non lo ha fatto in modo banale, ma con un gesto tecnico di “maradoniana” fattura: un pallonetto delizioso da circa 35 metri, una delle specialità della casa proprio dell’argentino. Una perla fatta di tecnica, intuizione e creatività, quasi come per omaggiare la recente scomparsa del Pibe de Oro.
Una sorta di tributo per chi ha elevato il genio e la creatività calcistica al di sopra degli schemi, da parte di chi ha fatto della fantasia e del talento l’argomento di tutta la propria carriera.Magari è solo una circostanza fortuita, magari è solo una bizzarra combinazione, ma ciò che è certo è che Valentina Boni è una degna rappresentante di quel numero, emblema meritevole di ciò che rappresenta e di quel modo di intendere il calcio.
E noi siamo fieri di averla fra noi, sperando di ammirare ancora a lungo le sue giocate. Sempre con quell’estro raro, nel segno dei grandi numeri dieci. Anzi, sempre nel segno del Dièz 10.

Credit Photo: Facebook Chievo Verona Women F.M.

Nazionale Femminile USA e Federazione: verso un accordo sulle condizione lavorative

La Federazione di calcio degli Stati Uniti, U.S Soccer, e la Nazionale Femminile degli Stati Uniti, hanno recentemente annunciato di aver risolto i reclami in sospeso delle giocatrici sulle condizioni di lavoro, prima che la lunga lotta delle due parti per la parità salariale torni alla Corte Federale.

La transazione proposta ha affrontato la parte del Title XII del caso USWNT per offrire politiche riviste riguardanti quattro condizioni di lavoro: voli charter, selezione della sede, supporto professionale e sistemazione in hotel. Nonostante ciò, le giocatrici intendono presentare ricorso in merito alla discriminazione salariale, in quanto le loro richieste sono state respinte a maggio dal giudice federale della California, R. Gary Klausner.

“Siamo lieti che le giocatrici USWNT abbiano combattuto – e raggiunto – condizioni di lavoro uguali attese da tempo”, ha detto il portavoce dell’USWNT Molly Levinson. “Ora intendiamo presentare il nostro ricorso contro la decisione della Corte che non tiene conto del fatto centrale in questo caso che le giocatrici sono state pagate a tassi inferiori rispetto ai maschi che fanno lo stesso lavoro. Restiamo più impegnati che mai nel nostro lavoro per raggiungere la parità di retribuzione che meritiamo legalmente. La nostra attenzione è rivolta al futuro e assicuriamo di lasciare il gioco un posto migliore per la prossima generazione di donne che giocherà per questa squadra e per questo paese”.

La vittoria con US Soccer sembra essere un passo in un quadro più ampio della lotta in corso di USWNT per l’uguaglianza e la discriminazione salariale.

La presidentessa della Federazione USA ed ex giocatrice dell’USWNT Cindy Parlow Cone rimane ottimista sul fatto che un accordo tra le due parti sia all’orizzonte: “Credo che il nostro approccio ci abbia aiutato a raggiungere questo accordo e dimostra l’impegno della nuova leadership di US Soccer per trovare una nuova via da seguire con l’USWNT. Questo accordo è una buona notizia per tutti e credo che servirà da trampolino di lancio per continui progressi. In qualità di ex giocatore USWNT, posso prometterti che mi impegno per la parità tra USWNT e USMNT. Il mio obiettivo è, ed è sempre stato, arrivare a una risoluzione su tutte le questioni relative alla parità di retribuzione e ispirare una nuova era di collaborazione, partnership e fiducia tra USWNT e la Federazione. Altrettanto importante, vogliamo lavorare con USWNT per far crescere il calcio femminile qui negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Parte di questo incoraggia la FIFA a investire equamente nel gioco maschile e femminile, incluso l’aumento del montepremi della FIFA Women’s World Cup. Presterò la mia voce e i miei sforzi per realizzarlo non solo per l’USWNT, ma per tutte le giocatrici della nazionale femminile e per tutti coloro che credono nel gioco femminile in tutto il mondo”.

Credit Photo: Pagina Facebook di U.S. Soccer

Eleonora Galli, Orobica: “Spero di dare e togliermi certe soddisfazioni”

Eleonora Galli, classe 2002, attaccante bergamasca di Alzano Lombardo, si sta ritagliando un grande spazio all’interno della Prima Squadra dell’Orobica Calcio Bergamo. Pur non avendo esperienza in una serie nazionale sta dimostrando personalità e voglia di arrivare.
Abbiamo scambiato due parole con lei.

Ciao Eleonora complimenti e grazie per la disponibilità.

Parto subito col chiederti questo: poco più di un anno fa eri nella Squadra Allieve dell’Atalanta e ora in Serie B, via Primavera Inter. Il passo è stato breve, cosa pensi sia cambiato da luglio del 2019 ad oggi?
Penso sia cambiata soprattutto l’intensità e la qualità del gioco in questi anni. Personalmente penso di aver quasi risolto l’infortunio che mi aveva portata a giocare raramente lo scorso anno”.

Hai giocato la tua prima gara contro una squadra di A, il Milan, cogliendo anche una traversa. A quando la gioia del primo goal in rossoblù?
Spero il prima possibile! E nel frattempo si cerca di fare delle buone prestazioni per la squadra”.

Coach Marini ha visto in te una giocatrice di prospettiva e ti fa giocare con continuità, cosa hai imparato in questi primi 4 mesi che pensi possa servirti in futuro?
Sono molto contenta che mi abbia dato fiducia e penso che tutto quello che Coach Marini mi ha insegnato in questi mesi serva sicuramente per il futuro. C’è ancora moltissimo da migliorare non solo calcisticamente ma anche mentalmente e sono sicura che con i suoi consigli io possa crescere molto”.

Come ti trovi ad allenarti il pomeriggio? Riesci a conciliare gli impegni scolastici?
Mi sono sempre allenata di pomeriggio quindi non c’è stata una grande difficoltà nel conciliare tutto con la scuola”.

Come conclusione fai un saluto ai tifosi Bergamo Sharks.
Un saluto a tutti sperando di potervi dare molte soddisfazioni!”.

E con questo saluto di Eleonora, di cui sentiremo parlare molto, vi diamo appuntamento alle prossime news ed interviste.

Photo Credit: Orobica Calcio Bergamo

Sara Becchimanzi, Bologna Femminile: “…siamo cresciute tanto come gruppo, anche fuori dal campo”

Continua come sempre il nostro viaggio per presentarvi le protagoniste al femminile del Bologna calcio, con il campionato fermo per via del Covid 19 fino al 3 Dicembre. Non si fermano, però, di certo gli allenamenti al campo di Granarolo agli ordini di Mister Galasso e non ci vogliamo fermare neppure noi nel dar luce a queste ragazze che difendono la maglia del Bologna e l’onore della nostra città. Ecco l’intervista realizzata per voi con l’estroversa Sara Becchimanzi.

Ciao Sara, come è iniziata la tua avventura nel calcio femminile?
“E’ iniziata all’età di 6 anni, però è stata un po’ condizionata sia da mio padre, che da giovane aveva giocato nell’Aversana, che da mio fratello, che anche lui gioca ed era riuscito ad entrare nel giro dei professionisti, vestendo la maglia sia del Carpi che della Spal. Quella da convincere alla fine era mia mamma, non avrei mai pensato che desse l’ok, visto che, inizialmente, era molto contraria al fatto che io giocassi a calcio, ma alla fine per fortuna ha ceduto. Dunque fino a 8 anni ho giocato con i maschi, poi la mia prima squadra femminile è stata qui nel paese dove vivo, ovvero Anzola dell’Emilia, ma ci sono stata giusto un anno, perché durante un triangolare il Bologna di Pietro Bosco mi aveva notato e mi aveva chiesto di aggregarmi a loro. Per me era un sogno che si avverava”.

La tua crescita tecnica a chi la devi?
“Sicuramente fino ai 17-18 anni devo ringraziare la Mister Tavalazzi, che mi ha cresciuto come ala sinistra alta (come uno dei miei idoli di sempre ovvero Neved), poi piano piano nel corso del tempo ho cambiato e mi sono trovata a giocare come terzino di spinta, ruolo in cui mi trovo molto bene, sia per la mia altezza, che per la velocità sul lungo”.

Da sempre il calcio femminile è stato, fino a questo ultimo periodo, vittima di stereotipi da parte di molti colleghi maschi e non solo, ne hai sofferto?
“Si ovvio! Fin da bambina ho sempre sentito battute e prese in giro, premetto che è inutile negare che non ci sono differenze fra il calcio maschile e il nostro, inoltre, quando ho iniziato io, le calciatrici erano un po’ delle mosche bianche, le ragazze della mie età magari giocavano tutte a pallavolo, poi nel corso del tempo e, soprattutto grazie al mondiale e alla visibilità che si è presa a suon di buone prestazioni la Nazionale italiana, è iniziata a cambiare la mentalità di molti persone, che si sono ricredute sul fatto che le ragazze potessero giocare a calcio. L’arrivo poi del campionato italiano sulle rete Sky, con club titolati come: Milan, Inter, Juventus, Fiorentina, Sassuolo ecc… ha fatto sì che l’attenzione si alzasse verso di noi e si catalizzasse anche tanto interesse e tanta simpatia.
C’è da tenere conto che molte di queste grandi società, come poi è successo anche alla nostra entrando a fare parte del Bologna Football Club, hanno investito tanto non solo nelle prime squadre ma anche nel settore giovanile, creando delle scuole vere e proprie per le ragazze più giovani, che così anche loro possono avere un processo di crescita e soprattutto sono seguite da addetti ai lavori qualificati nel farle crescere”.

Per voi come gruppo e come squadra è stato un grande orgoglio essere entrate ufficialmente da quest’anno sotto il Bologna Football Club, vero?
“Sì, devo dire che sia per me che per tutte le mie compagne, essere entrare ufficialmente in casa Saputo, è stata una gratificazione enorme, da tempo già rappresentavamo il nome della città, ma quando è arrivata prima dell’inizio di quest’anno l’ufficializzazione è stato il coronamento di un sogno fatto di tanti anni di sacrifici, inoltre per esempio dopo l’ultima vittoria in Coppa Italia giocata qui a Granarolo, che abbiamo vinto contro la Spal, la stessa società ne ha dato notizia sui suoi social ufficiali, creando un effetto domino importante. Infatti, anche io personalmente ho ricevuto sui social tanti complimenti da semplici tifosi del Bologna e questo mi ha fatto un piacere enorme, segno tangibile che si sta muovendo qualcosa anche in città, e finalmente siamo visibili ai più”.

In campionato siete partite benissimo con 3 vittorie su 3 gare e in Coppa Italia avete fatto altrettanto con altre 2 vittorie, segno che il gruppo sta crescendo agli ordini di Mister Galasso, confermi?
“Assolutamente sì, diciamo che lo scorso anno Mister Galasso, ci ha raccolto come un gruppo molto giovane che voleva giocare a calcio (età variabile dal 2004, la più giovane, al 1994, la più “vecchietta”), e quest’anno invece si sta ritrovando una squadra vera e propria che muove sicuramente i suoi primi passi. Tutto questo è frutto dei tanti allenamenti che ancora stiamo facendo, che non scendono mai sotto i 4 alla settimana più la partita, e in questo periodo in cui siamo ferme per via delle pandemia con il campionato, riempiamo sempre la domenica giocando fra di noi, ma l’alchimia che vorrei sottolineare è quella che siamo cresciute tanto come gruppo, anche fuori dal campo, per esempio quando abbiamo vinto 8-0 con il Civitanova, ad ogni singolo goal era una festa con tutte le ragazze, sia quelle in campo che quelle in panchina, unite in unico abbraccio”.

Veniamo a te, cosa ci puoi raccontare?
“Che sono un tipo sempre solare, che se ho qualcosa mi si capisce solo dall’espressione del viso. Mi sono diplomata lo scorso anno come tecnica dei settori turistici, quest’anno per il momento mi sono presa un anno sabbatico, visto che anche questa situazione del Covid, anche se sono molto orientata a iscrivermi il prossimo anno a scienze della comunicazione. Attualmente alleno un gruppo di ragazzi, mi piace giocare alla play, e curo molto il mio look, direi che ci tengo molto a essere femminile, da un bel vestito, a scegliere per bene l’abbinamento dei colori, a tenere a posto le unghie, insomma sono il contrario proprio di quelli che definiscono le ragazze che giocano a pallone dei maschiacci”.

Ultima domanda, che effetto fa giocare con Alice Magnusson?
“Alice è una persona davvero speciale, a parte che è una calciatrice fortissima, e che in attacco ci sta davvero risolvendo tanti problemi, ma poi il bello è che anche lei è sempre solare, noi cerchiamo di aiutarla con l’italiano, mentre lei cerca di aiutare noi con l’inglese, ma a parte questo penso che una compagna di squadra così sia un valore aggiunto per tutte noi della squadra che abbiamo solo da imparare da lei, e poi, ripeto, è una persona che si fa sempre voler bene”.

Intervista realizzata da Danilo Billi
Credit Photo: Sticchi – Sara Becchimanzi

Federica Cafferata, Napoli Femminile: “Venire a Napoli è stata la scelta vincente. Il campionato fortunatamente è ancora lungo

Danilo Billi per Cronache Bolognesi ha intervistato Federica Cafferata, classe 2000, che, quest’anno milita nel Napoli Femminile, come difensore, ed è spensierata in campo come nella vita.

Ciao Federica, quanto hai iniziato a giocare a calcio?

“Ciao, ho iniziato da bambina, dopo aver provato diversi sport, e ho giocato fino a 15 anni in squadre miste poi, per forza di cose, sono passata al femminile, e ho mosso i miei primi passi al Ligorna, una squadra di Genova, poi a 19 anni, per l’esattezza mentre ero stavo preparando la maturità in Sardegna, mi sono arrivate diverse chiamate da svariati club, alcuni mi offrivano direttamente la serie A, ma io ho preferito il Napoli che faceva invece la serie B, perché onestamente non mi sentivo pronta a fare subito il salto di categoria e avevo paura di bruciarmi. Venivo da un campionato tra l’altro da cui dalla B eravamo retrocesse in serie C, e Napoli, infatti, si è rilevata la scelta vincente, visto che fino a marzo quando hanno chiuso i campionati per Covid-19 noi, dalla prima giornata all’ultima, eravamo le prime in classifica. L’unica cosa che ci è mancata forse più di tutte sono stati i festeggiamenti finali, che proprio per via della pandemia non hanno avuto luogo”.

Cosa pensi del professionismo tanto annunciato per il movimento femminile?

“Finalmente dovrebbe arrivare nella stagione 2022-23, potrebbe permettere a tutte le categorie, e non solo a noi che ora giochiamo in serie A, di crescere notevolmente, dando la possibilità a giocatrici e staff di poter avere stipendi adeguati e di vivere proprio come una professione a tutto tondo il mondo del pallone”.

Nel Napoli Femminile molte persone sono risultate positive al Covid-19, una tua riflessione?

“Io sono stata la prima a risultare positiva ai tamponi, non ho diffuso tanto la notizia, visto che già se ne parla tantissimo in tv, dunque non l’ho pubblicizzata più di quel tanto sui miei social, ho trascorso la mia quarantena in casa, è stata pesante, non lo nego. Da lì in poi sono state trovate positive anche tante altre mie compagne e parte delle persone che mi gravitavano attorno, dispiace solo che, magari per via di questo, come Napoli Calcio siamo andate ad affrontare il Milan con zero allenamenti dopo 15 giorni sulle gambe, e anche nella gara di San Marino, dove ci servivano punti salvezza, non siamo riuscite ad andare oltre il pari, anche perché alla fine della partita eravamo disorientate e cotte, ora stiamo recuperando e speriamo bene. Il campionato fortunatamente è ancora lungo”.

Nella tua vita oltre il calcio di cosa ti occupi?

“Avevo iniziato gli studi come web designer, purtroppo però allenandoci sempre, negli orari in cui dovevo seguire con la presenza non potevo farlo, e dunque ora come ora sono orientata a riprendere qualcosa che si possa conciliare con il calcio e si possa fare anche on-line come tante mie compagne di squadra. Potrei intraprendere la strada del digital marketing, che si può per l’appunto anche seguire via web e non con la presenza”.

In che ruolo giochi abitualmente?

“Sono un esterno che fa anche la fascia, dunque possiamo anche dire un laterale di spinta, anche se nella mia carriera mi sono adoperata a coprire quasi tutti i ruoli. A Napoli gioco prevalentemente come terzino in una difesa a 4, sono destra, anche se devo ammettere che in ultimamente sto iniziando ad educare anche il sinistro”.

Che approccio hai sia sul campo che nella vita?

“Penso che la parola che più mi rappresenti sia spensierata, cerco sempre di propormi in maniera solare. Poi essendo di Genova, ma ormai da due anni anche una napoletana adottata, cerco di vivere tutto quello che mi capita con tanta tranquillità, ma soprattutto con il sorriso sul volto, che penso sia una delle armi migliori per combattere le insidie e gli ostacoli che ci presenta la vita”.

Photo Credit: Napoli Femminile

Bianchessi: “Complimenti alle ragazze . Cannavaro? Non si farà condizionare dal cognome”

In esclusiva per Sololalazio.it, Mauro Bianchessi, d.s. della Lazio Women, fa il punto sulla stagione delle aquilotte. L’obiettivo dichiarato è la promozione in Serie A, come dimostra la campagna acquisti estiva condotta insieme alla Team Manager Monica Caprini. Giocatrici di caratura internazionale hanno accettato la sfida di riportare la squadra ai massimi livelli gettando solide basi per il futuro. In chiusura un commento sul nuovo rinforzo dell’Under 17, Andrea Cannavaro, figlio del celebre Fabio.

Domenica scorsa la Lazio Women ha affrontato l’Inter in Coppa Italia: partita terminata 3-3 con eliminazione delle biancocelesti dalla competizione, ma solo per differenza reti. Ricordiamo che le nerazzurre giocano in Serie A. Quanto vale questo risultato, al di là dell’eliminazione?
Abbiamo ricevuto tanti bei complimenti da parte di tutti gli addetti ai lavori per la prestazione offerta contro l’Inter, ma quello che conta è il risultato. Certo avevamo contro una squadra competitiva di Serie A che per lunghi tratti ha subito il nostro gioco. Fa piacere, ma ripeto dobbiamo essere più cinici“.

Purtroppo le ultime due partite di campionato sono state rinviate causa Covid. Come voi tante altre squadre a turno si sono fermate. C’è incertezza sulla prosecuzione del torneo o sono arrivate rassicurazioni al riguardo?
Il mondo calcistico femminile, se vuole aspirare al professionismo, deve dimostrare di avere la forza di continuare a giocare ma soprattutto di saper portare alla chiusura il campionato, esattamente come quello maschile“.

Le ultime partite giocate in campionato hanno portato tre pareggi consecutivi. Questo vi ha un po’ frenato nella corsa alla vetta. Psicologicamente che momento è stato per la squadra?
La squadra doveva trovare in fretta la consapevolezza per dimostrare di essere forte. Si parte dal presupposto che in campo nessuno ti regala nulla e se non giochi al massimo non vinci. Ora con la difesa a 4 mi pare di vedere sicurezza e certezze. Non dimentichiamo che non abbiamo mai perso una partita“.

L’obiettivo è la promozione. La classifica attuale vede, però, tante squadre in lotta per i primi posti, alcune a sorpresa. Si aspettava una lotta così aperta?
Il campionato di Serie B ha alzato di molto il suo livello dallo scorso anno. In primavera vedremo come sarà la classifica perché i valori tecnici escono sempre“.

La campagna acquisti estiva riflette le ambizioni di una grande squadra: sono arrivate quattro ragazze, alcune con importanti esperienze internazionali alle spalle. Cosa hanno aggiunto alla squadra?
La nostra strategia aveva due obiettivi: quella di prendere giocatrici di caratura internazionale per cercare di vincere il campionato e nello stesso tempo far crescere il gruppo che è molto giovane. Questa dovrà essere la base per il futuro“.

In chiusura un commento sul nuovo rinforzo dell’Under 17, Andrea Cannavaro, figlio del celebre Fabio. 

Per quanto riguarda il settore giovanile maschile, la scorsa settimana è stato ufficializzato l’acquisto di Andrea Cannavaro, figlio di Fabio, per l’Under 17. Ci può descrivere il ragazzo?
È un difensore centrale forte fisicamente e mentalmente. Sicuramente non si farà condizionare dal cognome che porta perché è umile e bravo, anche se certamente meno bravo di suo padre. Ma Andrea, ne sono convinto, saprà ritagliarsi grandi soddisfazioni perché ha le qualità necessarie”.

Chiara Hujdur – Sololalazio.it

Credit Photo: sololalazio.it

Apulia Trani, Martina Dellatte: “Siamo una squadra multinazionale unita ed ambiziosa”

Calciatrice polivalente e completa, capace di giocare come difensore e reinventarsi centrocampista mezz’ala, ha nella visione di gioco, velocità e uso del dribbling le sue peculiare caratteristiche.

Dopo aver maturato importanti esperienze nel calcio a cinque, a partire dalla scorsa stagione ha trovato la sua nuova dimensione nel calcio ad undici.

Alla scoperta di Martina Dellatte, classe 1996, calciatrice originaria di Canosa di Puglia, perno della squadra dell’Apulia Trani, ambiziosa squadra multinazionale, militante nel girone D del campionato di serie C.

Ciao Martina, come è nata la tua passione per il calcio ?

“La mia passione è nata sin da piccola, allorquando mio padre mi teneva a fatica in braccio nell’intento di tenere a bada la mia irrefrenabile voglia di giocare con la palla, tanto ero attratta dalla magia della sfera. Ho iniziato a tirare i primi calci al pallone con i miei amici, nel cortile vicino casa e da lì in avanti non mi sono mai più fermata”.

La tua squadra del cuore

“Sin dalla tenera età sono diventata una fan accanita di Pippo Inzaghi anche se in verità la mia squadra del cuore è diventata poi la Juventus, legame indissolubile che mi è stato trasmesso da mio nonno, tifoso della squadra bianconera”.

Le tue esperienze pregresse in carriera

“Sono cresciuta come calcettista nel calcio a cinque, militando per due anni nella squadra juniores della Salinis, maturando inoltre diverse importanti esperienze con le maglie della Pink Futsal Canosa, Andria, Cerignola e Minervino. Dallo scorso anno sono passata al calcio ad undici accettando il corteggiamento dell’Apulia Trani che mi ha fortemente voluto, convincendomi della bontà del progetto societario, portandomi a cambiare rettangolo ed identità di gioco”.

I ricordi più belli

“L’esperienza con la juniores a Margherita di Savoia, nelle fila della gloriosa società pugliese, è stato certamente il momento più alto della mia attività agonistica culminata con la vittoria del campionato e della Coppa, stagioni arricchite da diverse mie reti”.

La tua scelta di approdare a Trani

“Sono molto soddisfatta della mia attuale destinazione, ho trovato la mia giusta dimensione in un ambiente sano ed organizzato. Dopo un iniziale periodo di inevitabile scetticismo, mi sono ricreduta adattandomi alla nuova realtà del calcio ad undici, disciplina che ora prediligo perché mi consente di esprimere al meglio la mia visione di gioco, la velocità dei movimenti e l’uso del dribbling, aspetti che si esaltano negli spazi larghi”.

La squadra

“Siamo un bel gruppo, una multinazionale giovane dalle enormi potenzialità. Ci sono diverse ragazze straniere provenienti da disparate nazioni che si stanno integrando al meglio con noi italiane. Siamo una squadra ambiziosa, non nascondiamo le nostre intenzioni, puntiamo decisamente al massimo come obiettivo stagionale”.

Il campionato di serie C

“Stiamo disputando un buon inizio di stagione, abbiamo vinto all’esordio con il Crotone e perso di misura a Palermo su calcio di rigore, riuscendoci inoltre a qualificare per gli ottavi di finale della Coppa Italia, eliminando il Lecce ed il Catanzaro. Il campionato presenta diverse squadre attrezzate al salto di categoria, tra le papabili meritano una citazione il Palermo, la Res Women, il Chieti ed il Lecce. Non vediamo l’ora di ritornare di ritornare a giocare, abbiamo ancora tante cose da dimostrare e far valere in campo”.

Credit photo: Apulia Trani

Santostefanese: l’intervista alle calciatrici Giada Bagnasco e Lucia Lepre

Nel torneo di Eccellenza piemontese una delle novità di stagione è la Santostefanese. La realtà di Santo Stefano Belbo è presieduta da Alessandro Montanaro, e diretta in panchina da Franco Allievi. La squadra biancazzurra, capitanata da Giorgia Aloi, vede tra le sue fila Giada Bagnasco, punta classe ’98 di Mombaruzzo, e Lucia Lepre, centrocampista classe ’94 di Asti. Abbiamo raggiunto le due calciatrici per conoscere meglio il club piemontese.

Come vi siete avvicinate a questo sport e quali sono state le esperienze precedenti a questa annata?
Giada: “Fin da quando ero piccola ho sempre avuto la passione per il pallone. Giocavo in cortile con mio cugino, e poi ho deciso di entrare a far parte di una squadra maschile all’età di 7 anni. Ho cominciato dal Cassine, per poi passare all’Alessandria quando ne avevo 14, poi ho continuato nell’Acqui Terme dove ho giocato in Serie B e C. Successivamente a questa esperienza ho fatto due 2 di calcio a 5 nel Futsal Fucsia di Nizza Monferrato, per poi tornare a giocare a calcio a 11 nel Canelli, per 2 anni, e arrivare così alla Santostefanese. In tutto ciò sono arrivate due convocazioni per dei raduni nella Nazionale Under 17 e 19, vinto due Tornei delle Regioni, uno di calcio a 5 ed uno a 11”.
Lucia: “Mi sono avvicinata all’età di 5 anni, sinceramente nessuno della mia famiglia ha mai giocato a calcio. Sono innamorata di questo sport da sempre e penso sia la cosa più bella. Prima della mia esperienza attuale, ho giocato nel Torino femminile, dove ho fatto 1 anno in Serie A. Poi ho smesso per 3 anni per mia scelta e ho ricominciato ad Asti, nell’Astisport per poi passare nel Canelli”.

Giada esperienza nuova che parte da uno zoccolo duro già esistente. Quanto è servito conoscervi già sulla buona partenza che avete avuto?
“Buona parte della rosa lo scorso anno era tesserata con il Canelli Sicuramente avere un gruppo già solido è stata un’ottima cosa. Tra di noi andiamo d’accordo, infatti, sia fuori sia dentro il campo. Sono arrivate, poi, anche nuove ragazze che si sono subito ambientate, per cui si è formata una rosa ancora più unita e forte”.

Lucia come è stato tornare ad allenarvi dopo tanto tempo in estate? Con quali obiettivi volevate affrontare questa annata?
È stato emozionante, eravamo tutte grintose di ripartire e più forti di prima. Purtroppo ci siamo di nuovo fermate e questo non è un bene Sicuramente l’umore era ed è positivo, perché noi ragazze ci conoscevamo tutte e abbiamo ritrovato lo stesso mister del primo anno del Canelli. L’obiettivo è fare bene, avere ottimi risultati e migliorarci per il prossimo campionato. Non nascondo il pensiero di voler vincerlo vincere”.

Giada come avete metabolizzato il nuovo stop? Come state continuando ad allenarvi?
“Certamente non è stata un cosa positiva ricevere un altro stop dopo quella della passata primavera. Soprattutto sul lato sportivo dove stavamo iniziando a portare a casa ottimi risultati. Stiamo continuando ad allenarci individualmente e speriamo in una ripresa il prima possibile”.

Lucia questo torneo di Eccellenza è iniziato alla grande per voi. Come sono andate le prime gare?
“Le prime gare sono state ottime per la nostra squadra. Abbiamo iniziato a lavorare sul campo come chiedeva il mister ed abbiamo ottenuto due buoni risultati. Due ottime vittorie raggiunte con risultati netti a nostro favore. Un vero peccato essersi fermate”.

Giada di che livello reputi il campionato di Eccellenza in Piemonte?
“Sono passate solo pochissime giornate, quindi è difficile sbilanciarsi. Ci sono squadre ben attrezzate e qualcuna un po’ meno, in ognuno dei due gironi. Speriamo di poter tornare in campo per dare un giudizio più completo”.

Lucia come sta crescendo il movimento femminile nella vostra regione?
“Il movimento non sta crescendo come ci aspettiamo tutte, purtroppo. Dopo questo primo lockdown molte squadre si sono ritirate, di conseguenza tante ragazze si sono dovute fermare. Spero in un miglioramento ed in una voglia di investire in questo sport”.

Quale momento reputate i più belli delle vostre carriere?
Giada: “Vestire i colori della nostra Nazionale è stato uno dei momenti più belli della mia cartiera. Le convocazioni ai raduni sono state emozionati ed indimenticabili. Entrambi durarono 4 giorni: al primo a Roma, dove abbiamo svolto sedute di allenamenti, avevo 16 anni. Al secondo, a 18 anni, lavorammo a Coverciano”.
Lucia:Il momento più bello è sicuramente quello trascorso in Serie A. Molte ragazze della Juventus erano mie compagne di squadra e vederle in televisione è una cosa emozionante. Sono cresciuta molto da quell’anno e ho imparato il significato di gruppo. Ho esordito nella massima serie nel 2008 a 14 anni, esordendo contro la Torres di Panico. Svolgevamo quattro allenamenti a settimana più la partita del sabato, mentre la domenica giocavo con la squadra Primavera, con la quale siamo arrivate terze.. Ho imparato a velocizzare il gioco e ad avere più visione e credo di aver appreso tantissimo”.

Mara Gomez è la prima transgender a giocare nel calcio femminile

Il calcio femminile è da sempre un punto d’incontro con tutte le estrazioni sociali, culturali e sessuali. Tra quest’ultime, troviamo anche le transgender, i nati uomini che non si sentono tali, in questo caso, oppure viceversa. Il movimento del calcio in rosa non aveva ancora concesso di scendere in campo alle persone transessuali. L’unico caso similare è stato quello di Rebecca Quinn, giocatrice canadese nata donna ma che non si identifica in nessuno dei due sessi conformisti. Ma in Argentina è arrivata la svolta: Mara Gomez sarà la prima giocatrice transgender.

La sudamericana ha da pochi giorni firmato il contratto con il Villa San Carlos, club della massima serie argentina. La Federcalcio albiceleste ha però dovuto misurare i livelli di testosterone presenti nella giocatrice. Gli esami hanno dato un riscontro positivo e nel weekend avverrà il suo debutto contro il Lanùs. La squadra che ha deciso di ingaggiarla ha già giocato il primo match di questa stagione subendo una pesante sconfitta contro il Racing.

Tramite i social, Mara ha voluto condividere con tutti la sua enorme felicità per la conquista. “Quel qualcuno che un giorno mi ha fatto pensare che non sarei stata nessuno e che non avrei mai avuto l’opportunità di essere felice nella mia vita, ha cambiato idea. Oggi realizzerò uno dei più grandi obiettivi della mia vita”, afferma la calciatrice latina. “Lo ritenevo indispensabile ma pensavo che non sarebbe mai accaduto. Oggi sono ufficialmente una giocatrice della massima serie del calcio femminile in Argentina».

In questi giorni, la biancoceleste sta ricevendo molti messaggi di congratulazioni da tutto il mondo. L’Instagram di Mara Gomez è spopolato e sta continuando a raccontare la sua storia transgender che per troppo tempo è stata celata. “Questo presente ha un passato di sofferenza, un’attualità di conquista e un futuro di opportunità illimitate. Oggi sono totalmente grata a tutte le persone che mi hanno dato quest’opportunità. La vita sta attraversando ognuno di noi e meritiamo di essere felici e di conquistare i nostri sogni. Sono veramente soddisfatta”.

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