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Torino femminile, le fuoriquota salutano in prestito: dentro le nuove leve

Il Covid ha fermato sul campo le squadre femminili del Torino, ma non il processo di creazione di un movimento. Confermati i numeri della passata stagione e questa è una buona notizia. In totale le tesserate sono 180 e i gruppi rimangono 8 (dall’Under 19 in giù). La novità della stagione riguarda proprio la categoria affidata a Tatiana Zorri.

La Juniores ha salutato tutte le ragazze classe 2000, quelle che avevano sfiorato il titolo Nazionale due anni fa perdendo in finale contro il Perugia, perché ormai fuoriquota e quindi hanno iniziato il loro percorso altrove. Il Torino non ha ancora la sua prima squadra, quindi per non perdere le ragazze la società le ha mandate tutte in prestito altrove, così che possano continuare il loro percorso. Quest’anno, dunque, Tatiana Zorri si baserà principalmente sul biennio 2001-2002, anche se, come si è visto negli anni passati, la porta è aperta anche per le annate inferiori.

Il Toro, d’altronde, dall’Under 19 in giù ha tutte le annate, sintomo di un movimento che sta crescendo. Sono 4 in totale le squadre nel Settore giovanile, oltre alla Juniores, ci sono anche Under 17 e due gruppi di Under 15 (non esiste la categoria Under 16 nel femminile). Fin qui anche sul campo i risultati sono stati ottimi. Dall’Under 17 all’Under 15 sono arrivate solo vittorie (l’Under 19 non ha ancora iniziato il campionato). Buoni numeri anche per i gruppi della Scuola calcio, che sono 4. Le più grandi (l’Under 12) sono state iscritte al campionato Esordienti del maschile. La decisione è arrivata di comune accordo tra la Lega Dilettanti piemontese e le società. L’Under 12 è una manifestazione regionale e per consentire meno spostamenti alle società vista la situazione legata all’epidemia di coronavirus, è stato deciso di aggregare le squadre al torneo maschile, che invece è provinciale.

Aielli: “Il calcio femminile è cresciuto, ma in Campania c’è una regressione”

Il sito napolicalciolive.com ha pubblicato un’interessante intervista a Elio Aielli, allenatore dell’ASD Independent. Si è fatto un ragionamento a 360° riguardo il calcio femminile in Italia, la sua esperienza di allenatore e l’importanza del settore giovanile.

Salve mister Aielli, qual è stato il suo debutto come allenatore di una squadra di calcio femminile?

La mia prima esperienza da allenatore è legata al presidente Riccardo Guarino, che mi propose di svolgere questo ruolo per una squadra femminile. Cominciai ad allenare dopo aver lasciato il calcio giocato a causa di un infortunio.

Nel corso della sua carriera, è stato anche allenatore del Napoli Femminile. Racconti quell’esperienza.

Allenavo l’ASD Napoli Dream Team e nell’estate del 2017, al secondo anno di Serie B, ci fu la fusione con il Carpisa Napoli. Divenni l’allenatore di questa nuova squadra, un progetto formato da tutte ragazze napoletane. E’ stata un’avventura importante, ne ho fatto tesoro di quell’esperienza, grazie al quale sono cresciuto molto dal punto di vista professionale. In seguito, abbiamo rifondato il Dream Team con una squadra giovane e competitiva. Vincemmo il campionato d’eccellenza e siamo arrivati in Serie C. Poi, a causa della pandemia è stato sospeso il campionato a marzo ed è stata congelata la classifica all’ultima giornata disputata. Dunque, siamo retrocessi d’ufficio per la nostra posizione.

Capitolo Independent, il presente.

Conclusi i rapporti con il Dream Team, mi sono preso del tempo.  Incontrai il presidente Carlo Astarita, e in 3-4 giorni trovammo subito l’intesa. Lui ha tanta passione e voglia di fare. Purtroppo, abbiamo dovuto sospendere gli allenamenti con la squadra, ma gli obiettivi prefissati non sono cambiati, vorremmo fare benissimo nel campionato d’Eccellenza. L’Independent è una squadra forte e competitiva, probabilmente di un’altra categoria con delle calciatrici che hanno giocato anche in categorie superiori.

Come vede la sua squadra? Ha fatto progressi nei pochi mesi di lavoro assieme?

Abbiamo fatto quattro amichevoli, ho visto un gruppo in crescita. Nell’ultima partita giocata, poco prima della sospensione delle attività, ho visto cose davvero buone. Bisogna ancora migliorare sotto qualche aspetto, sulla mentalità soprattutto. Il campionato non lo vince la squadra che ha i nomi, ma chi ha più grinta, chi mette più intensità.

Com’è possibile creare l’alchimia in un gruppo nuovo, viste le difficoltà di potersi vedere e allenarsi insieme?

E’ un discorso complesso. Fortunatamente, le ragazze sono state molto disponibili. Stanno facendo le sedute di allenamento a casa, ogni settimana propongo delle schede e ci vediamo tramite videochiamate. E’ importante sentire quell’entusiasmo, anche vedendosi attraverso uno schermo. Non dobbiamo mollare.

Quando ricomincerà il campionato d’Eccellenza femminile in Campania?

Non si sa, dopo le ultime dichiarazioni di Spadafora è tutto incerto. Forse dal 2021. Ma noi dobbiamo farci trovare pronti, abbiamo tanto da perdere e le ragazze lo sanno. Il presidente per noi ha fatto tanti sacrifici e vorrei ringraziarlo per questo.

Elio, vede crescere il movimento calcio femminile a livello nazionale e regionale?

Sì è cresciuto, soprattutto dopo l’ultimo mondiale. E’ un movimento in crescita anche grazie alle società come la Juventus, la Roma, il Milan. Molti club hanno una squadre maschile e una femminile, anche nella Serie B. Sotto molti punti di vista il movimento è cresciuto, ma in Campania non c’è stata la stessa evoluzione. Purtroppo, secondo me, si è lavorato male nei settori giovanili. Troppo spesso si pensa solo al risultato finale. Da quando ho cominciato ad allenare, sono diminuite le squadre femminili nell’area campana, non si fanno gli stessi numeri di prima. Le ragazze sono poche, tante si sono perse per strada, anche per motivi lavorativi. Purtroppo, i guadagni per le calciatrici sono ancora molto bassi. Per poter vivere molte di loro devono lavorare, devono crearsi un futuro e pensare a quando finirà la loro carriera sportiva.

Lei ha allenato anche una squadra maschile? Ci sono differenze con il calcio femminile? 

Sì, sono stato allenatore della Juniores, con il quale ho mantenuto un ottimo rapporto con i ragazzi. Abbiamo avuto grandi risultati, ma soprattutto ho legato molto con loro. Il calcio maschile è bello, anche se per certi versi quello femminile è più entusiasmante.

Ha allenato ragazze forti, talentuose e che ora giocano ad alti livelli?

Si certo, per esempio Angelica Parascandalo gioca in Serie A nel Bari. Posso fare tantissimi nomi, c’è chi gioca nel Pomigliano in Serie B, o chi gioca nel San Marino in A. Ma anche nell’Independent ho diverse ragazze davvero forti. Tuttavia, c’è un portiere che ho fatto esordire a 15 anni in Serie B: Vittoria Foczmaniak, classe 2001. Rimpiango che abbia smesso di giocare, la prenderebbe qualsiasi club ai massimi livelli. Mi ha seguito sempre, è una ragazza d’oro. Purtroppo non ha continuato il percorso per alcune situazioni personali. Nel corso della mia carriera ho davvero visto e allenato tante ragazze forti.

Crede tantissimo nel settore giovanile?

Sì, è la base. Credo sia molto importante e sono dell’idea che bisogna lavorare bene nel settore giovanile, bisogna dare uno sbocco alle ragazze che giocano. E’ un peccato perderne molte che dopo aver terminato un percorso in Primavera smettono di giocare.

Credit Photo: Napolicalciolive.com

Chievo Women-Empoli 0-4: finisce il percorso delle gialloblù in Coppa Italia

Torna in campo il Chievo Women, dopo uno stop forzato di circa tre settimane. Si gioca infatti la seconda giornata del girone di Coppa Italia TimVision. Nella prima sfida le ragazze sono state sconfitte per 1-2 dal Ravenna Women.

PRIMO TEMPO: Classica fase di studio nella prima fase di gara, con le due squadre che cercano il modo di farsi male. Al 5′ si fa vedere l’Empoli con Morreale, ma il suo tiro si perde sul fondo.

VANTAGGIO EMPOLI: Al 9′ si sblocca la gara, con l‘Empoli che passa in vantaggio. Segna Prugna, che con un gran sinistro riesce a cogliere l’incrocio dei pali, spiazzando Magalini e portando così le empolesi in vantaggio.
Al 19′, dopo una fase di lotta a centrocampo, si rifà vedere in avanti l’Empoli, ma il tiro di Knol è centrale e viene parato facilmente da Magalini. Al 27′ è ancora l’Empoli ad attaccare, stavolta con Miotto, che però, dopo un’azione di contropiede, conclude in maniera debole e centrale.

RADDOPPIO EMPOLI: Al 38′ raddoppia l’Empoli. Gran progressione palla al piede di Toniolo che prova il tiro, respinto da Tunoaia. Sulla respinta è lesta Dompig, in sospetta posizione di fuorigioco, a insaccare, portando il risultato sullo 0 – 2. Decisione che lascia tanti dubbi, visto che il guardalinee aveva segnalato il fuorigioco. Non è dello stesso avviso però il direttore di gara, che convalida la marcatura.

TERZO E QUARTO GOL EMPOLI: Al 44′ l’Empoli chiude virtualmente la gara grazie a Caloia, che riesce a prendere un pallone vagante in area, spedendolo in fondo al sacco. Al 45′ Caloia si ripete. Palla in profondità di Dompig che arriva all’esterno empolese, che da dentro l’area riesce a trovare l’angolino, battendo una incolpevole Magalini. Si chiude così il primo tempo. Buona la qualità di gioco del Chievo, che però paga la differenza di esperienza con le avversarie.

SECONDO TEMPO: Si lotta molto a centrocampo nella prima fase della seconda frazione, con le due squadre che faticano a creare occasioni. Al 58′ si fa vedere in avanti l’Empoli con Miotto, che da dentro l’area di rigore però spedisce alto sul fondo. Al 65′ sono ancora le empolesi a farsi vedere in avanti con Acuti, che però spedisce il suo destro largo di un paio di metri alla sinistra di Magalini. Al 75′ e all’80′ ci prova ancora l’Empoli con Bellucci, che colpisce male, spedendo il suo tiro alto sopra la traversa e con Cinotti, che conclude in maniera debole e centrale.

Finisce così la gara, con l’Empoli che riesce a vincere per 0-4. Troppa la distanza tra le due squadre, con le ospiti che lottano per l’alta classifica in Serie A. Non hanno però assolutamente demeritato le ragazze del Chievo Women, che hanno giocato con personalità, dimostrando a tratti anche una buona qualità nel gioco palla a terra. Testa ora nuovamente al campionato di Serie B, con la sfida da giocare domenica in trasferta contro il Tavagnacco.

IL TABELLINO DELLA GARA

ChievoVerona Women (0): Magalini; Pecchini, Tunoaia, Zanoletti, Carleschi (46′ Salimbeni); Bertolotti (72′ Zanoni), Prost (59′ Martani), Tardini; Dallagiacoma, Peretti, Boni (46′ Botti).

Empoli Ladies (4): Fedele; Di Guglielmo (60′ Acuti), Brscic, Giatras (46′ Cinotti), Toniolo (81′ De Rita); Morreale, Knol, Prugna (60′ Bellucci); Miotto, Dompig, Caloia (81′ Polli).

Marcatori: 9′ Prugna (E); 38′ Dompig (E); 44′ e 45′ Caloia (E).

Ammoniti: 87′ Polli (E)

Credit Photo: Chievo Verona Women F.M.

In coppa con il Sassuolo, obbligatorio vincere

Il Napoli Femminile dovrà necessariamente vincere contro il Sassuolo (domani al Caduti di Brema di Barra, fischio di inizio alle ore 18) per centrare i quarti di finale di Coppa Italia dopo che le emiliane si sono imposte per due a quattro sul campo del Pontedera (dove le azzurre avevano vinto uno a zero).
Assenti per infortunio Di Marino, Di Criscio e Chatzinikolaou, mister Marino dovrà pazientare ancora per l’esordio di Rijsdijk per ragioni di tesseramento.
Per presentare la gara, il Napoli Femminile ha scelto di far raccontare ai membri dello staff tecnico Francesco Persico (collaboratore tecnico), Arturo Tudisco (preparatore dei portieri) e Euro Baracchi (preparatore atletico) la loro esperienza al fianco delle atlete azzurre: dettagli da curare, metodologie di lavoro da adattare al calcio femminile e tante, tantissime, emozioni condivise con le ragazze in questi mesi di allenamenti e partite.

Credit Photo: Napoli Femminile

“Soccer Mom”: la difficolta’ di essere madre e calciatrice

Le atlete madri, che portano avanti una carriera negli sport, sono sempre più numerose al mondo. Ma se questa figura di “giocatrice mamma” stereotipa della donna del ceto medio urbano  impegnata la maggior parte del tempo a seguire i figli nelle loro attività extrascolastiche, tra cui il calcio, è l’espressione concreta di chi riesce a portare avanti una vita parallela tra le due difficili realtà.

Ma si può veramente essere madri e calciatrici? Quali garanzie hanno le giovani calciatrici dilettanti italiane, e non professioniste, che in Italia intendono avere un figlio? Negli Stati Uniti, avendo uno stipendio ed essendo già riconosciute giocatrici professioniste, le calciatrici madri che iniziano la gravidanza hanno tutti i diritti di maternità: stipendio garantito, asilo, ferie e congedi retribuiti fino al termine della gravidanza. In Italia, nei casi più fortunati, ma non sicuramente tutte, puoi ottenere un reintegro in squadra al termine del periodo di fermo-maternità; perché essendo dilettanti il rimanere incinta significa il “recesso del contratto”.

 Ed è soprattutto per questa penalizzazione che molte atlete devono scegliere tra la carriera e la gioia di crearsi una famiglia. La bella novella inizia sempre con molta “paura”: una settimana prima ci si trova in campo con le compagne ad allenarsi e di colpo si legge un comunicato, dove la ragazza risulta essere “infortunata”. Ma come, stava benissimo che le è successo? Solo dopo dirà, sono incinta!
Le prime settimane sono molto dure, poiché tra visite mediche e affaticamento, non si è capito da subito dello stravolgimento che stava per compiersi. L’avventura nella nuova mamma, come tutte le donne, inizia sempre tra i pianti di gioia del lieto evento e la tragedia di dover abbandonare il gruppo e le compagne amiche, per un certo periodo di tempo: forse, per sempre. E poi, la squadra che credeva nella ragazza che starà per diventare madre come prenderà la notizia, la società che sta per perdere una figura importante sul terreno di gioco come potrà rimediare alla sua assenza?
Tutte queste domande scorrono velocemente nella testa della giovane calciatrice: come se il lieto evento fosse divenuto una tragedia alla quale non era preparata senza contare le enormi difficolta che dovrà affrontare con il neo nato.
Le paure sono sempre molte, sopra tutto perché non avendo con le società veri e propri contratti di lavoro, ma scritture private che prevedono la recessione nel caso in cui l’atleta resti incinta.

Eleonora PETRALIA, centrocampista e capitano di serie A con il San Zaccaria di Ravenna, nonostante l’affetto delle sue compagne e società alla bella notizia, al termine della sua maternità dovrà trasferirsi al Castelvecchio per giocare in serie B. Questo esempio sarà una scelta di vita e certamente soggettiva, forse dettato dalla volontà della singola atleta di vivere con la propria famiglia, condividendo il calcio e lo sport come una passione e/o lavoro part time, ma è l’esempio chiave dove le ragazze hanno difronte una scelta: la carriera o la famiglia.

 Ma quali sono le risposte delle Società alla notizia che una sua atleta rimarrà bloccata dal campo? Alcune restano molto vicino alla ragazza, rimborsando tutti i costi come se stesse giocando in forma attiva con le compagne, ma non tutte le squadre possono permettersi questo gesto di umanità e civiltà. La gravidanza non deve essere una “penalità” ma un completamento dell’atleta.
Da qui l’idea di mantenere i contatti con la squadra, le compagne e atlete, è assolutamente fare gruppo e mantenendo il posto in società sia in campo che fuori è incoraggiare tutte a vivere l’evento in modo sereno e bello.
In Spagna le calciatrici hanno un salario minimo, ferie pagate, e garanzie per infortuni e maternità mentre in America vi sono asili nido gratuiti per le giovani madri che giocano a pallone. Quando in Italia si potranno avere tutte queste garanzie? La strada è ancora lunga, e non saremmo noi a prendere le scelte giuste, ma è giusto sottolineare queste difficoltà di modo che il mondo del calcio femminile possa anche da noi affermarsi in modo chiaro e concreto a livello mondiale.

Credit Photo: Pagina Instagram Alex Morgan

Alessandro Spugna, coach Empoli: “La classifica ci piace, stiamo facendo bene”

È intervenuto ai microfoni di Radio Toscana il mister dell’Empoli Ladies Alessandro Spugna. Nel corso dell’intervista durante la nota trasmissione “Artemio” il mister si è così espresso sulla Fiorentina Women’s:

“La classifica attuale? Dimostra un inizio positivo da parte dell’Empoli Ladies: una squadra rivoluzionata e giovane composta da giocatrici di talento, non ne sono poi così stupito. La classifica ci piace, stiamo facendo bene ed abbiamo sostanzialmente raccolto quello che volevamo. L’Empoli è la più giovane in Serie A e tra le più giovani in Europa. Questo è un progetto che il club ha voluto fortemente. La Fiorentina Women’s? Per me è solo un po’ in calo ultimamente, ma ha tutte le carte per fare un buonissimo campionato”

Credit Photo: Alessio Boschi

Vincenzo Spadafora, Ministro dello sport: “Il calcio dilettantistico non ripartirà a breve. Aiuti economici estesi fino a dicembre”

“Non sono ottimista per un riavvio delle attività calcistiche dilettanti a breve durata”, sottolinea Vincenzo Spadafora. Il Ministro per le politiche sportive è intervenuto alla trasmissione Porta a Porta. “L’attuale DPCM scadrà il 3 dicembre prossimo, nel nuovo è difficile inserire la norma per riaprire le attività”. Spadafora chiude purtroppo al ritorno del calcio dilettantistico. Pertanto, la Serie C Femminile vedrà prolungarsi il proprio stop alle attività. “In questo momento non abbiamo certezze assolute di quello che sarà l’andamento del contagio. Non vogliamo replicare agli errori commessi in estate lasciando liberi tutti. Si tornerà a fare sport solo quando avremo un ampio margine di sicurezza”, ha dichiarato il Ministro.

“Se i dati miglioreranno nelle prossime due settimane, potremo sicuramente rivedere la questione. Se le misure adottate finora dovessero dare gli effetti sperati allora ci faremo trovare pronti. Il prossimo DPCM del 4 dicembre però non conterrà la norma che porterà al riavvio delle attività”. Spadafora chiude ma lancia allo stesso tempo segnali di speranza. Ma i lavoratori delle ASD e SSD cosa faranno? “A loro verrà esteso il bonus fino a dicembre – continua il titolare del dicastero – Tutti gli operatori, allenatori e tecnici del calcio dilettantistico saranno pagati. Allo stesso tempo, tutte le utenze delle società sportive attualmente ferme saranno coperte dai soldi messi dal Governo”.

Nel corso del suo intervento in Rai, Spadafora ha poi toccato l’argomento “Riforma dello sport”. “C’è la necessità di dare un cambiamento sostanziale al mondo sportivo e renderlo al passo con la modernità. Tra gli argomenti c’è senza dubbio l’inserimento del professionismo nel calcio femminile. Abbiamo un accordo quasi totale e per questo ringrazio le forze politiche che hanno lavorato alla stesura del testo. Resta un piccolo scoglio da superare ma penso che entro fine novembre la Riforma sarà completata”, conclude l’esponente del Governo.

Manuela Giugliano sempre più al centro della Roma: “Orgogliosa di aver indossato la fascia da capitano”

Manuela Giugliano esulta sul proprio profilo Instagram dopo la vittoria per 5-0 della Roma Femminile contro il Tavagnacco. Giornata speciale per la centrocampista della formazione giallorossa, che ha indossato la fascia da capitano nel corso del match. Ecco le sue parole:

“La sensazione che si prova ad indossare la fascia da Capitano è indescrivibile! Sono orgogliosissima e ancor più onorata di averla avuta al braccio con questo numero e questa maglia.
@elibartoli13 GRAZIE😍spero di averla onorata al meglio.
Complimenti alla squadra per aver portato a casa la partita”😍
TAVAGNACCO-AS ROMA 0-5
#asroma #asromaofficial #capitano #10 #francescototti #coppaitalia #tavagnacco
Credit Photo:Pagina Instagram Manuela Giugliano

Da Karen Menzies a Kyah Simon, le australiane indigene che hanno avuto un impatto significativo nelle Westfield Matildas

C’è una profonda ironia nelle pagine della storia del calcio australiano. Mentre il gioco è stato introdotto nel 19° secolo dalle stesse forze coloniali che hanno negato il riconoscimento alle comunità native australiane, il calcio è diventato uno dei pochi spazi sportivi in ​​cui gli aborigeni sono stati accettati – e persino celebrati – come parte della vita culturale australiana.

In effetti, le persone provenienti dalle cosiddette “First Nations” sono state coinvolte nel calcio per molto più tempo di quanto le storie ufficiali riconoscano.

“L’Australia aborigena aveva sviluppato una cultura sportiva molto prima che gli europei arrivassero nel continente australiano”, scrive il professor John Maynard nel suo libro The Aboriginal Soccer Tribe.

“William Blandowski, uno dei primi scienziati pionieri che esplorò la regione del fiume Murray vicino a Mildura nell’angolo nord-ovest di Victoria, vide una partita di baseball degli aborigeni giocata dal Nyeri Nyeri, nel 1857”.

Anche le donne aborigene sono sempre state al centro di questa storia. Già dalla metà del XX secolo, secondo Maynard, le donne delle First Nations partecipavano al gioco del calcio insieme alle loro coetanee: uno spazio dove potevano scappare, anche solo per un’ora alla settimana.

Karen Menzies, ad esempio, ha usato il calcio come supporto per elaborare il dolore intergenerazionale dovuto al far parte della “generazione rubata” dopo essere stata sottratta alla madre naturale all’età di otto mesi. Crescendo, Menzies iniziò a capire cosa fosse successo e a fare i conti con la sua complessa storia ed identità. Identità di donna aborigena la cui famiglia era stata distrutta. Ma mentre la sua identità culturale era in continua evoluzione, qualcosa per lei è rimasto costante, il calcio.

Come molte ragazze all’inizio degli anni ’70, Menzies ha iniziato a giocare con il fratello adottivo e altri ragazzi a scuola. Nonostante gli impedimenti tentati dagli adulti intorno a lei, come insegnanti, genitori affidatari e assistenti sociali, Menzies ha continuato a giocare comunque. E dopo il suo trasferimento a Newcastle nel 1976, ha partecipato alla sua prima competizione femminile in assoluto.

“Non c’è dubbio che il calcio sia diventato un’ancora di salvezza per me.”

E da lì in poi la sua carriera ha fatto solo passi da gigante, è stata chiamata a giocare nel NSW State Open l’anno successivo, dove sarebbe rimasta per altri 13 anni. Nel giorno del suo 21° compleanno, Menzies è stata informata di essere stata scelta per rappresentare la squadra nazionale, la prima donna aborigena a farlo nella storia del calcio australiano.

Menzies è stata la prima donna australiana indigena a indossare la maglia della nazionale nel 1983, ma non è stata l’ultima.

Kayleen Janssen è diventata la prima donna indigena a rappresentare l’Australia in una Coppa del Mondo femminile FIFA nel 1995.

Anche l’attaccante mancina Belinda Dawney, orgogliosa donna Bundjalung di Tweed Heads, è stata un’altra sportiva estremamente dotata e impegnata. Dopo aver vinto una borsa di studio alla Queensland Academy of Sport, per tre sere alla settimana per due anni e mezzo, Dawney ha fatto il viaggio di andata e ritorno (di 250 chilometri) da Tweed Heads a Brisbane solo per potersi allenare.

Per molto tempo, Bridgette Starr è stata una delle giocatrici indigene con più presenze nelle Westfield Matildas. Un talento immenso, Starr rappresentato l’australia in diverse Coppe del Mondo femminili e ai Giochi olimpici.

Poi sono arrivate Lydia Williams e Kyah Simon. Un’altra giocatrice dotata di un innato talento per sport è senz’altro Kyah Simon, che ha scritto il suo nome nei libri di storia australiana molte volte. Da adolescente, l’attaccante ha segnato il rigore vincente che ha portato l’Australia a vincere la Coppa d’Asia femminile 2010 organizzata dall’AFC. Un anno dopo ha aggiunto un altro record diventando la prima australiana indigena a segnare in una Coppa del Mondo FIFA con la sua doppietta contro la Norvegia nel 2011. Quattro anni dopo, ancora una volta è stata Simon a segnare contro il Brasile per registrare la prima vittoria a eliminazione diretta dell’Australia a una Coppa del Mondo senior. Con 92 presenze, Simon è sulla buona strada per un altro pezzo di storia: la prima calciatrice indigena a registrare 100 presenze con l’Australia.

Lydia Williams è ad oggi tra i migliori portieri femminili del mondo, gioca per uno dei migliori club del mondo e ha il maggior numero di presenze tra i portieri delle Westfield Matildas. Dentro e fuori dal campo, Williams è sempre stata influente per le sue compagne.

“Negli ultimi 40 anni le donne aborigene hanno lasciato un’impronta indelebile nel gioco mondiale e nel suo sviluppo in Australia”, ha affermato il professor Maynard.

Con il numero crescente di ragazze indigene che iniziano a giocare a calcio, non c’è motivo per cui non sperare che possano lasciare un’impronta ancora più grande in futuro.

Photo Credit: Westfield Matildas

Valeria Monterubbiano, Sassuolo: “Obiettivi? Migliorare il piazzamento in classifica e restare sempre umili”

Il campionato di serie A femminile è fermo per gli impegni di Coppa Italia e della Nazionale che giocherà in Danimarca. Nel frattempo si stanno giocando le gare del torneo nazionale e tra i successi spicca quello del Sassuolo a Pontedera. Le neroverdi sono terze in classifica e domani si giocheranno il passaggio del turno a Napoli. Ilnapolionline.com ha intervistato la centrocampista Valeria Moterubbiano.

Di recente avete battuto l’Hellas Verona e il Pontedera, davvero un ottimo inizio per la squadra di mister Piovani.
“Siamo contente del nostro inizio di stagione dove è venuto alla luce il nostro valore. Dopo la sconfitta con la Juventus era importante far bene con l’Hellas Verona in campionato, ci serviva per ripartire e l’abbiamo fatto. Contente anche del successo in Coppa Italia contro il Pontedera e anche a livello personale per aver trovato il goal contro le toscane”.

Parlavi dello stop contro la Juventus, era per voi uno scontro importante per la classifica. Cosa manca per essere al loro livello secondo te? 
“La Juventus ha indubbiamente una rosa molto forte, con elementi di grande esperienza. Ecco su questo aspetto forse noi pecchiamo un po’, siamo un gruppo molto giovane che deve saper gestire i momenti, curando i particolari. A Vinovo ce la siamo giocata per un tempo, ma alla lunga è venuta fuori la loro esperienza nei momenti chiave del match”.

Nonostante gli infortuni subiti ad inizio stagione, il Sassuolo è nelle prime posizioni. Cosa ne pensi in merito?
“L’inizio non è stato dei più semplici, a causa degli infortuni che sono stati gravi per noi. Per fortuna ci siamo riprese grazie alla forza e alla compattezza del gruppo e siamo al momento terze in classifica, tra buone prestazioni e risultati positivi”.

Oltre all’esperienza di Valeria Pirone si sta mettendo in mostra la classe 2002 Bugeja. Ce ne potresti parlare?
“Valeria (Pirone), assieme ad Alice Parisi, è l’elemento con maggior esperienza nel nostro gruppo. Lei si sta confermando davvero una calciatrice fondamentale in zona gol e il suo contributo è davvero determinante. Haley Bugeja, come si è visto già dal suo esordio, è una delle giovani di più prospettiva. Nonostante la sua giovane età si è inserita subito bene nella squadra e ha dimostrato non soltanto di avere delle ottime qualità fisiche e tecniche ma di avere la testa sulle spalle, e penso sia proprio questo che le farà fare la differenza”.

Vedendo le partite di serie A femminile, si nota non solo una crescita sul piano tecnico ma anche sull’intensità. Sono passi importanti per il vostro movimento?
“Il nostro movimento sta crescendo e davvero tanto, non solo sul piano mediatico, ma anche sugli aspetti che tu hai detto. Ora si vede una maggior intensità nelle partite di campionato e una crescita a livello tecnico. Tutto ovviamente ci rende felici, in attesa del passaggio al professionismo, ma sicuramente la strada è quella giusta”.

Domani affronterete a Napoli le azzurre per il passaggio del turno in Coppa Italia. Come vi state preparando per la sfida di Barra?
“Sarà per noi una sfida importante, perché il Napoli è una squadra ben organizzata e nella gara di campionato ci ha messo in difficoltà. Dovremo giocarcela come sempre, al meglio delle nostre forze. Gli obiettivi? Sicuramente migliorare la classifica della passata stagione, sapendo che dovremo sempre restare con i piedi per terra seppur con la consapevolezza di quelli che sono i nostri mezzi”.

Credit Photo: Arnaldo Cavallotti

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