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Taca da Portugal e Taca da Liga 2019/2020 saranno concluse: da ottobre tutti i match

Il Covid 19 in giro per il mondo aveva fatto interrompere molte competizioni, obbligando gli organizzatori a rimandare il tutto il prima possibile. In Portogallo, il campionato scorso si è concluso con la vittoria del Benfica senza però terminare tutte le partite. Stessa sorte era stata lasciata per le due coppe nazionali, la Taca da Portugal e la Taca da Liga.

Il primo torneo era stato interrotto poco prima la disputa della selezione delle partecipanti al turno finale. Ad un passo dal match decisivo sono arrivate Famalicao e Benfica che scenderanno in campo per la prima semifinale. Il match del 14 ottobre sarà una sorta di finale anticipata. Tutti e due i club potevano benissimo giocarsi il trofeo in fondo, ma il fato ha deciso di farle incontrare prima. Il Famalicao sta disputando una prima parte di campionato impressionante: tre vittorie su altrettante partite giocate, 18 goal messi a segno e solo uno subito. Le bianco azzurre arrivano al match volenterose di portare a casa il risultato. Il Benfica però non sarà un osso facile. Anche le campionesse in carica sono a punteggio pieno , stessi goal fatti e stesse reti subite. Si preannuncia un match a dir poco infuocato.

L’altro turno vede protagoniste Braga ed Estoril Praia che disputeranno la partita il 18 novembre. La prima sta contendendo il primato del girone nord al Famalicao. Sta tenendo un buon ritmo in campo e le statunitensi arrivate alle biancorosse stanno fornendo il loro fondamentale apporto. L’Estoril Praia, inserita in campionato in un girone di ferro con Sporting Lisbona e Benfica, sta cercando di ritagliarsi il suo spazio. È attualmente al secondo posto con 7 punti e si sta confermando come la terza forza della lega. In questo turno sembra essere la sfavorita, ma le gialloblu sapranno dare filo da torcere.

La seconda competizione da portare a termine è la Taca da Liga, la seconda coppa nazionale. Qui mancava solo un match, ovvero la finale. Le due squadre arrivate a contendersi il trofeo sono le già citate Benfica e Braga. La sfida in programma per il 16 dicembre offrirà uno gara di tutto rispetto dove tutti e due i club hanno le carte per vincere.

Valentina Giacinti, Milan: “Fondamentale vincere oggi, dovevo ritrovare me stessa”

Valentina Giacinti, attaccante del Milan femminile, intervistata da Milan TV, ha parlato del successo sull’Empoli e della settimana difficile dopo la sconfitta contro la Juve:

“Era importante riscattarci e portare a casa questi tre punti, l’anno scorso li abbiamo persi. Era fondamentale vincere dopo la sconfitta con la Juve, la squadra ha risposto bene, poi penseremo alla gara con l’Inter. Era fondamentale ritrovare la squadra, per me era importante ritrovare me stessa, ringrazio le persone che mi sono state vicine. Oggi ha vinto la cattiveria e la volontà di portare a casa la vittoria”.

Credit Photo: Marco Montrone

Sam Kerr indosserà le nuove “Mercurial Dream Speed” al fianco di Cristiano Ronaldo e Kylian Mbappé

Nike ha svelato l’ultima edizione delle sue scarpe da calcio Mercurial Dream Speed, disegnando la silhouette per i calciatori e le calciatrici più veloci del gioco. Lo stivale presenta una serie di motivi ondulati sulla tomaia, che fanno riferimento all’influenza della velocità, mentre altri dettagli sono sottili cenni allo sport stesso.

Il motivo punteggiato sulla scarpa è un cenno alle formazioni utilizzate dalle squadre vincenti, mentre una griglia ondulata ricorda l’effetto increspato prodotto dalla rete quando viene segnato un gol. Altre caratteristiche includono una piastra traslucida e una colorazione fluorescente attorno allo Swoosh stesso. Infine, la scarpa è rifinita con una stampa Safari, che celebra i 10 anni da quando il motivo è stato utilizzato per la prima volta su una scarpa da calcio.

Le Nike Mercurial Dream Speed ​​3 saranno indossate in campo da alcuni dei giocatori più veloci del calcio, tra cui Cristiano Ronaldo, Kylian Mbappé e Sam Kerr.

Annunciando le nuove scarpe che indosserà, Ronaldo ha detto: “Queste scarpe sono tutte incentrate sulla ricerca dei tuoi sogni e sul fare tutto il possibile per raggiungerli. Un piccolo consiglio a cui tutti dovrebbero pensare quando le indossano: lavorate sodo e pensate in grande, e i vostri sogni potranno diventare realtà”.

La scarpe è ora disponibile dal negozio web Nike.

Photo Credit: Nike News

Roberta Bozzoli, Area Calcio Alba Roero: “Non ci nascondiamo punteremo alla Serie C”

In Piemonte uno dei club che partecipa al torneo d’Eccellenza regionale è l’Area Calcio Alba Roero. La società capeggiata dal patron Luciano Cane sarà guidata, in panchina, dal tecnico Gianfranco Tufo. Abbiamo raggiunto, per una breve intervista, uno dei perni del team gialloneroli Roberta Bozzoli, punta trentenne di Barolo, che dal 2016 veste la casacca della squadra piemontese.

Roberta come hai iniziato ad avvicinarti al calcio?
“Ho cominciato a giocare a calcio in cortile con mio fratello e i miei amici, tutti maschietti. Il papà del mio vicino di casa era l’allenatore della squadra di paese e mi ha convinta ad iniziare. Cosi all’età di 8 anni, nonostante qualche piccola iniziale rimostranza da parte dei miei genitori, ho mosso i primi passi senza smettere più. Mi sono innamorata di questo sport; mia madre nel frattempo è diventata la mia prima fan e mi segue ancora oggi”.

Quali maglie hai vestito nel tuo passato?
“Ho iniziato a 8 anni a giocare nella Lamorrese, squadra maschile vicino a casa mia. Poi sono seguite le esperienze nel femminile con Fossano, Albese e Cavallermaggiore, club con il quale l’Area Calcio Alba Roero si è fuso” nel 2016″.

Ora sei il capitano di questa squadra, cosa provi ad indossare quella fascia al braccio?
“Sono qui dal 2016 e da due anni sono il capitano di questa squadra e per me rappresenta un vero orgoglio. Il nostro è un gruppo affiatato e sono convinta che ciò che ci contraddistingue sia l’umiltà, ma allo stesso tempo la consapevolezza di ciò che siamo e che insieme possiamo davvero raggiungere traguardi importanti”.

Come è andata lo scorso anno per voi?
“L’anno scorso è stata una stagione purtroppo travagliata, visto che si è chiusa in maniera anticipata. Siamo partite con l’idea di fare un campionato di alto livello,ma purtroppo l’emergenza sanitaria ci ha costrette ai box”.

Dove puntate di arrivare in questa stagione?
“Quest’anno non vogliamo nasconderci dietro a un dito e puntiamo sicuramente ad un campionato da protagoniste. Rispetto all’anno scorso e al gruppo consolidato, sono arrivate giocatrici di categoria e esperienza e giovani ragazze talentuose che hanno portato entusiasmo ed anche un po’ di sano agonismo. Cercheremo di lavorare tutte insieme con umiltà e dedizione affinché il sogno della promozione possa avverarsi”.

Quale è il tuo pensiero sul calcio femminile di oggi?
“Finalmente vedo fermento intorno al mondo del calcio femminile. Vedo bambine avvicinarsi a questo sport e sono felice che i genitori vivano questa scelta con serenità. Personalmente ho vissuto qualche pregiudizio in passato,ma credo che quel tempo per fortuna sia finito. L’Area Calcio ha una splendida squadra femminile di Under 12 e tante sono le società intorno a noi che si stanno muovendo in questa direzione”.

Quale è il tuo ricordo più bello legato al calcio?
“Il ricordo più emozionante legato alla mia carriera calcistica  è sicuramente quello  della vittoria del campionato nel 2012 con l’Albese. Ultima giornata di campionato e siamo davanti alla seconda di un solo punto. La partita è ferma sullo zero a zero e non intende sbloccarsi. Tra primo e secondo tempo ci arrivano voci che la seconda in classifica sta dilagando contro l’avversaria,mentre noi sembriamo impietrite. A dieci dalla fine finalmente mi arriva una palla e arrivo sola contro il portiere. Tiro, la palla sembra andare al rallentatore,  ma alla fine entra  e noi vinciamo la partita e il campionato. Mi vengono ancora i brividi adesso. La cosa che mi fa sorridere è che oggi gioco ancora con ragazze che nel 2012 hanno condiviso quel momento con me. Sarebbe stupendo potessimo replicare e gioire così tanto, ancora insieme. Sognare, d’altronde, non costa niente”

Il Santa Teresa sorprende il Betis

Betis - Santa Teresa Primera Iberdrola
Betis - Santa Teresa Primera Iberdrola

Nel sabato calcistico, il Santa Teresa sorprende il Betis e si porta a quattro punti.

Vi avevamo raccontato del ritorno di Ángela Sosa alla sua terra, nel Betis, e nella prima partita ha subito segnato per la sua squadra. Ma le neopromosse del Santa Teresa hanno dominato l’incontro e ha trovato il primo goal già al 25° con Belén su passaggio di Neira. Mari Paz e Sosa hanno cercato il pareggio ma al 70° ecco il goal di Zafra dalla distanza. Sosa ha segnato il goal della bandiera con il neo acquisto ma l’espulsione di Valle a due minuti dalla fine ha bloccato la rimonta biancoverde.

Ecco le formazioni:

Betis: Gerard; Medina (Ana 75’), Ana González (Nana 46’), Dorine, Valle; Rosita Márquez (Otermin 61’), Eva Llamas, Ángela Sosa; Aixa Salvador, Altuve, Mari Paz (Abam 55’).

Santa Teresa: Aguirre; Lordemann, Ariadna, Visco, Parralejo; Neira, Naya (Zafra 70’), Estefa, Blanca; Belén, P. Mascaró (Tammik 78’).

Nelle altre due partite ecco il pareggio per 2-2 tra Levante e Eibar. Esther segna i due goal per il Levante ma le basche prima accorciano le distanze con Llompart e poi pareggiano con Kgatlana in pieno recupero. Esther vola a 3 reti in testa alla classifica marcatrici e mostra il suo grande stato di forma.

Le formazioni al Ciudad Deportiva de Buñol:

Levante: Valenzuela; Alharilla (Lucía 77’), Rocío Gálvez, Cometti (María Méndez 77’), Jucinara; Toletti, Irene Guerrero; Andonova (Eva Navarro 60’), Zornoza, Carol Férez; Esther.

Eibar: Malena Mieres; Queralt, Jujuba, Aizpuria (Puyi 65’), Ruth; Mar Torres, Llompart, Sheila (Kgatlana 69’); Morera (Arola 46’), Adule (Kuki 81’), Sara Navarro (Napo 65’).

Nella terza sfida della giornata, l’Atlético pareggia 1-1 con il Granadilla con Aline Reis che ha parato un rigore a Duggan prima del riposo. Van Dongen aveva portato le colchoneras in vantaggio ma Pisco ha pareggiato per le canarie al minuto 89. L’Atlético sale così a quattro punti ma potrebbe già a essere a due lunghezze dal Barcellona dopo due giornate.

Le catalane giocano con il Logroño, stessa sfida della finale di Coppa della Reina 2019-20 che si giocherà a febbraio in data e luogo da decidere. Oltre a Barça-Logroño, domani aprirà la giornata alle 11 Sevilla-Athletic. Alle 12 ecco Valencia-Real Madrid con le murcièlagas alla ricerca del punteggio pieno dopo la salvezza ottenuta solamente per la pausa del campionato. Alla stessa ora si giocano anche Madrid cff-Espanyol e Real Sociedad-Depor. A chiudere alle 13 la sfida del Johann Cruyff con le catalane che non vogliono fare sconti a nessuna…

Le convocate per Juve-Fiorentina

Oggi alle 17 le Juventus Women affrontano la Fiorentina per una grande sfida di campionato (diretta su Juventus Tv).

Ecco le convocate:

42 Bacic

13 Boattin

11 Bonansea

26 Caiazzo

21 Caruso

7 Cernoia

4 Galli

10 Girelli

1 Giuliani

17 Hurtig

2 Hyyrynen

14 Pedersen

8 Rosucci

23 Salvai

32 Sembrant

12 Lundorf

20 Maria Alves

9 Staskova

46 Tasselli

19 Zamanian

Credit Photo: Andrea Amato

Eleonora Goldoni, Napoli Femminile: “C’è più rammarico per il risultato che gioia da parte mia per essere tornata in campo”

Una beffa che certifica un momento sfortunato. Il Napoli Femminile soccombe in casa della Florentia al minuto 43’ della ripresa, complice una ingenuità in fase di possesso palla da cui è scaturito il rigore decisivo trasformato da Cantore. Mister Marino ha confermato in avvio il 4-2-3-1 visto nella ripresa con l’Inter ma ha optato per Beil (poi mezzala dopo 20’) come trequartista al posto di Nocchi. Nella Florentia erano Cantore e Martinovic le calciatrici più avanzate. Avvio equilibrato con la conclusione di Nilsson al nono che termina a lato senza fare neanche il solletico a Perez. Non centra lo specchio nemmeno il pallonetto di Martinovic dopo mezz’ora di pressione ben effettuata dal Napoli nella metà campo avversaria. Al 38’ brutta tegola per le azzurre con Chatzinikolaou che usciva in barella per un problema al ginocchio sinistro. Al 43’ ancora alta la botta di destro dal limite di Martinovic, poi il duplice fischio.

Ripresa al via con una respinta di Perez sul colpo di testa di Martinovic. Al 18’ stessa sfida e stessa vincitrice, vale a dire il portiere del Napoli che in presa plastica blocca la mezzarovesciata del centravanti di casa. Marino allora si giocava la carta Goldoni (con l’ex Inter che poco dopo non arrivava per centimetri a chiudere un cross di Cafferata da destra). Al 43’ rigore per la Florentia perché Pugnali approfittava di un errore delle azzurre in fase di possesso e scappava tutta sola davanti a Perez eludendo il fuorigioco, Di Marino in intervento disperato la atterrava. Cantore dal dischetto trasformava sicura. Impossibile a quel punto reagire per il Napoli.

“C’è più rammarico per il risultato che gioia da parte mia per essere tornata in campo”, Eleonora Goldoni esordisce così ai microfoni dopo il suo esordio in campo con la maglia del Napoli Femminile. Una nota lieta la sua prestazione nel contesto però della sconfitta delle azzurre in casa della Florentia: “Mi spiace perché abbiamo lottato con determinazione fino alla fine, evidentemente dobbiamo metterci ancora qualcosa in più per invertire questo trend di risultati”.

Pensiero finale per la sfortunata Chatzinikolaou: “Sono appena uscita da un infortunio e quindi so cosa sta provando. Spero torni presto. Adesso sta a tutte noi, anche a me, reagire alle avversità e ripartire”. Gli fa eco mister Marino, dispiaciuto logicamente per il ko rimediato in Toscana: “Difficile commentare una partita molto simile ad altre  nelle quali siano state punite al minimo errore, evidentemente in Serie A non ce lo si può permettere e dunque dobbiamo metterci tutti qualcosa in più per centrare l’obiettivo che ci siamo prefissati”.

Photo credit: Napoli Femminile

Simona Sodini, Torino Women: “Voglio portare il Toro nella categoria che merita”

Simona Sodini è un monumento del calcio femminile italiano recente. Ovunque è andata ha dato prova delle sue immense qualità dimostrando di poter dire il suo a qualsiasi età. L’attuale attaccante del Torino Women si è concessa ai microfoni di Digi.TO.it ed ha parlato delle sue esperienze passate, degli obiettivi con il suo Toro e della sua nuova scuola di perfezionamento.

Rispetto alla visibilità, credi che siano stati fatti dei passi concreti in questo senso?
«Sicuramente qualche passo in più rispetto agli anni passati c’è stato. Purtroppo il lockdown ha bloccato un po’ questa visibilità che si era concretizzata dopo i Mondiali femminili. Bisogna crederci ancora e far credere in questo calcio».

Hai partecipato alla conquista del primo titolo della Juventus Women.
«La Juventus è stata la prima società professionistica che ha davvero creduto nel calcio femminile, acquisendo il titolo del Cuneo e investendo. Lì mi sono sentita per la prima volta professionista pur non avendo ancora questo status… Questo significa che da allora qualcosa è cambiato».

Parlando del presente, hai recentemente prolungato il contratto con il Torino Women scegliendo di rimanere nella scalata dalla Serie C. Cosa ti lega a questa maglia?
«Ho sposato questo progetto nonostante la categoria, perché il Toro comunque lo sento anche un po’ mio. Ho indossato per tanti anni questa maglia e ne sono stata il capitano e oggi quel legame è forte come dal primo giorno. Adesso con le mie compagne voglio portare la squadra nella categoria che merita».

Hai anche prestato il suo volto in uno spot contro la violenza sulle donne.
«Si l’ho realizzato con molto piacere proprio per cercare di combattere questa battaglia. Lo spot metteva in risalto come l’uomo anche compiendo in campo un fallo da gioco ai danni della donna potrebbe aiutarla e rispettarla. Si tratta di una metafora calcistica ma che nella vita purtroppo ancora esiste. Dobbiamo cercare di sensibilizzare maggiormente le persone verso questo problema».

Prima che calciatrice sei madre. Come riesci a conciliare la famiglia e l’attività sportiva?
«Essere madre è la cosa che più mi completa dell’essere donna. Conciliare il tutto non è facile, con due bambini è ancora più impegnativo ma sono determinata in ciò che faccio. Cerco di non far mancare niente ai miei figli e trovo il tempo sia per loro che per allenarmi sempre al massimo».

Recentemente hai inaugurato la Asd Simona Sodini, come è nato questo progetto e con quali finalità?
«È una scuola di perfezionamento tecnico per bambine e bambini dai 5 anni in su. Volevo trasmettere l’esperienza acquisita negli anni sia ai piccoli che agli atleti che vogliono migliorarsi, c’è sempre da imparare nel calcio. Molto spesso vediamo in tutte le categorie ragazzi e ragazze che sono bravi ma che magari non hanno le basi per arrivare a certi livelli e questa preparazione è ciò che vorremmo insegnare».

Cosa consigli alle bambine che vorrebbero intraprendere il tuo percorso, ma che spesso sono frenate da pregiudizi e dubbi?
«Fate della vostra vita un capolavoro. Scegliete di essere voi stesse, a vostra libertà, correte, giocate, divertitevi… Vivete il calcio!».

Credit Photo: Instagram Simona Sodini

Carolina Morace si confessa al Corriere della Sera: “Amo una donna. Vedo ancora troppi pregiudizi”

Carolina Morace ha rilasciato una lunga intervista alla giornalista Roberta Scorranese del Corriere della Sera. La leggenda del calcio femminile italiano ha scelto il quotidiano nazionale per concedersi ad una chiacchierata in cui si è aperta su tutto. L’occasione è buona soprattutto per sponsorizzare il suo nuovo libro in uscita a breve. Ma è anche il momento giusto per fare “coming out”. Il suo racconto inizia dall’estremo oriente dove dichiara di aver conosciuto la donna della sua vita, l’australiana Nicola Jane Williams. Da lì in poi è un susseguirsi di aneddoti e storie che illustrano una carriera vissuta contro pregiudizi e critiche, rendendola la leggenda che è oggi.

L’amore, la vita, il calcio. Un racconto intenso, di cuore. Come mai proprio adesso?
“Credo che nella vita ci siano dei momenti in cui certe cose diventano naturali. Forse prima non si è pronti. Poi, un giorno, le parole nascono con una spontaneità nuova”.

Il coming out questa volta viene da uno dei simboli del calcio femminile. E sarà importante per tutte le donne del pallone.
“L’ho fatto naturalmente per loro, per le più giovani, ma l’ho fatto anche per molte mie amiche quarantenni o cinquantenni che ancora non trovano il coraggio di raccontarsi”.

Sarà da sprone anche per gli uomini?
“Il mondo del calcio è pieno di pregiudizi e di omofobia. Non biasimo chi non fa coming out. Per molti uomini il non farlo è una forma di protezione. Credo che sia giusto farlo quando si è pronti, quando si è sicuri di poter togliere la maschera e non rimetterla più”.

Quanto è stata importante Nicola in questa scelta?
“Moltissimo. Lei ha ricevuto un’educazione diversa: in Australia, come in molti altri Paesi del mondo, il fatto che due persone dello stesso sesso si amino non interessa a nessuno. Lei stessa, nei primi tempi della nostra storia, quando veniva in Italia, si meravigliava del peso che diamo a queste scelte. E solo con lei sono riuscita a essere vera, senza maschere. Adesso non mi nascondo più”.

Eravamo rimaste alla gaffe fatta a Tokyo. È andata che vi siete sposate due volte.
“La proposta gliel’ho fatta nel giorno del mio quarantottesimo compleanno. Avevo comprato gli anelli, avevo ripassato per ore la frase “vuoi sposarmi?”. Sono una donna tradizionale, sì, anche in questo caso sono rimasta me stessa. E credere che prima nella mia vita non avevo mai pensato al matrimonio. Ci siamo sposate una prima volta a Bristol, sul piroscafo SS Great Britain e poi in Australia”.

Suo padre che ha detto?
“Gli dissi: “Papà, mi sposo”. E lui: “Bene!” “Sì, ma non con un uomo”. “Va bene! Basta che tu sia felice””.

Lui l’ha sempre incoraggiata in campo?
“Se lui avesse pensato — come molti facevano allora e fanno oggi — che il calcio femminile è uno sport per uomini mancati e non ci avesse visto una prospettiva, io non avrei il trofeo della Hall of fame del calcio italiano. Non ho mai detto “Da grande voglio giocare a pallone”, ho giocato e basta. E dico: non chiedete il permesso di fare una cosa che vi fa stare bene. Fatela. Assecondate il vostro talento. Sarà dura, ma vi sentirete vivi, veri e speciali”.

Forse è questo il punto: molti genitori di potenziali calciatrici non vedono «una prospettiva» nel calcio femminile, almeno in Italia. E finiscono per scoraggiarle. È così?
“È anche così. Il punto è squisitamente culturale: da noi il calcio femminile è soffocato da stereotipi che lo rendono poco appetibile, sì, parlo anche di sponsorizzazioni. Dunque, si deve cominciare a scuola, si deve far capire alle ragazze che anche nel calcio ci può essere una carriera e poi, naturalmente, ci si deve attivare perché questo si possa realizzare. E poi ci vuole qualità: il calcio femminile si merita gente intelligente, colta, preparata. Non gli scarti di un mondo, quello maschile, che non li vuole”.

Investimenti, visioni, talento.
“Basta osservare cosa succede nelle leghe femminili che contano. Il modello tedesco garantisce alle società che non hanno alle spalle la forza del maschile 700 mila euro; a quelle professionistiche, 300 mila. Crediamoci e anche quello femminile diventerà un grande spettacolo. Dobbiamo aspirare a un bel gioco, anche nel calcio giocato da donne”.

Lei ha la fama di «sergente di ferro». È ancora così?
“Ma no, diciamo che sono sempre stata una donna molto ferma nelle mie convinzioni. Quando divenni la prima donna ad allenare una squadra professionistica maschile, la Viterbese di Luciano Gaucci, tutti cominciarono a osservarmi e al tempo stesso tutti si aspettavano chissà quale bizzarria da me. Oltre al fatto che si sentivano in dovere, o in diritto, di darmi consigli. Ma devo dire che allora mi trattarono proprio come un collega maschio”.

Le chiedevano se entrava negli spogliatoi.
“Avrei voluto rispondere: “No, mando dei pizzini” o “un piccione viaggiatore””.

Rigore, ironia, coraggio. Forse Morace, più che essere «fuori dagli schemi» ha uno schema tutto suo, che persegue con forza.
“Mi piace appoggiare chi è intelligente e capace, senza ipocrisie. Di certo non sono una donna che supporta un’altra donna solo per appartenenza allo stesso sesso. Allo stesso modo appoggio gli uomini: la persona viene prima del suo sesso”.

Lei ha allenato la nazionale femminile italiana, la canadese e quella di Trinidad, oltre al Milan, per citare qualche incarico.
“Ho una certa esperienza e sempre ho cercato di comportarmi così come i miei schemi mi hanno suggerito”.

Però del calcio femminile si è cominciato a parlare da poco.
“Esisteva ma non c’era. Centinaia di donne giocavano ma erano circondate da pregiudizi, considerate come maschi mancati. L’unico modo per motivare le bambine, dar loro l’ambizione di diventare campionesse vuol dire restituire al calcio femminile la giusta dignità e smettere di considerarlo un parente povero. Se le bambine saranno motivate potrà aumentare il numero delle praticanti e diventerà, forse, uno sport di massa”.

Carolina, ora lei e Nicola volete un figlio.
“Sì, lo desideriamo. Lei ha già una figlia ed è una bravissima madre, mi commuovo nel vederla parlare così intensamente con la sua bambina, il tempo che le dedica e il modo con cui sta seguendo la sua crescita. Non sarà facile per noi, specie in questo periodo in cui spostarsi per il mondo è complicato a causa della pandemia. So già che dovremo avere pazienza, sia per questo che per tutte le difficoltà che incontreremo”.

Però con lei si sente di poterlo fare.
“Nicola mi ha liberato anche di questo timore. In realtà, quando avevo trentanove anni — e lo racconto nel libro — ho provato a diventare madre. Ero una donna single e determinata ma i figli non arrivarono e così smisi di accanirmi. Dovevo solo aspettare. E con mia moglie oggi mi sento nel momento giusto”.

Lei parla di Nicola con un amore che sembra nato ieri, anche se vi conoscete da anni.
“Lei è bellissima, è intraprendente, è dinamica. Pensi che ha cambiato volto alla mia casa, ma intendo dire sul serio, mettendoci le mani: pavimenti, arredo. È pragmatica, diretta, schietta. Così facendo mi ha aiutata a far luce su di me, a capire chi sono”.

E oggi come si definirebbe (in amore) Carolina Morace?
“Sono semplicemente una donna che ama una donna”.

Fonte: Corriere Della Sera

Inizia il campionato per il Bologna Calcio: test difficile contro il Sassari Torres

Il Bologna Calcio Femminile torna in campo dopo la vittoria di domenica scorsa in Coppa Italia. Oggi è chiamata a disputare la prima gara ufficiale di campionato dopo il passaggio tra ASD ed Spa. Un partenza senza dubbio in salita, che vedrà le bolognesi affrontare alle ore 15:30  il Sassari Torres. La formazione che nelle ultime stagioni ha sempre lottato al vertice del campionato di Serie C.

L’avversario è davvero tosto ma anche nella passata stagione il Bologna, che era in piena lotta retrocessione, riuscì a strappare uno zero a zero casalingo. Il precedente deve spronare le ragazze nel dare il 100%, rimanendo concentrate per tutta la partita.

Le  sarde metteranno sicuramente in difficoltà il Bologna, come ha sottolineato lo stesso Michelangelo Galasso sul sito del Bologna: “Troveremo difficoltà nel costruire gioco contro avversarie che hanno più esperienze, rispetto alla media delle nostre giocatrici: a me piace pensare che giocare a calcio d’insieme sia qualcosa di bello da vedere ed efficace per il risultato finale”. Va infatti ricordato che oltre alla compattezza delle rivali, il Bologna è in ritardo sulla preparazione che ha iniziato da sole due settimane ma il tecnico rossoblù, che è molto soddisfatto di come le atlete stanno reagendo ai carichi, si aspetta “una grande dimostrazione di voler giocare una partita contro una squadra comunque titolata per i nostri livelli: quindi, vorrei spavalderia di chi sa che cosa fare in campo”.

Anche il portiere e capitano Enrica Bassi, protagonista in settimana di “Salotto Rossoblù”  ha commentato l’esordio: “Sassari Torres è una delle pretendenti alla vittoria del campionato, ma è la prima partita e si parte da zero a zero, quindi ce la giocheremo”.

Credit Photo: 1000cuorirossoblu.it

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