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L’attaccante della Lady Granata Cittadella Romina Pinna: “Voglio dimostrare a tutti quello che valgo”

La Lady Granata Cittadella sta disputando un buon campionato, grazie anche ai gol di Romina Pinna, attaccante olbiese classe ’93 e, dopo aver girato in molte squadre italiane e aver vissuto qualche mese all’estero, è arrivata in terra padovana durante la sessione invernale di calciomercato.

Romina come ti sei appassionata al calcio?
«Ho iniziato ad appassionarmi sin da piccola, perché il pallone è sempre stato per la mia famiglia qualcosa d’importante, in particolar modo mio papà e mio fratello che hanno sempre giocato a calcio e loro mi hanno trasmesso questa passione, poi, dopo che ho finito di giocare coi ragazzi del mio paese, a 14 anni mi ha contattato la Torres e sono entrata in questa società».

Con la maglia della Torres il 22 settembre 2012 esordisci in Serie A e fai gol contro la Lazio: cosa hai provato in quel momento?
«Per me esordire e segnare davanti a segnare davanti ai miei genitori, che sono venuti a vedermi in quel giorno, è stato un qualcosa di indescrivibile: me lo ricordo come oggi, sia per come ho segnato che la mia esultanza al mio gol realizzato».

Nel 2015 decidi di andare all’estero giocando in Inghilterra per il West Ham.
«Volevo provare un’esperienza diversa da quella italiana, perciò, dopo che la Torres fallì in quell’anno, ho deciso di provare ad andare all’estero, ed è stato un anno importante, sia professionale che umano».

A marzo 2016 torni in Italia con la Pink Bari e poi al Luserna.
«A Bari mi hanno accolto benissimo e, anche se ho provato a dare una grande mano, non siamo riuscite a salvarci, perdendo contro il Luserna allo spareggio: per pura coincidenza indossai anche quella lusernate, ma posso dire che mi sono trovata bene in entrambe le città, che mi hanno formato e crescere ancora di più, visto che erano le prime esperienze fuori dalla Sardegna».

Siamo nel 2018 e vai a Verona col Fortitudo Mozzecane.
«Non ero felice scendere in Serie B, ma mi sono rimboccata le maniche e ho vissuto anche a Verona una bella esperienza, mi sono trovata bene con le compagne di attacco e con il mister Bragantini (ora al Brescia, ndr)».

Ad agosto 2019 torni in massima serie con l’Orobica, ma non è durato molto.
«Con l’Orobica non è stata la stagione che speravo e a dicembre abbiamo deciso di separarci».

Cosa ti ha portato a scegliere la Lady Granata Cittadella?
«Ho avuto altre offerte da altre squadre, ma mister Comin mi ha voluto fortemente a Cittadella: ho trovato un’ambiente di famiglia e, anche se non ha una struttura da Serie A, però fanno le cose per bene e con semplicità. La nostra è una buona squadra, e secondo me potevamo ambire ai primi quattro posti».

Il Covid19 ha fermato i campionati: secondo te ripartiranno?
«La salute viene prima di tutto e fare i protocolli per il calcio femminile è un po’ difficile: quindi penso che la stagione si fermerà qui».

Come lo stai trascorrendo questo periodo?
«A me piace stare un po’ nell’ambiente famigliare, quindi non è che ho sentito molto questo problema di rimanere chiusa in casa, ma mi sono sempre allenata grazie ai programmi che la società mi ha offerto, ora posso uscire a correre e giocare col pallone in un campo: sono sempre in movimento».

Cosa ne pensi del calcio femminile italiano odierno?
«Rispetto a quando ho iniziato il calcio femminile in Italia è cresciuto gradualmente e piano piano arriveremo anche ai livelli del campionato inglese o francese».

Il professionismo nel femminile arriverà anche in Italia?
«Speriamo che facciano le leggi per diventare professioniste, perché tutte le giocatrici che verranno possano avere questa cosa meritatamente: dobbiamo avere questa tutela che ci appartiene».

Com’è Romina Pinna fuori dal campo?
«Sono una ragazza tranquilla, solare e positiva e affidabile: chi mi conosce realmente sa chi sono, magari all’inizio sono sulle mie, ma poi sono una persona abbastanza “alla mano”».

Quali sono i tuoi progetti futuri?
«La mia carriera professionale va di pari passo con la mia vita privata, ma vorrei rigiocare nella massima serie o in un altro campionato estero e dimostrare finalmente quello che valgo».

Credit Photo: Pagina Facebook Romina Pinna

Player focus: Ilaria Lazzari detta cap

Una giocatrice duttile che parte dal ruolo ‘di base’ del terzino, ma può aiutare la squadra anche a centrocampo o sull’esterno. Ilaria Lazzari ha fatto una scelta tanti anni fa, ma passo dopo passo si è ripresa alcune emozioni a cui aveva dovuto rinunciare. Per questo ogni volta che entra in campo ci mette passione, foga, come quella che aveva negli occhi il giorno del suo esordio in gialloblù contro l’Inter, mentre arava il bordocampo in attesa di entrare. Per questo, eccezionalmente, la citazione proviene dalle sue stesse parole, che anche a distanza di tanti mesi risultano emozionanti.

#24 ILARIA LAZZARI
Data di nascita: 24 luglio 1990
Luogo: Milano
Altezza: 166 cm
Nazionalità: italiana
Ruolo: terzino
Piede preferito: destro
Caratteristiche: duttile e volenterosa
Presenze in Serie A: 55
Presenze Hellas Verona: 12

«Abbiamo fatto sette ore di viaggio e ne faremo altre sette per tornare. Eppure siamo tutti qui, 63 folli che inseguono chi le amiche, chi le figlie, chi semplicemente l’ignoranza. Io avrei dovuto vedere solo la prima partita a Valenciennes e alla fine mi sono ritrovata a organizzare un pullman di emozioni. Questo Mondiale è il sogno di vent’anni di buio di ognuno di noi, quindi viviamocelo, prendiamocelo e teniamocelo stretto. Perché quel gol di Bonansea al 95′ contro l’Australia arriva da una squadra unita, da un movimento unito, da una nazione unita e da un tifo unito che sopra le orecchie di Cernoia cantava instancabile. Quindi oggi voglio sentirvi cantare, voglio vedervi giocare con la nostra Nazionale, voglio che ci prendiamo questo ottavo. Buona partita a tutti»
Cit. Ilaria Lazzari

PALLONATE IN CAMERETTA
Ho iniziato a giocare a calcio con mio fratello in cameretta, visto che io e lui abbiamo solo due anni di differenza e ci siamo sempre scannati con il pallone. Quando ho avuto 6 o 7 anni ho iniziato a dire ai miei che io volevo andare al parco coi miei amici a giocare ed ero anche bravina. I miei non hanno mai avuto alcun tipo di problema in questo, mio padre poi mi ha portato nella squadra di calcio dell’oratorio, insieme ai maschietti. Io onestamente non ho vissuto tanto la differenza tra maschi e femmine, nessuno ha mai avuto chissà quale pregiudizio: chiaro, eri l’unica femmina, tutti ti guardavano. Mi ricordo i commenti ‘Ti fai scartare da una femmina!’, le solite cose, ma avevo un buon carisma. Mi avevano anche fatta capitano della squadra! Ho giocato lì fino a 12 anni, quando ho poi iniziato a giocare in una squadra interamente femminile“.

GLI ESORDI IN SERIE A CON LA RIOZZESE
Il primo anno nel massimo campionato è, per Ilaria, quello del 2008/09 con la Riozzese. Lei, ancora giovanissima, fa il suo esordio il 5 ottobre 2008 a Calmasino, quando sostituisce Jessica Mantuano nel corso della gara contro il Bardolino. Complice il brutto infortunio patito proprio in quella gara dalla sfortunata Francesca Tonani, Lazzari trova molto spazio durante tutta la stagione, che però si conclude con la retrocessione delle rosanero e la mancata iscrizione all’A2 dell’anno seguente. I ricordi legati a quell’anno sono però moltissimi per Ilaria: “Giocammo le prime due giornate contro Bardolino e Torres, le due squadre più forti. Contro le veronesi andammo in vantaggio noi grazie a un gol di Tatiana Bonetti, ma alla fine vinsero loro 3-1. Fu un’emozione incredibile giocare contro quella squadra, formata da giocatrici come Melania Gabbiadini, Valentina Boni, Giorgia Motta e Michela Ledri, gente che aveva appena giocato la semifinale di Champions League: degli idoli per me. La seconda partita contro la Torres partii titolare, dovevo marcare Silvia Fuselli (attuale vice allenatrice dell’Hellas Verona Women, ndr): perdemmo e lei segnò il primo gol. Io ero giovane e loro erano troppo forti! L’anno dopo andai a Mozzanica vincendo l’A2, ma dopo un altro anno in A decisi di tornare vicino a casa“.

IL RITORNO IN SERIE A 
Nell’estate del 2018 Ilaria Lazzari fa ritorno in Serie A per indossare, così come fatto per due anni dal 2009 al 2011, la maglia del Mozzanica. Anni prima fu difficile per lei, come ci ha raccontato, pensare di poter vivere di calcio, così che dovette scegliere tra la Serie A o continuare studi e lavoro. Ilaria scelse di rimanere vicina a casa, giocando in Serie B, ma dopo parecchi anni tra Inter e Bocconi, decide di accettare la proposta dell’AtalantaMozzanica. Una stagione spettacolare per le nerazzurre, con l’obiettivo della salvezza che si è trasformato, partita dopo partita, in uno straordinario 6° posto fatto di risultati a sorpresa, come la vittoria per 3-0 sulla Roma o il doppio pareggio con la Juventus. Lazzari riconosce in Andrea Scarpellini, Daniela Stracchi, Francesca Vitale, Cecilia Re e Giulia Rizzon tra le compagne più importanti in quella stagione, nel complesso di una squadra che seppe ribaltare i pronostici e, insieme, raggiungere un grande risultato stagionale.

IL MIRACOLO DELLA GANG
Il 9 giugno 2019 Ilaria Lazzari si trova a Valenciennes con delle amiche, per assistere alla prima gara delle azzurre al Mondiale di Francia contro l’Australia. Un modo per seguire la Nazionale nella prima importantissima partita di quel torneo e per sostenere, anche, le amiche che facevano parte di quella spedizione, come ad esempio Stefania Tarenzi o Yaya Galli. “Il miracolo di un Mondiale di contagia sempre e quella fu una sfida al cardiopalma, vinta all’ultimo secondo. Mi sono appassionata tantissimo e ho visto la stessa passione in tutta la gente che era lì. Noi avevamo queste casse bluetooth abbastanza potente, abbiamo messo la musica e la gente ha iniziato a ballare con noi. Da lì ho fatto avanti e indietro dall’Italia alla Francia ogni volta che c’era una partita e, se nelle prime tre partite del girone eravamo un gruppo ristretto, per gli ottavi e i quarti mi sono messa, insieme a mio fratello, a organizzare pullman e trasferta per tantissime persone. Sono state emozioni bellissime che hanno creato legami e rapporti saldi con persone che prima non conoscevo. Esperienze tanto forti da unirci moltissimo“.

Credit Photo: Hellas Verona Women

Cortocircuito calcio: Spadafora apre alla ripartenza, Gravina ferma tutto; il 28 maggio si decide

La situazione che si sta creando intorno al mondo del calcio è paradossale e caotica. Nel giro di quarantotto ore si sono susseguite dichiarazioni, poi smentite o ritrattate, da parte dei vertici. Il caos regna sovrano nonostante la curva del contagio sembra affievolirsi. Eppure non si riesce a trovare un punto d’incontro per decidere la ripartenza e la UEFA aspetta comunicazioni dall’Italia.

Andiamo con ordine; il primo a parlare della ripartenza è stato nuovamente il Ministro delle politiche sportive Vincenzo Spadafora. Nel corso di una trasmissione televisiva ha dichiarato “Se la curva del contagio continua a calare considero possibile la ripresa per il 13 giugno”. Dichiarazioni positive se non fosse che, qualche ora dopo, il presidente della FIGC Gravina ha firmato un provvedimento che impedisce ogni attività sportiva fino al 14 giugno.

A chiudere il cerchio sono arrivate altre parole da parte di Spadafora intervistato dal TG2” La ripresa del campionato di Serie A? Ho convocato poco fa una riunione per il 28 maggio alle 15 con il presidente Gravina e il presidente Dal Pino perché credo che giovedì saremo nelle condizioni di avere i dati dell’emergenza sanitaria in Italia per decidere insieme al Governo la data della ripresa del campionato”. L’esponente della maggioranza si difende poi dalle accuse di navigare in senso opposto rispetto agli organi calcistici.

Tutto risolto quindi? Il 28 maggio sarà davvero la data in cui si saprà se il campionato di Serie A ripartirà o meno? E che ne è stato della riunione che si sarebbe dovuta tenere tra il presidente Gravina e il Premier Conte? Manca chiarezza. L’unica questione che potrebbe essere certa è che, nelle prossime ore, si dovrebbe tenere il consiglio che decreterà la sospensione definitiva del campionato femminile ordinando il rompete le righe in anticipo.

Credit Photo: Elia Caprini

Sandy Iannella, Sassari Torres: “Non bisogna perdere i valori di una volta”

Sandy Iannella, simbolo e bandiera della Sassari Torres, ha espresso il suo giudizio riguardo la situazione in cui si trova il movimento calcistico femminile italiano ai nostri microfoni analizzando la sua stagione e la sua carriera con uno sguardo verso il futuro.

Il calcio femminile negli ultimi 2 anni sta sempre più prendendo piede in Italia e ciò ha mutato molti aspetti, sia per quanto riguarda dentro al campo sia fuori. Quali sono le maggiori differenze che hai notato rispetto al calcio femminile di 5/10 anni fa?
“Sicuramente le maggiori differenze riguardano la visibilità, l’organizzazione e la disponibilità di strutture messe a disposizione dalle società alle calciatrici e staff. Ad oggi, sicuramente grazie anche alla grande prova delle azzurre ai mondiale, c’è molta più attrazione verso il calcio femminile, così da catturare l’attenzione di testate giornalistiche importanti, canali televisivi di prima fascia e piattaforme come Sky, che indubbiamente hanno alzato il valore del calcio in rosa portandolo agli occhi di chi prima storceva un po’ il naso quando si parlava di donne che giocano a calcio.”

Con l’avvento delle società maschili professionistiche nel mondo del calcio femminile sono indubbiamente aumentate le possibilità per le ragazzine di sognare concretamente di diventare una calciatrice a tutti gli effetti, con strutture ed attrezzature adatte. Questo processo di crescita differente potrebbe portare ad un innalzamento del livello tecnico tattico del movimento italiano in generale?
“Il livello del movimento italiano deve crescere perché il gap con le altre nazioni è ancora troppo ampio. Da quando le squadre maschili hanno investito con il femminile il livello si è alzato sicuramente; le bambine che iniziano a giocare adesso sono molto fortunate e possono dedicarsi al calcio liberamente e senza doversi preoccupare di niente, solo di seguire I proprio sogni. Però una cosa va detta: non bisogna perdere i valori di una volta, quelli del vecchio calcio, dove la passione, il sacrificio e la costanza facevano da padrona. Perché adesso magari è più facile perdere l’obbiettivo con l’arrivo di sponsor e social media magari questa grande visibilità può giocare un brutto scherzo, per cui le ragazze di ora devono stare ancor di più con i piedi ben saldati in terra e lavorare sodo.”

La gran parte della tua carriera l’hai passata nella bellissima terra sassarese, alla Torres, diventando per tutti la beniamina della squadra sarda e venendo “adottata” da Sassari; la squadra dei 4 scudetti consecutivi ancora oggi è una delle più forti che il calcio femminile italiano abbia mai avuto. Quali sono le emozioni e i valori che ti ha trasmesso la tua esperienza in rosso blu?
“Come dico spesso le emozioni che ho provato indossando la maglia della Torres sono molteplici e sono anche difficili da spiegare a parole. La mia, come per la maggior parte delle mie compagne di quel tempo e per chi ha indossato i colori rosso blu , era diventata una fede. Ancora oggi, quando penso a quegli anni , rivedendo foto o video, i miei occhi brillano e si riempiono di grande commozione. La Torres è la mia seconda famiglia, la Sardegna è stata la mia casa per tanti anni e lo sarà sempre.”

Stesse emozioni e stessi valori che hanno fatto si che tu tornassi alla Torres nel febbraio dell’anno corrente, superando un ritiro e la parentesi beach soccer, dando un contributo consistente alla squadra. Cosa ti ha convinto maggiormente del progetto del presidente Budroni?
“Il progetto di Budroni mi aveva già convinto nel 2016, quando lui si era preso sulle spalle la società portandola di nuovo a vivere. Quell’anno avevo accettato , e avremmo dovuto giocare in serie B ma ci è stato negato. Gli anni sono passati, io ho fatto altre scelte, ma con il presidente è nata un’amicizia e siamo rimasti sempre in contatto. Quando quest’anno mi ha proposto di dargli una mano e di giocare di nuovo per quella maglia e per il mister Arca abbiamo cercato di trovare un giusto compromesso per far sì che potessi finire il campionato con loro. Ovviamente la mia vita era cambiata rispetto a prima con delle priorità diverse, come la famiglia, il lavoro e l’università. Ma siamo riusciti a trovare una formula che mi potesse permettere di fare tutto. Il beach soccer c’era prima e ci sarà anche dopo, vorrei praticarlo fino a quando riuscirò a permettermelo.”

In campionato eravate al secondo posto a soli 4 punti dal Pontedera capolista con ancora 8 giornate da disputare. Quali sono le tue considerazioni rispetto a questa stagione?
“Una stagione da quasi sempre prime in classifica, solo nell’ultimo mese, prima dello stop forzato, ci siamo trovate seconde a 4 punti dal Pontedera per aver sbagliato un paio di gare. Visto che l’obiettivo della società era ed è quello di vincere il campionato. Se mai ci dovessimo trovare nelle condizioni di non fare il salto il serie B, a quel punto sarà stato un anno amaro, con un sacco di energie sia economiche che mentali sprecate. Anche se poi sicuramente andrà messo sulla bilancia tutto quello che di buono è stato fatto, per ricominciare.”

Nella tua permanenza al Sassuolo, hai subito un grave infortunio con la necessità della ricostruzione del legamento crociato anteriore che ti ha costretta a restare lontano dai campi per ben 6 mesi. Sei sempre stata una giocatrice rabbiosa e con una cattiveria agonistica senza eguali, ma dove hai trovato la forza per rialzarti da questa brusca caduta?
“Ho pensato molte volte a come avrei reagito se avessi subito un grande infortunio, molte volte mi sono anche detta che non sarei mai riuscita ad affrontare una cosa così dura e lunga. Quando invece il 24 ottobre del 2017 mi sono trovata proprio in quella situazione sono cambiati i miei pensieri. Subito poco dopo avevo una grande voglia di tornare, di dimostrare che anche a 30 anni sarei tornata più forte di prima. Così è stato. Sicuramente quell’infortunio mi ha cambiata, mentalmente mi ha resa più forte. Ho passato 5 mesi e 20 giorni durissimi, quando ho ripreso ad allenarmi non c’era giorno che non piangessi sia durante l’allenamento che dopo. Ma sono stata più forte,  ce l’ho fatta e l’anno dopo mi sono tolta altre soddisfazioni, diventando capitano e scendendo in campo con molta più consapevolezza. Non è bastato per arrivare al mondiale per cui non ho chiuso in bellezza. Ma non ho rimpianti e sono molto orgogliosa di ciò che ho fatto nella mia carriera e del mio percorso.”

Concludendo, quando appenderai definitivamente le scarpette al chiodo, ti piacerebbe restare nel mondo del calcio? Ti vedi meglio in panchina come allenatrice o dietro la scrivania come dirigente?
“Le mie scarpette sono già un po’ da parte, le posso rispolverare solo per occasioni speciali. Per quanto riguarda il resto, sto cercando di trovare il ruolo che più mi appartiene. Ho varie proposte: mi piacerebbe molto rimanere nel calcio come dirigente o responsabile di qualche settore femminile. Per quanto riguarda fare l’allenatrice, mi piacerebbe solo in parte. La figura dell’allenatore è molto articolata, a quel punto preferirei fare un secondo allenatore.”

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia Sandy Iannella per la sua disponibilità.

Credit Photo: Alessandro Sanna

Iragartze Fernandez: arbitro ed infermiera

Quando sei pronto a preparare la borsa per arbitrare la prossima partita di calcio, ma qualcosa cambia. Qualcosa che non avevi previsto, chiamato Covid-19.
Così Iragartze Fernandez ha dovuto cambiare piani ed invece che indossare la divisa da arbitro, indossa il camice da infermiera.

Prima che la stagione fosse interrotta, lavorava come assistente arbitro nella Primera Iberdrola (la massima divisione femminile spagnola) e nella terza divisione maschile. Inoltre, ha sempre combinato i suoi doveri di arbitro con il suo lavoro di infermiera in un centro sanitario.

Con suo padre un calciatore e molti altri membri della sua famiglia nella professione sanitaria, Iragartze era sicura sin dalla tenera età di voler intraprendere entrambe le carriere. Cinque anni fa, un infortunio ha messo fine alla sua carriera da giocatrice, aprendo però la strada per diventare arbitro.

“Quando ho deciso di diventare un arbitro, mio ​​padre temeva un po ‘per me, ma mi supporta molto e mi fa persino notare i miei errori. È come il mio VAR personale, ha detto con una risata. La preoccupazione della sua famiglia per lei è tornata, tuttavia, anche se questa volta non ha nulla a che fare con il calcio: “I miei genitori sono preoccupati perché siamo in prima linea.

Dal momento che il calcio si è fermato, Iragartze si è offerta di lavorare a tempo pieno nel suo centro sanitario, uno dei soli quattro a Bilbao dedicato esclusivamente ai pazienti COVID-19. “Stiamo operando secondo nuovi protocolli e cambiando continuamente il nostro modo di lavorare. Ciò può causare esaurimento psicologico, ma mi piacciono molto le sfide che, per noi operatori sanitari, questo è certamente.
La gente ci vede uscire al lavoro e incoraggiarci ancora di più. Potrebbero applaudirci per dieci minuti, con musica, ballare … Organizzano alcune feste … E questo ci motiva. Dici a te stesso, ‘Domani Entrerò con ancora più entusiasmo.”

Tutto ciò aiuta a evitare l’inevitabile nostalgia per il calcio: “Mi mancano davvero quei venerdì quando facevo le valigie, arbitrando bandiere e attrezzatura e quella sensazione di guardare avanti ogni fine settimana”.

Credit Photo: ©Samu Hernández, Others

Urbano Cairo guarda all’Orobica per sbarcare nel calcio femminile

Come avevamo previsto non molto tempo fa, Urbano Cairo, presidente del Torino maschile, seguendo l’esempio dei suoi colleghi di Serie A, avrebbe l’intenzione di buttarsi a capofitto nel mondo del calcio femminile ai massimi livelli. Il Torino possiede già uno dei migliori settori giovanili d’Italia, ma, senza la possibilità di proseguire l’ottimo percorso già avviato, verrebbe buttato un lavoro valso tempo e fatica.

Per non far accadere ciò, l’obiettivo dell’imprenditore italiano è quella di acquisire il diritto sportivo dell’Orobica Calcio, storica società italiana con appena un punto guadagnato in questa stagione, come riporta La Stampa. Questo per non far partire la società da zero ed avere la possibilità delle ragazze di confrontarsi con palcoscenici importanti come la Serie A e la Serie B. Sulla serie in cui il Torino scenderebbe in campo, in caso di acquisizione dell’Orobica, regna un grande punto interrogativo vista la grande nebbia che perversa nei meandri della FIGC; le opzioni sono due, se il campionato venisse sospeso e le retrocessioni venissero bloccate, il Torino avrebbe la possibilità di partire direttamente dalla Serie A, mentre se le retrocessioni venissero confermate, il Torino dovrebbe disputare il campionato cadetto, sempre nel caso in cui l’Orobica cedesse il suo diritto sportivo.

Un altro problema sorge nelle pratiche burocratiche sulla questione. Uno dei requisiti che richiede il regolamento della FIGC in merito alle acquisizioni dei diritti sportivi è quello dell’appartenenza alla stessa regione delle società coinvolte nella pratica, sia l’acquirente che la remittente. Requisito che in questo caso non viene per nulla rispettato data la provenienza regionale differente dei due club (Piemonte e Lombardia) a differenza di quanto fatto da Juventus e Milan a suo tempo, rispettivamente con Cuneo e Brescia. La società granata dovrebbe sperare in una deroga da parte della Federazione affinché venga risolta l’incongruenza. Se ciò non accadesse, il patron Cairo dovrebbe abbassare i suoi standard e far partire le sue ragazze da una serie più bassa facendo una scalata graduale di gerarchie. Al momento le società all’interno della società Piemonte sono la Novese, penultima in Serie B, e numerose squadre della Serie C come il Torino Women (club che si discosta completamente dal Torino maschile) ed il Pinerolo.

L’unica cosa certa è che la volontà c’è e l’entrata nel calcio in rosa di un altro club professionistico non può che far bene al movimento.

Protocollo allenamenti, FIGC: ok CTS determinante per la ripartenza del calcio

“La validazione del protocollo sugli allenamenti collettivi è un passo determinante nel percorso di ripartenza del calcio in Italia”, così il presidente della FIGC Gabriele Gravina commenta il parere positivo del Comitato Tecnico Scientifico del Governo, che consentirà alle squadre professionistiche di iniziare la fase più intensa della preparazione.

“Ho espresso al Ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora e al Ministro della Salute Roberto Speranza la mia soddisfazione e quella della FIGC per la disponibilità al confronto e la fattiva collaborazione – continua Gravina – che hanno portato al raggiungimento di questo importante risultato. L’obiettivo è stato raggiunto grazie al gioco di squadra con i rappresentanti indicati dalla Lega di A e della Federazione Medico Sportiva Italiana presieduta da Maurizio Casasco, che ringrazio. Desidero sottolineare il prezioso lavoro svolto dalla Commissione Medico Scientifica della FIGC, composta da tutti professionisti stimati e rispettati, che ha agito e continua ad agire con rigore e spirito di servizio. L’impianto scientifico del protocollo ha come scopo la tutela della salute di tutti gli addetti ai lavori per consentire, almeno al calcio professionistico, di ripartire in sicurezza”.

La Commissione Medico Scientifica della FIGC è già al lavoro con l’obiettivo di stilare il protocollo sanitario anche per l’auspicabile fase di ripresa dell’attività agonistica.

Credit Photo: FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio

Eniola Aluko: “L’ex coach degli USA, Jill Ellis, è perfetta per l’Inghilterra”

L’eroina della Nazionale Femminile Inglese Eniola Aluko afferma che Jill Ellis è la coach meglio equipaggiata per “portare l’argenteria” nella sua nazione d’origine.

Il lavoro dell’attuale coach dell’Inghilterra Phil Neville è sotto esame da qualche tempo poiché le Lionesses hanno vinto solo tre volte da quando hanno raggiunto le semifinali della Coppa del Mondo 2019.

Jill Ellis, 53 anni, è nata in Inghilterra e si è trasferita negli Stati Uniti all’età di 15 anni. Ha guidato alla vittoria la Nazionale Femminili degli Stati Uniti per due volte ed è stata nominata FIFA Women’s Coach of the Year in entrambi gli anni (2015, 2019).

“La squadra femminile inglese ora è a quel punto in cui sta arrivando alle semifinali e ora deve arrivare a una finale e vincerla, vincendo i Mondiali e i Campionati Europei. L’unica persona nella posizione migliore per farlo dopo aver vinto Coppe del mondo consecutive, dopo aver vinto le Olimpiadi è Jill Ellis. Ha quel pedigree; Ha lavorato con alcune delle migliori calciatrici, atlete d’élite del mondo.

L’unico problema sarebbe che il contratto sarà probabilmente molto, molto alto ed dipende se la FA sia disposta a investire quel tipo di denaro. Sto parlando in modo commisurato a quello che probabilmente viene pagato a Gareth Southgate, derivante da quel tipo di aspettativa di pari retribuzione” commenta l’ex giocatrice della Nazionale Inglese, ex Juventus Women e ex Chelsea, Eniola Aluko.

I soldi potrebbero essere accantonati andando avanti, ma mettere tanti soldi su Ellis invierebbe un messaggio forte agli inglesi e aggiungerebbe un sacco di rivalità alla SheBelieves Cup, alle Olimpiadi e altro.

Credit Photo: Pagina Facebook di U.S. Soccer

Tatiana Bonetti, Fiorentina: “Il momento più emozionante lo scudetto con la Fiorentina al Franchi”

MagicFanta ha intervistato l’attaccante della Fiorentina Womens FC, la fortissima Tatiana Bonetti.

Come stai vivendo quest’assenza forzata dai campi di gioco?
Come passi le giornate?
Passo le giornate allenandomi. A volte gioco con il telefono altre volte cucino e altre volte ancora facendo la spesa o pulendo casa. Insomma le cose che sono necessarie

Quando hai iniziato ad approcciarti al mondo del calcio?
Ho iniziato a calciare la palla a 2 anni quindi è una passione che nasce da sola. Poi a 6 anni ho iniziato la scuola calcio con i maschi dal Gambolò.

In carriera hai indossato 4 maglie (Riozzese, Tavagnacco, Verona e Fiorentina): che ricordi hai di queste esperienze?
Sono state tutte esperienze che mi hanno aiutata a crescere e che mi hanno lasciato qualcosa, a partire dalla squadra che mi ha fatto esordire ovvero la Riozzese. Il Tavagnacco mi ha dato maggiore possibilità per farmi conoscere ma, pur avendo passato dei bei anni, abbiamo conquistato solamente 2 Coppe Italia senza mai arrivare al titolo di Campione d’Italia, cosa che mi è successa al primo anno di Verona invece. Infine la Fiorentina società a cui sono legata da 4 anni e con la quale mi sono tolta tante soddisfazioni.

Adesso indossi la 10 viola, indossata in passato da giocatori del calibro di Antognoni e Baggio: senti il peso di questo numero sulle spalle?
Non sento il peso di questa maglietta perché so di dare il massimo quando la indosso e so benissimo quello che rappresenta.

Tanti i gol messi a segno in carriera (170 in 272 presenze n.d.r.): quello più importante?
Il goal più importante è quello che farò la prossima partita e così sarà sempre.

Hai anche un palmares di tutto rispetto (un Europeo Under 19, 2 scudetti di Serie A, 1 Supercoppa Italiana e 4 Coppe Italia): quale trofeo di ha dato più emozioni?
Il più importante è sicuramente l’Europeo mentre il più emozionante lo scudetto con la Fiorentina al Franchi!

Hai vinto anche un Europeo u19 con la Nazionale, mentre con la Nazionale maggiore “soltanto” 9 presenze. Avresti voluto avere maggior spazio in azzurro?
Sicuramente sì purtroppo non dipende da me io so di fare il massimo e non posso recriminarmi niente, mi auguro che ci sia del tempo anche per me.

Allo stop del campionato eravate seconde dietro la Juventus, come giudichi la vostra stagione fin qui?
La nostra stagione è stata un po di alti e bassi ma avevamo raggiunto un equilibrio buono prima che tutto si fermasse per il virus. Bisognerebbe riprendere per vedere come sarebbe andata a finire…

Nel calcio maschile tra Juventus ed i viola c’è parecchia acredine sportiva: anche nel calcio femminile si sente questa rivalità?
Diciamo di sì! A Firenze sentono molto la rivalità con la squadra della Juventus e quindi come partita assomiglia molto ad un derby!

Segui la Serie A (maschile e femminile)? Un calciatore ed una calciatrice che ammiri particolarmente? Hai una squadra del cuore?
Seguo la seria A maschile ma anche la Liga Spagnola e la Premier League: mi piace vedere partite di un certo livello. Quando posso guardo anche le partite del femminile certo. Il mio calciatore preferito è Messi e a seguire Dybala. Tifo Juventus da quando sono piccola ma da quando sono a Firenze ho un affetto per la squadra viola.

Hai amiche nel calcio femminile?
Ho stretto un forte legame con poche persone in realtà. Vado d’accordo con tutte più o meno ma amicizia è una parola grande.

Nella serie A femminile chi secondo te è un “crack” tra le giovanissime?
Non seguo in maniera specifica nessuna della giovani e non me la sento di fare nessun nome.

Invece tra le big chi stimi?
Ho stima nei confronti di Elena Linari perché ha avuto il coraggio di fare un esperienza nuova ed è una calciatrice che negli ultimi anni è migliorata tanto.

Come ben sai noi siamo una pagina sul mondo del fantacalcio: sai cos’è? Hai mai avuto una fantasquadra?
Sì sì certo che so cos’è. Ho anche fatto una volta il fantacalcio e mi sono divertita molto a farlo.

Com’è Tatiana fuori dal campo? Quali sono le tue passioni?
Sono una ragazza semplicissima. Mi piace stare in compagnia con i miei amici e con la mia famiglia quando posso. Mi piace andare a pescare o andare a funghi. Mi piace molto l’ avventura!

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?
Il mio sogno è quello di costruirmi una famiglia ed avere una casa vicino al mare.

Credit Photo: Andrea Amato

 

Enrico Castellacci: “Anche i calciatori devono essere responsabilizzati”

Il professor Enrico Castellacci ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito al protocollo della FIGC e all’emergenza Covid-19: “Si potrà giocare, cercando magari di rischiare il meno possibile. Per poter fare questo bisogna che finalmente vengano proposte quelle famose linee-guida di cui si parla ormai da mesi e che non escono mai fuori in maniera concreta. Devono essere linee-guida che possono essere applicate. Altrimenti sono solo carta-straccia. Finora sono stati fatti protocolli non applicabili. Aspettiamo con ansia questi protocolli”.

“Sarebbe stato meglio, per portare avanti questo iter e senza burocratizzare un tavolo solo, con membri del Governo, della Figc, della Federazione Medico-Sportiva e dell’Associazione medici del calcio. E’ inconcepibile e paradossale che la responsabilità sia data solo al medico. Il medico, la responsabilità civile e penale, ce l’ha nel Dna professionale. I calciatori, che dovrebbero firmare un foglio in cui si attengono alle linee-guida. Non è che il medico può controllare tutto. Ha ragione chi dice che non si possono costringere i calciatori a un’ulteriore quarantena, bisognerà piuttosto responsabilizzarli, cercando di essere un pochino più flessibili ed entrando nella logica tedesca, non in quella della quarantena in caso di un Covid-19″.

Ricominciare il 13 giugno?
“Penso si possa fare, ma solo se finalmente si prendono delle decisioni. E’ indispensabile conoscere una data d’inizio per programmare gli allenamenti. Penso si possa ricominciare e me lo auguro“.

Credit Photo: IlNapoliOnline

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