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Inghilterra: i club ribadiscono il sostegno alle squadre femminili

Con la preoccupazione per l’impatto del coronavirus sul calcio femminile che si sta rafforzando, un certo numero di club della Premier League ha dichiarato il proprio impegno a garantire che le proprie squadre siano adeguatamente supportate in questi tempi senza precedenti.

La scorsa settimana, il Reading è stata la prima squadra di punta a farlo sapere ai propri giocatori, il che ha diviso l’opinione pubblica e ha spinto molti a chiedersi se altri club potrebbero intraprendere azioni simili a fronte di enormi perdite finanziarie.

AFC Fylde, che ha partecipato nel campionato di terza categoria femminile, è diventata la prima squadra femminile a scomparire e alcuni club premier hanno già annunciato perdite per milioni. World Players Union FIFPro ha anche sollevato preoccupazioni in aprile quando ha affermato che il calcio femminile sta affrontando “rischi concreti”.

Mentre si dice che la FA sia in procinto di fornire supporto alle squadre colpite, altre grandi squadre tra cui entrambe le squadre di Manchester, Tottenham, Liverpool e Chelsea hanno dichiarato che avevano intenzione di seguire le orme del Reading; sia Manchester City che Manchester United hanno dichiarato al Daily Mail di rimanere impegnati a sostenere le squadre femminili, mentre il Chelsea ha fatto eco a questa affermazione e ha promesso di continuare con il loro “livello attuale di sostegno finanziario e di altro tipo” per i programmi delle squadre femminili e delle accademie.

Lo staff del Bristol City ha effettuato tagli agli stipendi, ma questo è in accordo con quelle parti del comparto maschile che hanno avuto riduzioni di stipendio equivalenti.

Allo stato attuale, la maggior parte delle squadre della Premier League ha emesso rigorosi regimi di fitness individuali per le giocatrici al fine di mantenersi in forma se la stagione continuerà. Sebbene questi siano senza dubbio tempi difficili, con la FA che offre indicazioni su questioni contrattuali e opportunità di finanziamento, sembra che i club WSL facciano tutto il possibile per gestire la situazione nel miglior modo possibile.

Credit Photo: WSL Facebook

La freccia biancoblù Mara Assoni si racconta a 360 gradi

La voglia di tornare a casa è sempre tanta, soprattutto se lo è per Mara Assoni, attaccante di Cortefranca di 27 anni, che nel dicembre dello scorso anno ha deciso di indossare per la seconda volta la maglia del Brescia. Per la prima volta Mara ha voluto raccontare il suo percorso, le sue impressioni sulla situazione attuale nel nostro paese e del movimento calcistico femminile italiano.

  1. Mara come è iniziata la tua passione per il calcio?

«La mia passione per il calcio è nata quand’ero piccolina, quando giocavo al parco coi maschietti, poi la chiamata nella squadra del mio paese (Cortefranca, ndr) e da lì non ho più smesso».

  1. La tua avventura calcistica è cominciata nel Brescia: dalle giovanili alla prima squadra.

«Ho cominciato il mio percorso facendo due anni con le Pulcine, poi nelle Giovanissime e infine ho fatto altri due anni tra Primavera e prima squadra, dove nel 2012 ho vinto la Coppa Italia: quell’anno fu davvero difficilissimo, perché abbiamo cominciato a lottare nei primi posti, il cambio di allenatore da Grilli a Keci, però la strada che ci ha portato a vincere quella Coppa è stata bella. Nel complesso il mio percorso è stato davvero bello».

  1. Poi hai lasciato Brescia per andare al Franciacorta (Serie B) e Cortefranca (Serie C Regionale): come valuti queste esperienze?

«Andare al Franciacorta è stato importante, perché in quei due anni mi hanno formato dal punto di vista caratteriale, riuscendo a mantenere la Serie B al cospetto di squadre ostiche; mentre al Cortefranca ho vissuto un periodo molto bello sia personale che realizzativo, visto che tornavo a giocare nella squadra del mio paese e cercavamo in tutti i modi di salire di categoria».

  1. Nel 2018 torni la Serie A con la maglia dell’Orobica. Come hai vissuto l’emozione di giocare nella massima serie?

«Il doppio salto che ho fatto dalla C alla A è stato comunque importante, perché nella massima serie c’è un divario tecnico significativo, ma in compenso è un’esperienza che rifarei di nuovo, perché ho avuto la possibilità di mettermi in gioco e confrontarmi con altre realtà e persone che non ti capita sempre di avere: se io dovessi a consigliare a qualcuno di fare un’esperienza del genere gli direi di coglierla al volo».

  1. Dopo un solo anno decidi di ritornare una Leonessa: cosa ti ha portato a questa decisione?

«All’Orobica non c’erano più le condizioni di restare, poi Brescia è una piazza che fa gola a tutti, sia per la storia che per il blasone della società, poi aveva degli obiettivi importanti nonostante la categoria e sapevo che lì mi sarei trovata bene, quindi non ho esitato un solo minuto ad accettare l’offerta».

  1. Hai notato delle differenze rispetto al tuo riapprodo nel Brescia?

«Le persone che fanno parte della società sono rimaste le stesse, quindi sono stata accolta sin da subito molto bene, quello che sicuramente è cambiato è l’aumento del livello dello staff, ma nel compenso è rimasta intatta la serietà della dirigenza».

  1. Il Covid ha fermato tutto, vanificando il buon percorso che stavate facendo in questa stagione.

«Nonostante io sia arrivata a dicembre stavamo rimontando sulla prima in classifica (Vicenza CF, ndr) e dovevamo affrontare in semifinale di Coppa Italia il Como: è un peccato perché stavamo facendo bene, ma la salute viene prima di tutti».

  1. Come stai affrontando quest’emergenza?

«Io sono a casa da febbraio, e le mie giornate le trascorro tra lo studio per prepararmi al concorso di abilitazione all’insegnamento e nel pomeriggio mi alleno in base al programma che lo staff tecnico ci ha assegnato. Prima lavoravo come esperta di psicomotricità e poi allenavo squadre di calcio».

  1. Che lezione avremo imparato dopo quest’emergenza sanitaria?

«Avremo imparato a dare importanza alle piccole cose, in particolar modo al valore delle persone che sono nelle nostre case».

  1. Cosa ne pensi della situazione attuale del calcio femminile in Italia?

«Si sono fatti dei miglioramenti in questo periodo come la visibilità e rendere famose alcune giocatrici di alto calibro: il calcio femminile italiano potrebbe avere un seguito, ma è un percorso lungo che va affrontato. Faccio un esempio: la partita svoltasi lo scorso anno Juventus-Fiorentina, che è stata vista da tanti spettatori, dà testimonianza che il calcio femminile può essere seguito da tutti».

  1. Secondo te quando si arriverà al professionismo per lo sport femminile italiano?

«Probabilmente sarà legato alle questioni economiche e di business che girerà intorno, perché le ragazze di Serie A, per le categorie inferiori la vedo difficile, svolgono un lavoro a tempo pieno, perché mettono le energie a disposizione di questo sport e loro lo stanno facendo da professioniste, nonostante non siano ancora riconosciute».

  1. Come sei fuori dai campi di gioco?

«Sono una persona solare e mi piace divertirmi e trascorrere il tempo libero con i miei amici».

  1. Che obiettivi professionali e personali hai per il tuo futuro?

«Il mio obiettivo più grande è quello di insegnare perché mi piacerebbe molto stare coi bambini e spero di realizzarlo, spero di giocare ancora per altri anni di giocare ancora e di ottenere altre soddisfazioni sia livello di squadra che a livello personale».

Photo Credit: Brescia Calcio Femminile

La SvFF annuncia che il calcio in Svezia riprenderà ufficialmente il 14 Giugno

Il calcio in Svezia si giocherà all’inizio di giugno con la Svenska Cupen, seguita dall’inizio della massima serie svedese maschile e femminile.

Mentre la stagione calcistica svedese termina tradizionalmente a novembre, il nuovo campionato non è ancora potuto iniziare a causa della pandemia di coronavirus.

Sebbene la Svezia non abbia implementato un blocco come molte altre nazioni europee per far fronte alla crisi COVID-19, le riunioni pubbliche sono state sospese, portando a una proposta di inizio ad aprile che è stata poi rinviata.

La Svenska Cupen era già in pieno svolgimento, tuttavia, con la competizione nella fase dei quarti di finale.

La SvFF (Federazione calcistica della Svezia) ha confermato in una dichiarazione che la sua ambizione è quella di completare la coppa, Nilsson ha aggiunto che spera che la coppa non si vada a sovrapporre al programma rivisto della lega.

“La speranza è che [la Svenska Cupen] possa essere completata”, ha detto a Fotbollskanalen Nilsson, che è anche il primo vicepresidente della UEFA. “Ci sono molte meno partite da giocare e le squadre giocano anche per un posto europeo. Ciò significa che dobbiamo iniziare questo torneo alla fine di maggio, o all’inizio di giugno, per terminarlo prima dell’inizio della stagione prevista per Allsvenskan. L’ambizione è che venga completato prima dell’inizio previsto di Allsvenskan, che è previsto per il 14 giugno. Il piano è di non mescolare la coppa con le partite di campionato. Vivranno due vite separate. Questa è la nostra speranza e ambizione. Ma abbiamo bisogno di una settimana o 10 giorni per essere pronti a determinare finalmente le condizioni per la coppa.”

Ilaria Mauro, Fiorentina Women: “La FIGC non ci lasci sole! Sogno di vincere Champions League ed Europei”

Una vita con il pallone tra i piedi a gonfiare la rete ed esultare di gioia. Dopo undici stagioni al Tavagnacco, sceglie di trasferirsi in Germania per sperimentare una situazione calcistica diversa da quella italiana. Prima due stagioni al Sand, poi una (2015-16) al Turbine Postdam. Tutte con un unico elemento comune: il gol. Ilaria Mauro è nata per questo e in ogni squadra in cui milita sin da piccola, è quello che le riesce meglio. Nel 2016, poi, arriva la chiamata dall’Italia: è la Fiorentina. Ilaria accetta e torna a giocare in patria e anche in viola non smentisce le sue qualità. Alla prima stagione vince subito Scudetto e Coppa Italia, siglando 19 reti in 22 partite. Con la 9 sulle spalle si impone a livello nazionale e arriva, per la seconda volta, la chiamata dell’Italia per disputare gli Europei nei Paesi Bassi. I suoi gol le portano a disputare anche i Mondiali di Francia 2019 in cui l’Italia raggiunge i quarti di finale per la seconda volta nella sua storia.

Fiorentina Women, Mauro: “Sarebbe un peccato non lottare fino alla fine”

Ilaria Mauro oggi è uno dei volti più importanti del calcio femminile italiano. In esclusiva a Calciomercato24.com, l’attaccante della Fiorentina Women, ha raccontato il periodo di quarantena lontana dal campo, gli obiettivi e i sogni futuri, con una richiesta di supporto ai vertici del calcio italiano.

Come hai trascorso la quarantena? Che tipo di allenamenti hai svolto? 
Sono ormai passati quasi due mesi dall’inizio della quarantena, e soprattutto per noi atleti è stato difficile potersi mantenere in forma. Mi sono allenata in casa svolgendo tre allenamenti alla settimana con le compagne di squadra e lo staff tecnico tramite l’applicazione zoom. Da ieri, avendo la possibilità di uscire all’aria aperta, ho iniziato gli allenamenti aerobici.
Nel tempo libero studio, leggo, cucino, ascolto musica, ascolto i migliori Podcast del momento, guardo serie tv e film. E potremmo ricongiungerci finalmente con i familiari che non vediamo da tanto tempo”.

Quanto manca il campo? 
Il campo manca parecchio. Manca la routine, mancano gli allenamenti, le compagne di squadra, l’adrenalina del match. Noi siamo abituate a svolgere ogni giorno allenamenti ad alta intensità e ritrovarsi da un giorno all’altro a dimezzare il carico di lavoro non è facile”.

Siete seconde in classifica, sarebbe un peccato non lottare fino all’ultimo? 
Sì, sarebbe un vero peccato ma la situazione è molto critica. Siamo in una situazione di emergenza mondiale e l’importante ora e riuscire a ridurre il più possibile il rischio di eventuali nuovi contagi”.

Calcio diviso in due: chi pensa sia giusto tornare in campo e chi è fermamente convinto che si debba completare. Da che parte stai? 
La voglia di tornare in campo è tanta, ma c’è anche la consapevolezza che siamo in un momento molto delicato e da non sottovalutare assolutamente. Staremo alle direttive ed alle decisioni della Federazione e del Governo”.

Fiorentina, Mauro: “Sogno la Champions in Viola e gli Europei con l’Italia”

Ilaria Mauro, poi ci ha raccontato quali sono i suoi sogni e gli obiettivi, sia con la Fiorentina che con la maglia dell’Italia.

Con la Nazionale avete fatto appassionare un popolo intero. Gli Europei sono stati spostati nel 2022. Quanto punti ad essere presente anche in Inghilterra? 
Poter partecipare agli europei in Inghilterra è uno dei miei obiettivi. Purtroppo quest’anno, a causa di vari infortuni, non ho avuto la possibilità di partecipare alle gare con la Nazionale ma penso che lavorando con un certo criterio e con la consapevolezza che il lavoro paga, riuscirò a indossare di nuovo la Maglia della Nazionale italiana”.

Si sente parlare di Serie A da ogni angolo ma il calcio femminile è un po’ messo da parte, purtroppo, come sempre. Vi aspettate, come movimento, una considerazione maggiore soprattutto in questo periodo? 
E’ sempre stata una situazione molto delicata la nostra, ma dopo il mondiale in Francia abbiamo avuto più visibilità e ci sono stati dei passi avanti. La mia speranza comunque è che tutto questo non vada a influire negativamente sul nostro movimento con, per esempio, dei tagli ai fondi che ce ne sono già pochi. La Federazione non ci deve lasciar sole continuando a crederci e ad investire per migliorare il presente di noi calciatrici e soprattutto il futuro delle ragazze che vogliono fare della loro passione il proprio lavoro“.

Qual è il tuo sogno sportivo? 
Il mio sogno è stato realizzato partecipando al Mondiale in Francia, ma se dovessi elencare altri sogni potrei dire la vittoria degli Europei e perché no….della Champions League!”.

Mauro: “Commisso ci porterà in alto. Le mie compagne sono super”

Sei nella Fiorentina dal 2016, come e quanto è migliorato il club nel tempo? 
In questi 4 anni ci siamo tolte molte soddisfazioni vincendo trofei importanti. Il Presidente Commisso ha portato dei cambiamenti e dei progetti futuri molto interessanti, ovvero la costruzione nei prossimi anni di un Centro Sportivo, che è fondamentale per gli atleti e per avere risultati eccellenti. Penso che il nostro Presidente, con la sua esperienza e perseveranza, porterà miglioramenti ed innovazioni nel club e porterà la Fiorentina ad un altissimo livello, soprattutto Europeo”.

Nel futuro ti vedi ancora in Viola accanto alla tua amica di scherzi Alia? 
In onestà nella nostra squadra siamo tutte compagne di scherzi, con alcune ci conosciamo da tanto e avendo giocato anche in altre squadre abbiamo un’affinità maturata con il tempo che a volte basta uno sguardo per far nascere una risata.
Scherzare ci aiuta a mettere leggerezza in alcuni momenti, considerando che non tutte siamo attive allo stesso modo sui social, forse non arriva all’esterno tutto quello che succede con le altre compagne. Ma è doveroso citare l’urgano degli uragani che ci ha travolte per il suo buonumore costante: Paloma! E’ decisamente la mia “compagna di banco” preferita! Seguiteci su Instagram siamo le @lazauros_gag! Divertimento assicurato!”.

Salvatore Amoroso

Credit Photo: Alessio Boschi

Nicola Melani racconta i portieri viola: … quel 6 maggio, le sfide con Bonetti e la “difesa” a Cincotta

Siamo entrati nel terzo mese di quarantena, ma il pensiero è fisso sul ritorno alla normalità. E, per quanto ci riguarda, ad un ritorno sul campo di gioco. Un desiderio condiviso sia dai calciatori che dallo staff tecnico di tutte le squadre compresa la nostra Fiorentina Women. Nicola Melani, preparatore dei portieri e allenatore in seconda, ha visto nascere, crescere e trionfare la Viola e oggi, alla sua quinta stagione con le ragazze gigliate, si trova come noi in un momento delicato anche dal punto di vista calcistico.

Come procede la quarantena? Quanto calcio si riesce a masticare da casa?
“Sto vivendo come tutti, siamo chiusi in casa e rispettiamo le indicazioni. Il lavoro però non si ferma, ci stiamo allenando con la squadra tre volte alla settimana. Adesso con la fase 2 stiamo incrementando, possiamo fare anche la parte aerobica oltre a quella atletica e siamo arrivati a cinque sedute settimanali. Il calcio si fa anche da casa, forse anche di più! Tutti i giorni insieme allo staff ci sentiamo e confrontiamo per preparare gli allenamenti, guardiamo le partite passate e valutiamo giocatrici per il futuro”.

Errori e grandi performances: quanto è difficile il ruolo del portiere nel calcio femminile?
“È molto più difficile, sono d’accordo su questo, si vedono papere ma anche grandi performance. Rispetto al maschile una macro differenza è la valutazione di certe palle alte, questo perché la donna a livello spazio-tempo fa più fatica a valutare e reagire per cui spesso si vedono i goal sopra la testa. Lavorandoci sono aspetti che pian piano si sistemano, ma bisogna iniziare a curarli presto. Purtroppo il calcio femminile è ancora indietro e nei settori giovanili tendono a non lavorare su questi aspetti per cui le atlete si portano dietro lacune che purtroppo hanno già da piccole. La valutazione dello spazio-tempo e il passo spinta si imparano nei Giovanissimi mentre tra le ragazze non si inizia prima di una certa età che spesso è troppo avanzata. Ovviamente ci lavoriamo, e noi abbiamo iniziato a farlo già con le più giovani. Vedo tanti miglioramenti nei portieri di tutto il Campionato, ovviamente iniziando dalle nostre alla Fiorentina”. 

Lei ha lavorato con le squadre maschili prima della Fiorentina Women (13 anni alla Pistoiese – tutte le categorie fino alla Serie C, 1 anno alla Robur Siena vincendo lo Scudetto di Serie D e dal 2015 Fiorentina Women e ACF Fiorentina U17 ndr). Che differenze nota?
“La donna è sempre molto concentrata, meticolosa, vuole ripetere gli esercizi finché non le vengono bene. L’uomo segue di più la routine e il programma, non ha spesso la testardaggine e abnegazione tipiche femminili. A livello di allenamenti usiamo carichi di lavoro diversi: se il lato tecnico è simile, i carichi di forza sono diversi nelle donne. Per esempio dobbiamo tenere conto del ciclo mestruale, per cui le calciatrici perdono prima la forza. Caratteristiche biologiche a parte, la differenza spesso è mentale”.

Sappiamo che lei è il più scaramantico dello staff tecnico femminile. Ci può svelare qualcosa in merito?
“(ride) Ah assolutamente sì è vero, cerchiamo di tenere le stesse abitudini, usiamo gli stessi abiti se le partite sono andate bene, mettiamo gli stessi accessori delle vittorie. Devo dire la maggior parte delle volte funziona, altrimenti cambiamo subito. Sto attento anche quando siamo a tavola, non si sgarra!”

E sappiamo anche delle numerose sfide che in allenamento lancia a Bonetti.
“Certo, ci cerchiamo prima e dopo le sedute e ci sfidiamo a chi fa goal da calcio d’angolo, a colpire la traversa, a segnare da dietro la porta. Chi è in vantaggio? Ve lo lascio immaginare…..”

“Tornando al lato tecnico, come allenatore in seconda deve tenere conto di alcuni aspetti complementari a Mister Cincotta?”
“Sicuramente, in partita ci confrontiamo ogni minuto. Mister Cincotta sente davvero le partite, le vive intensamente, quindi spesso se viene ripreso dall’arbitro o dal guardalinee cerco di mettermi in mezzo e di “prendermi la colpa” per non farlo distrarre dalla partita. Poi intervengo anche sul lato motivazionale, cerco di entrare in contatto con le calciatrici e tirare fuori il meglio da parte loro.” 

Domani – 6 maggio – cade il terzo anniversario dello Scudetto che vinceste sul prato del Franchi. Quali sono i suoi ricordi più vivi di quella giornata?
“Il pubblico di Firenze. Giocare davanti a quasi diecimila persone fu incredibile, il loro affetto si faceva sentire, sembrava di averne quarantamila sugli spalti. Ho questa immagine impressa quando sono sceso in campo. Poi al Franchi, essendo io tifoso della Fiorentina, è stato inimmaginabile.” 

In quella stagione 2016/17 quale fu il vero momento di svolta in cui pensaste “ce la possiamo fare” ?
“Siamo sempre rimasti in testa al campionato, eravamo molto concentrati partita dopo partita. Ci credevamo veramente dall’inizio, forse la vittoria a Brescia (2-1 per la Fiorentina con le reti di Parisi e Bonetti ndr) fu fondamentale. Quando Bonetti segnò ero in tribuna, ci fu il delirio totale di gioia. Mancavano pochi minuti e fu un goal importantissimo. Ancora mi emoziono se ci ripenso, fu bellissimo”. 

Parlando di “imprese”, nella vostra prima Champions League giocaste a Hjorring un match delicato: in vantaggio 2-1 all’andata, dovevate fare muro in difesa e lo 0-0 vi ha fatto passare. C’era una vera bufera di pioggia e sulla carta non eravate favoriti.
“Quella partita siamo stati inossidabili dietro, ma vorrei dire che in tutti i reparti la squadra ha reagito bene. Eravamo vincolati a quel risultato e l’importante era non prendere goal. Il portiere fece un super lavoro, la difesa giocò da superstar. In più giocammo in condizioni atmosferiche veramente drammatiche, per cui fu un pareggio che valse come una vittoria.”

Quanta differenza vede in Europa a livello “portieristico”?
“Il livello fisico è diverso, forse questa è la vera differenza. A livello tecnico le squadre europee non sono in cima alla classifica, in Italia da questo punto di vista abbiamo qualcosa di più mentre paghiamo qualcosa  a livello fisico. Ho visto le altre portiere molto più strutturate, alte e muscolose. Ovviamente questo non basta per fermare gli attaccanti, ci vogliono anche altre doti e lavoro in allenamento.”

Questa stagione stavate giocando bene e prima dello stop eravate in corsa in Campionato e Coppa, pur con qualche punto in meno in Serie A.
Aggiungo qualche numero alla stagione: 2° difesa del campionato con soli 15 goal subiti in 15 match, meglio di voi solo Juventus con 10, idem l’attacco. Cifre che devono darvi molta soddisfazione.
“Esatto, quest’anno stavamo facendo un buon cammino. I punti da recuperare erano diversi punti ma nel calcio può succedere di tutto, avremmo voluto provarci e sicuramente avremmo lottato fino in fondo. Sono soddisfatto del lavoro che stiamo svolgendo, sia per goal fatti che subiti. La differenza tra quanto creiamo e quanto raccogliamo è però ancora troppo marcata, abbiamo una buona realizzazione ma potrebbe essere migliore. Questo è un po’ il rammarico per adesso, ma lo vedo come una spinta per il futuro.”

Un’ultima considerazione sul Presidente Rocco Commisso che ogni volta sottolinea l’importanza del calcio femminile.
Cosa vi ha detto quando è venuto a trovarvi al campo e in partita?
“Siamo felicissimi, è una persona eccezionale che tiene tanto al calcio femminile, ce lo dice sempre e nelle interviste menziona sempre la squadra. Ha parole molto positive e siamo molto contenti, chiama spesso il Mister e ci rende ancora più attaccati alla maglia. Riesce sicuramente a darci qualcosa in più e questo non è scontato.”

Credit Photo: ViolaChannel

Mario Nicoli, coach Calcio Femminile Pistoiese: “Pensiamo a preparare bene la prossima stagione”

Nell’attesa, la sua voce. Dopo un po’ di tempo torna a parlare Mario Nicoli, l’allenatore del Calcio Femminile Pistoiese 2016: prende la parola per raccontare queste lunghe settimane di sosta e dire la sua sulla stagione, quel 2019/20 che sarà ricordato sempre. E non positivamente, purtroppo. “Stiamo aspettando il pronunciamento dei nostri vertici per capire che ne sarà di questa annata agonistica” e si comprende dal tono che è incominciato il conto alla rovescia, che è tanta, troppa la voglia, il desiderio della vecchia cara normalità. Anche da parte di una persona come lui, che ha fatto dell’equilibrio una ragione di vita.

“Nel frattempo, ci teniamo in contatto con le videochiamate – prosegue – e ci alleniamo due volte alla settimana. Come avviene? Semplice: saluto le calciatrici, parlo una decina di minuti con loro, scambio opinioni, battute, poi passo la parola a Diletta Berti, la preparatrice atletica, che con la supervisione di Giovanni Saracini, fa allenare le ragazze. Un bel riscaldamento, completo, con esercizi vari. Di più, francamente, pure con tutta la fantasia di cui disponiamo, non possiamo fare”. Le giocatrici ci mettono del loro: nei “tempi morti” provano a dare due calci al pallone, in particolare chi ha un po’ di spazio esterno, ché all’interno di un appartamento il rischio è di ritrovarsi, all’improvviso, con la casa a soqquadro.

Alla positiva reazione iniziale del gruppo arancione, dettata dalla novità, è subentrata un po’ d’angoscia, per come si stanno dilatando i tempi del ritorno in campo, anche fosse solo per riprendere confidenza con le sedute di allenamento… faccia a faccia. “Ne parlavo con i colleghi tecnici: a mano a mano che scorrono i giorni, le atlete appaiono più spente e tutto ciò è naturale. Non è semplice tenere il gruppo, farlo reagire, appassionarlo. Alcuni elementi si sono pure staccati (Meropini e Brundo, ndr) e questo fa piangere il cuore”. Il fatto che non si sappia ancora come finirà, ha portato alla pericolosissima angoscia, per dirla con il filosofo Galimberti. Il nemico – perché qui non si parla di avversario, come sul terreno da gioco – è invisibile: allora trattasi di angoscia, non di paura.

“Sono d’accordo con Ferrero, il presidente della Sampdoria: pensiamo a preparare bene la prossima stagione, la 2020/21, più che a tentare di salvare questa. Comprendo, però, le esigenze di chi vorrebbe tornare in campo, specie delle società più grosse, meglio attrezzate. Ma pensate a noi, come ad altre piccole realtà: ci prepariamo al ‘Pistoia Ovest B’, i cui spogliatoi sono pieni di muffa, mai rimbiancati durante l’annata nonostante le promesse ricevute dai competenti organi comunali. Ecco, dovrebbero essere sistemati e poi, alla fine dell’allenamento di ogni squadra, sanificati. Pensiamo, invece, a metterli a posto e magari facciamo iniziare la stagione il prossimo 16 agosto, in anticipo sui tempi, comprimendola, facendo giocare la Coppa Italia già a settembre e il campionato a ottobre.

Come risolvere? Con le classifiche attuali, consentendo le promozioni, bloccando le retrocessioni e, visto che alcuni sodalizi rinunceranno alle varie categorie, permettendo un consistente numero di ripescaggi. La vedo così e noto che non solo il solo. Riferendoci al nostro girone di serie C, c’è il Pontedera che è in testa alla graduatoria (ma reggerà un eventuale salto di categoria?) e una Sassari Torres, seconda, che spasima per arrivare in cadetteria e che già quest’anno aveva allestito un grande organico”. Così parlo Nicoli nell’attesa dell’8 maggio, il giorno in cui la Lega Nazionale Dilettanti dovrebbe, finalmente, assumere una decisione: la decisione definitiva. Un tempo rammentato per essere il compleanno di Franco Baresi e l’addio all’esistenza dell’“immortale” Gilles Villeneuve. Già, un tempo…

Napoli Femminile, Risina non dimentica il gesto delle compagne

Raffaele Carlino c’era a Stoccarda quel 17 maggio 1989 e gli avrebbe fatto un immenso piacere festeggiare la promozione in serie A delle sue tartarughine a distanza di 31 anni esatti dal trionfo della Coppa Uefa, alzata nel cielo teutonico dal Napoli di Corrado Ferlaino. La felice coincidenza non è avvenuta, causa Coronavirus e conseguente sospensione del campionato cadetto.

Se si gettano le basi per programmare l’immediato futuro e ipotizzare di disputare le gare casalinghe di capitan Emanuela Schioppo e compagne al Cus Napoli, resta scolpita nella mente delle ragazze e dei tifosi una delle immagini più belle di questa inconsueta annata sportiva, che si sarebbe dovuta concludere proprio ieri pomeriggio.

Prima della doppia vittoria esterna con San Marino e Lazio, due dirette e agguerrite concorrenti della compagine allenata da Giuseppe Marino, il Napoli femminile affronta e supera in casa il Cesena. Esultanza pregna di significato. In tenuta bianca, Elisabetta Oliviero e Anita Coda corrono verso la panchina, esibiscono in bella mostra e con fierezza la maglia numero 4 della compagna infortunata. Apprezza decisamente il gesto di vero e spontaneo affetto la catanese Giulia Risina sugli spalti, dove è seduta con le stampelle.

«Un momento di gioia vissuto in tribuna. Un momento in cui le mie compagne mi hanno regalato una delle tantissime emozioni di questa stagione. Un gesto che racchiude la forza di questo gruppo. Napoli 2019/2020 una storia bellissima», ammette soddisfatta la giocatrice classe’96.

Operata il 28 gennaio, dopo l’infortunio subito in occasione di Napoli-Vittorio Veneto, l’intervento al menisco mediale interno del ginocchio destro è perfettamente riuscito. Tempestiva la diagnosi del professor Carlo Ruosi, come impeccabile la professionalità del professor Donato Rosa e della sua equipe.

Con Paola Di Marino condivide la casa, il suo idolo Salvatore Bagni, ne incarna lo spirito battagliero. Giulia appare la più dispiaciuta del roster, per la mancata ripresa del campionato, nonostante il gradito omaggio per il ginocchio ko, ristabilito adeguatamente. La centrocampista avrebbe fortemente desiderato completare l’opera interrotta e ritornare in campo, per incorniciare un percorso davvero fantastico. Così, purtroppo, non è stato.

Photo Credit: Napoli Femminile

Pomigliano Femminile, Martina Miroballo: “Sono tanto maturata a Pomigliano sia nella vita professionale che privata”

Martina Miroballo quando chiamata in causa ha dato sempre il meglio di sé stessa mostrando tutta la sua determinazione in campo. Ai microfoni della sala stampa la giovane attaccante parla di come sta trascorrendo questi giorni lontani dai campi di calcio: “A casa purtroppo mi sto allenando al meglio gli spazi sono ridottissimi e quindi non si può fare molto. Inoltre, sono in fase di recupero perché ho avuto un piccolo problema al collaterale, ma nonostante tutto non mi arrendo e sarò pronta non appena si potrà tornare in campo”.  

Sei molto giovane e hai avuto la possibilità di indossare una maglia importante, come sei cresciuta a Pomigliano?
“Ho solo 18 anni e nel Pomigliano ci sono entrata quando ne avevo 17, un’esperienza molto importante che mi ha formata, sono maturata non solo nella mia vita calcistica ma anche nella mia vita personale. Sono davvero felice di aver svolto questa esperienza in granata e non vedo l’ora di ritornare in campo per proseguire quello che abbiamo, per necessità, interrotto”.  

Cosa ti manca del calcio?
“Ma mi manca davvero tutto: mi mancano le mie compagne di squadra, l’ambiente dello spogliatoio, il confrontarsi, scherzare, ridere e mi manca il nostro capitano Gaia Apicella che dice “ragà sbrigatevi che dobbiamo entrare in campo”. Poi mi manca Luisa Esposito che ci strappa sempre un sorriso quando siamo un po’ tese, un po’ giù. Mi manca Valentina Esposito, la più seria di tutte, che ci dice sempre “fate le serie, non scherzate troppo e concentratevi”. Insomma, mi manca la mia squadra anzi la mia famiglia”.

Quali sono i tuoi sogni per il futuro, i tuoi obiettivi?
“Il mio sogno per il futuro è dimostrare alla generazione che verrà, che tutto può succedere quando si crede in qualcosa veramente e con tutto il cuore. Voglio credere nei miei sogni e fare di tutto per renderli realtà non solo per me, ma anche per le persone che mi circondano e che credono in me”.

“Voglio salutare con affetto, in primis il Presidente Pipola, tutta la società e tutti i nostri sostenitori sperando di ritornare al più presto in campo”.

Player focus: Linda Fenzi

Conosce e cerca di catturare tutti i segreti delle compagne Alessia Gritti e Camilla Forcinella, collega di una vita nelle giovanili, Linda Fenzi difende i pali della formazione Primavera dell’Hellas Verona da due anni, ma sempre tenendo il ruolo di terza in causa con la Prima Squadra. Nel biennio gialloblù in Serie A ha raccolto moltissime convocazioni, una gioia per ‘Lilli’, giovane portiere veronese.

#23 LINDA FENZI
Data di nascita: 
11 settembre 2001
Luogo: Verona
Altezza: 1,65 m
Nazionalità: italiana
Ruolo: portiere
Piede preferito: destro
Caratteristiche: para-rigori
Presenze in Serie A: 1
Presenze Hellas Verona: 0

«Se c’è una cosa che ammiro in Lilli è la sua forza nel tenere la testa alta, comunque vadano le cose»
Cit. Eleonora Franco

L’AVVICINAMENTO AL CALCIO
Una volta facevo ginnastica artistica, però mi annoiavo un sacco. L’ho fatta per neanche due mesi, avevo iniziato perché la faceva anche una mia compagna delle scuole elementari, ma poi ho smesso. Un giorno, a una festa in paese organizzata dalla squadra del Primavera 99, vedendo i bambini giocare mi sono appassionata e ho cominciato anche io a giocare. Da lì è iniziato tutto: mio papà mi ha portato a provare e dopo qualche tempo mi ha iscritta, iniziando, appunto, con il Primavera 99″.

L’ESORDIO MAI AVVENUTO, LA PRIMA DA PORTIERE
Ricordo ancora quella volta che ho iniziato a fare il portiere. Ero ancora piccola e con la squadra siamo andate a fare una partita di un torneo, ma quel giorno mancava il nostro portiere. Allora l’allenatore ha iniziato a chiedere chi volesse provare ad andare in porta. Allora io, visto che quello era l’unico ruolo che ancora mi mancava, ho voluto provare e mi sono proposta. Fatalità quel giorno venne giù il diluvio universale e alla fine non riuscimmo nemmeno a giocare. Si vede che mi rimase in testa quel pallino di provare a fare il portiere e, visto che scarseggiavano, ho iniziato ad allenarmi ed è diventata un’enorme passione“.

L’ESORDIO AVVENUTO, LA PRIMA IN SERIE A
L’11 febbraio 2017 il Verona CF affronta la Fiorentina nella 14a giornata di Serie A. Le viola, che quell’anno vinceranno il loro unico scudetto finora, vincono nettamente lo scontro diretto con un ampio 5-0, maturato nel corso di una gara turbolenta. Al 78′ l’allora portiere del Verona CF Gaëlle Thalmann accusa un mancamento e deve essere sostituita. Fenzi, che è in panchina come portiere di riserva, fa così il suo esordio in Serie A, in quella che è finora la sua unica presenza nel massimo campionato. Nonostante la grande agitazione per l’importantissima partita e per il risultato del tutto infelice che stava maturando, la giovanissima ‘Lilli’, ancora quindicenne, riesce a mantenere inviolata la porta per i restanti 12′, con il solo grande spauracchio di una punizione di Tatiana Bonetti finita alta di poco.

Credit Photo: Federico Fenzi

Megan Rapinoe e Alex Morgan non si arrendono alla lotta per l’Equal Pay

Le due stelle americane Megan Rapinoe e Alex Morgan continuano a sostenere la loro campagna per l’Equal Pay, nonostante la recente sentenza in tribunale da parte del giudice Gary Klausner che ha semplicemente respinto ogni richiesta o aspetto su base di inconsistenze o assenza di dimostrazioni concrete e stimabili.

Le due calciatrici hanno parlato in diretta a “Good Morning America” raccontando la delusione e sorpresa di ricevere un responso del genere.
Morgan ha confermato che ci sarà un ricorso a ciò, ma soprattutto che tutte le calciatrici della Nazionale degli Stati Uniti si troveranno ancora a combattere, nuovamente insieme fuori dal rettangolo verde da vere “guerriere”.

Rapinoe ha affermato che alle calciatrici statunitensi non è mai stato offerto lo stesso contratto degli uomini, ovvero quello chiamato pay-for-play, cosa invece sostenuta dal giudice in tribunale.
“Il contratto degli uomini non ci è mai stato offerto. E certamente non la stessa quantità di denaro”, ha affermato Rapinoe.

Soprattutto conferma che negli ultimi anni le donne hanno guadagnato più degli uomini, ma perché hanno vinto due Mondiali e praticamente quasi ogni partita giocata, mentre gli uomini non sono riusciti a qualificarsi nemmeno per i Mondiali 2018. Se gli uomini si fossero qualificati per quella Coppa del Mondo, avrebbero guadagnato molto più delle donne perché i loro bonus sono molto più alti.

L’esempio poi riportato dall’attaccante è stato: “Fondamentalmente è come se guadagno $ 1 ogni volta che gioco e un uomo guadagna $ 3, solo perché vinco 10 partite e vince solo tre partite e quindi guadagno $ 10 e ha guadagnato $ 9, non sono sicuro di come io stia facendo di più soldi”.

Nel frattempo, il tutto è rimandato al 16 giugno dove ci sarà un’altra sentenza che invece verterà sulle tematiche legate a spese viaggio, mediche e strutture.

Credit Photo: Pagina Facebook di Alex Morgan

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