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Eleonora Goldoni dedica alla mamma: “Grazie per avermi permesso tutto questo, vale la pena innamorarsi del calcio”.

Prima stagione tra le fila dell’ Inter per Eleonora Goldoni, una stagione interrotta dall’ emergenza covid-19. Questo periodo di quarantena forzato spinge ad alcune riflessione e la giovanissima attaccante narazzurra ha dedicato un post alla propria madre ringraziandola per aver accettato e sostenuto le proprie passioni:
eleonora_goldoni“Cara mamma,
volevo chiederti scusa se non ho fatto la ballerina o un altro sport come desideravi,
volevo chiederti scusa per tutte le scarpe distrutte, per I mille borsoni che hai preparato , per i muri segnati dalle pallonate, per i vestiti infangati da buttare da soli nella lavatrice, per gli oggetti infranti in casa a giocare con i fratelli, per tutte le volte che tornavo con le ginocchia sbucciate, per la preoccupazione in seguito ad uno scontro di gioco, per le arrabbiature dopo una sconfitta, per i pomeriggi o i weekend in cui sono stata assente. Ti volevo chiedere scusa se ancora oggi sono così, se qualche danno in casa con il pallone lo combino sempre, se l’allenamento è tuttora la mia priorità, se vivo per quei 90 minuti e questo sport. Ho sempre desiderato fare la calciatrice e non ho ancora smesso di sognare. Grazie per avermi permesso tutto questo. Ne vale la pena innamorarsi del calcio. Manchi”.⚽️
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Credit Photo: Matteo Papini, FotoItaliaSport

Luca Lugnan, ex allenatore del Tavagnacco: “Il calcio femminile è in evoluzione”

Luca Lugnan, ex allenatore del Tavagnacco, ha parlato della sua esperienza nel calcio femminile in una diretta Instagram:

“Si era conclusa un’esperienza positiva al Mantova in Serie C maschile e c’è stata questa possibilità di allenare il Tavagnacco. Un’avventura che all’inizio è stata anche entusiasmante perché era la prima volta ed era una cosa nuova. Non è facile sicuramente gestire un gruppo di donne, hai a che fare con venti ragazze ed è più difficile che allenare gli uomini. È un universo differente, hanno un carattere diverso e per me è stato un po’ come un corso di autocontrollo, nel senso che anche li è stata una formazione. Devi imparare a gestire anche il carattere tuo. In uno spogliatoio di uomini sai che succede di tutto, mentre in uno spogliatoio di donne spesso fai anche fatica ad entrarci, la gestione è diversa ma è stata un’esperienza molto interessante e comunque positiva”.

“Adesso poi il calcio femminile è in evoluzione, inizia ad avere visibilità e da qui in avanti ci potranno essere opportunità anche per altri allenatori che hanno fatto carriera nel calcio maschile. Il campionato di Serie A è diviso in due. Le squadre che alle spalle hanno una società professionistica maschile hanno dei budget importanti e fanno la differenza quindi noi dovevamo salvarci lottando con quello che avevamo a disposizione. E anche quando sai di non avere una buonissima squadra devi cercare di trasmettere una mentalità importante per far credere alle giocatrici di poter arrivare all’obiettivo”.

Credit Photo: Vanni Caputo

Lindsay Agnew, Sydney FC: “Il calcio è sempre stato la mia fuga da tutto il dramma del mondo esterno”

Lindsay Agnew è stata molto elogiata in nazionale canadese e nel Sydney FC dopo una difficile fine stagione della W-League, dove ha giocato guidando le Sky Blues direttamente alla Grand Final di Melbourne.

A differenza della compagna Mijatovic del Melbourne City, che è rimasta bloccata in Australia a causa della chiusura dei confini da parte della Serbia, Agnew è riuscita a tornare a casa in Canada. Da allora ha deciso di raccontare la sua esperienza in W-League (unico campionato che è riuscito a concludersi) e la vita in Australia in generale, affermando che l’esperienza è stata fantastica.

“Mi è piaciuto”, ha detto a Red Deer Advocate “Abbiamo fatto tutto il possibile al di fuori del calcio, cercando di esplorare tutto ciò che Sydney aveva da offrire. È una città bellissima, piena di persone meravigliose, belle spiagge e buon cibo. È stato esilarante quando sono arrivata… la cosa più difficile è stata senza dubbio guidare a destra”, ha detto con una risata.

“L’ho adorata, è diventata sicuramente una delle mie città preferite in assoluto. Ci sono state sicuramente molti problemi logistici ma fortunatamente il calcio è sempre stato la mia fuga da tutto il dramma del mondo esterno”.

La finale della W-League ha attirato l’attenzione di tutto il mondo, soprattutto per il livello di precauzioni prese per poterla portare a termine: dal inchinarsi invece di stringere la mano al raccogliere la propria medaglia direttamente da un tavolo.

“Uno dei miei amici con cui ho giocato all’università mi ha scritto e mi ha detto che quel giorno eravamo l’unico sport dal vivo sull’app ESPN-plus” ha detto Agnew “Sicuramente una finale strana in questo senso. Il calcio è solo calcio quando esci. Sembrava ancora una finale sul campo, anche se non c’era nessuno lì.”

Photo Credit: The Women’s Game

Lucia Di Guglielmo, Empoli Ladies: “Ho sempre sentito il supporto e la fiducia delle mie compagne”

Ecco l’intervista di Cartellino Rosa a Lucia Di Guglielmo, capitano dell’Empoli Ladies.
 
Ciao Lucia, come nasce la tua passione per il calcio?
“La mia passione per il calcio è nata fin da quando ero molto piccola. Passavo interi pomeriggi a giocare ai giardini con gli amici e il mio migliore amico mi ha convinto a provare nella sua squadra. A 7 anni ho iniziato a giocare nella polisportiva Zambra.”
 
Pochi mesi fa hai segnato il tuo primo gol in Serie A al Brianteo di Monza contro il Milan. Gol che di fatto ha deciso le sorti della partita. Che emozioni hai provato in quel momento?
“Il gol del 2 a 1 al Brianteo è stata un’emozione indescrivibile. Realizzare la mia prima rete in Serie A contro una big portando a casa 3 punti è stata davvero un’emozione unica.”
 
A soli 22 anni indossi la fascia di capitano dell’Empoli, fascia che ti rende a tutti gli effetti il capitano più giovane della Serie A. Cosa si prova ad essere così giovane ed avere già tante responsabilità?
“Essere il capitano dell’Empoli è una grande responsabilità. Essendo giovane sicuramente avrò commesso degli errori in alcune situazioni, ma ho sempre sentito il supporto e la fiducia delle mie compagne, con le quali mi confronto spesso. Nella mia esperienza calcistica ho avuto tre capitani che hanno lasciato un segno indelebile dentro di me: sono persone a cui mi ispiro ogni giorno e ogni volta che scendo in campo.”
 
Dai social appare evidente che voi dell’Empoli siete davvero un bel gruppo. Con alcune giocatrici, ad esempio Cecilia Prugna, hai condiviso tutta la tua carriera. Pensi che sia proprio il fattore gruppo a fare la differenza in campo?
“Ho sempre creduto molto nella forza del gruppo. Penso che costruire un rapporto all’interno dello spogliatoio sia il primo passo per diventare una Squadra. Un gruppo di persone sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda che lavora per lo stesso obiettivo ha una marcia in più e riesce a restare unito anche nei momenti di difficoltà.”
 
Promozione in Serie A, fascia da capitano, stage nell’U23. Il tuo prossimo obiettivo personale è raggiungere la Nazionale maggiore?
“Devo essere sincera, il mio sogno nel cassetto è arrivare a giocare in Champions League e potermi confrontare con le migliori squadre d’Europa. L’obiettivo personale è quello di migliorarsi sempre di più, con la speranza di raggiungere un giorno la convocazione in Nazionale maggiore.”
 
Nel 2019 ti sei laureata in Chimica per l’Industria e l’Ambiente con un votazione di 110L ed attualmente stai continuando gli studi. Come fai a coniugare il calcio e l’università?
“Conciliare il calcio e l’università non è stato semplice, soprattutto visto il crescente impegno che il calcio ha richiesto in questi anni. Devo sicuramente ringraziare i miei compagni di corso che sono sempre stati disponibili ad aiutarmi, permettendomi di restare in pari con gli studi. Ormai ho trovato il mio equilibrio: il calcio è stata la mia valvola di sfogo in tante occasioni, mentre lo studio mi ha permesso di ritrovare la concentrazione giusta in molte altre.”
 
Tolta la divisa dell’Empoli chi è Lucia Di Guglielmo?
“Sono una ragazza determinata e testarda, ma anche molto riflessiva. Nel tempo libero mi piace leggere e disegnare. Sono molto legata alla mia famiglia e reputo davvero importante il loro supporto così come quello dei miei più cari amici.”
 
Credit Photo: Empoli Ladies

Amanda Vandervort, FIFPRO: “Approfittiamo di questo momento per sostenere i giocatori e creare un settore stabile per il futuro”

Un nuovo documento FIFPRO (Fédération Internationale des Associations de Footballeurs Professionnels) avverte che la crescita del calcio femminile professionistico e l’evoluzione in un settore forte e praticabile sono minacciate dalle implicazioni di Covid-19.
 
L’assenza di protezioni di base dei lavoratori e di standard industriali globali per le condizioni di lavoro nel calcio femminile significa anche che i mezzi di sussistenza delle donne sono estremamente vulnerabili. Questa prospettiva fa parte del saggio “Covid-19: Implications for Professional Women’s Football” di FIFPRO. L’attuale situazione di stallo economico potrebbe tradursi in insolvenze di club altrimenti redditizi e stabili in molti mercati, afferma il documento, aggiungendo che il settore deve affrontare “una minaccia quasi esistenziale” a meno che non vi sia un sostegno adeguato per leghe, club e giocatori.
 
“Siamo in tempi senza precedenti e abbiamo la responsabilità come comunità calcistica globale di riunirci e sostenere il nostro settore”, ha dichiarato il segretario generale della FIFPRO Jonas Baer-Hoffmann.
 
“Se i club, i campionati e le competizioni delle squadre nazionali iniziano a fallire, potrebbero essere persi per sempre. Il nostro obiettivo finale non deve essere solo quello di impedire che ciò accada, ma di costruire una base più solida per il futuro”.
 
Il documento chiarisce che le parti interessate del calcio devono lavorare insieme per mitigare il danno del coronavirus, dando la priorità al benessere fisico e mentale dei giocatori durante il processo decisionale e tenendo conto delle condizioni uniche delle donne e dei club. Particolare attenzione deve essere data alle competizioni internazionali delle donne perché aumentano lo sport e guidano il potenziale di guadagno economico di molte giocatrici.
 
Il documento offre raccomandazioni per un approccio aperto e collaborativo tra le parti interessate che cerca e apprezza il punto di vista dei giocatori nello stabilire soluzioni e chiede che l’industria della comunità calcistica internazionale intraprenda misure specifiche e mirate. Di seguito sono riportati i consigli contenuti nel documento:
  • Dare priorità all’assistenza, alla salute, alla sicurezza e al benessere dei giocatori in tutti i processi decisionali.
  • Applicare misure e condizioni finanziarie speciali per le giocatrici, i club e le competizioni femminili, ove necessario.
  • Garantire che gli investimenti pre-crisi siano garantiti e non ritirati dal gioco delle donne in modo da poter sostenere e persino aumentare lo slancio.
  • La richiesta in base al proprio genere non deve essere esclusa da qualsiasi incentivo finanziario, programma di remunerazione o attività che riceve assistenza finanziaria.
  • Sviluppo di sistemi di solidarietà e sostegno nel settore del calcio per garantire che il gioco femminile non subisca danni estremi.
“Siamo in piedi con le calciatrici, le loro famiglie e tutti i nostri cari in tutto il mondo mentre combattiamo insieme il Covid-19 e il suo impatto”, ha dichiarato Amanda Vandervort, Responsabile del calcio femminile della FIFPRO.
 
“Riconosciamo le complesse implicazioni di questo arresto sul gioco femminile, e insieme dobbiamo affrontarli a testa alta. Abbiamo l’opportunità di apportare i cambiamenti strutturali necessari che possono andare a vantaggio del calcio nel suo insieme. Approfittiamo di questo momento per sostenere i giocatori e creare un settore stabile per il futuro”.
 
Il documento è un precursore del rapporto “Raising Our Game” della FIFPRO che traccia la recente crescita e lo sviluppo globale dell’industria calcistica femminile e sarà pubblicato alla fine di questo mese.

Laura Tommasella, Permac Vittorio Veneto: “Mi piacerebbe diventare un’allenatrice”

Laura Tommasella, centrocampista classe ’81 di San Donà di Piave del Permac Vittorio Veneto, è stata intervistata da da Il CalcioFemminile e ha parlato della sua carriera nel calcio e delle sua aspettative per il futuro:

“La mia lunga carriera (Laura ha 38 anni ndr)? Probabilmente è una questione di DNA, visto che non ho mai seguito programmi specifici di alimentazione. Ho sempre evitato le esagerazioni, mi sono sempre allenata regolarmente e con impegno, fortunatamente non subendo mai gravi infortuni. Immagino che tutto ciò abbia contribuito a prolungare fino a ora il mio percorso di giocatrice”.

“Ho avuto, come si può immaginare, molti allenatori durante la mia carriera. Non mi va di citarne qualcuno in particolare, perché ho sempre cercato di trarre da ognuno di loro il maggior numero di insegnamenti possibili sia sotto l’aspetto tecnico/tattico che caratteriale. Spero di riuscire a trasmettere tutto quello che ho acquisito a mia volta, nel ruolo di allenatrice, in un prossimo futuro”.

“I colori rossoblù sono praticamente tatuati sulla mia pelle. Quella attuale è la mia seconda esperienza al Permac Vittorio Veneto dopo che avevo iniziato qui, quattordicenne, il mio percorso nei campionati nazionali. Sono molto legata alla famiglia Fattorel, che mi ha da subito accolto con affetto, facendomi sempre sentire a casa”.

“Ho concluso a dicembre il corso di allenatore regionale D e attendo che sia possibile poter frequentare il corso UEFA C. Considerando il mio carattere, mi piacerebbe diventare un’allenatrice molto pragmatica e che riesce a trasmettere sicurezza e serenità alla squadra. Sarebbe molto interessante poter fare qualche esperienza all’estero, per poter conoscere le metodologie di allenamento di altre realtà e riuscire a trarre da esse nuovi spunti per poter ampliare il mio bagaglio tecnico”.

“Quest’anno abbiamo avuto un ottimo avvio di stagione, con tre vittorie consecutive e un pareggio. Purtroppo poi, a causa di alcuni infortuni e un po’ di inesperienza di categoria, abbiamo vissuto un periodo abbastanza difficile, nel quale non siamo riuscite a trovare i risultati sperati nonostante l’impegno e la voglia di lottare non siano mai mancate. Nelle ultime partite prima della sospensione del campionato, avevamo iniziato a trovare la quadratura del cerchio. Vedremo cosa deciderà la Federazione riguardo a una sospensione definitiva o a una nuova ripresa”. 

Credit Photo: Permac Vittorio Veneto

Elena Linari, Radio Sportiva: “A differenza dell’Italia, qui in Spagna sono professionista”

Elena Linari, nata a Fiesole, difensore nell’Atletico Madrid, una delle squadre più importanti al mondo, ha parlato a Radio Sportiva di come sta vivendo in isolamento questi giorni a Madrid:

“Italia e Spagna sono le nazioni più colpite da Coronavirus, qui a Madrid la situazione non è positiva. Noi siamo in quarantena dal 14 marzo, da quando sono tornata dall’Algarve, ma mi sto allenando tutti i giorni e credo che alla fine ci possa una riapertura del nostro campionato, anche se non si sa quando.
Con l’Atletico siamo in cassa integrazione con il 70% in meno dello stipendio. Con i contratti dei calciatori c’è tanta differenza a livello di stipendio, ma comunque so che questi soldi verranno utilizzati per aiutare altre persone.
Ho chiesto di vivere da sola, vivo questa quarantena in modo molto migliore. Mi manca l’Italia e se non ci fosse stata la pandemia oggi sarei in Nazionale. Però non sto pensando di tornare a giocare in Serie A almeno per ora. A differenza dell’Italia, qui in Spagna sono professionista”.

Credit Photo: Facebook Elena Linari

Gabriele Gravina, Presidente della FIGC: “Con senso di responsabilità e buon senso troveremo la giusta via”

Gabriele Gravina, Presidente della FIGC, ha parlato ai microfoni di Radio 1, riguardo alla necessità di portare a termine i campionati di calcio:

“Chi invoca oggi l’annullamento della stagione non vuole bene né al calcio né agli italiani e toglie loro la speranza di futuro. Sulla ripresa terrò duro fino alla fine. E’ un momento complesso per il nostro paese, per l’economia e per il calcio che è una delle industrie più importanti. Con senso di responsabilità, disponibilità e buon senso troveremo la giusta via. Condivido la speranza del ministro dello Sport Spadafora di poter ripartire con gli allenamenti il 4 maggio, con tutte le dovute cautele e garanzie.
Abbiamo elaborato un protocollo sanitario che consegneremo a Spadafora e al ministro della Salute Speranza, rigido e attento ma flessibile e facile da applicare. Ci sarà periodo di controllo di tre settimane per garantire la negatività di tutti coloro che partecipano agli eventi. Se sono tutti negativi non c’è pericolo. Quindi a fine maggio o inizio giugno si potrà tornare a giocare”.

Credit Photo: Facebook FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio

Cristiana Girelli: «La Juve ci ha mandato un programma, mi alleno ogni giorno»

In una diretta su Instagram, Cristiana Girelli ha parlato di come sta vivendo l’isolamento ma non solo. Le parole dell’attaccante:

QUARANTENA «Non dovevo tornare a Brescia ma a Torino, ma ho detto: ‘Dai faccio due settimane con i miei genitori’ ma sono rimasta bloccata qua. Tra poco ci tiriamo le padelle. Fortunatamente ho un obiettivo che è quello di allenarmi al 100%. Capita di allenarsi per una-due ore, ho la fortuna di avere il giardino. Ho la bici e un po’ di cose. La Juventus ci ha mandato un programma, siamo a stretto contratto con il preparatore atletico e lo staff».

GIORNATA «Non è cambiata molto la mia giornata tipo, a parte che mi manca il calcio e l’adrenalina che hai nei giorni prima. Ovviamente mi manca il tempo con le compagne di squadra e gli amici. Ma anche quando non sono in quarantena mi sveglio, faccio allenamento, torno a casa e vado a dormire».

COMPAGNE«Sono in contatto con loro, abbiamo fatto una videochiamata tutte insieme e non si è capito niente. Ci sono situazioni diverse tra di loro ma è stato bello rivedersi tutte insieme».

CHAT«Chat tra compagne di squadra? Chiaro! Nella nostra squadra ci sono diversi elementi che hanno un livello di ignoranza elevato quindi la chat di squadra è ricca. Come si chiama la chat? Non si può dire».

TIFOSI «In tanti apprezzano vederti quando fai certe dirette, che parli di argomenti normali. Magari normalmente uno non ha la possibilità di farlo. Tanti mi scrivono che manchiamo, che non vedono l’ora di vederci in campo. Senti l’affetto che hai seminato in questi anni. Finché posso cerco di condividere ciò che faccio, per dare svago a chi è a casa».

CALCIO FEMMINILE «Io quando ho iniziato ero piccolina e giocavo con i maschi. Quando mi si è presentata la possibilità di andare in una squadra femminile ho detto: “Ma anche le femmine giocano a calcio?”. Questa era la situazione. Una passione così forte, ma non solo nel calcio, non nasce per caso. Io facevo tanto sport, calcio, tennis e basket. Mia mamma mi ha detto di decidere solo uno sport. Non volevo giocare con le femmine».

JUVE – «Soddisfazione enorme, a Brescia avevamo fatto una grande squadra per competere fino all’ultimo. L’anno dopo dopo che il Brescia è stato venduto al Milan, fortunatamente la Juve mi ha chiamata e ho accettato tutto»

IDOLI – «I miei idoli sono sempre stati Alessandro Del Piero e Roberto Baggio. Ero presente il giorno dell’addio di Alex, è stato un addio particolare, molto sentito. Mi emozionai tantissimo anche quando Del Piero mi mandò un videomessaggio dopo la tripletta con la Jamaica ai Mondali».

ALLIANZ STADIUM«Si vociferava a inizio marzo di questa possibilità. Quando hanno ufficializzato noi pensavamo ci fosse lo stadio vuoto, massimo diecimila persona. Invece da quando hanno aperto la biglietteria ogni giorno il numero si alzava fino al tutto esaurito. Per me è stata l’emozione più bella».

Credit Photo:Roberto Comuzzo – LivePhotoSport

Benedetta Glionna, Verona Women: “La Nazionale? È un’emozione grandissima”

Benedetta Glionna, attaccante del Verona Women (in prestito dalla Juventus) e della Nazionale Italiana Under 19, ha parlato in diretta sui canali social della società di come sta vivendo questi giorni a casa e dei sui trascorsi nel calcio:

“In questo momento cerco di fare quello che posso, allenandomi in casa e cercando di non uscire. Seguo il programma giornaliero che ci è stato dato e poi, per quanto possibile, cerco di migliorare la mia tecnica. Corro sul tapis roulant ma quello che mi piace fare di più sono gli esercizi con la palla. Invece odio il Tabata.

“Le mie caratteristiche? Credo che le mie migliori qualità siano la velocità, l’attacco allo spazio e il dribbling. Devo invece migliorare nell’uso del fisico, perché spesso quando vado in contrasto non riesco a oppormi in modo efficace, ma anche sul colpo di testa e sul sinistro che è il mio piede debole. Ho tanto su cui lavorare…”.

“Il nostro calcio è ancora dilettantistico quindi, personalmente, ho iniziato a capire che avrei potuto fare di professione la calciatrice quando sono stata chiamata dalla Juventus. Ero felicissima e quando me l’hanno detto ho iniziato a saltellare qua e là! Li ho capito che sarebbe potuto diventare qualcosa di più”.

“Il calcio maschile mi piace e non cambierei nulla, eccezion fatta per quel lato esagerato di alcuni tifosi che poi sfocia in violenza, in razzismo e in altri brutti episodi. Le giocatrici più forti? Ho giocato con calciatrici davvero molto brave, ma non saprei indicare la più forte. Posso dire che comunque buona parte dell’attuale rosa della Juventus sia veramente forte”.

“La Nazionale? È un’emozione grandissima. Credo che ogni calciatore, almeno una volta nella vita, abbia sognato di poter giocare per la propria Nazionale. Vestire la maglia dell’Italia è un onore grande, già solo indossarla è indescrivibile e ti toglie il fiato!”.

Credit Photo: Giancarlo Dalla Riva

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