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“Quella corazzata chiamata Torres” di Giulia Domenichetti

In questi giorni un amico, entrato nel mondo del calcio femminile solo recentemente, mi ha scritto: “poi un giorno mi racconterai di quella corazzata chiamata Torres”
Sono un po’ restia nel celebrare pubblicamente quello che ha rappresentato quella squadra, in primis perché ne facevo parte e cerco di sfuggire da ogni sorta di autocompiacimento, in secondo luogo perché l’eccessivo slancio nostalgico può anche risultare un tantino spacca maroni, diciamo la verità.

Riflettendoci però, e spogliandomi da ogni condizionamento esterno, in questi giorni nei quali quello slancio nostalgico (spinto più o meno indietro cronologicamente) è l’unica cosa alla quale aggrapparci, penso che “quella corazzata chiamata Torres” merita di essere un po’ raccontata.
Perché, assieme ai club con i quali si scontrava, è parte dell’iceberg che si cela sotto la Serie A attuale, sotto lo Juventus Stadium con 40 mila persone, sotto le dirette Sky, sotto le “ragazze mondiali”, sotto tutto quello che vediamo al giorno d’oggi e che viene, giustamente, celebrato a dovere; perché raccontare delle imprese del passato aiuta a non dimenticarsi mai da dove veniamo, e perché è importante per comprendere che le cose straordinarie sono possibili e non nascono da presupposti straordinari, ma innanzitutto da persone ordinarie mosse da grandi cuori e grandi spiriti d’animo.

Se c’è un giorno in cui questa storia si possa dire ebbe inizio fu certamente il 19 dicembre del 2009 : Bardolino – Torres, ottava giornata del campionato di Serie A.
Lo scenario storico sportivo era il seguente : Bardolino campione d’Italia in carica da tre anni consecutivi. Solo per fare qualche nome vestivano quei colori giocatrici del calibro di Tuttino, Brunozzi, Gabbiadini, Valentina Boni, Giorgia Motta, Vivi Schiavi, due giovani Girelli e Parisi e così via.
Avevamo spezzato soltanto per un istante l’incantesimo gialloblu in quegli anni, andando a vincere la Coppa Italia, battendo in una doppia finale proprio lo squadrone veronese, nel giugno del 2008: sconfitte per 3 a 2 in Veneto, ribaltammo poi il risultato sull’isola grazie ad un gol di Sandy Iannella che mi è costato, per via di una scommessa (“se vinciamo 1 a 0 con un tuo gol te lo regalo!” ), un ambito asciugamano nero rubato da un albergo in Svezia.

Tornando al dicembre 2009, ricordo non fu una trasferta facile, maltempo in tutta Italia, neve e ghiaccio, se la mia memoria non difetta mi sembra incontrammo non pochi imprevisti per raggiungere Bardolino.
Arrivammo in ritardo sulla tabella di marcia a Parma dove pernottammo. Nevicava copiosamente. Iniziavano a circolare dubbi che si sarebbe riuscito a disputare la gara. Non nasceva sotto una buona stella quel big match.
Il mattino seguente la neve era aumentata, durante il viaggio in pullman ci arrivavano foto del campo di Calmasino completamente innevato.
Gli sguardi e le voci:“non si gioca vedrai non si gioca”.
“Si gioca. Si gioca. Continuiamo a pensare che si gioca!” tuonava Tore Arca (il mister) dai posti davanti, cercando di evitare qualsiasi calo di tensione.
Ricordo come se fosse oggi quell’attesa, quell’apprensione, ed una cosa è certa, noi volevamo giocare. Ricordo la voglia e il furore che ci animava quell’anno, la rabbia agonistica di voler superare l’avversario , di volerci finalmente imporre. Eravamo tigri affamate tenute in gabbia e liberate di fronte alle prede al fischio iniziale.

Dopo otto anni dall’ultimo scudetto, otto anni trascorsi a collezionare secondi posti, la Torres doveva tornare agli antichi fasti. Avevamo imparato a perdere, avevamo imparato a reagire a sconfitte umilianti, avevamo imparato ad onorare quella maglia a prescindere dalla classifica, avevamo imparato l’orgoglio nel vestire quei colori, nel rappresentare quel popolo, prima di allora, prese singolarmente, forse non eravamo le giocatrici più forti in circolazione ma avevamo fatto tesoro di queste cose che si erano trasformate negli ingredienti che ci avrebbero reso la squadra da battere da lì ai successivi quattro anni.
I tempi erano maturi, noi lo sapevamo, il resto d’Italia ancora no ma noi lo sapevamo in cuor nostro e volevamo solo uscire e farlo vedere a tutti.

Seduta al mio posto in pullman pensavo già in clima partita: “più ostacoli incontri nel tuo cammino, più la meta che devi raggiungere è importante. Oggi si gioca ragazze.”
E si gioca. Il campo è ghiacciato, si sta in piedi a malapena, le condizioni sono proibitive ma non ricordo mezza compagna di squadra lamentarsi.
Tore Arca prima della gara ci dice che non cambierebbe nessuna giocatrice gialloblu per una di noi, “Nessuna!” enfatizza. Lo guardo negli occhi e vedo che ci crede davvero (anche se la stagione successiva arriverà in rossoblu Giorgia Motta proprio da quel Bardolino).
Ci crediamo anche noi.
Dopo 36” dal fischio d’inizio passiamo in vantaggio.
Dopo 36” dal fischio d’inizio si possono contare sei giocatrici rossoblu nei 25 metri a ridosso della porta difesa da Carla Brunozzi, per dare l’idea dell’onda d’urto che si abbatté sulle campionesse d’Italia. Il Bardolino è una grande squadra, prova a reagire, ma con Panico e Tona al 28′ il risultato è sul 3 a 0. Si vede da tante piccole cose che quella non è una partita qualunque, quello è il nostro capolavoro, dipinto senza sfumature su sfondo bianco in soli ventotto minuti, si vede da come si propone Manieri sulla sinistra, si vede da come mi tuffo su quel pallone basso che proprio Raffa mette in mezzo, si vede da come si piega a terra Elisabetta Tona dopo il gol nello sfogare tutta la rabbia. Si vede.
La prima frazione terminerà 4 a 0. Il momento è storico. È il passaggio di consegne. L’italia ancora pensa ad una giornata “no” delle venete, alle difficoltà del campo ghiacciato, ma noi no, noi lo sappiamo. Lo scettro è passato a noi, soltanto che ancora non tutti possono vederlo. Andiamo a +4 dal Bardolino.

La gara di ritorno al Vanni Sanna è un’altra prova di forza, mancano sole tre partite al termine, manteniamo ancora quel vantaggio di 4 punti, ma non ci basta.
Quando vinci e non sei considerata ancora la squadra più forte non ti basta vincere, devi convincere, devi stravincere. Avevamo grandissimo rispetto delle nostre avversarie, tante di loro compagne in maglia azzurra, ma eravamo animate da un desiderio profondo e ancestrale di surclassare qualsiasi cosa si ponesse sul nostro cammino.
Michela Rodella sostiene che non eravamo una squadra “ma una macchina da guerra” ed è il tentativo più riuscito di descrivere lo spirito che animava quella squadra, per di più partorito da un’avversaria storica, dunque più che mai credibile.
Scendiamo in campo volendo dimostrare che il risultato dell’andata non è stato un caso: dopo 40” Iannella sigla l’uno a zero in un surreale “copia-incolla” di qualche mese prima, stavolta sotto un cielo azzurro e sopra un campo verde.

A volerlo immaginare non avremmo osato tanto.

Nell’azione del gol, insieme a 4 -5 rossoblu, si intravede anche il capitano, Elisabetta Tona (centrale difensivo), in piena trans agonistica buttarsi con foga dentro l’aerea avversaria.
Non so davvero a 40” dal calcio d’inizio che cosa ci facesse lì, ci abbiamo riso spesso rivedendo le immagini a distanza di anni, ma penso sia la rappresentazione ideale dell’anima spavalda di quel gruppo.
In mezzora siamo sopra di tre gol, esattamente come all’andata.
Una volta può succedere per caso, ma due volte no. Nessuno poteva più chiudere gli occhi di fronte a questo, ci eravamo riuscite.

Il nostro portiere, Michela Cupido (cognome evocativo per l’ultimo baluardo a difesa delle nostre gesta) parerà anche un rigore ad una certa Cristiana Girelli, a testimoniare l’ineluttabilità del destino che aveva ormai ceduto il passo a quelle ragazze quasi tutte “continentali”, adottate dall’isola, che vestivano con orgoglio quella seconda pelle rossoblu e cantavano in una lingua “straniera”, ma ormai familiare, l’inno del loro amore: “avanti forza forza torres di lu me’ cori, la vittoria si sa, sempre nosthra sarà.”
Restammo imbattute, con 7 punti di vantaggio fino alla fine, festeggiando, la settimana successiva, il ritorno del tricolore in Sardegna, un ritorno atteso e cercato per otto lunghi anni.
Non ho raccontqto la nascita di quella corazzata, quella nacque e crebbe lentamente e silenziosamente negli 8 anni precedenti, con le sconfitte e la pazienza e la passione e l’amore e la resilienza, ma è così sicuramente che si manifestó a tutti.
Ed è soltanto una delle numerose storie che aspettano di essere raccontate.

 

Credit Photo: Florentia Calcio Femminile

USA & Nike Football 2020: arte + scienza

Numerose sono le Federazioni calcistiche che indossano lo Swoosh di Nike, ognuna con ognuna storie e culture uniche. Perciò per il 2020, i loro attributi distintivi sono celebrati con collezioni altamente differenziate.
Basandosi sugli insegnamenti della fortunata collezione Nigeria 2018, Nike ha intrapreso profonde immersioni culturali e ha collaborato con ogni federazione per garantire che i progetti fossero davvero in risonanza. Dalle stampe disegnate a mano ai caratteri personalizzati, l’aspetto di ogni squadra sarà il suo. Contrariamente alla templatizzazione, i designer Nike avevano a disposizione 65 opzioni di telaio su diverse scollature, maniche, polsini, posizionamento dei badge, ecc.

Oltre all’arte di progettare kit da calcio, la scienza è sempre in prima linea nel processo. Tutto inizia in laboratorio, dove Nike ha acquisito dati su oltre 300 calciatori e movimenti specifici del calcio. Il team di progettazione ha sfruttato gli strumenti di visualizzazione 4D per dare vita al prodotto prima di creare campioni. Questo processo aiuta Nike ad analizzare le prestazioni del kit sul corpo in termini di allungamento, drappeggio e vestibilità. Usando il design generativo, Nike ha quindi lavorato maglie che assorbono il 55% più velocemente, il 13% in più traspiranti e con il 10% in più di elasticità rispetto ai precedenti kit.

Tre squadre sono state rivelate per ora coi i nuovi kit Nike 2020:

  • USA
    Il raffinato kit per la casa è bianco, elevato dai dettagli. Un colletto blu si trasforma in strisce rosse e bianche ispirate alla bandiera sul retro del collo. Il design della banda laterale richiama ad un potente movimento di scossa. Mentre la striscia sembra frastagliata quando è ferma, si allinea con un’oscillazione completa della gamba. Il logo Nike Futura appare sul petto a sinistra e sui calzini; gli Stati Uniti sono l’unica federazione che riceverà questa versione del logo Nike sui loro kit 2020.Il kit da trasferta è una profonda ossidiana con tocchi di accenti blu e rossi più luminosi. Il motivo astratto sulla maglia è stato disegnato a mano dal team e attira l’infiltrazione di elementi mimetici in alta moda.

    La collezione completa di Soccer degli Stati Uniti è piena di richiami all’amore del Paese per gli sport multipli e alla cura del cool, con il concetto di “States”.

  • Corea
  • Nigeria

Credit Photo: www.nike.com

Ilenia Viscuso, Empoli Ladies: “In Toscana ho trovato persone con un cuore buono, proprio come la gente del Sud”

Intervista realizzata da Tuttocampo.it alla calciatrice Ilenia Viscuso, centrocampista Empoli Ladies:
 
Buongiorno Ilenia, per una ragazza che parte dal profondo Sud non è sempre semplice l’adattamento in una realtà diversa come la Toscana…tu come sei riuscita ad ambientarti?
“Devo ammettere che il primo anno è stato abbastanza difficile. Non è facile riuscire ad ambientarsi subito, soprattutto per chi come me ha un carattere un po’ più chiuso con la gente che non conosce. Per fortuna ho incontrato gente disponibile e accogliente, a partire dai dirigenti della società, dalle mie coinquiline e anche dai vicini di casa, persone veramente fantastiche!
Mi aspettavo di trovare gente un po’ “diversa” da me nei modi di fare e nelle abitudini. Invece ho trovato persone con un cuore buono proprio come noi del Sud!
Quindi posso dire che, se fino ad oggi sono riuscita ad ambientarmi così bene, non è stato solo merito mio, ma anche delle persone che ho avuto vicino.”
 
Sei riuscita ad ottenere la fiducia di Mister Pierangelo Mosconi che ti ha dato la possibilità di fare un minutaggio importante…che tipo di rapporto hai instaurato con lui e con le tue compagne?
“Mister Pierangelo, prima di essere un buon allenatore, è una brava persona e questa è la cosa più importante!
Fin da subito, il mister è riuscito a farsi volere bene, a farsi rispettare e soprattutto a tirare fuori il meglio da ogni componente della squadra.
È un allenatore che ti invoglia a migliorare e soprattutto crede nelle sue ragazze, in tutte allo stesso modo, a prescindere dalle capacità che ognuna possiede.
Ho un bel rapporto con lui, ripone in me molta fiducia: questo mi permette di tirare fuori il meglio di me in ogni allenamento e soprattutto in ogni partita.
Abbiamo anche avuto delle discussioni, che ci sono sempre concluse con un confronto: abbiamo cercato di capire ciò che non andava e ciò che si poteva migliorare. E posso dire che ogni confronto mi è servito personalmente per crescere sia dentro che fuori dal campo.
Sono davvero contenta di aver intrapreso quest’anno calcistico con lui. Siamo riuscite a conquistare tante soddisfazioni!!”
 
Un tuffo nel passato…le tue origini sono rosanero…cosa più ricordi con gioia del tuo passato calcistico siciliano e cosa ti manca di Palermo?
“Esattamente, le mie origine sono rosanero! Ho sempre giocato in squadre maschili che mi hanno permesso di coltivare il mio sogno e di crescere sempre di più.
Ci sarebbero tanti ricordi bellissimi di cui potrei parlare. Per questa volta mi limito a raccontarvene due.
Il primo riguarda un torneo a Catania con la mia squadra maschile, il Terzo Tempo. È stato l’ultimo torneo che ho fatto con loro prima di intraprendere la mia esperienza ad Empoli. Penso che sia stato uno dei momenti più belli, sia perché ci siamo divertiti molto, sia perché siamo riusciti a vincere il torneo!
Un altro ricordo indimenticabile è la partecipazione al Torneo delle Regioni in Abruzzo con la Rappresentativa Siciliana Under 23, guidata da Antonella Giammanco. Siamo riuscite ad arrivare seconde, perdendo 1-0 in finale con la Lombardia. Penso che sia stata una delle soddisfazioni più grandi che io abbia mai avuto: riuscire a portare così in alto i colori della mia Sicilia è stato un onore!
Di Palermo mi manca tutto: tutti quei piccoli dettagli che rendono meravigliosa la nostra città. Mi mancano le strade che percorrevo per andare a scuola. Mi manca entrare nei bar e trovare arancine, calzoni fritti, cannoli, cassate. Mi manca passare per strada con la macchina e vedere il fumo della stigghiola (tipico piatto siciliano a base di carne, ndr) che si accompagna ad un odore indescrivibile e inconfondibile. Mi mancano le giornate calde e il mare. Ma soprattutto mi mancano le facce dei miei genitori, dei miei fratelli e di tutti i miei amici.”
 
Il calcio femminile è un movimento in continua espansione…credi che a breve potrebbe finalmente avere pari diritti rispetto a quello maschile?
“Negli ultimi anni il calcio femminile sta crescendo veramente tanto. Questo mi rincuora, perché adesso noi donne possiamo mostrare a tutti la passione con con cui viviamo questo sport. E penso che sia arrivato il momento di avere gli stessi diritti del calcio maschile.”
 
Quali sono i buoni propositi per il futuro di Ilenia Viscuso?
“Di buoni propositi ne ho tanti. Sicuramente mi impegnerò al massimo per raggiungere un grande sogno: indossare la maglia della Nazionale!”
 
Credit Photo: Empoli Ladies

Manuela Giugliano, Roma: “L’importante ora è stare a casa”

Manuela Giugliano, attaccante della Roma ha risposto ad numerose domande dei tifosi via Instagram:

Questa sosta non ci voleva…
“La cosa importante è stare bene tutte, sarebbe inutile ricominciare”.

Come trascorri queste ore in casa?
“Con i tapis-roulant, perché non mancano. La società ci è tanto vicina, è sempre presente, ogni giorno, siamo più che contente di far parte di questa bellissima famiglia giallorossa”.

Come ti sei trovata a Brescia?
“Per me l’anno di Brescia è stato importante sotto vari punti di vista. Da quell’anno c’è stato un saltino in più per la mia crescita, poi nonostante Fede facesse su e giù sono riuscito a legare di più con lei”.

Qual è stata la squadra migliore in cui hai giocato?
“Con la Torres. Era il primo anno fuori, lontano dalla mia famiglia, e andavo al mare a fare scarico”.

Su Bergamo.
“Non é una bella situazione; dobbiamo lottare tutti insieme; noi italiani riusciamo a uscire fuori dalle difficoltà, ma bisogna seguire le regole”.

Oggi ci sarebbe stata Juve-Roma…
“Che partita sarebbe stata…”

Ti manca il Milan?
“E’ stato un anno importante, sono cresciuta molto a livello mentale e fuori dal campo, penso sia la cosa più importante. La parte mentale alle volte fa la differenza, mi mancano le persone che hanno fatto parte della mia vita. Ma sto bene a Roma”.

Consigli per una ragazza che vuole diventare come voi?
“Seguire i propri sogni e divertirsi, se ti diverti puoi arrivare dove vuoi”.

Qual è la compagna più giocherellona?
“Voto Coluccini! Ci fa morire dal ridere, menomale che c’è lei”.

La partita che non dimenticherete mai?
“Sicuramente la partita per lo scudetto nell’anno di Brescia. Poi, in Nazionale, l’esordio sicuramente, e il primo gol contro la Georgia”.

Film preferito?
“Harry Potter”.

Qual è il tuo idolo?
“Del Piero e Pirlo”.

Cosa fai per allenarti?
“Tra 10 minuti correrò sul mio tapis-roulant, mi tocca”.

Ti manca il calcio?
Sì, il calcio è la mia vita, non ce la faccio più. Ma l’importante ora è stare a casa”

Che serie TV stai guardando?
“The 100, una serie bellissima, ve la consiglio, così perdete un po’ di tempo e mi raccontate se vi è piaciuta”.

Con quali giocatrici avete scambiato le maglie?
“Marta, giocatrice del Brasile, al Mondiale”.

Credit Photo: Giancarlo Dalla Riva

Milena Bertolini: “Il virus ci ha messo di fronte alla fragilità del sistema calcio”

Milena Bertolini, CT della Nazionale italiana, ha parlato alla Gazzetta dello Sport, di diversi temi di attualità riguardanti il calcio femminile.

“Il ritorno dall’Algarve? Avevamo tutte le mascherine, nessun contatto con l’equipaggio. Abbiamo dovuto rinunciare alla finale, le calciatrici della Germania sono state carine. Hanno scritto: questa Coppa è anche vostra. Magari quando tutto sarà passato organizzeremo un’amichevole con un valore molto ampio”.

“Il professionismo? Certamente ci saranno tante cose alle quali dare la precedenza. Però credo che questo sia il momento di avere un pensiero circolare più che di limare le circostanze. Io perdo questo, tu mi dai quello. Ma il pensiero circolare è molto femminile e non è che ci siano molte donne nel governo del calcio”.

“L’Europeo? L’anno prossimo sarà pienissimo tra Europeo maschile, Olimpiadi. Spero ci sarà spazio per il calcio femminile con la necessaria risonanza mediatica. Il coronavirus è un dramma ma anche una possibilità per ricominciare. Penso a un calcio meno egoista, meno fondato sul business”.

“Il mondo femminile è importante. La virologa Ilaria Capua dice che le donne sono più forti, torneranno prima a lavorare e quindi magari torneremo anche prima in campo.  Il virus ci ha messo di fronte alla fragilità del sistema calcio. Penso a una riforma che tenga dentro non solo lo sport femminile ma il calcio così detto minore, il calcio giovanile, la Lega Pro. E’ il momento di rilanciare l’attività di base”.

Credit Photo: Facebook FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio

Smart allenamenti, zumba e le sfide con Bonetti: il preparatore Barducci racconta la quarantena viola

Non si ferma l’attività della Viola anche in questo periodo di quarantena. Tra esercizi, programmi individuali e dirette video la squadra continua la preparazione nel miglior modo possibile. Ci siamo fatti spiegare da Fabio Barducci, preparatore fisico della Prima Squadra di Fiorentina Women’s FC, modalità e dettagli degli “smart allenamenti”.

Innanzitutto il primo pensiero va alla vostra salute: come state?

“Tutto bene in famiglia, non è facile rimanere a casa con 2 bambini però sono sempre impegnato dal lavoro quindi in realtà non ho tempo per annoiarmi. Con lo staff tecnico sentiamo le calciatrici tutti i giorni e anche loro stanno bene, comprese le ragazze che erano in quarantena dopo il torneo di Algarve in Portogallo con la Nazionale. Non vediamo l’ora di ricominciare!

Sappiamo che gli allenamenti non si sono fermati. Ci racconta come li state affrontando e su cosa vi focalizzate?

“All’inizio del periodo di stop abbiamo inviato alle ragazze un programma di una settimana con allenamenti di forza e corsa quando ancora si poteva uscire. Il programma andava svolto singolarmente, seguendo anche alcuni video che abbiamo mandato insieme alla nostra consulenza e controllo. Poi con la quarantena abbiamo cambiato strategia, utilizziamo un’app e ci colleghiamo con le ragazze divise in 2 gruppi di lavoro. Io e il collega Giacomo Palchetti facciamo un blocco di esercizi, loro lo vedono e li eseguono. Alterniamo i blocchi stimolando attività cardio e destrezza-forza con lavori funzionali anche perché siamo bloccati in un momento imprevisto senza le attrezzature giuste, ma ci arrangiamo con quello che troviamo. Qualcuna ha anche programmi personalizzati perché deve curare aspetti critici cronici o acuti. In generale ci alleniamo insieme ogni due giorni, ma quotidianamente ognuna segue il proprio programma. Chiediamo un feedback costante e modifichiamo quando è necessario.”

Quali aspetti stanno andando bene e quali invece vorrebbe sistemare?

“L’aspetto della forza sta andando molto bene anche perché cerchiamo di rinnovare sempre gli stimoli con esercitazioni diverse. Non vogliamo farlo diventare monotono visto che già è difficile non vivendo la squadra e il calcio con la palla.
Il mantenimento di resistenza e velocità è la parte delicata, ovviamente non sappiamo a che livello siamo né saremo alla ripresa.”

E poi c’è anche il problema dell’alimentazione. Come vi siete organizzati?

“Seguiamo le indicazioni del Dottor Cristian Petri, il nutrizionista della società, che da settembre sta seguendo la squadra. Anche in questa quarantena il suo lavoro è importante, ci rimettiamo a quello che ci indica.”

Questo break ha permesso alla squadra di sistemare i vari acciacchi?

“Non c’erano fortunatamente grandi situazioni a parte quelle di Clelland e Durante. Loro avrebbero avuto bisogno di lavorare sul campo, questa pausa potrebbe ritardare un po’ il rientro. Ci vorrà un po’ di lavoro in più, ma arriveranno come le altre al livello che ci serve.”

A proposito di recupero, sappiamo che spesso al campo per riscaldarvi avete fatto zumba. Riuscite a recuperare anche questo aspetto in video prima della seduta?

“(Ride)”Quella è una delle cose che riusciamo a fare, con spazi ridotti ma riusciamo. È importante inserire un elemento di “simpatia” in queste sedute, per me è importante anche perché aiuta la coordinazioneoltre a distrarci e ad essere divertente. L’allegria aiuta a passare meglio questo momento difficile. La calciatrice con più ritmo? Assolutamente Janelle Cordia, riesce sempre a starmi dietro.”

Anche mentalmente è infatti importante rimanere concentrate e con fame agonistica.

“La fame agonistica viene da sola, alla ripresa avremo sfide importanti per la stagione e ce la alimentiamo vicendevolmente. Noi continuiamo a lavorare concentrate ogni giorno.”

Al rientro sarà come affrontare un altro mini-campionato. In cosa cambierà la preparazione e quali conseguenze ci saranno dopo questo stop?

“Dobbiamo riprogrammare tutto, per riprendere gli allenamenti e le partite che non sappiamo ad oggi con quali frequenza saranno. Dovremo valutare con test per avere una fotografia della nostra condizione fisico-atletica e poi vedere quali saranno le partite in ordine cronologico. Non dimentichiamoci che ci asptterà la Coppa Italia e tutto ciò che è ancora in palio.”

Lei è con noi da molte stagioni (dalla ss 2016-17 vincendo 1 Scudetto 2 Coppe Italia 1 Supercoppa Italiana e partecipando a 3 edizioni della UEFA Women’s Champions League ndr), a livello personale di quale partita ha il ricordo migliore? La prima che le viene in mente.

“Direi la Supercoppa Italiana a La Spezia contro la Juventus. Fu una partita molto attesa per noi, sia per il nostro cammino sia per il fascino di una gara secca. Ho anche altre partite speciali che ricordo per la preparazione nei dettagli, come la gara-scudetto del Franchi nel 2017 e la vittoria interna contro la Juventus di due anni fa che ci lanciò nella rincorsa all’Europa.”

Quest’anno fa coppia con Giacomo Palchetti, neo acquisto dello staff viola. Ci spiega come vi dividete i compiti e il valore aggiunto di questa “coppia” per la squadra?

“Giacomo Palchetti è giovane, preparatissimo, conosce bene le ragazze e aveva già avuto esperienza nel calcio femminile. Ha portato molta innovazione tecnologica, ci dividiamo i compiti post infortunio e lavoriamo con più idee e fantasia su forza e condizionamento fisico. La mia esperienza e la sua innovazione si combinano in un valore aggiunto per la squadra. Peraltro ci eravamo conosciuti prima di lavorare insieme, abbiamo sintonia e dialogo su tutti gli aspetti.”

Anche con gli altri membri dello staff tecnico (Allenatore Mister Cincotta, Secondo e Preparatore dei Portieri Nicola Melani e Match Analyst Marco Merola ndr) avete un’intesa particolare. C’è qualche rito pregara o post gara che ci vuole svelare?

“Ci sono un paio di cose che facciamo, soprattutto Nicola Melani è il nostro cultore della scaramanzia. Mettiamo gli oggetti nello stesso posto, per esempio spostiamo la porta mobile sempre nello stesso posto il sabato prima della gara. Noi lo assecondiamo e ormai è il nostro porta fortuna. Oppure quando andiamo ad un match ci vestiamo tutti nello stesso modo, il trend del momento è usare ogni dettaglio dell’abbigliamento uguale!”

E con le calciatrici? C’è qualche sfida sul campo che fate spesso o scommessa verso il match successivo?

“Sì in particolare con Bonetti ci sfidiamo regolarmente. La sfida può essere fare goal da fuori campo o colpire la traversa. Sono soprattutto Bonetti e Melani a sfidarsi, ma anche noi partecipiamo. Diciamo che è uno stimolo in più.”

Ha mai dovuto “scendere a patti”? Di solito lei fa la parte del “cattivo” che fa sudare la squadra…

“Ogni tanto devo ammorbidirmi, dobbiamo fare qualche sconto a seconda dell’intensità del lavoro pre-post esercizio fisico. Ovviamente tutto questo per il bene della squadra, della salute e della serenità. Con me si lavora e si suda ma ci sono anche attività divertenti.”

Ultima domanda, in quanto dipendente della Fiorentina è orgoglioso della campagna “Forza e Cuore” lanciata dal Presidente Commisso?

“Sono molto orgoglioso della campagna, ne ho fatto pubblicità con tante persone che conosco. “Forza E Cuore” è un aiuto concreto a chi ne ha bisogno. Sono orgoglioso anche della lettera che ci ha mandato esprimendo la sua vicinanza, è riuscito a dare un valore aggiunto a tutto quello che ci manca.”

Credit Photo: Alessio Boschi

Federica Russo: “Quella dell’Allianz la gara della svolta”

Federica Russo, attuale portiere del Napoli femminile, era fra i i pali della Juventus Women la scorsa stagione, quando si è giocata la storica partita dell’Allianz Stadium fra Juve e Fiorentina. Ha parlato a Radio Bianconera di questo episodio:

“Indimenticabile, quando sono entrata in campo per il riscaldamento, il boato dei 40mila tifosi che erano lì per vederci. Ammirare tutto lo stadio pieno per noi è stato davvero emozionante. Sicuramente questo ricordo lo porterò dentro per tutta la vita, essendo tifosa della Juve io ho sempre visto i miei calciatori preferiti su quel campo. Ritrovarmi lì è stato incredibile. In questi gironi riguardavo foto e video e avevo proprio il magone. È stata una vetrina per il calcio femminile, la Juve ha dato una svolta al movimento che poi grazie alle ragazze mondiali ha fatto ancora più scalpore. A livello mediatico è stato il punto di partenza il match dell’Allianz Stadium”.

Poi il focus di Federica si sposta sulla stagione in corso, con la maglia azzurra delle partenopee in Serie B: “La stagione sta andando bene siamo una buona squadra e più che ci si conosce e più miglioriamo. Nelle ultime gare prima dello stop inoltre stavamo prendendo fiducia e stavamo facendo molto bene, peccato si sia interrotto cosi”.

Credit Photo: Twitter Federica Russo

Lettera aperta al mondo del calcio

Poche settimane fa, al momento di annunciare la sospensione delle attività, abbiamo scritto che lo sport ha un valore terapeutico, per il corpo e per le emozioni, e che presto sarebbe tornato a essere importante nelle nostre vite.
Nei giorni successivi, questa crisi ha portato rinnovati interrogativi sulla fragilità di ognuno di noi e dei nostri modi di stare insieme, di abitare il Pianeta, di produrre ricchezze.
Lo sport è uno degli strumenti che abbiamo a disposizione per fare i conti con le fragilità ed è questo il motivo per cui occorre dare massima considerazione ai dibattiti su quando e, soprattutto, su come ripartiranno le attività sportive.

Le risposte non sono scontate. Per decidere date e modalità della ripartenza ci sembra che ci sia una grande scelta preliminare da compiere: qual è la funzione che vogliamo assegnare allo sport in questa ripartenza? Vogliamo rilanciare il suo lato legato allo show-business o vogliamo utilizzare il suo valore terapeutico?
Milena Bertolini, il nostro commissario tecnico, ha da poco affermato: “Il problema di recessione economica riguarderà tutto il Paese. Ci sono situazioni difficili, persone che perdono il lavoro, fabbriche che chiudono. Si ripartirà con valori diversi e priorità diverse. Il calcio dovrà farsi delle domande”.

A nostro modo di vedere, la domanda principale è questa: in che modo il calcio può dare il suo contributo ad accompagnarci in questo scenario di fragilità? Come può essere parte di un’esperienza di recupero di serenità, equilibrio, forza interiore?
Lo sport, quando non perde i suoi valori ispiratori, è la storia della lotta umana contro i propri limiti. E gli sport di squadra sono l’esperienza di una dipendenza reciproca che, trasformandosi lentamente in solidarietà, diventa forza collettiva. Ci vuole tanto tempo passato in campo per riuscire a regalare a un giovane o a una giovane atleta l’emozione di far parte di qualcosa di più forte di un singolo “io”. Ma quando ciò riesce, quel che si guadagna è indimenticabile.
Ad alti livelli, il mondo del calcio non sembra l’ambiente più adatto per vivere un’esperienza di gruppo. La cultura che pervade il nostro sport celebra le grandi gesta individuali, esalta i record personali, gli atteggiamenti egoistici più che la costruzione di una comunità.
Un grande allenatore di basket, Phil Jackson, che ha allenato Michael Jordan e Kobe Bryant, nella sua autobiografia ha scritto: “Oggi il basket è diventato un business da svariati milioni di dollari, con appassionati in tutto il mondo e una sofisticata macchina mediatica che trasmette ogni avvenimento che succede in campo e fuori, 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Purtroppo, l’effetto collaterale che ne deriva è un’ossessione indotta dal marketing verso lo star-power, che pompa gli ego dei giocatori e fa passare in secondo piano l’unica cosa che avvicina la maggior parte della gente alla pallacanestro: la bellezza intrinseca del gioco”.
Per il calcio le cose appaiono molto simili.

Cosa possiamo fare, noi che come movimento femminile siamo gli ultimi arrivati nel “grande calcio”?
Dobbiamo acquistare la consapevolezza che il calcio femminile possa portare un contributo dirompente al dibatto, in virtù delle sue caratteristiche più intime.
Siamo una storia di determinazione, di rottura di barriere e di pregiudizi, di attenzione alla dimensione collettiva, di rispetto sostanziale per i diversi percorsi umani, di spazi conquistati. A misura di donna e uomo. Chiunque si ferma pochi minuti in un campo di calcio femminile si accorge subito di assistere a un incontro, non a uno scontro.
In poche parole, rappresentiamo i valori di cui sempre più appassionati e appassionate di sport sussurrano di star cercando, sognando un calcio capace di accompagnarci oltre i nostri limiti e di rinnovare i fondamenti del vivere comune.

I campionati di calcio femminile sono bellissimi. Ci sono i Club che hanno fatto la storia del calcio italiano e ci sono storie diverse, che vengono dal passato eroico del calcio femminile e che rappresentano una grande ricchezza da non disperdere.
Essere consapevoli di avere tanto da dare all’intero mondo del calcio significa fare delle scelte coraggiose: discutere delle regole e dei valori per proporre dei campionati aperti, sorprendenti, dove accanto alla forza economica sono maggiormente premiate la qualità e la pazienza del lavoro.
Trovando delle formule che, pur non penalizzando le nostre ambizioni nelle coppe europee, operino per non rendere incolmabile il divario tra le squadre, favorendo l’imprevedibilità e la progettualità. Quello che conta è proporre dei campionati capaci di comunicare con forza una differenza, un’etica, una visione del mondo. Campionati che non siano la brutta copia del calcio maschile, ma che entusiasmino per la loro specificità. Un calcio che aspiri a cose più grandi di quelle abituali, come l’immersione nella bellezza del gioco, la formazione e la personalità.

Questa crisi ha reso preoccupanti le prospettive per molti Club. Milena Bertolini, con rammarico ma senza puntare i piedi, si è detta consapevole che questa situazione potrebbe inoltre frenare la strada del calcio femminile verso maggiori garanzie per la salute e la carriera delle atlete.
Noi pensiamo che sia nostro compito immediato:
1) Naturalmente subordinare qualsiasi ragionamento al senso di responsabilità verso la salute e la solidarietà nei confronti della forte sofferenza del Paese. Dobbiamo mostrare che il calcio femminile è capace di rispondere eticamente alle condizioni di dolore generale, condividendo i sacrifici;
2) Assegnare la priorità degli sforzi a non lasciare indietro nessuno, consentendo a ogni Club di operare in regime di chiarezza rispetto ai prossimi mesi e recuperando nel più breve tempo possibile la sostenibilità economica necessaria a portare avanti tutti i progetti sportivi che compongono il nostro mondo, oggi seriamente in difficoltà;
3) Dopo aver registrato i primi due punti con scelte responsabili e tempestive, ci sembra doveroso rilanciare sul tema dei diritti delle calciatrici. Ma per raggiungere tale scopo è necessario compiere un grande sforzo unitario per affermare il calcio femminile come uno straordinario contenitore di valore, e trovare così dei compagni di strada, dei partner, che sostengano i nostri programmi. E’ necessaria, cioè, una grande e coordinata operazione di narrazione.

Ci siamo trovati sempre molto bene alle riunioni della neonata Divisione Calcio Femminile. Sono stati momenti di discussione dove è sempre prevalsa la voglia di marciare uniti, di non produrre rotture, di tenere dentro anche le posizioni minoritarie. Un clima fedele ai principi di lealtà, correttezza e probità che sono alla base della nostra Federazione.
Il punto è che ci sono tutte le premesse per produrre qualcosa di straordinario. In Italia oggi abbiamo poco più di 26.000 tesserate alla FIGC. A condizione che i nostri stadi, le nostre scuole calcio, i nostri settori giovanili, si concepiscano come agenzie formative, tra dieci anni potrebbero essere dieci volte tante. Abbiamo davanti a noi dei margini di sviluppo che nessuna altra disciplina ha e che ci potrebbero garantire soddisfazioni enormi anche a livello internazionale.

Ma ora, rimandando un istante le fantasie sul futuro, ci interessa cercare di capire cosa, del nostro passato, dobbiamo portare con noi nel nuovo mondo.
Siamo partiti dal nostro ambiente, da San Gimignano, e abbiamo chiesto alle nostre giocatrici di raccontarci le loro storie, vittorie e delusioni che hanno segnato la loro vita di calciatrici e di donne.
Frammenti autobiografici, che nello stesso tempo siano capaci di spiegare le condizioni particolari in cui un’atleta di alto livello si è trovata a vivere il proprio percorso calcistico, in Italia negli anni 90 e 2000.
Una storia dopo l’altra, a partire da domani con i primi racconti di Giulia Domenichetti sull’epopea della Sassari Torres, ogni pomeriggio alle 18:00 sui nostri canali social.

Ma è un invito che facciamo a tutto il nostro mondo: raccontiamoci, raccogliamo le nostre storie, le nostre fotografie, i nostri video, perché piano piano, pezzo dopo pezzo, dobbiamo comporre una storia del calcio femminile italiano che ancora manca e su cui c’è sempre più curiosità. Non per riempire volumi di ricordi, ma per usarli come anticipazione di un calcio più umano e attento.

Oggi intanto vi proponiamo una straordinaria foto scattata da Pino Nardone dopo Florentia San Gimignano – Juventus. A fine partita, Laura Giuliani, portiere della Juventus e della nazionale italiana, sta chiacchierando con Tamar Dongus, il nostro capitano, togliendo il fango dalle scarpe alla fontanina.

Non è facile immaginare un modo diverso di vivere il calcio ad alti livelli. Eppure lo dobbiamo fare.

#lepiùbellestoriedelcalciofemminile

Credit Photo: Florentia Calcio Femminile

FIFA Women’s World Ranking: la situazione nella UEFA; domina la Germania, Italia ottava

In Europa ormai il calcio femminile è esploso. Le compagini nazionali dei paesi europei non hanno nulla da invidiare alle colleghe di tutto il mondo. Il Mondiale di Francia 2019 ha consentito alla UEFA di migliorare consistentemente i suoi punteggi nel ranking FIFA. Questo è dovuto dalle ottime prestazioni delle compagni europee, incluse le nostre Azzurre

A guidare la classifica nel rating europeo (seconda in quello mondiale) c’è la Germania. L’avventura delle panzer tedesche si è però interrotta ai quarti di finale. Dietro di loro spinge l’Olanda finalista contro gli Stati Uniti. La Francia sale sul terzo gradino del podio. Seguono nell’ordine, tra le prime dieci: Svezia, Inghilterra, Norvegia, Spagna, Italia, Danimarca, Belgio

Come si evince dai dati della FIFA, nonostante le ottime prestazioni in terra transalpina, molte delle Nazionali europee hanno mantenuto stabile il loro punteggio. Le qualificazioni a Euro 2021 (o se vogliamo 2022) non sono state ancora calcolate. L’ultimo calcolo risale a dicembre 2019. Pertanto la classifica del ranking è in costante movimento. Il prossimo punteggio sarà però calcolato una volta che si ritornerà in campo e si potrà tornare alla caccia di un posto per la rassegna

 

Lazio Women, 2020 anno buono per salire in Serie A?

Tutti noi speriamo di rivedere al più presto calcare sul campo da gioco le calciatrici, con la speranza di veder conclusa questa stagione, ma c’è una squadra che potrebbe trovare in questo 2020 l’anno giusto per entrare nel gotha del calcio femminile italiano: stiamo parlando della Lazio Women.

Nata nel 2015, quando il sodalizio di Lotito acquistò il titolo sportivo della Lazio Calcio Femminile, le aquilotte hanno quasi sempre mantenuto la cadetteria con prestazioni da saliscendi. Quest’anno la musica è cambiata: in panchina arriva Arsid Selmani, poi rinforzi mirati, con gli acquisti di Francesca Pittaccio, Ramona Refi, Giulia Colini, la svincolata Silvia Vincenzi, Anna Clemente e Noemi Visentin, con quest’ultima ha, al momento, il bottino personale di sette reti.

Le biancocelesti iniziano pareggiano in casa contro il San Marino Academy, per poi proseguire con importanti risultati, su tutti il 3-1 al Permac Vittorio Veneto all’andata e i successi maturati, nel girone di ritorno contro le titane e il derby vinto in casa della Roma CF col minimo sforzo: la Lazio è diventata così, insieme al Napoli e alle sammarinesi, una delle concorrenti per la promozione diretta e, ribadendo l’augurio che quest’emergenza termini nel più breve tempo possibile, ci farebbe piacere le che le aquilotte possano finalmente stare nel posto in cui meritano di stare, ossia la Serie A.

POSIZIONE IN CLASSIFICA
2a.

PUNTI ATTUALI
34 (17 in casa e 17 in trasferta).

RISULTATI
10 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte.

GOL FATTI
26 (12 in casa e 14 in trasferta).

GOL SUBITI
11 (6 in casa e 5 in trasferta).

MIGLIOR TOP SCORER
Noemi Visentin (7 reti).

GIOCATRICI CON PIU’ PRESENZE
Francesca Pittaccio, Federica Savini, Silvia Vincenzi, Noemi Visentin (16).

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