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Francesca Carleschi, Chievo Verona Women: “Possiamo fare molto bene in questo campionato”

Il Chievo Verona è tornato a vincere in Serie B, battendo per 3-2 il Tavagnacco. La rete decisiva l’ha messa a segno il difensore classe 2000 Francesca Carleschi, arrivata quest’anno nella città veronese. Abbiamo raggiunto la giovane calciatrice, inserita nella Top 11 della nona giornata, ai nostri microfoni.

Francesca quando ti sei innamorata del pallone?
«Non c’è stato un momento preciso in cui ho capito di avere questa passione. Ci sono nata, l’ho sempre portata dentro. Quando guardavo le partite con mio papà o semplicemente quando dopo scuola mi fermavo al campo dove si allenavano i miei amici e stavo attaccata alla rete, con lo sguardo perso, ero incantata».

Cosa vuol dire per te essere un difensore al giorno d’oggi?
«Al giorno d’oggi il calcio ha fatto grandi passi avanti sotto l’aspetto tattico e nell’intercambiabilità dei ruoli. Credo in un calcio intelligente e duttile, dove tutti possono far un po’ di tutto. Se un difensore vuole salire è giusto che lo faccia ed è giusto che un centrocampista, o chi di dovere, rimanga a coprire dietro. Se deve essere squadra anche sotto questi aspetti, di attenzione verso i compagni».

Chi è il tuo punto di riferimento?
«Non ho un vero e proprio punto di riferimento, è stato per un po’ Marchisio quando ero più piccola e giocavo a centrocampo, poi mi sono messa a vedere mille video di Scirea e Cannavaro quando ho dovuto giocare più dietro. Nel femminile sicuramente mi piacciono Cecilia Salvai come centrale e Alia Guagni come terzino, Insomma per dire che cerco di guardare molti più giocatori e prendere un po’ da ognuno, senza concentrarmi troppo solo su uno».

La tua carriera è partita da Perugia: raccontaci la tua esperienza con la maglia del Grifone.
«Perugia per me è stata una famiglia. Ho vissuto a Perugia tre anni e sono stati stupendi, mi hanno portato tante soddisfazioni, come la vittoria dello scudetto Juniores. Con le mie ex compagne sono rimasta sempre in contatto, c’era un gran feeling che non si è perso e saranno sempre nel mio cuore. Tra l’altro sabato giocheremo proprio contro il Perugia: sarà una bella sfida».

Com’è stato il periodo vissuto ad Arezzo?
«Il periodo vissuto ad Arezzo mi è servito, perché chiaramente cerco sempre il meglio da ogni esperienza che faccio, però è stato un periodo tosto, influenzato da vari fattori, come la Pandemia che ha preso il via».

Quest’anno sei al Chievo: cosa ti ha portato a fare questa scelta?
«Scegliere Chievo è stata una sfida, perché ero in cerca di stimoli nuovi e volevo mettermi in gioco. Cercavo inoltre una città che mi accogliesse a livello universitario, quindi è stata la scelta perfetta. Ad oggi sono soddisfatta della mia mia idea di partire, e guardo in modo positivo tutti i miei prossimi giorni qua».

Domenica, contro il Tavagnacco, hai debuttato da titolare con il gol della vittoria: quando hai segnato cos’hai provato?
«La prima emozione sicuramente è stata incredulità, perché ammetto che “non sono abituata a segnare”. Quindi cercavo quasi conferma dall’arbitro che fosse tutto vero e che il gol fosse regolare, essendo venuto un po’ in seguito a una mischia. Poi quando Valentina mi ha detto che era gol ed è partito l’abbraccio delle mie compagne tanta tanta gioia».

A chi dedichi questa rete?
«La rete sicuramente alla mia famiglia, perché stando lontani non mi vedono a casa da agosto, ma credo anche che questo sia un bel modo di farmi perdonare».

Secondo te dove può arrivare il Chievo Verona?
«Il Chievo è una realtà che va avanti ormai da diversi anni, e anche questo è il motivo che mi ha portato qua. Ho fiducia e stima in tutto l’ambiente Chievo e sono sicura che possiamo fare molto bene in questo campionato. Abbiamo una rosa molto valida, e da adesso con più convinzione potremo risalire un po’ la classifica che non rispecchia quanto ci meritiamo».

Che opinione hai sulla Serie B dopo nove giornate?
«Beh dopo nove giornate posso dire che questo è un campionato molto equilibrato, dove il ritmo è alto e in cui molte volte gli episodi o un pizzico di cattiveria sotto porta servono per cambiare il risultato».

Cosa pensi del calcio femminile italiano?
«Il calcio femminile italiano sta crescendo, non si può nascondere. Che piaccia o meno sta crescendo il numero di visioni e di persone interessate a questo sport. Io dico sempre che per giudicare si deve venire a vedere una partita dal vivo, appena sarà permesso, per capire la determinazione e la voglia che ci mettiamo, senza troppe scene ma con tanta sincerità. Anche se spesso il ritmo è più basso rispetto ai colleghi maschi la differenza è lì, nella sincerità».

Quanto è importante il passaggio dello sport femminile italiano al professionismo?
«È anche per questo che abbiamo bisogno del professionismo, per coltivare questa crescita che sta avvenendo. Come possiamo inoltre vedere da questo difficile periodo siamo messe ogni giorno a dura prova, rischiando assenze dal lavoro o fagli studi, perché non abbiamo ancora abbastanza tutele».

Come stai affrontando la tua vita extra calcistica?
«Oltre al calcio nella vita ci sono gli studi, come ho detto. Sono studentessa di Biotecnologie all’università di Verona».

Cosa ti aspetti dal tuo futuro?
«Nel mio futuro non dico cosa vedo ma cosa vorrei vedere, perché nessuno parte con delle certezze ma con delle aspettative. Quello che vorrei accadesse è la realizzazione del mio percorso di laurea, accompagnato da quello che per me è il sogno da quando sono bambina, cioè un giorno di poter dire “faccio la calciatrice”».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia il Chievo Verona Women FM e Francesca Carleschi per la disponibilità.

Photo Credit: Chievo Verona Women FM

Maurizio Ganz, Milan: “L’obiettivo del Milan Femminile è la qualificazione in Champions”

Maurizio Ganz, è intervenuto a Radio 105 rispondendo a delle domande che Max Brigante gli ha fatto.

Ganz, allenatore del Milan Femminile ha detto: «Noi siamo una squadra giovane, e l’obiettivo di quest’anno è cercare di qualificarci per la Champions League. Non è facile perché si qualificano solo le prime 2. Credo che stiamo migliorando. Un giorno vorremo anche vincere il campionato, ma per ora l’obiettivo rimane la qualificazione in Champions League».

Credit Photo: Fabrizio Brioschi

Sara Gama Vicepresidente AIC, le parole di Giuseppe Cesari e Cristian Peri del Brescia Femminile

L’AIC ha eletto come vicepresidente Sara Gama, sconvolgendo e non poco il calcio italiano.

Non tutti sanno che il difensore triestino ha giocato per alcune stagione con la maglia del Brescia Calcio Femminile: la redazione del BresciaOggi ha intervistato il direttore sportivo delle Leonesse Cristian Peri e il presidente Giuseppe Cesari.

Peri ha ricordi positivi per Gama: “Aveva 22 anni, ma pur essendo così giovane, mostrava già le stigmate del capitano: carisma, grinta, umanità. Una persona a tutto tondo. Ricordo che l’ottobre di quell’anno venne al matrimonio mio e di Rosangela Visentin anche se era appena arrivata in squadra. Aveva doti di socialità e familiarità preziosa dentro e fuori dal campo. Sono contento di questa scelta: avrà un ruolo di punta nel movimento, per il suo carisma e perché si è sempre battuta per i diritti del calcio femminile“.

Non si è tirato nemmeno Cesari sulla trentunenne in forza attualmente alla Juventus classe 1989: “Se c’era bisogno riusciva a mettere le compagne sull’attenti. In campo si faceva rispettare, ma era anche benvoluta da tutti. Preparata, educata, corretta: una persona rara, che spero possa essere determinante nell’AIC come lo è in campo”.

Carolina Morace: “Italia coraggiosa ma il destino non è solo nelle nostre mani”

Carolina Morace ha riportato sulla Gazzetta dello Sport le sue impressioni dopo il pareggio azzurro. L’undici schierato da Milena Bertolini ha ottenuto un buon pareggio fuori casa contro la Danimarca, nazionale che resta superiore a quella italiana.

Con il coraggio e la personalità che ci eravamo augurati abbiamo strappato un pareggio in casa della Danimarca che ci permette di sperare di evitare i play- off per qualificarci alla fase finale dell’Europeo 2022.”

Coraggio e personalità che tuttavia non sono bastate per sconfiggere una Danimarca con numerose assenze. La stella della squadra però, Pernille Harder, era in campo e le sue qualità si sono viste. Non è un caso infatti che la nazionale sia la vicecampione d’Europa in carica. L’unico gol subito è stato proprio contro l’Italia, nella gara d’andata; 48 invece i gol fatti, numeri impressionanti.

Carolina Morace elogia il carattere della squadra e della CT, Milena Bertolini: “Il coraggio è quello della ct Milena Bertolini che si è schierata a tre dietro e ha provato a spaventare la difesa danese con la velocità di Manuela Giugliano nell’insolito ruolo di seconda punta. la personalità è quella della capitana Sara Gama, storica prima donna alla vicepresidenza del sindacato calciatori, che dopo l’infortunio ha ripreso le redini della difesa azzurra. Ciò nonostante il destino non è saldamente nelle nostre mani.”

Dopo i complimenti alla squadra però, arriva una critica rivolta alla UEFA, l’organizzatrice dei campionati europei.

A spalancarci le porte di Euro 2022 non è bastata una galoppata di sette vittorie, un pareggio e una sconfitta. Per evitare con certezza i playoff dovremo fare un’impresa al limite battendo con sei gol di scarto Israele nel recupero di febbraio in Italia. Una squadra non di prima fascia ma che all’andata ci ha fatto sudare la vittoria per 3 a 2. Un 2 a 0 “normale” ci costringerebbe sperare in un passo falso del Portogallo, non l’ultimo arrivato.”

Questo è il punto centrale, stando alle parole della Morace. Se per partecipare ad Euro2022 non dovessero bastare 7 vittorie e 25 gol messi a segno, probabilmente è giunto il momento di ripensare al format.

” Ma se un cammino così brillante, con 25 gol fatti e 5 subiti non è sufficiente, allora significa che poche squadre fanno bene contro troppe e l’Europeo a 16 dovrebbe essere allargato. Nel femminile è ancora troppo visibile il gap tra le grandi e le piccole, come nel maschile venti anni fa.

L’unica cosa che può fare ora la nazionale azzurra è concentrarsi sul prossimo impegno contro Israele e centrare la vittoria, imprescindibile.

Credit Photo: Pagina Facebook Carolina Morace

Greta Adami, Fiorentina Femminile: “Mai sentita discriminata finché non ho letto di Olivia. Spero di tornare in Nazionale”

Sono a Firenze da tanti anni ormai. Ero qui da prima che nascesse la Fiorentina Femminile“. La vice capitana viola Greta Adami ha rilasciato una lunghissima intervista a Radio Toscana. “Non mi sento una leader, mi piace avere un bel rapporto con le compagne e consigliarne nel momento del bisogno, sia dentro che fuori dal campo“.

A proposito della sua carriera: “Quando avevo 8 anni già avevo provato tutti gli sport ma nessuno mi rendeva felice e mi faceva stare bene. Mi sono avvicinata con mia mamma a un campo da calcio e c’erano tutti i miei compagni di classe. Il primo giorno non volevo neanche entrare e mi convinse mia madre. Da quel momento, da quanto mi ero divertita, non ho più smesso e non sono più uscita da un campo di calcio: sia con acqua, vento, pioggia, neve. Sempre”.

Sull’approdo a Firenze: “Avevo fatto un anno a Pisa con l’allenatrice che poi avevo ritrovato anche a Viareggio. L’ambiente del femminile non è molto semplice e in quel momento c’erano tante difficoltà anche a livello economico. La squadra della Vigor Misericordia è durata tre anni, sono rimasta senza squadra e la mia allenatrice credeva molto in me. Mi videro a Firenze e tramite l’allenatrice e il presidente del Firenze di allora, ci siamo messi d’accordo. Avevo finito superiori, sono venuta qui anche a studiare”.

Obiettivi in maglia viola? “Gioie e dolori li ho vissuti tutti in questi anni ma penso a fare il meglio in quel che facciamo. Cercare di vincere il più possibile e, oltre al campo, far crescer sempre più questo movimento. Stiamo ottenendo obiettivi importanti e tramite il lavoro possiamo fare ancora di più”.

Su Sara Gama vicepresidente AIC: “è un passo davvero importante verso il professionismo e il fatto che sia una donna alla vicepresidenza, vuol dire che ci vengono riconosciuti sempre più diritti e anche doveri”.

Sulle discriminazioni e se ne abbia mai subite: “Avrei detto di no fino a poco tempo fa, poi ho letto di quella lettera della ragazzina di Roma che non è stata ammessa in una squadra di calcio e quindi penso che ancora ci sia del lavoro da fare. (si riferisce al caso Olivia). E’ brutto questo. Il calcio è sport e passione come tutti gli altri sport e come tutte le altre passioni. Non riesco a capire queste discriminazioni. Una bambina che vuole giocare ed essere felice e le viene negato tutto ciò”.

Su quando era bambina: “Mi porto dietro il divertimento, il sorridere e il saper essere iper attiva in campo. Mi prendono anche in giro per questo, non sto mai ferma quando entro in campo”.

Sul mese difficile in arrivo: “Ci sono partite davvero importanti tra Milan, Champions e nel mezzo anche l’Empoli che è una squadra di grande valore. Non abbiamo iniziato nel migliore dei modi e questo ci dispiace tanto ma siamo orgogliose e vogliamo far veder che non siamo quelle che avete visto in alcune gare”.

Su un possibile ritorno in Nazionale: “Ogni giocatore sogna la maglia Azzurra. L’obiettivo è di arrivare ai massimi livelli. E’ normale che dopo due anni in cui ne ho fatto parte, e dopo un anno che non ne faccio più parte, è un po’ più difficile e ne sono convinta ma gioco per fare del mio meglio e spero ancora di essere presa in considerazione”.

Fonte: Radio Toscana

Alexandra Huyn, Napoli Femminile: tra Serie A italiana e il sogno della nazionale vietnamita

È il sogno di molti tifosi vietnamiti di guardare star come Nguyễn Quang Hải che si scontrano contro i migliori d’Europa, ma pochi sanno che una donna di origine vietnamita sta già vivendo questo sogno.

La calciatrice vietnamita australiana Alexandra Huynh ha recentemente firmato un contratto con il Napoli Femminile per competere settimana dopo settimana contro le migliori squadre di serie A. Il sogno è quello di poter giocare un giorno per la nazionale femminile vietnamita.

Huynh è arrivata in Italia all’inizio di ottobre dopo aver concluso un periodo di otto anni con il Western Sydney Wanderers, che gioca nella massima serie femminile australiana. Prima di allora, Huynh ha giocato per i Newcastle Jets in Australia da adolescente, e per la University of Colorado negli Stati Uniti.

Mentre il Napoli, appena promosso, è radicato in fondo alla classifica di serie A e lotta contro squadre meglio finanziate, come il Milan e la Juventus, Huynh si sta godendo la sfida di giocare nella città del calcio che recentemente ha pianto la scomparsa dell’amato Diego Armando Maradona.

“In Italia ci sono tante ragazze che giocano a calcio, lo sport è parte della loro cultura, e il calcio è parte del loro sangue”, ha detto Huynh.

Huynh non è stata convocata nella nazionale senior dell’Australia, ma è entusiasta della prospettiva di poter potenzialmente giocare per l’emergente squadra vietnamita.

“Penso che sia molto eccitante dove le calciatrici vietnamite sono al momento, penso che siano in quella fase in cui fanno davvero il passo successivo e sono pronte a essere più competitive nei campionati asiatici. Quindi penso che, soprattutto con i Mondiali di calcio in arrivo nel 2023, e con una squadra asiatica in più che si qualifica, sia un’opportunità fantastica”.

Le procedure di cittadinanza per una persona di origine vietnamita di diventare idonea a rappresentare la nazionale sono scoraggianti, come ha scoperto il portiere ceco-vietnamita Filip Nguyen, e Huynh lo sa, me è comunque entusiasta della possibilità che il sogno potrebbe lo stesso realizzarsi.

“Onestamente mi viene la pelle d’oca”, ha detto quando le è stato chiesto cosa significherebbe per lei giocare per il Vietnam.

“Penso solo che mi farebbe sentire soddisfatta in un certo senso. Sarebbe come esplorare una parte di me che non avevo mai esplorato prima”, ha aggiunto.

Essendo stata ai massimi livelli del gioco femminile in tre paesi, Huynh sa una cosa o due su ciò che il Vietnam dovrebbe fare per passare al livello successivo e qualificarsi per la sua prima Coppa del Mondo.

“Penso che la cosa più importante che separa i grandi programmi dai buoni programmi sia proprio l’investimento. Non importa a quale livello ci si trovi, sia che si tratti di una squadra di base o di una nazionale, tutto si riduce all’investimento che si vuole fare in essa”.

Photo Credit: Napoli Femminile

L’anno impeccabile di Martina Voss-Tecklenburg: “Avere la giusta serietà al momento giusto”

La Nazionale Femminile della Germania conclude la stagione internazionale in maniera molto positiva, con un bel 3-1. Quest’ultima vittoria contro l’Irlanda a Dublino ha aggiunto altri 3 punti per una perfetta qualificazione a Women’s EURO 2022un solo goal subito e nessun punto perso.

Coach Martina Voss-Tecklenburg parla a DFB.de di un anno speciale, una squadra stimolante e gli obiettivi per i prossimi mesi.

“Ci siamo qualificati indiscutibilmente per il 2022 in Inghilterra. Anche se abbiamo dovuto accettare il nostro primo gol della competizione a Dublino, abbiamo perso un po’ la precisione e la calma del gioco nel secondo tempo. Ma nel complesso possiamo essere soddisfatti di come è andata la qualificazione. Ma possiamo fare di meglio.

Sul debutto in porta di Ann-Katrin Berger e del suo ritorno in campo dopo aver sconfitto il cancro, la coach afferma: “Era molto importante per lei fare il suo debutto per la Germania. La vedo come una persona molto interessante e calma. C’è sempre un senso di calma in lei. È anche in forma. Fa ciò che le occorre in Inghilterra al Chelsea: inizia il gioco di formazione e prende decisioni coraggiose. E questo riflette la sua vita. Ha preso decisioni coraggiose nello sport e nella sua vita personale e ha dovuto affrontare alcune serie battute d’arresto. Questo ha plasmato enormemente la sua personalità. Ci aspettiamo che porti quella forza anche qui. Ora che ha fatto il suo debutto, fa parte della squadra e può mostrare ancora di più la sua personalità“.

Sul 2020 in generale dice: “È stato un anno difficile da un punto di vista sportivo perché non abbiamo potuto giocare tutte le partite che volevamo. Abbiamo fatto un buon lavoro in due partite all’Algarve Cup con formazioni molto diverse. Poi la terza partita è stata cancellata e abbiamo avuto la rottura del coronavirus. Ci siamo qualificati molto presto per gli Europei e poi non vedevamo l’ora di giocare contro l’Inghilterra, che è stata anche cancellata. Questa interruzione ha un impatto sui processi di sviluppo. Non vedi l’ora delle partite, ti prepari bene, sei pronto e poi non puoi implementarlo in campo“.

Sulla squadra e le prestazioni: “È così importante dimostrare che sei pienamente pronto e vuoi mantenere un ritmo elevato. In tutte le partite, abbiamo giocato molto bene e le statistiche hanno continuato ad aumentare. Per noi allenatori è molto importante vedere lo sviluppo dei singoli giocatori, sia nei loro club che con noi. Abbiamo già visto alcuni passi davvero positivi e non vediamo l’ora che arrivi il nuovo anno e speriamo di continuare il nostro successo. Quindi il 2020 non è stato un anno perduto dal punto di vista sportivo. A molti livelli, in particolare mentalmente, è stata una sfida. Sappiamo che abbiamo il privilegio di poter continuare a fare il nostro lavoro. Ne siamo davvero grati”.

Sul suo atteggiamento sempre ridente e sorridente sui campi da allenamento: “Penso che tu abbia bisogno di quel divertimento per portare le tue migliori performance. Abbiamo apportato alcune modifiche allo staff tecnico per distribuire meglio i ruoli. Funziona davvero bene. Per me è molto importante divertirsi in campo, ridere e non prenderci troppo sul serio in alcune situazioni. Ciò non significa che le giocatrici non siano seriamente intenzionati a comportarsi bene, essere guidate e concentrate. Non ferma niente di tutto ciò. Serve avere la giusta serietà al momento giusto. Sarei preoccupata se avessimo giocatrici che non sapessero ridere. Ogni giocatrice deve divertirsi e avere fiducia in campo, e lo fanno tutti. Se non fosse così, non funzionerebbe”.

Sul rapporto con le calciatrici: La squadra ha grandi personaggi e personalità, nonché un buon equilibrio tra un atteggiamento giovanile spensierato, audacia e serietà delle giocatrici più anziane. Abbiamo ancora molto potenziale per migliorare le nostre prestazioni. Il nostro grande vantaggio è che ci sosteniamo a vicenda: aiutiamo la squadra, ma la squadra aiuta anche noi. Le calciatrici vengono e ci chiedono delle cose – va bene! Sono ottimista sul fatto che non possiamo continuare a divertirci, ma possiamo anche migliorare la nostra qualità. Siamo sulla strada giusta“.

Sul 2021: “È l’ultimo anno prima di EURO. Abbiamo obiettivi molto chiari su come vogliamo giocare. Abbiamo in programma di giocare contro alcune squadre forti e vogliamo continuare le nostre buone prestazioni di quest’anno. Vogliamo vedere come fare contro i migliori avversari. Poi, nella seconda metà dell’anno, andremo alle qualificazioni per la Coppa del Mondo. Dovremo aspettare e vedere quali avversari avremo nel nostro girone. Metteremo alla prova la squadra contro alcune squadre di alta qualità, e poi intensificheremo i nostri preparativi con l’avvicinarsi degli Europei. Non vedo l’ora di farlo”.

Credit Photo: Thomas Böcker/DFB

Alessia Martino, Brescia Calcio Femminile: “La squadra può arrivare in alto. Esordio in B? Emozione unica”

Il Brescia Calcio Femminile ha conquistato il secondo posto della Serie B battendo il Cesena per 1-0. Nei minuti finali della partita Alessia Martino, attaccante classe ‘97, ha fatto il suo esordio in cadetteria e il ritorno ufficiale dopo più di un anno di assenza. A lei ci siamo rivolti per quest’intervista.

Alessia, perché hai scelto il calcio?
«Ho scelto il calcio perché è stato lo sport che ho praticato dal primo momento».

Cosa vuol dire per te essere un’attaccante?
«È un ruolo importante, perché finalizzi al meglio un’azione. L’obiettivo principale è il gol, perché ti fa decidere una partita. Fare l’attaccante vuole dire avere la consapevolezza di dare tanto alla squadra».

Qual è la tua giocatrice di riferimento?
«Non ho mai avuto idoli, perché non ho mai seguito il calcio nella mia vita, però ho come riferimento Daniela Sabatino per la cattiveria e la cinicità sotto porta».

Com’è iniziata la tua avventura nel calcio?
«I miei vicini di casa, che mi hanno visto giocare fuori dalla mia abitazione, hanno suggerito ai miei genitori di portarmi a giocare alla squadra del mio paese: da lì è iniziato tutto».

Hai iniziato il tuo primo percorso con il Brescia: com’è andato?
«Il primo percorso è stato travagliato: per motivi scolastici ho mollato a metà, poi però sono ritornata fino a giocare nella Primavera».

Sei stata una giocatrice del Montorfano Rovato per quattro anni: cosa ha significato giocare per quella maglia?
«Il Montorfano Rovato mi ha fatto crescere tantissimo, perché c’è un bell’ambiente. Mi hanno sempre spronato, ho trovato me stessa. L’esperienza col Montorfano mi ha aiutato tanto e li ringrazio».

Qual è stata l’emozione più bella vissuta con la divisa rovatese?
«L’emozione più bella è stata la promozione in Serie C (ora Eccellenza, ndr)».

Un anno fa torni al Brescia: perché hai fatto questa scelta?
«Brescia è una società che ti può aiutare, crescere e dare una visibilità in più sia calcistico che umano. Punto molto su questa squadra, perché posso migliorare, voglio superare i miei limiti: quando mi hanno fatto questa proposta ho accettato subito».

Il tuo ritorno non è nato sotto una buona stella, visto che a settembre 2019 ti sei infortunata…
«La rottura del legamento al crociato è stata brutta dal punto di vista moral: in un primo momento è stato difficile da superare, perché avevo raggiunto una buona forma fisica, ma con forza e capacità mi sono ripresa. Quest’infortunio mi ha segnato, visto che non potevo giocare».

Contro il Cesena l’esordio in B: raccontaci le tue sensazioni di quegli istanti.
«L’esordio in Serie B non è una cosa da tutti i giorni, perché ti capita una volta nella vita: è un’emozione inspiegabile, soprattutto dopo un anno che sono stata ferma per infortunio. Mi sono sentita pronta, ho avuto l’opportunità di farlo e spero di proseguire su questa direzione».

Dove può arrivare il Brescia 2020/21?
«Possiamo arrivare in alto: abbiamo un gruppo unito e coeso, nel senso che gli obiettivi ce li poniamo insieme e nessuno rema contro. Questo è un fattore aggiuntivo importantissimo».

Che opinione hai sulla Serie B di quest’anno?
«La Serie B di quest’anno è importante, difficile, in ogni partita devi avere concentrazione, perché un passo falso ti può costare tanto».

Ce la farà il calcio femminile a crescere anche in Italia?
«Speriamo perché penso sia il sogno di ogni ragazza vederlo crescere. C’è ancora una mentalità chiusa in Italia, però con la Nazionale e il Mondiale dello scorso anno può aver dato un segnale di cambiamento».

Cosa pensi del professionismo femminile che sta arrivando anche nel nostro Paese?
«Secondo me è un passo che avrà dei suoi tempi e più società aderiscono a questo progetto, maggiore sarà lo sviluppo».

Chi è Alessia Martino fuori dal campo?
«Fuori dal campo sono una persona che piace fare gruppo, confrontarmi e sentire opinioni. Mi piace farmi conoscere per quello che sono, Mi sento una ragazza tranquilla, che lavora in una ditta che vende materiale indumenti per l’infortunistica».

Cosa prevede il tuo futuro?
«Il mio futuro prevede una vita tranquilla, un lavoro e continuare a giocare a calcio».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia l’Acf Brescia Calcio Femminile e Alessia Martino per la disponibilità.

Photo Credit: Brescia Calcio Femminile

Gianpiero Piovani, coach Sassuolo: “Avrei messo la firma per essere a questo punto, Bugeja è un gioiellino”

Alzi la mano chi si aspettava un simile upgrade. Era imprevedibile un exploit del genere, ma più che meritato dopo anni e anni di duro lavoro. L’evoluzione delle neroverdi è passata in gran parte per le mani di Gianpiero Piovani, uno dei migliori allenatori del nostro panorama. L’ex Brescia è intervenuto alla trasmissione Colpo di Tacco trasmessa su 50 Canale rilasciando qualche dichiarazione sulla sua squadra.

“La mia è una squadra molto giovane”, spiega il classe 68’. “Commettiamo delle piccole ingenuità che contro una squadra del valore della Juve abbiamo pagato a caro prezzo. Lavoriamo per correggere questi errori”. Nonostante ciò, le reggiane si sono affermate nell’olimpo di questo campionato dando fastidio alle big. “Avrei messo la firma ad inizio stagione per essere a questo punto, a due punti dal Milan e a cinque dalla Juve. Il nostro obiettivo era se possibile di migliorare il quinto posto dell’ultimo torneo”.

La situazione per il Sasòl è più che favorevole malgrado le pesanti assenze che hanno segnato l’avvio di campionato. “Purtroppo abbiamo avuto la sfortuna di perdere per infortunio una calciatrice fondamentale come Alice Parisi. Per la squadra e anche per me era un prezioso punto di riferimento. E a proposito di infortuni abbiamo perso anche Ferrato, un’altra delle titolari”.

I risultati ottenuti dal tecnico non potevano passare inosservati ed iniziano a trapelare i primi interessamenti. “Mi segue la Fiorentina? Non so niente, però fa piacere che il mio lavoro sia apprezzato. Pensando al futuro la mia priorità va sicuramente al Sassuolo dove c’è una società che ha voglia di far crescere il suo settore femminile. L’unico pensiero che ho in mente è di centrare i traguardi che ho in testa con questo club e con questi colori”.

Impossibile non spendere qualche parole per una delle stelle più luminose di questo Sassuolo. “Quando ho deciso di far debuttare la sedicenne Bugeja in Serie A qualcuno mi ha preso per pazzo. È giovanissima, ma dopo pochi allenamenti ho capito che aveva grandi potenzialità. Sono rimasto impressionato dalla sua velocità e dalla sua forza fisica. Per me se una ragazza è brava gioca, non guardo la carta d’identità. Alcuni erano perplessi per la mia scelta, altri temevano che avrei bruciato un gioiellino”. Ma se nella vita non si rischia, non si conclude nulla, e Gianpiero ne è il massimo esempio.

Rick de Rooij diventa allenatore ad interim del PSV Femminile

Rick de Rooij è stato nominato dal PSV Femminile come allenatore ad interim fino alla pausa invernale. Da mercoledì 2 dicembre, De Rooij ha preso il posto di Sander Luiten, che la scorsa settimana ha lasciato improvvisamente il club di Eindhoven.

Luiten ha sottolineato che questo è avvenuto per motivi personali che non vuole o non può spiegare. Ma non riguarda circostanze di salute sue e della sua famiglia. La scorsa settimana gli assistenti allenatori Danny Koevermans e Ovidiu Stinga hanno preso le redini del gruppo.

Il quarantunenne Helmonder De Rooij è a capo dell’Accademia del PSV dal 2016. All’inizio di quest’anno è stato temporaneamente responsabile della formazione giovanile, quando Ernest Faber è stato messo a capo allenatore ad interim degli uomini. Inoltre, De Rooij ha lavorato in precedenza nel calcio femminile. E’ stato in prima linea nel massimo campionato come allenatore del VVV-Venlo. Lì ha avuto l’opportunità di allenare Daniëlle van de Donk, Lieke Martens, Kika van Es e altre attuali giocatrici del PSV come Jeslynn Kuijpers e Nadia Coolen. Dopo che il VVV ha chiuso la squadra femminile (perché le giocatrici sono passate in massa al nuovo arrivato PSV nell’estate del 2012), De Rooij è diventato assistente dell’allora allenatore della nazionale Roger Reijners.

Photo Credit: voetbal.com

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