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Enrica Lupo, esterno Caprera: “Siamo un bel gruppo, possiamo fare bene. Il mio piccolo sogno? Aprire un locale”

Il Caprera si trova in ottava posizione del Girone A di Serie C, grazie al successo ottenuto contro lo Spezia, ma con una partita in meno. La squadra è stata completamente rinnovata, ma che ha mantenuto la sua identità confermando importanti calciatrici, tra cui Enrica Lupo, attaccante classe ’95 e da cinque anni veste la maglia biancoverde.

Enrica perché sei un esterno?
«Ho iniziato da piccola in porta perché mio papà era portiere, poi dopo qualche partita ho giocato punta e ho iniziato a segnare. Da più grande sono diventata più esile e rapida così mi sono spostata sull’esterno. È un ruolo divertente, corro molto».

Quando è iniziata la tua storia d’amore con il pallone?
«A tre anni mio papà usava lo specchio del corridoio come porta. poi a sette anni mi ha portato al Torino, allora in A, che si allenava nei campi vicino casa mia».

La tua carriera è stata legata principalmente con quella del Torino: che significato ha avuto per te vestire la maglia granata?
«Un onore. Posso dire di aver giocato e visto giocare ragazze che sono in nazionale. Panico mi ha regalato le mie prime scarpe a sei tacchetti».

Qual è il ricordo più bello che hai avuto con il Toro?
«Domanda difficile. Ho tantissimi ricordi belli. Potrei dire il primo gol in A, ma penso che ciò che non dimenticherò mai sarà la vittoria del Beppe Viola 2014, in diretta sulla rai, contro il Firenze. Vedere il proprio nome nella formazione iniziale su uno schermo fa un certo effetto».

Nel 2016 la svolta: vai al Caprera. Perché hai fatto questa scelta?
«L’idea di fare un’esperienza un anno fuori casa, in un posto di mare (non mi piacciono le grandi città)».

Questo è il tuo quinto anno e sei diventata un punto di riferimento del Caprera.
«L’esperienza di un anno poi si è prolungata per tanti motivi. Ho trovato lavoro, ho preso casa da sola, ora sono fidanzata con una persona di qua. La Maddalena è un’isola bellissima, le persone sono fantastiche».

Secondo te dove può arrivare il Caprera 2020/21?
«Sono insieme a Rossella Sau l’unica del gruppo del 2016. Quest’anno siamo un bel gruppo, manca qualche pedina che dovrebbe arrivare ma secondo me siamo più forti di quella squadra di cinque anni fa. Tante ragazze giovani e di talento. Possiamo fare bene».

Come lo stai vedendo il Girone A di Serie C?
«Conosco poche squadre. Il Torino è molto forte. Il Real meda contro cui abbiamo perso male la prima partita è una bea squadra. Lo Spezia è stato inferiore a noi, potevamo fare qualche altro gol. Delle altre conosco poco, ma con le qualità che abbiamo dobbiamo riscattare gli ultimi anni e arrivare in una buona posizione».

Giusto fermare il campionato?
«A dispiacere ci sono cose più importanti quali la salute. Ma tutto ciò era successo già mesi fa, secondo me i campionati nazionali con le precauzioni dovute ovviamente potrebbero continuare, o almeno adeguando a quello che fanno gli altri paesi».

Cosa pensi del calcio femminile italiano? E sul professionismo?
«Siamo partiti con vent’anni in ritardo. Quello che ha fatto la Juve, punto di riferimento ora, in Francia ad esempio già esiste da anni. Tante ragazze anche brave purtroppo rinunciano al calcio perché non riescono a coincidere lavoro o studio, e non essendo riconosciute o retribuite come professioniste purtroppo ciò che viene sacrificato è il calcio. Ci vorranno ancora un po’ di anni per arrivare ad alti livelli Europei».

Com’è la tua vita extra calcistica?
«Ho sempre lavorato in bar, passione anche quella ereditaria, pesco, faccio immersioni, vivo il mare praticamente. e amo la moto».

Cosa vedi nel tuo futuro?
«Per ora finché qua coincide tutto, calcio lavoro e vita privata non penso muovermi. Ho trovato la mia dimensione. Voglio aprire un locale mio, spero di riuscirci, è il mio piccolo sogno».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia il Caprera ed Enrica Lupo per la disponibilità.

Photo Credit: Andrea Nieddu

Tottenham Womens, annunciata la nuova allenatrice

Il Tottenham Hotspur e’ lieto di annunciare Rehanne Skinner come Head Coach femminile con un contratto che durerà fino alla fine della stagione 2022/23.
Rehanne si unisce alla Federcalcio, dove è stata assistente capo allenatore della nazionale femminile inglese di Phil Neville da settembre, dopo essersi unita a loro tre anni prima come capo allenatore nazionale femminile (U18-U21).
In precedenza, Rehanne ha ricoperto la posizione di Assistant Manager all’Arsenal dove ha lavorato per tre anni al fianco di Laura Harvey durante un periodo di grande successo per la squadra dal 2010, ottenendo anche due titoli della Super League femminile, due Conti Cup e una FA Cup. ha raggiunto le semifinali di UEFA Champions League in due occasioni.

Rehanne è stata anche assistente allenatore della squadra della Gran Bretagna di Kay Cossington ai World Student Games, vincendo la medaglia d’oro nel 2013 prima di trascorrere del tempo ad allenare all’estero in Florida. È tornata nel Regno Unito nel 2016 con la squadra nazionale femminile del Galles come assistente allenatore prima di assumere il suo ruolo nel 2017 con la FA. Come giocatrice ha militato nel Middlesbrough e  nel Leicester City, scalando i ranghi in quest’ultimo dove ha assunto i ruoli di Direttore tecnico del Girls Center Of Excellence, Direttore dell’accademia Girls U19, Community Manager e Women’s First Team Manager.

Rehanne ha dichiarato: “Sono davvero entusiasta di unirmi al Tottenham Hotspur e non vedo l’ora di iniziare nella WSL dopo la pausa internazionale. La filosofia del Club e i progetti futuri sono qualcosa di cui desideravo davvero far parte. Hanno dimostrato un vero impegno per la squadra femminile e hanno fatto molta strada in un breve periodo di tempo che è un merito per tutte le giocatrici e lo staff coinvolto. C’è un’esperienza incredibile all’interno di questa squadra e non vedo l’ora di lavorare con loro in modo da poter costruire sui progressi fatti finora e portare il successo alla squadra.”

Heather Cowan, responsabile Tottenham femminile, ha dichiarato: “Siamo lieti di dare il benvenuto a Rehanne nel club. Ha una vasta esperienza nel calcio femminile e non vediamo l’ora di averla con noi ora mentre cerchiamo di continuare il nostro viaggio in avanti nella WSL “.

Credit Photo: The FA

Fabiana Ottaviani, Ducato Spoleto: “Voglio far diventare questa passione una professione”

Il Covid ha fermato il nostro campionato regalandoci la possibilità di consolidare il nostro gruppo, ma non ha spento l’entusiasmo di Mister Terracciano, che puntualmente incontra la squadra per gli allenamenti. Nello spogliatoio il clima è sereno, anche se un pensiero va ad alcune compagne impegnate in prima persona ad aiutare chi lotta per la vita contro questo terribile nemico. Incontriamo Fabiana Ottaviani, classe 2001, trequartista con la maglia n.7.

Che cosa pensi dell’esperienza che stai vivendo con la Ducato Spoleto?
“E’ sicuramente un’esperienza bellissima, anche se con alti e bassi. Non avevo mai affrontato un campionato di serie C prima d’ora, anche se in realtà avevo già un’idea di quale sarebbe stato il livello e di sicuro non me ne ritengo ancora all’altezza, perché c’è ancora molto da migliorare. Con la giusta dose di volontà e determinazione sicuramente riusciremo ad ottenere tutte insieme l’obiettivo di mantenere la categoria, che è ciò che il nostro gruppo merita veramente; ci stiamo allenando molto bene, sfruttando questo periodo di stop per noi fondamentale”.

Per te il calcio è un hobby o una professione?
“Ho iniziato a conoscere e praticare questo sport all’età di 9 anni grazie a Gianfranco Diotallevi, che poi è stato il mio allenatore per 4 anni, prima alla Ducato Spoleto e poi al Norcia480. Il calcio mi ha dato tantissimo, mi ha cambiato soprattutto caratterialmente, mi ha dato la determinazione che ho ora. Per me il calcio non è mai stato un hobby, non l’ho mai visto come un passatempo, l’ho sempre visto come un regalo che la vita mi ha voluto fare, e spero che questo regalo un giorno possa diventare professione”.

Quali sono i tuoi progetti al riguardo?
“Un primo passo che vorrei fare è sicuramente quello di conoscere un po’ il calcio fuori
dall’Umbria e magari un giorno fuori dall’Italia. Un secondo passo invece, come ho già detto, è quello di far diventare questa passione la mia professione, soprattutto per “ripagare” i sacrifici fatti dalla mia famiglia, ma anche per una soddisfazione personale”.

Che cosa pensi del fatto che il calcio femminile non è ritenuto professionistico?
“Sicuramente il calcio in Italia non è allo stesso livello di quello estero, anche se dopo il mondiale in Francia c’è stata maggiore attenzione. La FIGC, se non sbaglio, dal prossimo anno punta a riconoscere anche noi donne come professioniste. Ma io penso che dovrebbe diventare professionismo tutto lo sport femminile, non solo il calcio”.

Che cosa ti ha dato la spinta a scegliere questa squadra quest’anno?
“Inizialmente non volevo impegnarmi per questa stagione soprattutto per mancanza di stimoli, ma poi in parte la scelta del salto in serie C e in parte la mia volontà di non mollare mi hanno portato ad affrontare un nuovo anno che mi ha già regalato tantissime emozioni”.

C’è qualcuno che è stato determinante in questa tua decisione?
“Inizialmente no, ho preso questa decisione con me stessa, non volevo abbandonare la mia
passione e quindi ho voluto rimettermi in gioco. In un secondo momento, con l’arrivo di Mister Stefano Terracciano ho capito che non era quello il momento di abbandonare la squadra. Il Mister è una persona fantastica, grazie a lui ho riscoperto l’amore che avevo per il calcio ma che piano piano stava svanendo. Mi motiva prima e dopo l’allenamento, prima e dopo la partita, e fa lo stesso con tutta la squadra, ed è questo che secondo me deve fare un allenatore. Se un giorno dovessi passare ad una categoria superiore o comunque avere successo è solo grazie a lui, che ha creduto in me sin dal primo momento.”

Facciamo squadra

Il movimento del Calcio Femminile è indubbiamente in grande aumento, questo aspetto molto positivo è dovuto a tanti fattori. Spiccano il grande successo avuto dalla nazionale ai mondiali, l’approdo di società professionistiche e brand famosi nelle serie maggiori, la trasmissione di molte partite sui canali televisivi. Tutto ciò ha portato un ottimo riscontro anche ai livelli del calcio giovanile appassionando e avvicinando molte bambine al rettangolo verde.

Ma quanto è difficile oggi, creare dal nulla una squadra giovanile di bambine o ragazze? Quante difficoltà incontra una società dilettantistica, di paese o oratoriana desiderosa di mettersi in gioco in questo settore? I regolamenti e le disposinizioni della FIGC permettono e aiutano la rapida espansione del movimento?
Con il presupposto che una società si sia ben organizzata nella gestione dei campi, degli spogliatoi e del personale preparato per formare piccole atlete sotto i punti di vista tecnici sportivi e socio-educativi, è molto comune abbattersi nei limiti dei regolamenti organizzativi della Federazione sui campionati giovanili non agonistici.
Una delle prime difficoltà in cui ci si imbatte è l’età: molte bambine si stanno avvicianando al calcio ed è molto frequente, nelle società che partono da zero pronte ad accoglierle creare una prima squadra con bambine di età differenti con range fino a 3 o 4 anni di differenza. Vivendo questo fattore sul campo e considerando che la quasi totalità delle giocatrici è alle prime esperienze il fattore età non è cosi d’impatto come ad esempio avviene nel calcio maschile dove il numero di giocatori è estremamente maggiore e l’esperienza di gioco specifica è molto più ampia.

Un altro fattore molto critico è il doversi adeguare fin da subito a campionati pensati e strutturati non ad hoc per qualcosa che è a tutte gli effetti nuovo. Un esempio calzante potrebbe essere il campionato Esordienti, che si disputa 9 giocatori e che prevede quindi una rosa di almeno 11-12 giocatrici con una differenza di età compresa nei 2 anni, condizione molto difficile sia nel trovare le atlete per la società, sia per le ragazze che probabilmente troverebbero un esperienza più formativa in gare a numero ridotto (a 7 o a 5). Questa riflessione ha lo scopo di raccogliere idee, opinioni e confronti. Un progetto di sviluppo pensato ad hoc per stimolare e facilitare nuove società a credere e investire nel settore con un progetto formativo adeguato e strutturato sulle esigenze delle giocatrici indipendentemente dalla loro età che non deve essere vincolo o addirittura ostacolo.

Il calcio è lo sport più giocato e più seguito in Italia indipendentemente da chi lo pratica, ogni bambina che desidera giocarci deve essere considerata preziosa e non ci si può permettere di farsela scappare vedendola cambiare sport per l’impossibilità di vivere quello che realmente ama indipendentemente dalle sue qualità sportive e dalla sua età. Creare le condizioni per agevolare la partenza permetterà nel tempo a tutti di strutturarsi al meglio, aumentando i numeri e suddividendo le future squadre.


Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi condividere una tua proposta puoi scirvere a robertopirovano87@gmail.com per discuterne con lui, sulla ricerca che sta sviluppando insieme a Katia Serra.


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Roberto Pirovano
Laureando in Scienze Motorie indirizzo Calcio
presso Università San Raffaele di Roma patrocinata da FIGC e Coni.

Torino femminile, le fuoriquota salutano in prestito: dentro le nuove leve

Il Covid ha fermato sul campo le squadre femminili del Torino, ma non il processo di creazione di un movimento. Confermati i numeri della passata stagione e questa è una buona notizia. In totale le tesserate sono 180 e i gruppi rimangono 8 (dall’Under 19 in giù). La novità della stagione riguarda proprio la categoria affidata a Tatiana Zorri.

La Juniores ha salutato tutte le ragazze classe 2000, quelle che avevano sfiorato il titolo Nazionale due anni fa perdendo in finale contro il Perugia, perché ormai fuoriquota e quindi hanno iniziato il loro percorso altrove. Il Torino non ha ancora la sua prima squadra, quindi per non perdere le ragazze la società le ha mandate tutte in prestito altrove, così che possano continuare il loro percorso. Quest’anno, dunque, Tatiana Zorri si baserà principalmente sul biennio 2001-2002, anche se, come si è visto negli anni passati, la porta è aperta anche per le annate inferiori.

Il Toro, d’altronde, dall’Under 19 in giù ha tutte le annate, sintomo di un movimento che sta crescendo. Sono 4 in totale le squadre nel Settore giovanile, oltre alla Juniores, ci sono anche Under 17 e due gruppi di Under 15 (non esiste la categoria Under 16 nel femminile). Fin qui anche sul campo i risultati sono stati ottimi. Dall’Under 17 all’Under 15 sono arrivate solo vittorie (l’Under 19 non ha ancora iniziato il campionato). Buoni numeri anche per i gruppi della Scuola calcio, che sono 4. Le più grandi (l’Under 12) sono state iscritte al campionato Esordienti del maschile. La decisione è arrivata di comune accordo tra la Lega Dilettanti piemontese e le società. L’Under 12 è una manifestazione regionale e per consentire meno spostamenti alle società vista la situazione legata all’epidemia di coronavirus, è stato deciso di aggregare le squadre al torneo maschile, che invece è provinciale.

Aielli: “Il calcio femminile è cresciuto, ma in Campania c’è una regressione”

Il sito napolicalciolive.com ha pubblicato un’interessante intervista a Elio Aielli, allenatore dell’ASD Independent. Si è fatto un ragionamento a 360° riguardo il calcio femminile in Italia, la sua esperienza di allenatore e l’importanza del settore giovanile.

Salve mister Aielli, qual è stato il suo debutto come allenatore di una squadra di calcio femminile?

La mia prima esperienza da allenatore è legata al presidente Riccardo Guarino, che mi propose di svolgere questo ruolo per una squadra femminile. Cominciai ad allenare dopo aver lasciato il calcio giocato a causa di un infortunio.

Nel corso della sua carriera, è stato anche allenatore del Napoli Femminile. Racconti quell’esperienza.

Allenavo l’ASD Napoli Dream Team e nell’estate del 2017, al secondo anno di Serie B, ci fu la fusione con il Carpisa Napoli. Divenni l’allenatore di questa nuova squadra, un progetto formato da tutte ragazze napoletane. E’ stata un’avventura importante, ne ho fatto tesoro di quell’esperienza, grazie al quale sono cresciuto molto dal punto di vista professionale. In seguito, abbiamo rifondato il Dream Team con una squadra giovane e competitiva. Vincemmo il campionato d’eccellenza e siamo arrivati in Serie C. Poi, a causa della pandemia è stato sospeso il campionato a marzo ed è stata congelata la classifica all’ultima giornata disputata. Dunque, siamo retrocessi d’ufficio per la nostra posizione.

Capitolo Independent, il presente.

Conclusi i rapporti con il Dream Team, mi sono preso del tempo.  Incontrai il presidente Carlo Astarita, e in 3-4 giorni trovammo subito l’intesa. Lui ha tanta passione e voglia di fare. Purtroppo, abbiamo dovuto sospendere gli allenamenti con la squadra, ma gli obiettivi prefissati non sono cambiati, vorremmo fare benissimo nel campionato d’Eccellenza. L’Independent è una squadra forte e competitiva, probabilmente di un’altra categoria con delle calciatrici che hanno giocato anche in categorie superiori.

Come vede la sua squadra? Ha fatto progressi nei pochi mesi di lavoro assieme?

Abbiamo fatto quattro amichevoli, ho visto un gruppo in crescita. Nell’ultima partita giocata, poco prima della sospensione delle attività, ho visto cose davvero buone. Bisogna ancora migliorare sotto qualche aspetto, sulla mentalità soprattutto. Il campionato non lo vince la squadra che ha i nomi, ma chi ha più grinta, chi mette più intensità.

Com’è possibile creare l’alchimia in un gruppo nuovo, viste le difficoltà di potersi vedere e allenarsi insieme?

E’ un discorso complesso. Fortunatamente, le ragazze sono state molto disponibili. Stanno facendo le sedute di allenamento a casa, ogni settimana propongo delle schede e ci vediamo tramite videochiamate. E’ importante sentire quell’entusiasmo, anche vedendosi attraverso uno schermo. Non dobbiamo mollare.

Quando ricomincerà il campionato d’Eccellenza femminile in Campania?

Non si sa, dopo le ultime dichiarazioni di Spadafora è tutto incerto. Forse dal 2021. Ma noi dobbiamo farci trovare pronti, abbiamo tanto da perdere e le ragazze lo sanno. Il presidente per noi ha fatto tanti sacrifici e vorrei ringraziarlo per questo.

Elio, vede crescere il movimento calcio femminile a livello nazionale e regionale?

Sì è cresciuto, soprattutto dopo l’ultimo mondiale. E’ un movimento in crescita anche grazie alle società come la Juventus, la Roma, il Milan. Molti club hanno una squadre maschile e una femminile, anche nella Serie B. Sotto molti punti di vista il movimento è cresciuto, ma in Campania non c’è stata la stessa evoluzione. Purtroppo, secondo me, si è lavorato male nei settori giovanili. Troppo spesso si pensa solo al risultato finale. Da quando ho cominciato ad allenare, sono diminuite le squadre femminili nell’area campana, non si fanno gli stessi numeri di prima. Le ragazze sono poche, tante si sono perse per strada, anche per motivi lavorativi. Purtroppo, i guadagni per le calciatrici sono ancora molto bassi. Per poter vivere molte di loro devono lavorare, devono crearsi un futuro e pensare a quando finirà la loro carriera sportiva.

Lei ha allenato anche una squadra maschile? Ci sono differenze con il calcio femminile? 

Sì, sono stato allenatore della Juniores, con il quale ho mantenuto un ottimo rapporto con i ragazzi. Abbiamo avuto grandi risultati, ma soprattutto ho legato molto con loro. Il calcio maschile è bello, anche se per certi versi quello femminile è più entusiasmante.

Ha allenato ragazze forti, talentuose e che ora giocano ad alti livelli?

Si certo, per esempio Angelica Parascandalo gioca in Serie A nel Bari. Posso fare tantissimi nomi, c’è chi gioca nel Pomigliano in Serie B, o chi gioca nel San Marino in A. Ma anche nell’Independent ho diverse ragazze davvero forti. Tuttavia, c’è un portiere che ho fatto esordire a 15 anni in Serie B: Vittoria Foczmaniak, classe 2001. Rimpiango che abbia smesso di giocare, la prenderebbe qualsiasi club ai massimi livelli. Mi ha seguito sempre, è una ragazza d’oro. Purtroppo non ha continuato il percorso per alcune situazioni personali. Nel corso della mia carriera ho davvero visto e allenato tante ragazze forti.

Crede tantissimo nel settore giovanile?

Sì, è la base. Credo sia molto importante e sono dell’idea che bisogna lavorare bene nel settore giovanile, bisogna dare uno sbocco alle ragazze che giocano. E’ un peccato perderne molte che dopo aver terminato un percorso in Primavera smettono di giocare.

Credit Photo: Napolicalciolive.com

Chievo Women-Empoli 0-4: finisce il percorso delle gialloblù in Coppa Italia

Torna in campo il Chievo Women, dopo uno stop forzato di circa tre settimane. Si gioca infatti la seconda giornata del girone di Coppa Italia TimVision. Nella prima sfida le ragazze sono state sconfitte per 1-2 dal Ravenna Women.

PRIMO TEMPO: Classica fase di studio nella prima fase di gara, con le due squadre che cercano il modo di farsi male. Al 5′ si fa vedere l’Empoli con Morreale, ma il suo tiro si perde sul fondo.

VANTAGGIO EMPOLI: Al 9′ si sblocca la gara, con l‘Empoli che passa in vantaggio. Segna Prugna, che con un gran sinistro riesce a cogliere l’incrocio dei pali, spiazzando Magalini e portando così le empolesi in vantaggio.
Al 19′, dopo una fase di lotta a centrocampo, si rifà vedere in avanti l’Empoli, ma il tiro di Knol è centrale e viene parato facilmente da Magalini. Al 27′ è ancora l’Empoli ad attaccare, stavolta con Miotto, che però, dopo un’azione di contropiede, conclude in maniera debole e centrale.

RADDOPPIO EMPOLI: Al 38′ raddoppia l’Empoli. Gran progressione palla al piede di Toniolo che prova il tiro, respinto da Tunoaia. Sulla respinta è lesta Dompig, in sospetta posizione di fuorigioco, a insaccare, portando il risultato sullo 0 – 2. Decisione che lascia tanti dubbi, visto che il guardalinee aveva segnalato il fuorigioco. Non è dello stesso avviso però il direttore di gara, che convalida la marcatura.

TERZO E QUARTO GOL EMPOLI: Al 44′ l’Empoli chiude virtualmente la gara grazie a Caloia, che riesce a prendere un pallone vagante in area, spedendolo in fondo al sacco. Al 45′ Caloia si ripete. Palla in profondità di Dompig che arriva all’esterno empolese, che da dentro l’area riesce a trovare l’angolino, battendo una incolpevole Magalini. Si chiude così il primo tempo. Buona la qualità di gioco del Chievo, che però paga la differenza di esperienza con le avversarie.

SECONDO TEMPO: Si lotta molto a centrocampo nella prima fase della seconda frazione, con le due squadre che faticano a creare occasioni. Al 58′ si fa vedere in avanti l’Empoli con Miotto, che da dentro l’area di rigore però spedisce alto sul fondo. Al 65′ sono ancora le empolesi a farsi vedere in avanti con Acuti, che però spedisce il suo destro largo di un paio di metri alla sinistra di Magalini. Al 75′ e all’80′ ci prova ancora l’Empoli con Bellucci, che colpisce male, spedendo il suo tiro alto sopra la traversa e con Cinotti, che conclude in maniera debole e centrale.

Finisce così la gara, con l’Empoli che riesce a vincere per 0-4. Troppa la distanza tra le due squadre, con le ospiti che lottano per l’alta classifica in Serie A. Non hanno però assolutamente demeritato le ragazze del Chievo Women, che hanno giocato con personalità, dimostrando a tratti anche una buona qualità nel gioco palla a terra. Testa ora nuovamente al campionato di Serie B, con la sfida da giocare domenica in trasferta contro il Tavagnacco.

IL TABELLINO DELLA GARA

ChievoVerona Women (0): Magalini; Pecchini, Tunoaia, Zanoletti, Carleschi (46′ Salimbeni); Bertolotti (72′ Zanoni), Prost (59′ Martani), Tardini; Dallagiacoma, Peretti, Boni (46′ Botti).

Empoli Ladies (4): Fedele; Di Guglielmo (60′ Acuti), Brscic, Giatras (46′ Cinotti), Toniolo (81′ De Rita); Morreale, Knol, Prugna (60′ Bellucci); Miotto, Dompig, Caloia (81′ Polli).

Marcatori: 9′ Prugna (E); 38′ Dompig (E); 44′ e 45′ Caloia (E).

Ammoniti: 87′ Polli (E)

Credit Photo: Chievo Verona Women F.M.

In coppa con il Sassuolo, obbligatorio vincere

Il Napoli Femminile dovrà necessariamente vincere contro il Sassuolo (domani al Caduti di Brema di Barra, fischio di inizio alle ore 18) per centrare i quarti di finale di Coppa Italia dopo che le emiliane si sono imposte per due a quattro sul campo del Pontedera (dove le azzurre avevano vinto uno a zero).
Assenti per infortunio Di Marino, Di Criscio e Chatzinikolaou, mister Marino dovrà pazientare ancora per l’esordio di Rijsdijk per ragioni di tesseramento.
Per presentare la gara, il Napoli Femminile ha scelto di far raccontare ai membri dello staff tecnico Francesco Persico (collaboratore tecnico), Arturo Tudisco (preparatore dei portieri) e Euro Baracchi (preparatore atletico) la loro esperienza al fianco delle atlete azzurre: dettagli da curare, metodologie di lavoro da adattare al calcio femminile e tante, tantissime, emozioni condivise con le ragazze in questi mesi di allenamenti e partite.

Credit Photo: Napoli Femminile

“Soccer Mom”: la difficolta’ di essere madre e calciatrice

Le atlete madri, che portano avanti una carriera negli sport, sono sempre più numerose al mondo. Ma se questa figura di “giocatrice mamma” stereotipa della donna del ceto medio urbano  impegnata la maggior parte del tempo a seguire i figli nelle loro attività extrascolastiche, tra cui il calcio, è l’espressione concreta di chi riesce a portare avanti una vita parallela tra le due difficili realtà.

Ma si può veramente essere madri e calciatrici? Quali garanzie hanno le giovani calciatrici dilettanti italiane, e non professioniste, che in Italia intendono avere un figlio? Negli Stati Uniti, avendo uno stipendio ed essendo già riconosciute giocatrici professioniste, le calciatrici madri che iniziano la gravidanza hanno tutti i diritti di maternità: stipendio garantito, asilo, ferie e congedi retribuiti fino al termine della gravidanza. In Italia, nei casi più fortunati, ma non sicuramente tutte, puoi ottenere un reintegro in squadra al termine del periodo di fermo-maternità; perché essendo dilettanti il rimanere incinta significa il “recesso del contratto”.

 Ed è soprattutto per questa penalizzazione che molte atlete devono scegliere tra la carriera e la gioia di crearsi una famiglia. La bella novella inizia sempre con molta “paura”: una settimana prima ci si trova in campo con le compagne ad allenarsi e di colpo si legge un comunicato, dove la ragazza risulta essere “infortunata”. Ma come, stava benissimo che le è successo? Solo dopo dirà, sono incinta!
Le prime settimane sono molto dure, poiché tra visite mediche e affaticamento, non si è capito da subito dello stravolgimento che stava per compiersi. L’avventura nella nuova mamma, come tutte le donne, inizia sempre tra i pianti di gioia del lieto evento e la tragedia di dover abbandonare il gruppo e le compagne amiche, per un certo periodo di tempo: forse, per sempre. E poi, la squadra che credeva nella ragazza che starà per diventare madre come prenderà la notizia, la società che sta per perdere una figura importante sul terreno di gioco come potrà rimediare alla sua assenza?
Tutte queste domande scorrono velocemente nella testa della giovane calciatrice: come se il lieto evento fosse divenuto una tragedia alla quale non era preparata senza contare le enormi difficolta che dovrà affrontare con il neo nato.
Le paure sono sempre molte, sopra tutto perché non avendo con le società veri e propri contratti di lavoro, ma scritture private che prevedono la recessione nel caso in cui l’atleta resti incinta.

Eleonora PETRALIA, centrocampista e capitano di serie A con il San Zaccaria di Ravenna, nonostante l’affetto delle sue compagne e società alla bella notizia, al termine della sua maternità dovrà trasferirsi al Castelvecchio per giocare in serie B. Questo esempio sarà una scelta di vita e certamente soggettiva, forse dettato dalla volontà della singola atleta di vivere con la propria famiglia, condividendo il calcio e lo sport come una passione e/o lavoro part time, ma è l’esempio chiave dove le ragazze hanno difronte una scelta: la carriera o la famiglia.

 Ma quali sono le risposte delle Società alla notizia che una sua atleta rimarrà bloccata dal campo? Alcune restano molto vicino alla ragazza, rimborsando tutti i costi come se stesse giocando in forma attiva con le compagne, ma non tutte le squadre possono permettersi questo gesto di umanità e civiltà. La gravidanza non deve essere una “penalità” ma un completamento dell’atleta.
Da qui l’idea di mantenere i contatti con la squadra, le compagne e atlete, è assolutamente fare gruppo e mantenendo il posto in società sia in campo che fuori è incoraggiare tutte a vivere l’evento in modo sereno e bello.
In Spagna le calciatrici hanno un salario minimo, ferie pagate, e garanzie per infortuni e maternità mentre in America vi sono asili nido gratuiti per le giovani madri che giocano a pallone. Quando in Italia si potranno avere tutte queste garanzie? La strada è ancora lunga, e non saremmo noi a prendere le scelte giuste, ma è giusto sottolineare queste difficoltà di modo che il mondo del calcio femminile possa anche da noi affermarsi in modo chiaro e concreto a livello mondiale.

Credit Photo: Pagina Instagram Alex Morgan

Alessandro Spugna, coach Empoli: “La classifica ci piace, stiamo facendo bene”

È intervenuto ai microfoni di Radio Toscana il mister dell’Empoli Ladies Alessandro Spugna. Nel corso dell’intervista durante la nota trasmissione “Artemio” il mister si è così espresso sulla Fiorentina Women’s:

“La classifica attuale? Dimostra un inizio positivo da parte dell’Empoli Ladies: una squadra rivoluzionata e giovane composta da giocatrici di talento, non ne sono poi così stupito. La classifica ci piace, stiamo facendo bene ed abbiamo sostanzialmente raccolto quello che volevamo. L’Empoli è la più giovane in Serie A e tra le più giovani in Europa. Questo è un progetto che il club ha voluto fortemente. La Fiorentina Women’s? Per me è solo un po’ in calo ultimamente, ma ha tutte le carte per fare un buonissimo campionato”

Credit Photo: Alessio Boschi

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