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OBS Agency: “Ritorno al Milan di Thaisa sono assolutamente delle fake news!”

L’agenzia OBS Agency che rappresenta la ex giocatrice del Milan, Thaisa de Moraes Rosa Moreno, meglio nota come Thaisa, calciatrice brasiliana, centrocampista del Tacón e della nazionale brasiliana, ha parlato a IlCalcioFemminile, dopo che, negli ultimi giorni, si sono ripetute voci dalla Spagna di un riavvicinamento della giocatrice all’Italia ed al Milan:

“Sono assolutamente delle fake news! Thaisa sta molto bene a Madrid e non ha alcuna intenzione di lasciare la Spagna. Qui guadagna cinque volte tanto rispetto a quanto guadagnava al Milan, ma non è solo per una ragione economica che escludo un suo ritorno. Ha ancora un anno di contratto con il Real Madrid e crede fortemente nel progetto. Un rinnovo con le Blancos? Le possibilità ci sono, valuteremo in base all’offerta, ma in questo momento tutto è in fase di stallo, il Coronavirus ha preso il sopravvento e la salute delle nostre atlete è al primo posto”.

Infine un commento su un’altra assistita dell’agenzia OBS Agency, la rossonera Nora Heroum: “Nora portà scegliere se restare al Milan oppure cercare nuove opportunità. A Milano sta bene, quando questa situazione sarà finita parleremo con la società e con la giocatrice. Ma credo resterà”.

Credit Photo: Fabrizio Brioschi

Emanuela Schioppo, Napoli Calcio Femminile: “Sono nata nel Napoli ed il mio desiderio è di terminare qui la mia carriera”

La calciatrice Emanuela Schioppo, capitano del Napoli Calcio Femminile, intervenendo durante il LIVE Instagram di NapoliSoccer.NET, ha risposto alle domande dei tifosi in merito alla sua esperienza ultra decennale nella squadra partenopea. Ma con la calciatrice azzurra non si è parlato solo di calcio ma anche di tanto altro, dagli obiettivi alla vita privata, oltre che del suo lavoro di insegnante di scienze motorie.

Di seguito la sintesi testuale del suo intervento ed un video riassuntivo del LIVE Instagram con le parti salienti dell’intervento di Emanuela Schioppo.

Come procede la quarantena?
“È difficile restare a casa per mesi interi, si fa quel che si può e cerchiamo in qualche modo di ammazzare il tempo. La mattina mi dedico alle lezioni a distanza, insegno scienze motorie e la mattina cerco di fare un po’ di teoria, provo a cucinare qualcosa, anche se l’arte culinaria non è roba mia. Mi alleno il pomeriggio o la mattina”.

Come mai hai iniziato a giocare tardi a calcio?
“Ho iniziato a giocare a calcio fin da piccola però le scuole calcio femminili erano poche e tutte lontane da casa mia. Non ho avuto la possibilità di frequentare una scuola calcio e di poter imparare i gesti tecnici che si insegnano fin da piccoli. A 17 anni ho iniziato la carriera calcistica approdando al Napoli, dove sono nata e cresciuta. È la mia unica squadra e società, ho iniziato a giocare con loro ma chissà dove smetterò”.

Qualcuno ti ha mai detto qualcosa per il fatto che da donna giocassi a calcio?
“Soprattutto da più piccola, giocando in strada, o meglio in piazza, avendo i capelli corti e sembrando un maschiaccio, ti lascio immaginare i commenti delle persone e degli altri bambini che giocavano con me. Non credevano che fossi una femminuccia, ci sono sempre stati questi pregiudizi e tante persone hanno cercato di sviarmi;, molti ritengono che il calcio sia uno sport prettamente maschile. Fin da piccola ho capito che il calcio era il mio sport, non ho sentito niente e nessuno, ho seguito il mio cuore e la mia passione”.

Porti in giro le tue compagne a scoprire le bellezze della città. Cosa ti piace di più di Napoli?
“Napoli è una città tutta da scoprire, con le sue bellezze ed essendo una città di mare ha tanto da offrire. Le porto a vedere il mare, il Vesuvio, il centro storico, i quartieri spagnoli e tutte le bellezze della nostra città. Napoli è difficile raccontarla, bisogna viverla per spiegare e vivere certe emozioni che ti trasmette. Nel tempo libero è bello essere turista della propria città”.

Hai ricoperto vari ruoli, raccontaci?
“Ho iniziato come attaccante, un ruolo che ho ricoperto per 2/3 anni, poi da 7/8 anni ho fatto il terzino ma negli ultimi anni però sono diventata difensore centrale. Il terzino – spiega Emanuela Schioppo a NapoliSoccer.NET – è un ruolo che mi è piaciuto tanto, soprattutto quando l’ho fatto in Serie A, dove le squadre erano molto forti. Non era semplice fare il terzino, devi stare attenta in entrambe le fase. Attualmente sto ricoprendo il ruolo di centrale difensivo, ho una visuale di gioco diversa e mi piace molto”.

Tanti anni al Napoli quali sono i traguardi più belli e prestigiosi?
“La promozione in A. In quegli anni esistevano quattro gironi di Serie A2, noi vincemmo il campionato e guadagnammo il passaggio in Serie A. Con il Napoli ho giocato due anni in Serie A e sono stati bellissimi. Oltre la vittoria del campionato ricordo anche la finale di Coppa Italia contro il Brescia persa in semifinale. Noi venivamo da campionati non molto belli ed è stata una bella emozione affrontare squadre forti come Brescia e Torres”.

Quando hai debuttato con la maglia azzurra?
“Ero piccina, ho esordito con Barbara Nardi a 17 anni contro il Bari. Barbara Nardi è stata uno dei miei primi mister ed ha sempre creduta in me. Appena arrivai al Napoli, approdai in Primavera e ci giocai per un anno, poi fui promossa in prima squadra. Mister Nardi aveva tanta fiducia in me, fu lei la prima a volermi in prima squadra e poi a farmi debuttare contro il Bari in Coppa Italia”.

Hai pagato il passaggio dalla Primavera alla prima squadra?
“Un po’ si, i ritmi e le persone con cui dividi gli allenamenti durante la settimana e le partite sono diversi. Mi sono confrontata con persone che mi hanno aiutato tanto, sia calcisticamente che sul piano umano. La maggior parte facevano le calciatrici già da diverso tempo ad alto livello, ho avuto modo di apprendere e rubare un po’ di mestiere da loro. Un po’ di difficoltà c’è stata però è stato un piacere. Il sogno di chi inizia nel settore giovanile e poi cresce è arrivare in prima squadra ed io ci sono riuscita in poco tempo”.

Quanto è cambiato il calcio femminile negli ultimi anni?
“Si sono fatti tanti passi in avanti soprattutto negli ultimi anni, quando ho iniziato a giocare non era come adesso. Dopo i mondiali c’è stato un boom del movimento del calcio femminile, tante bambine si sono appassionate al calcio e si sono iscritte alle scuole calcio. Purtroppo a causa di questa emergenza non sappiamo quale sarà l’evolversi di questo movimento. Speriamo che possa crescere”.

Il campionato si è interrotto nel momento peggiore per voi…
“Ad oggi ci è molto dispiaciuto non poter continuare il campionato, mancavano 7/8 partite alla fine del torneo ed eravamo prime in classifica. L’emozione più grande è vincere un campionato sul campo, quando si suda e si lotta fino all’ultimo. Ad oggi non sappiamo quale decisione sarà presa dalla federazione è tutto ancora in stand-by ed un grande punto interrogativo aleggia su di noi”.

Hai un un giocatore di riferimento cui ti spiri?
“Attualmente nel ruolo di centrale difensivo mi ispiro a giocatori come Cannavaro, Nesta e Maldini che hanno fatto la storia. Cannavaro pur non essendo fisico, è stato tra i più bravi nel suo ruolo. Anche io non sono molto alta, mi piace giocare di anticipo, anticipare l’avversario e leggere prima l’azione. Sono un po’ queste le mie caratteristiche e per questo motivo mi vedo un po’ lui”.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro calcistici e non?
“Sono nata nel Napoli femminile ed il mio desiderio è di terminare qui la mia carriera. Tuttavia ogni anno bisogna valutare varie situazioni. Con il Napoli vorrei arrivare il più in alto possibile, arrivare in Serie A e confrontarmi contro Juve, Milan e Fiorentina, squadre ben diverse rispetto a quando ero io in massima categoria. Mi piacerebbe vincere qualcosa con il Napoli femminile. Nel personale mi piacerebbe realizzarmi lavorativamente parlando e calcisticamente, vincendo titoli e qualcosa di importante. Sono soddisfatta della carriera che fin qui ho fatto. Ho vissuto diverse ere di questa società e squadra. È stata una scelta non andare via ed abbiamo raggiunto piccoli obiettivi, che mi hanno resa felice: la promozione, la finale di Coppa Italia, aver giocato due anni in Serie A e essermi confrontata con calciatrici importanti, che mi hanno fatto crescere. Non cambierei nulla, sono fiera e contenta di quello che ho raggiunto”.

Una parola per descriverti?
“Determinata. Ho tanti difetti che potrei elencarli fino a notte fonda tuttavia sin da piccola – conclude Emanuela Schioppo a NapoliSoccer.NET – mi sono prefissata un obiettivo e ad oggi nel bene e nel male sono riuscita a raggiungerlo. Mi definisco determinata perché se mi prefisso di ottenere una cosa ci riesco sempre”.

Lega Pro: celebrati i 125 anni dalla nascita del calcio femminile

Londra, 23 marzo 1895: 125 anni fa. Un gruppo di ragazze divise in due squadre che rappresentano il nord e il sud della città scendono in campo, inconsapevoli di scrivere l’inizio di una lunga e bellissima storia. Perché quella data è il punto di partenza: passerà alla storia come il giorno della prima partita di calcio femminile. Quelle ragazze hanno risposto all’annuncio pubblicato su un giornale da parte di Nettie Honeyball, una cassiera che adorava il football e che diventò l’ideatrice della prima lega calcistica rosa.

La Lega Pro aveva organizzato per questa settimana un caffè letterario nella sua sede per ricordare questo evento e farlo diventare un motivo di confronto e dibattito sulla realtà del calcio femminile attuale, 125 anni dopo, rendendo così omaggio alla geniale Nettie a cui è intitolata anche la Limonaia che si trova nel giardino della nostra sede. Il Coronavirus ci ha costretti a cambiare i piani e ad adeguarci. L’appuntamento è solo rimandato ma si vuole comunque ricordare questa giornata così simbolica e importante.

E’ il messaggio della Vice sindaca di Firenze Cristina Giachi: “Nettie è stata una pioniera ma la storia del calcio femminile non è stata e ancora non è facile, tutt’altro. La strada è sicuramente in salita ma le donne non demordono. Un cambiamento c’è stato, grazie ai Mondiali dell’estate scorsa: lo share totale di Italia-Olanda è stato di 44,65%, per 6,1 milioni spettatori. Era naturale applaudire una schermitrice o una sciatrice ma emozionarsi per il gol di una calciatrice non rientrava nell’ordine delle cose. C’è dunque una base per poter lavorare in futuro. Ma bisogna subito costruire, aumentare i numeri, incentivare le bambine. Soprattutto ci vuole una grande collaborazione da parte di tutte le forze calcistiche. Per quanto riguarda Firenze, ringrazio la Fiorentina Women’s perché sta facendo un grande lavoro anche per proporre calcio femminile all’immaginario di tante bambine. Le cose stanno cambiando”.

Lo afferma anche il Presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli: “Abbiamo una voglia feroce di sconfiggere quel maledetto virus che si aggira per il mondo. Il fatto che l’iniziativa programmata per ricordare la prima partita di calcio femminile si svolga, nelle forme previste nel rispetto delle norme per la tutela della salute, vuol dire che noi Ci Siamo. Non molliamo di un centimetro perché l’esempio lo abbiamo in Nettie Honeyball: ci ha provato che rispettando le convenzioni si può andare oltre, gettando il cuore oltre l’ostacolo. Nettie ha l’ardire di voler ‘dimostrare al mondo che le donne non sono quelle creature ornamentali e inutili che gli uomini immaginano’. E noi perché dovremmo arretrare di fronte a quel maledetto virus? No. Ci siamo e appena lo avremo sconfitto ripeteremo l’iniziativa abbracciandoci, dandoci baci, stringendo mani”.

#Distantimauniti – Mancuso: «Ogni sera a cod con le compagne, ma la nostra miglior partita resta la prima col Tavagnacco»

Nei giorni in cui tutti devono rimanere a casa per far fronte all’emergenza legata al Coronavirus-COVID-19, Hellas Verona Women è andata a conoscere meglio non solo le giocatrici gialloblù della prima squadra, ma anche tutte coloro per le quali sono degli idoli: le calciatrici del Settore Giovanile. Per l’appuntamento di venerdì 24 aprile ci siamo virtualmente incontrati con Giulia Mancuso, mediano della formazione Primavera.

Come stai e come trascorri il tempo?
“Sono un po’ annoiata, ma come tutti. In questi giorni comunque faccio le video lezioni, mi alleno, guardo serie tv, adesso fra l’altro ho appena iniziato Lucifer, e trascorro un po’ di tempo con la mia famiglia”.

Le domande delle compagne, più che sul calcio, sono su Call of Duty…
“La sera passiamo molto tempo a giocare, abbiamo iniziato due settimane fa e adesso, quasi a ogni serata, ci troviamo sul videogame e giochiamo. Le compagne chiedono se nel gioco mi muovo molto? In realtà no! Faccio come in campo: guardo le altre che si muovono e per poi fare la mossa giusta”.

Il gol più bello quest’anno?
“Ne ho fatti due, una doppietta contro il Cittadella, e penso che il più bello sia stato il primo. Fu un bello scambio con Sofia Zoppi e poi, una volta in area, ho piazzato il pallone. Era un recupero infrasettimanale, di sera, e c’era moltissima nebbia”.

Quanto ti manca giocare a calcio?
“Moltissimo. Anche tutto l’aspetto di condivisione con le mie compagne, loro mi mancano un sacco. Ero abituata a vederle ogni giorno. Noi siamo un gruppo molto affiatato, ci troviamo bene sia in campo che fuori e questo ci rende una grande squadra. La partita più bella della Primavera quest’anno? Senza dubbio la prima: eravamo sotto 2-0 in casa del Tavagnacco, ma siamo riuscite a rimontare e vincere 3-2. Eravamo un gruppo ancora nuovo, non ci conoscevamo bene e, se devo essere sincera, non avrei mai pensato che alla fine riuscissimo ad unirci così tanto. È stata una vittoria che ci ha aiutate a compattarci e a farci capire la nostra forza, credo sia un gruppo ancora migliore rispetto a quello dello scorso anno. Con De Pellegrini compagna di reparto? Giochiamo entrambe a centrocampo e devo dire che è stato un po’ lo stesso, all’inizio è stata un dura ma pian piano ci siamo adeguate, ma sicuramente eravamo avvantaggiate dal fatto che già ci conoscevamo perché avevamo giocato insieme in alcune rappresentative regionali”. 

Torniamo al calcio giocato: che calciatrice sei?
“Sono una classe 2003 e gioco centrocampista. In campo mi piace impostare, far girare la palla, cambi campo e mi piace anche fare qualche recupero. Se è un ruolo che si è formato negli anni? In realtà io ho iniziato difensore, ho provato a fare anche il portiere, poi sono passata attaccante e alla fine sono arrivata a fare il centrocampista. Giocatrice a cui mi sono ispirata? Negli anni, per il ruolo che ho, mi sono ispirata ad Andrea Pirlo e a Manuela Giugliano, viste la caratteristiche, la tecnica, la visione di gioco e la capacità di metterti la palla sui piedi. Il centrocampista gialloblù che più di piace? Tra Solow, Sardu e Bardin devo dire che tutte e tre mi piacciono. Ho cercato di imparare e prendere qualcosa di loro da ognuna, visto che hanno caratteristiche diverse. Quando ho la possibilità di allenarmi con la Prima Squadra è un’occasione per mettermi alla prova con giocatrici con molta più esperienza di me, da cui posso sempre imparare. Ho anche avuto la fortuna di essere stata convocata due volte in Serie A, all’ultima giornata dello scorso anno contro la Juventus e quest’anno contro la Roma: un’emozione”. 

Sei all’Hellas da diversi anni: si è formato un club con tantissime ragazze!
“Credo sia un traguardo importante per l’Hellas Verona: si è partiti da ‘poco’, da piccoli numeri, e si è arrivati a così tanto. Noi eravamo piccole quando abbiamo iniziato, ma negli anni si è formato un gruppo importantissimo alle spalle e, le bambine che iniziano oggi a giocare a calcio, vedono un club molto più grande di quello che abbiamo visto noi all’inizio. Credo sia molto incoraggiante. Io poi, ormai, mi sono affezionata a questa maglia. Dopo tanti anni è bello vedere la maglia dell’Hellas e indossarla”.

Attaccanti della Primavera?
“A me piace fare assist, vedo una compagna che parte e cerco di passarle la palla, molto semplicemente. Eleonora Franco la servo in profondità perché è molto veloce e anche molto brava coi piedi: diciamo che basta servirla bene e lei può fare gol con questo mancino impressionante. Chiara Micheli la posso servire anche da vicino, protegge palla ed è molto alta, ma se parte in profondità anche lei può essere molto veloce. Giorgia Marchiori è invece molto potente, può tirare anche dalla distanza e spacca la rete. Sofia Zoppi pure è molto brava, ha una buona tattica. Gli attaccanti in Prima Squadra? Sono tutte forti, non ho preferenze, ognuna va servita a suo modo.”.

La sospensione del campionato?
“Ci siamo rimaste un po’ male, perché comunque avremmo voluto partecipare alle fasi finali e vedere fino a che punto saremmo potute arrivare. C’era anche un po’ di voglia di rivalsa rispetto all’anno scorso, quando siamo state eliminate dall’Inter ai quarti”.

Credit Photo: Hellas Verona Women

La fantastica storia del calcio femminile: le prime donne che aprirono la strada

“Tutto quello era è stato un sogno diventato realtà. Era il paradiso”, ha dichiarato la defunta Marie-Louise Butzig. Butzig era in porta per la Francia nel 1971 quando le Tricolores giocarono la prima partita ufficiale della Nazionale Femminile Francese contro i Paesi Bassi nella città di Hazebrouck .

Sebbene non lo sapessero quel giorno, Butzig e le sue compagne di squadra (Régine Pourveux, Marie-Bernadette Thomas, Nicole Mangas, Colette Guyard, Betty Goret, Marie-Christine Tschopp, Jocelyne Ratignier, Michèle Monier, Jocelyne Henry, Claudine Dié , Maryse Lesieur, Nadine Juillard, Marie-Claire Harant e Ghislaine Royer) possono ora rivendicare un posto nella storia come pioniere del calcio femminile internazionale.

Il consiglio federale della French Football Association (FFF) aveva riconosciuto ufficialmente il calcio femminile poco più di un anno prima, il 29 marzo 1970, in quello che era il primo grande passo verso il riconoscimento del calcio femminile francese dopo un lungo periodo di resistenza da parte degli uomini. In effetti, solo cinque anni prima, la rivista France Football aveva dimostrato un livello di scetticismo comune a molti paesi europei all’epoca in cui suggeriva che “Tutti i tentativi organizzati possono essere condannati al fallimento…A nostro avviso, il calcio è solo per gli uomini”.

Fu l’emergere delle squadre di calcio femminile in tutta la Francia, in particolare in Alsazia, che alla fine costrinse i piani alti del calcio francesi ad accettare l’idea che le donne giocassero a calcio. La Schwindratzheim è stata una delle prime squadre femminili a essere formata a metà degli anni ’60, e alla fine della stagione 1970/71 c’erano 2.170 donne tra i 758.559 giocatori della Francia iscritti. Nonostante il loro status “ufficiale” appena acquisito, tuttavia, le giocatrici hanno comunque incontrato molta ostilità.

“Allora abbiamo sentito molti commenti spiacevoli”, ha ricordato Butzig. “Dove ho lavorato, alcune persone hanno detto che avrei dovuto attenermi ai calzini da rammendo invece di andare a giocare a calcio. Ma le cose hanno iniziato a cambiare leggermente. Ho anche visto un gioco femminile attirare una folla di 1.100 persone nella mia città natale di Vrigne-aux-Bois, mentre il club maschile di allora non ha mai attirato folle di oltre 150 persone”.

Ghislaine “Gigi” Royer-Souef, che è entrata come sostituta in quella prima partita ufficiale, ricorda anche di aver dovuto bloccare i commenti negativi in ​​quei primi anni della partita femminile. “Inizialmente ero etichettata insieme ai miei fratelli quando andavano fuori a calciare una palla in un campo vicino a casa nostra. Ero la loro raccattapalle prima di iniziare finalmente a giocare. Non era facile giocare a calcio se eri una ragazza. Tutti abbiamo sentito i beffe, ma abbiamo mostrato la nostra intelligenza semplicemente andando avanti. Stavamo seguendo la nostra passione, e questa era la cosa più importante”.

Riconoscimento tardivo
La squadra femminile francese aveva, infatti, giocato una serie di partite amichevoli prima della partita contro l’Olanda, tra cui un incontro con l’Inghilterra nel 1969 e due incontri con l’Italia nel 1969 e 1970. Ma fu la partita dell’aprile 1971 che alla fine la FFF hanno deciso di accettare (dopo che la partita era stata giocata) come prima partita della nazionale femminile ufficiale. Fu solo all’inizio del secolo in corso, tuttavia, quando la FIFA iniziò a ricercare le prime partite di calcio femminile come parte dei suoi sforzi per creare la classifica mondiale femminile FIFA/Coca-Cola, la partita fu confermata come la prima donna ufficiale in assoluto internazionale.

Il secondo incontro ufficiale fu disputato dalla Scozia e dall’Inghilterra vicino a Glasgow nel 1972, quasi 100 anni prima da quando gli stessi due paesi giocarono la prima gara ufficiale maschile internazionale nel 1872.

Non sorprende che, alla luce di ciò, le donne francesi che viaggiavano sul pullman della squadra per Hazebrouck nel 1971 non avessero idea del posto nella storia dello sport che li attendeva. L’atmosfera sull’autobus era sempre eccezionale, ha detto Colette Guyard. “Avevo appena compiuto 18 anni. Abbiamo cantato alcune canzoni piuttosto sfacciate, giocato a carte e raccontandoci storie. Sulla via del ritorno, ci siamo fermati alla fattoria dei miei genitori per un po ‘di cibo. È stata una grande festa”.

La partita stessa, che è stata giocata a temperature gelide di fronte a una folla di 1.500 persone, ha ricevuto una preziosa copertura mediatica in Europa. Guyard ricorda principalmente la Francia, che ha giocato in bianco, vincendo comodi 4-0 grazie a una tripletta di Jocelyne Ratignier di Flacé-Macon, con Marie-Claire Harant che ha segnato il quarto goal.

“Non eravamo i più forti e la nostra piccola statura era spesso un handicap”, ha ricordato. “Fortunatamente, siamo stati in grado di compensare questo con una buona tecnica.”

Un’ulteriore sorpresa è nata dopo la partita quando l’allenatore della squadra, Pierre Geoffroy, ha informato le giocatrici che la vittoria aveva assicurato loro un posto in una Coppa del Mondo non ufficiale che si sarebbe tenuta più tardi quell’anno in Messico – in cui la Francia avrebbe infine conquistato il quinto posto una vittoria per 3-2 sull’Inghilterra.

“Non ci aveva detto nulla prima della partita!” Esclamò Guyard. “Il viaggio di ritorno sull’autobus è stato un po ‘più vivace! Abbiamo festeggiato e bevuto qualcosa. Eravamo tutti un po ‘alticci!”.

Orgoglio nazionale
Ciò che le giocatrici ricordano bene anche di quei primi incontri è stata l’opportunità di cantare l’inno Nazionale Francese. “Non appena abbiamo sentito le prime battute di La Marseillaise, è stato difficile trattenere le lacrime”, ha confessato Butzig.

“Abbiamo giocato ai massimi livelli ed è sempre un onore rappresentare il tuo Paese. È un privilegio e devi esserne consapevole e sfruttarlo al meglio. Non ti accorgi sempre subito ma poter provare questa è una meravigliosa opportunità. Non c’è niente di meglio di una partita internazionale.”

Il nome di Geoffroy appare spesso anche quando gli ex giocatori della Francia guardano indietro a quei primi incontri internazionali e al ruolo che il loro allenatore ha giocato nella lotta per il riconoscimento ufficiale. Ancora riferito da molte delle sue precedenti accuse come “Mister Geoffroy”, il suo lavoro quotidiano era come giornalista con il quotidiano francese L’Union. È stato anche corrispondente per L’Equipe e France Football, un ruolo che gli ha dato molte opportunità di promuovere il gioco femminile. Insieme al suo assistente Louis Petitot, Geoffroy è considerato la forza trainante del rinascimento del calcio femminile francese, avendo letteralmente fatto rotolare la palla quando ha messo un annuncio sul giornale per reclutare giocatrici per formare una squadra femminile allo Stade de Reims.

“Dovrebbero erigere una statua in suo onore”, ha detto Butzig. “Ha rianimato il calcio femminile in Francia. Era un uomo molto, molto grande e non lo dimenticherò mai”.

Michèle Wolf era giocatrice di punta della Francia in quel momento e avrebbe continuato a vincere un totale di 35 presenze nonostante avesse perso sia la partita contro l’Olanda che il torneo non ufficiale della Coppa del Mondo dopo che il suo capo fruttivendolo si era rifiutato di concederle del tempo libero. Anche lei ricorda Geoffroy con affetto e un po ‘di stanchezza. “Il signor Geoffroy sapeva esattamente cosa voleva e come ottenerlo”, ha spiegato. “Aveva un talento con le parole e ci ha fatto lavorare così duramente, persino facendoci correre su cave di sabbia. Quando siamo tornati a casa eravamo sempre distrutti.”

Aprendo la strada
Con Stade de Reims, che ha anche fornito la maggior parte delle giocatrici per la squadra francese, Geoffroy ha portato il calcio femminile nel resto del mondo. “Tutte le nostre vacanze sono state dedicate al calcio”, ha detto Royer-Souef mentre ricordava una vita che l’ha portata lontano da quelle prime uscite come raccattapalle dei suoi fratelli.
“Il calcio ci ha offerto un’incredibile opportunità di vedere il mondo. Nel 1971, abbiamo giocato allo stadio Azteca in Messico di fronte a 60.000 persone. Abbiamo anche visitato il Taipei nel 1978, gli Stati Uniti e il Canada nel 1970, le Indie occidentali nel 1974 e l’Indonesia nel 1984. Ho sentito che abbiamo persino introdotto gli Stati Uniti nel calcio femminile quando lo Stade de Reims è andato in tournée lì con l’AS Roma.

Dedicare così tanto tempo al calcio non poteva essere dato per scontato allora, soprattutto perché il calcio era ben lungi dall’essere un passatempo normale per le donne. “Ho dovuto prendere tutte le mie vacanze per il tour in agosto”, ha detto Butzig. “Quindi, quando siamo dovuti ripartire tra settembre e ottobre, ho dovuto chiedere al mio capo un congedo non retribuito. Non volevo perdere il lavoro. Era molto bravo a riguardo. Mi disse di andare e mi disse che non avrei dovuto preoccuparmi: il mio lavoro sarebbe stato ancora lì quando sarei tornato”.

Quasi cinquant’anni dopo e sebbene ci sia ancora molto da fare, la situazione è notevolmente migliorata. La Francia è ora una delle squadre leader nel calcio femminile e ha ospitato la più recente Coppa del Mondo femminile FIFA™. A poco a poco, le donne e in effetti gli uomini hanno lavorato mano nella mano per spingere Les Bleues verso l’apice del gioco internazionale.

Dopo essersi qualificati per la prima volta al Campionato Europeo in Germania nel 2001, lo hanno seguito raggiungendo le seguenti due edizioni nel 2005 e 2009, e il 16 novembre 2002, 23.680 fan si sono riuniti nello stadio Geoffroy-Guichard di Saint Etienne guarderà la Francia qualificarsi per la Coppa del Mondo femminile FIFA™ per la prima volta.

I club francesi sono anche diventati sempre più forti con l’Olympique Lyonnais che ora ha preso il testimone dallo Stade de Reims per diventare il miglior club francese per il calcio femminile.

Per quanto riguarda la squadra dal 1971, sono rimasti appassionati di calcio impegnati. “Guardo sempre il calcio femminile quando è in TV”, ha detto Butzig. “In generale, il calcio femminile ha registrato buoni progressi. Le ragazze ora possono allenarsi di più e fortunatamente stanno iniziando a guadagnare anche dei soldi. Ciò di cui abbiamo bisogno ora è che i media prestino più attenzione a loro e diano loro più riconoscimento. Il calcio femminile è anche un po ‘più piacevole alla vista rispetto al gioco maschile, e le ragazze non simulano tanto. Se cadono, è perché si sono davvero fatte male! ”

A quasi cinque decenni da quella storica vittoria sui Paesi Bassi, tuttavia, Royer-Souef respinse modestamente la proposta che lei e le sue compagne di squadra fossero pioniere delle donne nel calcio. “Non lo eravamo davvero”, ha insistito. “Abbiamo semplicemente gettato le basi su cui è stato costruito il piano dopo il piano“.

Credit Photo: © FIFA.com

Hope Solo annuncia la nascita di due gemelli

L’ex portiere e stella della Nazionale USA Hope Solo comunica ufficialmente la nascita dei due gemelli avuti dal marito Jerramy StevensVittorio Genghis Stevens Lozen Orianna Judith Stevens.

In maniera ironica sui social commenta:
“Che cosa abbiamo fatto durante questa quarantena? Beh, come potete vedere, siamo stati incredibilmente occupati”

La data ufficiale della nascita corrisponde al 4 marzo 2020, mentre il primo annuncio della gravidanza risale a dicembre 2020.
Inoltre data la complicata presenza del COVID-19  a livello mondiale, i neonati hanno dovuto rimanere in terapia intensiva neonatale.

Credit Photo: Pagina Instagram di Hope Solo

Giovanni Rezza, epidemiologo dell’Iss: “Per la ripresa del calcio non ci sono le condizioni di rischio non zero”

Giovanni Rezza, medico e docente italiano, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità ed epidemiologo, ha sostenuto che se si giocherà si dovrà fare a porte chiuse e che l’allerta di contagi su eventuali riprese calcistiche va mantenuta.

Queste le sue parole riportate da RaiNews:
“Far ripartire il calcio è una decisione difficile, non mi sembra che ci siano le condizioni per rischio zero. Il distanziamento sociale mi sembra scarsamente applicabile. Dal punto di vista tecnico il calcio implica il contatto diretto e quindi controlli molto stretti su un numero di persone molto ampi. L’assunto è che si gioca a porte chiuse, ma ci sono 22 giocatori in campo e ci sono almeno 200 persone che stanno intorno. I controlli da fare dovrebbero essere a cadenze molte strette”.

Elena Linari, Atletico Madrid: Gli oltre 60 mila al Wanda Metropolitano? Provai emozioni indescrivibili

Tutto il mondo sta combattendo la battaglia chiamata pandemia Coronavirus, con l’obiettivo di uscirne vincitori. Anche il calcio vuole dare il suo contributo, con messaggi di solidarietà, in attesa di tornare all’attività agonistica. Tra i vari sportivi, anche il difensore centrale dell’Atletico Madrid e dell’Italia femminile Elena Linari intervistata da “ilnapolionline.com”.

Sei da tanti anni in Spagna, quindi ti vorrei chiedere se ci sono differenze tra il calcio in Italia e in terra iberica. “In Spagna si predilige giocare con palla a terra e i fraseggi veloci. Anche nei momenti più delicati della partita, si cerca sempre di giocare con la palla per tutto il resto del match, i lanci lunghi sono un eccezione. In Italia invece il calcio è più tattico e al tempo stesso “schematico”. Tra le due nazioni purtroppo ancora tante differenze sul piano tecnico e tattico”.

Quando si disputò Atletico Madrid-Barcellona al “Wanda Metropolitano” ci furono più di 60 mila spettatori. Cosa provasti in quel momento appena entrata in campo? “Devo essere sincera piansi appena sentii l’inno, perché l’emozione in quel momento era tanta. Pensai in quel momento quando ero bambina, anzi mi auguravo di vivere momenti magici come la sfida del Wanda Metropolitano e perciò le lacrime di gioia non sono riuscita in quell’istante a trattenerle”.

In un anno hai vissuto l’emozione dei mondiali in Francia e l’ottimo torneo all’Algarve Cup. L’Italia secondo te a che punto è del percorso di crescita? “La strada da percorrere è ancora lunga, c’è tanto da lavorare ma c’è maggior fiducia rispetto al passato. Detto questo stiamo dimostrando sul piano tecnico che ce la possiamo giocare alla pari con le squadre europee, soprattutto anche a livello tattico, quindi siamo ottimiste per il futuro”.

Infine ti vorrei chiedere sulla situazione pandemia in Spagna. Secondo te quando si potrà tornare a parlare di calcio giocato? “Devo dirti la verità, si sta navigando a vista, difficile quindi fare previsioni. E’ tutto un’incognita e dovremo capire giorno dopo giorno cosa deciderà la Liga e a seguire il Governo, perciò non ti so dare una risposta certa”.

Credit Photo: Facebook Elena Linari

Cristiana Girelli, Sky Sport: “Juventus Women-Fiorentina Women’s allo Stadium? Mi dicevo … ma chi vuoi che venga?, poi…”

Cristiana Girelli, attaccante di Juventus Women e Nazionale, ha ricordato a Sky Sport la sfida contro la Fiorentina giocata allo Stadium:
“Dire che è stata indimenticabile è riduttivo perché quando Braghin ci ha detto ufficialmente che avremmo giocato allo Stadium, ti dico che la reazione nello spogliatoio era: “Ma chi vuoi che venga? Speriamo vengano in 10 mila“. Poi il giovedì quando ci hanno detto che era solo out, ho ancora i brividi. È stato davvero bello. Era colmo di gente. C’era un clima di festa, ma la posta in palio era altissima ci giocavamo lo scudetto però è stata una festa nella festa“.

Ernesto Pitta, Bologna: “All’inizio del campionato io non avevo messo in conto di fare questi 11 punti!”

Ernesto Pitta, dirigente responsabile del Bologna Femminile, ha parlato a 1000cuorirossoblù  della situazione e dei progetti della sua squadra:

“Ormai siamo fermi dal 16 febbraio. La vivo con un senso di rassegnazione, personalmente ho la convinzione che per quest’anno è finito tutto. Se si riprenderà, riprenderanno solo attività a livello nazionale, magari la Serie A e B maschile e femminile, ma ho i miei dubbi che dalla Serie C in giù sia possibile ripartire”. 

“Non siamo una società molto numerosa. C’è il Presidente, il vice Presidente Roberto Tedeschi, che è anche il responsabile dell’area informatica della società, poi ci sono io e altre due persone, due signore, che lavorano a stretto contatto col gruppo-squadra. Il loro è ruolo più importante perché ci aiutano nella comunicazione con le ragazze, hanno il “termometro” dell’umore delle ragazze e le accudiscono come delle figlie o delle nipoti. Il loro è sicuramente il lavoro più importante”.

“La nostra stagione? All’inizio del campionato io non avevo messo in conto di fare questi 11 punti! Ne avevo preventivato molti meno punti, perché noi siamo sostanzialmente una squadra giovanissima, la squadra più giovane di tutti i campionati. Sei o sette undicesimi della squadra provengono dalla formazione primavera. Abbiamo puntato su ragazze giovani, senza nessuna esperienza nella Serie C, per fare il grande salto tra uno o due anni. La decisione è stata frutto di un discorso fatto con l’AD del Bologna, Claudio Fenucci. Abbiamo pensato di non fare ciò che hanno fatto alcune grandi squadre come Juventus, Milan, Fiorentina, Roma che hanno acquisito il titolo sportivo di altre società e si sono trovate direttamente in Serie A. Avremmo potuto fare la stessa cosa, ma abbiamo preferito percorrere questa strada, facendo l’investimento sulle nostre atlete più giovani, e a loro abbiamo affiancato le ragazze più anziane, che poi anziane non sono perché hanno 23, 24, 25 anni! Sono comunque le ragazze che stanno aiutando le più giovani a crescere. In questo c’è stato il grande lavoro dell’allenatore, che ha creduto e lavorato tanto su queste ragazze. A lui e alle ragazze possiamo solo dire grazie perché stanno facendo qualcosa di importante. Ragazze di 16, 17, 18 anni si sono trovate squadre che avevano anche calciatrici che hanno giocato in Serie A, hanno lottato, hanno resistito, poi magari alla fine perdi per mancanza di esperienza, di cattiveria sportive, ma bene o male stiamo costruendo qualcosa di importante”.

“Il bilancio, a prescindere dalla conclusione o meno della stagione, è comunque positivo e l’anno prossimo cercheremo di fare un passo avanti. Il sogno è quello di arrivare in Serie A con le nostre forze. Se poi le situazioni e le condizioni del calcio femminile in Italia ci obbligheranno in qualche maniera o metteranno nella posizione di arrivare in Serie A in un’altra maniera, ci adegueremo. Per il momento stiamo facendo più di quello che avevamo preventivato”.

“Si dovrebbe avere un occhio di riguardo per le categorie inferiori che sono il serbatoio del movimento, bisogna curare i vivai e per farlo ci vogliono degli investimenti. Sarebbe necessario che venisse sovvenzionato il calcio femminile a partire dalle categorie minori, perché per arrivare in alto bisogna partire dal basso. Ogni casa ha bisogno di fondamenta forti. Ricordo lo scorso anno l’entusiasmo e l’attenzione per i Mondiali, ogni giorno se ne parlava sui giornali e le televisioni, ma è finita lì. Bisogna sensibilizzare ad investire sul calcio femminile per attirare degli sponsor che possano dare la spinta a tutto il movimento”.

Credit Photo: Ramella Fazzari Fotografia

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