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Vincenzo Spadafora, Ministro dello sport: un decreto per la ripartenza. Serve prudenza massima

Giornate fitte d’incontri quelle di questa settimana per il Ministro dello Sport, Vicenzo Spadafora. Il titolare del dicastero dedicato alle discipline sportive ha sostenuto una serie di incontri con i rappresentanti dei vertici sportivi. Nel corso del pomeriggio di ieri, Spadafora ha sentito, in videoconferenza, i dirigenti legati al comparto calcistico. Alla conferenza erano presenti nell’ordine: Gabriele Gravina, Marco Brunelli, Cosimo Sibilia, Renzo Ulivieri, Paolo Dal Pino, Mauro Balata, Francesco Ghirelli, Damiano Tommasi, Marcello Nicchi, Maurizio Casasco, Paolo Zeppilli e Francesco Vaia.
L’esito prodotto dall’incontro ha portato ad una volontà unanime di provare a concludere i campionati rimasti in sospeso a causa del coronavirus. Al momento, non si hanno comunicazioni al riguardo di un ulteriore spostamento della data per la ripresa degli allenamenti, fissata per il quattro maggio. Ma non avverrà tutto subito. Al termine degli incontri, Spadafora ha voluto puntualizzare che il ritorno in campo post epidemia sarà graduale e ci saranno dei vincoli.

“Sono anche io un tifoso cui manca seguire la propria squadra. Aspettavo con entusiasmo gli Europei di quest’estate, ma saranno rimandati. Come sono state rimandate le Olimpiadi. Come è stato rimandato il Giro d’Italia. Come sono state rimandate le competizioni di tutti gli sport nel nostro Paese. E’ un enorme dispiacere, dentro un dolore molto più grande e più profondo, dentro un lutto atroce che ha colpito il nostro Paese, l’Europa, il mondo intero.
Posso assicurare che mantenere un profilo di estrema prudenza, come sto facendo, è la posizione più impopolare che si possa immaginare ma abbiamo il dovere e la responsabilità di far si che tutto il Paese, compreso ovviamente il mondo dello Sport, possa superare al più presto e al meglio l’emergenza sanitaria che ci ha colpito. In tutti gli sport infatti vi sono indotti da tutelare, lavoratori che stanno vivendo difficoltà economiche e che meritano la giusta considerazione.
Oggi, oltre ai rappresentanti della FIGC, ho incontrato anche i 19 Presidenti delle Discipline Associate alle quali va riconosciuta l’attenzione che meritano anche per il valore sociale e la rete territoriale che esprimono. L’incontro, sempre in videoconferenza, mi ha permesso di avere ulteriori suggerimenti per sostenere al meglio le centinaia di realtà sportive in difficoltà in questo momento drammatico.
Farò di tutto perché nel decreto che a breve approveremo siano contenute tutte quelle norme che assicurino a tutto il mondo dello sport e ai lavoratori il sostegno necessario per impedire che anche una sola realtà sportiva debba chiudere o che una sola persona perda il suo lavoro.”, sono le parole del Ministro rilasciate sulla sua pagina Facebook.

In poche parole, il Governo preparerà un nuovo decreto che sarò poi firmato dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il quale consentirà di ricominciare. Ma come dichiarato anche dallo stesso Premier in parlamento alcuni giorni or sono, bisognerà rispettare delle direttive affinché non si rialzi la curva del contagio. Le società dovranno quindi far allenare i loro atleti e le loro atlete, facendo in modo che seguano le norme di sicurezza suggerite dal comitato tecnico scientifico. La ripartenza è ad un passo.

UEFA Women’s EURO al centro della scena nell’estate 2022

Il Comitato Esecutivo UEFA ha confermato oggi il rinvio di UEFA Women’s EURO 2021 che si giocherà in Inghilterra dal 6 al 31 luglio 2022. Si prevede di utilizzare le stesse sedi originariamente proposte per ospitare l’evento.

Commentando la riprogrammazione, il presidente UEFA Aleksander Čeferin ha dichiarato: “Quando abbiamo dovuto prendere una decisione urgente sul rinvio di UEFA EURO 2020, abbiamo sempre avuto in mente le ripercussioni su UEFA Women’s EURO 2021. Abbiamo valutato attentamente tutte le opzioni pensando sempre soprattutto alla crescita del calcio femminile. Spostando UEFA Women’s EURO all’anno successivo, ci stiamo assicurando che la nostra competizione femminile di punta sarà l’unico grande torneo di calcio dell’estate, dandogli così l’attenzione che merita”.

La decisione di spostare UEFA Women’s EURO è arrivata dopo che il 17 marzo la UEFA ha annunciato il rinvio al 2021 di UEFA EURO 2020 in seguito alla pandemia mondiale dovuta al COVID-19. La UEFA ha scelto quindi di tutelare la salute di tutti coloro che gravitano attorno al mondo del calcio. Allo stesso tempo questa decisione permetterà di avere lo spazio necessario per il completamento dei campionati nazionali e delle competizioni europee. Le intense consultazioni che hanno determinato il rinvio hanno coinvolto gli organizzatori dei Giochi del Commonwealth 2022 di Birmingham, con i quali la UEFA e la Federcalcio inglese continuano a collaborare per garantire che il 2022 sarà un’estate memorabile per lo sport d’elite.

La responsabile UEFA per il calcio femminile, Nadine Kessler, ha dichiarato: “La domanda principale che ci ha guidato insieme alla Federcalcio inglese è stata: ‘Cosa è meglio per il calcio femminile?”. Con la conferma del rinvio delle Olimpiadi all’estate 2021, crediamo fermamente che il passaggio al 2022 sia nell’interesse del torneo, delle giocatrici, dei tifosi, dei partner del calcio femminile e di tutti coloro che sono coinvolti in tutti i settori e a tutti i livelli. UEFA Women’s EURO è il più grande evento sportivo femminile d’Europa ed è anche uno dei più grandi eventi sportivi del mondo, e quindi ha bisogno e merita una piattaforma propria.

“Questa decisione ci mette in condizione di realizzare un torneo che attiri l’attenzione a livello mondiale, massimizzi la copertura mediatica e aumenti le presenze negli stadi, e siamo certi ci aiuterà a raggiungere il nostro obiettivo principale di ispirare la prossima generazione di calciatrici”.

“Lo spostamento al 2022 ci permetterà di promuovere ancora di più l’evento e stringere altri accordi commerciali, cosa che sarebbe stata molto più difficile in quella che ad oggi sarà un’estate ricca di eventi (2021). È quindi un chiaro segno di riconoscenza nei confronti dei nostri partner che si sono uniti esclusivamente a noi da quando abbiamo deciso di separare la sponsorizzazione del calcio femminile da quella maschile”.

La direttrice della federazione inglese del calcio femminile, la baronessa Sue Campbell, ha detto: “Come nazione e federazione siamo estremamente orgogliosi di ospitare UEFA Women’s EURO 2021. Faremo il possibile per garantire a giocatrici, staff e tifosi un’esperienza di caratura mondiale dato che il meglio del calcio europeo farà tappa in Inghilterra”.

“Il calendario sportivo deve adattarsi mentre il mondo affronta qualcosa di molto più grande dello sport. In questi tempi senza precedenti, va ribadito che la salute delle nostre comunità rimane la priorità assoluta per tutti noi”.

“Di conseguenza, a seguito dei colloqui con la UEFA, appoggiamo totalmente la sua decisione di rinviare UEFA Women’s EURO 2021. Siamo d’accordo che questa decisione sarà un bene per il torneo perché creerà una propria finestra nel calendario calcistico. Lo spostamento ci permetterà inoltre di avere più tempo a disposizione dopo questo periodo così impegnativo per offrire un evento indimenticabile che si addice a un EURO casalingo”.

“Abbiamo fatto eccellenti progressi nella pianificazione del torneo, e vogliamo ringraziare in particolare le nostre città ospitanti e le nostre sedi per il loro costante impegno e sostegno. Siamo anche grati alla Commonwealth Games Federation per la collaborazione nella conferma di queste nuove date, e non vediamo l’ora di lavorare insieme per mostrare il meglio dello sport femminile in entrambi i nostri eventi.”

“Nei prossimi mesi continueremo il dialogo con le città, le sedi e i nostri partner, mentre lavoriamo per realizzare un UEFA Women’s EURO da record sul territorio nazionale nel 2022. Siamo convinti che varrà la pena attendere”.

Il presidente UEFA Aleksander Čeferin ha aggiunto: “Voglio ringraziare la federcalcio, il comitato organizzatore locale e le nostre federazioni affiliate che sono convinti come noi che il rinvio al 2022 sarà a beneficio del calcio femminile in generale. La famiglia del calcio ha dimostrato ancora una volta la sua unità. Adesso aspettiamo con trepidazione non solo l’estate calcistica europea del 2021 ma anche quella del 2022. Siamo inoltre grati alla FIFA e alla Commonwealth Games Federation per la collaborazione nel concordare queste date”.

Deborah Salvatori Rinaldi, Milan: “Non bisogna mollare dopo tutti questi passi in avanti”

Deborah Salvatori Rinaldi, attaccante del Milan Femminile, ha parlato in diretta Instagram sulla pagina dell’SSD Minerva Milano:

“In questi giorni sono occupata con il mio lavoro di Graphic Designer. Lavoro per un’azienda di vini, “Le vigne di Silvia”, un’ex calciatrice, e stiamo facendo dei video per promuovere le annate nuove. Inoltre sto frequentando un corso per la mia Università telematica. Insomma, sono molto molto impegnata! Amo stare a casa a Milano, perché mi regala bellissimi tramonti. Mi toccherà stare qua un’altra annata”.

“Sono nata dopo che mia mamma ha ricevuto una pallonata involontaria da parte di mio cugino! Sono nata di 8 mesi. Ho sempre giocato a calcio, anche se ho fatto tantissimi altri sport, tra cui danza classica, baseball.. però mi mancava il far parte di una squadra e poi a pochi chilometri da casa ho scoperto una scuola calcio, a Roseto degli Abruzzi. Da li ho fatto due anni insieme ai maschi e poi un signore che stava ristrutturando i campi della Roseto Girls mi notò. Dopo iniziai dalla A2 con una trasferta a Firenze dove entrai e feci gol in soli 5 minuti. È stato curioso che poi ho fatto proprio a Firenze gran parte della mia carriera”.

“Il mio idolo? Avevo la figurina di Nedved dentro gli scarpini perché speravo mi facesse tirare come lui. Una volta l’ho incontrato ad una serata di Galà ed ero emozionatissima. Ho davvero coronato un sogno. Se ripenso ai primi anni al Bardolino Verona ricordo che facevo le foto ad ogni cosa che ci davano. Per me era una realtà pazzesca. C’erano Girelli, Paliotti, Parisi…abbiamo vinto tantissimo.. e quell’annata me la porto nel cuore. Al Sud Tirol diciamo fu più dura, posso dire di essermi fatta comunque le ossa”.

“E poi a Firenze finalmente la ruota ha cominciato a girare, entrai anche all’Università di disegno industriale. Sicuramente feci molti sacrifici anche perché giocavamo gratis, ma nessuna si tirò indietro. La Fiorentina andò nell’arco di due anni a fare il primo campionato e, per quanto oggi ci siano altre squadre, devo riconoscere alla Fiorentina il ruolo di “apri porta”. Anche in America ho trascorso dei bellissimi momenti, andavo in estate a campionato finito, perciò non ho mai staccato per le vacanze ma ero molto carica e l’ambiente americano è pazzesco”.

“Io non so se questa situazione possa portare un deficit al calcio femminile, perché è un arresto generale nel mondo del calcio. Sicuramente non bisogna assolutamente mollare dopo tutti questi passi in avanti che ha fatto il movimento del nostro calcio. La convocazione in Nazionale? Ci sono andata con consapevolezza, maturità, testa. Mi sono messa nei panni di un’osservatrice e ricordo molto bene tutto. L’ho vissuta come un’esperienza profonda”.

Credit Photo: Fabrizio Brioschi

Catherine Cannuli: una delle prospettive più brillanti nel mondo del coaching australiano

L’allenatore del Western Sydney Wanderers, Catherine Cannuli, viene descritta da molti come una delle più brillanti prospettive nel mondo del coaching australiano.

La 34enne, ex- Matildas, che ha giocato in W-League per il Wanderers, il Sydney FC e il Brisbane Roar, è  dal 2017 ed è una delle figure più rispettate nel mondo del calcio delle donne.

Cannuli, ex vincitrice del Golden Boot, ha anche vinto un titolo NWSL con il NSW Sapphires nel 2003 e un campionato W-League con il Sydney FC nel 2009. Nonostante una carriera così brillante come giocatrice, ammette di aver piacevolmente accolto la transizione dal campo all’area tecnica.

“Amo vedere le mie calciatrici migliorare e progredire nelle loro carriere. È anche molto soddisfacente essere in grado di aiutarle a diventare prima di tutto persone migliori e poi calciatrici migliori. Oggi ho molto più rispetto per gli allenatori perché come giocatrice non avevo idea di quanto essi siano coinvolti anche dietro le quinte”.

Il percorso di allenatore della Cannuli è iniziato quattro anni fa quando era allenatrice dei Southern District Raiders, nella competizione femminile della NSW State League. Ha guidato i Raiders nel back-to-back dei campionati nel 2016 e 2017. È stata anche direttore tecnico per il calcio femminile presso la Southern Districts Soccer Football Association (SDSFA) a Moorebank.

Il suo successo e il suo pedigree hanno visto i Wanderers portarla a lavorare a fianco dell’allenatore Richard Byrne.

Cannuli lungo la sua strada si è riempita di elogi e sostegno, imparando la sua arte con l’aiuto di alcuni grandi nomi del calcio australiano. Cita in particolare l’ex allenatore delle Matildas: Alen Stajcic, considerato da molti il miglior allenatore che la squadra femminile australiana abbia mai avuto.

Mentre giocare a calcio per le donne in Australia non è mai stato difficile, la carenza di coaching è alquanto preoccupante. Secondo l’ultimo rapporto annuale di FFA, ci sono solo 7.700 donne allenatrici registrate su 38.000 allenatori in tutto il paese. Cannuli ritiene che la chiave per ottenere più allenatrici sia incoraggiare coloro che sono già coinvolti nel gioco a cogliere le opportunità esistenti e renderlo più visibile.

“Mentre crescevo, il coaching non era un’opzione per le donne. Dobbiamo offrire maggiori opportunità e programmi di tutoraggio per aiutare le donne allenatrici lungo la strada. Più allenatrici ci sono, maggiore è l’esposizione delle donne, più questa possibilità esiste nella loro mente”.

Photo Credit: Western Sydney Wanderers

Arkaitz Coca: “Quale futuro per Doris Bacic, Dominika Conc, Kulis e Lady Andrade”

Arkaitz Coca, agente tra i più importanti in Spagna, ha parlato a Il Calcio Femminile della crescita del movimento in Italia e del futuro delle sue assistite della Serie A:

“Sebbene abbiamo già qualche giocatrice in Italia, vogliamo portare ancor di più il nostro business nel Bel Paese, perché il movimento sta crescendo molto. Credo che il campionato femminile italiano abbia le potenzialità per diventare uno dei migliori al mondo: questo grazie all’arrivo di squadre maschili blasonate come Inter, Milan, Juventus, Fiorentina, Roma e presto anche Napoli e Lazio. L’Italia è un bellissimo Paese, così come la Spagna: questo è un fattore determinante nelle scelte delle giocatrici”.

“Per me questa è la situazione perfetta per lavorare: tutti sono reperibili al telefono, stando a casa, senza viaggi, spostamenti, alberghi, treni, eccetera… Il problema è che molti club, a seguito di questa crisi, avranno meno soldi da spendere, i budget saranno ridotti soprattutto nel femminile. I top club resteranno a galla, ma i piccoli club rischiano grosso”.

“Le giovani talenti del futuro? Parto, senza dubbio, da Claudia Pina, nostra assistita: talento classe 2001 in forza al Barcellona, ha vinto il Pallone d’Oro U20 ed è considerata, secondo la classifica stilata da Goal.com, la terza giocatrice più promettente al mondo. Proseguo parlando di Lena Oberdorf, 2001 tedesca dell’Essen, e di Maria Isabel “Misa”, portiere del Deportivo La Coruna. Anche lei è una nostra assistita e ti anticipo che il prossimo anno si trasferirà in un top club, ma non posso dire quale (ride, ndr). Concludo citando Sam Hiatt, statunitense”.

“Il futuro delle mie assistite in Italia?
Doris Bacic è il futuro della Juve. I bianconeri l’hanno fortemente voluta e puntano molto su di lei, in chiave futura. Il suo livello si alza giorno dopo giorno con il lavoro. A Torino è molto contenta e ha ancora 1 anno di contratto. 
Dominika Conc è il perno della Nazionale slovena, una giocatrice dal tasso tecnico altissimo. Gioca in un top club e si trova molto bene. Quest’anno scadrà il contratto, ma la vedo ancora rossonera.
Kulis è una gran lavoratrice in mezzo al campo, ma gioca bene anche davanti. Ha avuto dei problemi cardiaci in estate ma il Milan ha risolto tutto come fosse un professionista del maschile. Ora sta bene e ha un altro anno di contratto: il prossimo anno, se troverà continuità, sarà una delle sorprese della Serie A.
Infine Lady Andrade, che con la sua tecnica non ha bisogno di descrizioni. Al Mondiale in Canada nel 2015 ha fatto quello che voleva, anche contro top club assoluti. Lo scorso anno (2018-19) abbiamo avuto problemi con il visto e per questo non ha giocato col Milan, anche se era tutto fatto. Ora i problemi sono stati risolti e sta giocando, anche se non ha trovato al cento per cento la sua dimensione. Il suo futuro? Ancora è troppo presto per deciderlo, parleremo con Ganz e Spina e capiremo”. 

Credit Photo: Pagina Instagram Arkaitz Coca

Storie di calcio: “Quella corazzata chiamata Torres”

Se c’è una cosa che possiamo dare per certo è che, quando qualcosa inizia, inevitabilmente ci sarà un momento in cui finirà, se non altro nella forma e nei modi nei quali è iniziata. Non è pessimismo, è il ciclo della vita, le leggi dell’energia, tutto è sempre in costante mutamento.

Anche questa storia a tinte rossoblu, quindi, ebbe il suo epilogo.
Come al solito l’identificazione di tale epilogo con un preciso momento è soggettivo e personale, io vi racconterò il mio.


Correva la stagione 2013/2014, da quattro stagioni portavamo il tricolore orgogliosamente sul petto, tra i quattro mori stampati in filigrana sulla maglia che tanto amavamo, senza che nessun’altra squadra fosse riuscita a strapparcelo, pur provandoci ve lo assicuro.

Difendevamo una maglia, un orgoglio, una regione, un popolo, una terra, orgogliosa ed accogliente che ci aveva stregato. Restiamo in tante, tutt’ora, sparse per il “continente” come direbbero sull’isola, esuli di quella terra che ci si era appiccicata addosso.

L’anno precedente era stato per me particolare, perché era il primo dopo essere “ritornata”, dopo l’esperienza a Udine, tra le fila del Chiasiellis, stagione comunque per svariati versi indimenticabile anche quella, perché ovunque vai trovi storie, persone, emozioni, condivisione, passione, e non so a voi ma sono queste le cose che mi tengono in vita.

Ritornai dunque, perché la Sardegna mi mancava, la Torres mi mancava, tornai e vissi gli anni successivi con una consapevolezza che prima non avevo. “Ti accorgi dell’importanza di qualcosa solo quando la perdi” dicono. Ecco, è ciò che accadde a me in qualche modo: allontanandoti conosci altri mondi, altri scenari, ti rendi conto delle cose che forse prima davi per scontate, e se torni, hai una consapevolezza che te le fa davvero apprezzare e godere. Io sono stata fortunata e sono potuta tornare ed è stato meraviglioso. Badate bene, io ho dato tutta me stessa per il Chiasiellis e ho amato quella gente e quella maglia tantissimo, ma posso certamente dire, che senza la Torres non sarei mai stata la giocatrice che sono stata, l’orgoglio di indossare quella maglia mi faceva attingere a risorse ed energie che non sapevo nemmeno di avere, mi faceva “buttare il cuore oltre l’ostacolo” come ci ripeteva Tore Arca. Penso sia questa sensazione che un Club, i dirigenti, gli allenatori, debbano cercare di creare in un ambiente, non si parla di soldi, di ingaggi o strutture, ma di senso di appartenenza, spontaneo e viscerale.

Ricordo attraversammo un mese infernale, nel quale, a causa degli impegni di Champion’s League e rinvii vari ci trovammo a giocare ogni 3 giorni, partite fondamentali per le nostre sorti.
Per la prima volta dopo tanto tempo ci trovavamo dietro, rincorrevamo il Brescia, che ci aveva battuto all’andata al Vanni Sanna, ed eravamo incalzate dal Tavagnacco, che voleva a tutti i costi almeno il secondo posto per rientrare in zona Champions.
Verona e Mozzanica erano le altre formazioni che tenevano il passo delle zone alte della classifica. Insomma, una bella volata, e noi sapevamo che sarebbe stato un tour de force ma che dovevamo soltanto concentrarci nel mantenere il mirino puntato sull’ultima di campionato, a Brescia.

In testa ci ripetevamo solo “brescia, brescia, brescia.”

Arrivare allo scontro diretto, proprio l’ultima giornata, a giocarci lo scudetto in casa loro, mantenendo il distacco di 2 punti. A scriverlo il copione non poteva essere tanto perfetto.

Dovevamo “solo” vincerle tutte, e ci attendevano ancora, tutti i big match contro Mozzanica, Verona (in casa) e Tavagnacco (fuori casa). Ogni nostra energia, fisica e mentale era focalizzata nell’ arrivare a Brescia ancora in corsa per la vittoria.

Non faceva che ripetercelo Manuela Tesse, dalla stagione precedente alla guida tecnica.

Non eravamo in grande spolvero, venivamo da una brutta batosta in Champions League contro le tedesche del Potsdam, eravamo stanche, avevamo poco ricambio.

Giocammo spesso sopra le forze, stringendo i denti tra acciacchi e infortuni, ma nessuna pensò mai e poi mai che questo potesse diventare un alibi per giustificare la mancata riuscita dell’impresa.

Una volta a Brescia sarebbe andata come doveva andare, ma non ci saremmo arrese prima, avremmo venduto cara la pelle e quel tricolore che c’era stampato sopra, ci saremmo regalate un’uscita di scena orgogliosa e degna del nome che portavamo.

Da martedì 15 Aprile a Domenica 11 Maggio (data di Brescia -Torres) giocammo 6 gare : a Napoli la prima, poi a Tavagnacco mercoledì 23, a Como Domenica 27, contro il Verona in casa mercoledì 30, Mozzanica sabato 3 maggio fino a quella di Brescia l’11 maggio.

Ricordo che fu devastante ma eravamo motivate e la vivemmo come una cavalcata entusiasmante e bellissima. Le ultime gare, tra l’altro non facili, contro Verona e Mozzanica non furono spettacolari e anzi le ricordo piuttosto sottotono e sofferte. Non ce la facevamo più, eravamo spremute e non solo fisicamente ma puntavamo sul fatto che una volta raggiunto l’obiettivo ci saremmo ricaricate per Brescia, e in fondo fu così credo, non puoi sentirti stanca quando ti giochi uno scudetto.

Ora sicuramente vi aspetterete che io vi racconti l’ultimo match, e invece vorrei raccontarvi quello che accadde a Tavagnacco nel primo scontro diretto tra due squadre che non volevano abbandonare il loro sogno. Volevano la Champions loro, noi rischiavamo in una sola gara di perdere tutto, sia la speranza del tricolore sia il secondo posto. “Mors tua vita mea”.

Fu una battaglia stupenda, che a raccontarla senza la testimonianza delle immagini si farebbe fatica a crederci. Non scesi in campo quel giorno, ricordo avevo la solita caviglia che da un po’ faceva i capricci e provai durante il riscaldamento: “ce la fai?” mi chiese Manu. “no” risposi con un peso enorme sullo stomaco. Ci sono partite nelle quali stringere i denti non basta, devi essere al 120% e io non potevo essere utile in quelle condizioni. Fare il bene della squadra spesso è anche sapersi mettere da parte quando sai che qualcuno può dare più di te. A fine gara finirono con me in panchina anche una Fuselli stremata e Giorgia Motta costretta ad uscire per via di un infortunio alla caviglia.

Tutto perfetto per una disfatta.

La gara, invece, fu rocambolesca, giocata a viso aperto da entrambe le squadre alle quali un pareggio non serviva a niente.

Nel primo tempo Bonetti sgancia un siluro da fuori area che si stampa sul palo e rimbalza sulla schiena di Thallman e si insacca. Andiamo sotto. Inziamo male.
Grazie a dio riusciamo a raddrizzarla prima di rientrare negli spogliatoi: Iannella risponde con un altro siluro ma nella porta opposta. Uno a uno. Si ricomincia.
Al 17′ del secondo tempo andiamo in vantaggio con Panico che insacca (forse di petto, forse di spalla) un cross dalla sinistra. Cinque minuti dopo il Tavagnacco si porta sul due pari con Brumana, pescata con un lancio lungo proprio dalla nostra Michela Rodella.

Tutto da rifare di nuovo, ma è bellissimo.

Dal 40′ della ripresa succede di tutto. Rigore a favore della Torres, il fallo c’è ed è netto ma il direttore di gara mostra clamorosamente il cartellino rosso alla giocatrice sbagliata. Le proteste sono veementi e durano qualche minuto, e quel minuto di troppo forse sarà la nostra salvezza, poi capirete perché.

Tornata la calma Panico non sbaglia e torniamo in vantaggio. Sicuramente in quel momento avremo anche pensato che fosse fatta, ma le friulane non mollano, è nel loro dna, e la posta in gioco è troppo alta. Al 47′ l’arbitro fischia un altro rigore, questa volta a favore del Tavagnacco, siamo stanche, stremate, il fallo di Tona ne è la prova lampante, Parisi trasforma.

Tre pari.

Siamo stanche noi sono stanche loro e questo pareggio non serve a nessuno.
Manuela si dispera, impreca contro tutti e contro il fato, noi in panchina siamo ammutolite, paralizzate, la disperazione è tangibile. Non è possibile.
Tutta questa fatica non servirà a nessuno ma soprattutto non servirà a noi.
Succede però una cosa indescrivibile quanto inaspettata, succede che, mentre noi fuori molliamo e ci abbandoniamo allo scoramento, qualcuno in campo ci crede, ci crede ancora.

È finita per tutti, manca forse un minuto, solo un miracolo può mantenere vivo il nostro sogno.

Un minuto, però la palla è nostra, proviamoci allora, mandiamo in qualche modo la palla più vicina possibile alla porta avversaria, dentro l’area di rigore. Panico controlla in qualche modo, una piccola Aurora Galli segue l’azione e chiede la palla, non viene accontentata, Sandy Maendly, mezzala mancina dal sinistro sopraffino arriva a rimorchio, Patrizia scarica, Yaya capisce e si sposta dalla traiettoria, Sandy scarica istintivamente una rasoiata all’angolino basso, calciando di prima intenzione con il destro. Il miracolo è compiuto.

Un insieme di movimenti istintivi e coordinati in maniera perfetta, e un tiro di prima con il piede debole, 5 secondi per un miracolo.

+5 segna la sovraimpressione di rai sport per quanto riguarda il recupero, 48′ e 25” segna il cronometro. Quasi non ci crediamo manco noi, ma è successo, ed esultiamo. Felici, stanche, rabbiose. Esultiamo e andiamo avanti.

Brescia, Brescia, Brescia.

Esultiamo e pensiamo : “Brescia arriviamo. Non sarà così facile.”

Come andò a finire poi è noto. Perdemmo a Brescia e le leonesse festeggiarono il loro primo scudetto, ma la festa e l’attesa che si creò per quella partita ne valse la fatica, ed era stato anche merito nostro, che avevamo deciso di crederci, davvero, fino alla fine.
Vennero da tutta Italia per crederci insieme a noi, per sostenerci, o per salutare con onore quella corazzata che lasciava il passo al destino, anche dalla Sardegna partirono e fu un emozione unica.
I tifosi bresciani, gli appassionati da tutto lo stivale..lo stadio era talmente pieno che tante persone rimasero assiepate fuori.
A fine partita la delusione era cocente, speravamo di completare l’impresa nell’unico modo possibile, vincendo, ma non accadde, e forse fu giusto così.

Ricordo che mi avvicinai alla rete e salutai le persone che erano lì per me, mi lanciarono una bandiera dei quattro mori, io me la misi sulle spalle e mi incamminai verso gli spogliatoi.

Mi voltai un’altra volta e guardai le giocatrici bianco blu festeggiare coi loro tifosi, di tutta quella confusione io non sentivo niente, ero avvolta in un silenzio assoluto, mi vidi lì in mezzo al campo, da sola, mi strinsi la bandiera al collo con orgoglio e pensai : le bandiere non si sventolano solo quando si vince e la mia sventolava alta e fiera anche in quel momento e rimasi ancora un po’ lì perché tutti la vedessero.


Provai un’emozione strana, malinconia, tristezza, orgoglio e gioia tutti insieme.
Era il passaggio di consegne e io decisi di restare ancora un po’ e godermelo.

Era stato un privilegio e un orgoglio difendere quella maglia, anche ora che ne uscivamo sconfitte, non provai il desiderio di essere dall’altra parte. Ero dalla parte giusta, la mia, l’unica possibile, e per me quella sensazione fu come una vittoria.

Onore ai vincitori e onore a chiunque si batta con tutte le sue forze fino davvero alla fine.

Giulia Domenichetti
Credit Photo: Florentia Calcio Femminile
 

Player focus: Valeria Pirone

Valeria Pirone è un attaccante di carattere e tecnica, di velocità e scaltrezza. È, a dire la verità, un punta completa: tante reti di testa nella sua carriera, un pressing in prima linea sui difensori, calcia da fuori come una numero 10 e ha il fiuto del numero 9. Le caratteristiche non le mancano e la sua storia, nei suoi momenti fondamentali attraverso questo Player Focus, raccontano di una calciatrice che segnato tantissimo e vissuto le esperienze più disparate, dalla Champions League alla Serie B, a un’impensabile Finale di Coppa Italia passando dalla Nazionale.

#10 VALERIA PIRONE
Luogo: Torre del Greco, Napoli
Altezza: 1,60 m
Nazionalità: italiana
Ruolo: attaccante
Piede preferito: destro
Caratteristiche: astuta e veloce
Presenze in Serie A: 184
Presenze Hellas Verona: 17

«Valeria è un vulcano di carica ed energia. E grazie alla sua forza esplosiva e alla sua astuzia sa sempre come rubare il tempo ai difensori»
Cit. Giorgia Motta

IL NAPOLI CHE SFIORÒ L’INCREDIBILE
Ha veramente dell’incredibile quello che accadde nella stagione 2011/12, quando Valeria Pirone giocava con il Napoli CF. Le partenopee annichiliscono le avversarie in campionato, stravincendo il Gruppo D di Serie A2 con 58 punti (19 vittorie e 1 pareggio): fondamentali in questo senso i 18 gol di Valeria Pirone che, insieme a Maria Caramia, formò quell’anno una coppia d’attacco disarmante. La vera impresa, aldilà di aver conquistato l’accesso alla Serie A successiva, fu quella di iniziare e concludere la stagione con due partite di Coppa Italia e questo può accadere solo in un caso: se si arriva in finale dopo essere partiti dal primo turno. All’epoca in realtà c’erano proprio tutte ai nastri di partenza, ma il Napoli ebbe la fortuna di incrociare Pink Bari e Real Marsico nei primi due turni: entrambe le squadre era in A2 insieme alle partenopee, la prima venne battuta 5-0 e la seconda 7-0. Nel dicembre del 2011 venne inoltre assegnata loro la vittoria per 3-0 a tavolino sull’Orlandia87 agli ottavi e, dunque, ai quarti rimaneva solo il Napoli fra le squadre cadette. Il 25 gennaio 2012, sul campo della Lazio a Ciampino, Caramia pareggia a pochi minuti dalla fine, vanificando il gol di Sarah Vürich e portando la gara prima ai supplementari e poi ai tiri dal dischetto: qui le padrone di casa ne sbagliano tre su quattro e il Napoli passa così in semifinale. Già questo era un grande traguardo per una squadra di Serie A2, specie pensando che la prossima avversaria sarebbe stata la Torres campione d’Italia e ormai a un passo dal sesto Scudetto. Era il 26 aprile 2012 e a Bacoli, campo di casa delle partenopee, Silvia Fuselli mette in chiaro le cose con una doppietta nei primi 50′. Due gol però li segna anche Elisa Lecce, accorciando al 78′ e acciuffando uno straordinario pareggio al 91′. La gara prosegue fino ai calci di rigore, quando incredibilmente cadono anche le campionesse. L’impresa è il viaggio fino alla finale. Nell’ultima gara ad Ostia, il 2 giugno 2012, le partenopee vanno sotto e pareggiano per ben due volte, ma al 98′, nel corso dei tempi supplementari, un gol di Daniela Sabatino decide l’incontro in favore del Brescia, che conquista così il suo primo titolo.

LA NAZIONALE
Fra le calciatrici che hanno avuto la possibilità di indossare la maglia della Nazionale giocando in una categoria inferiore alla Serie A c’è anche Valeria Pirone, che ricevette la prima convocazione in azzurro per Italia-Russia del 26 ottobre 2011, gara valida per le qualificazioni agli Europei di Svezia 2013. “L’obiettivo di una calciatrice – spiega Pirone – è arrivare in Serie A, ma ancora di più arrivare in Nazionale. Il fatto di essere stata convocata quando ancora ero in A2 è stato qualcosa per me di davvero importante. In azzurro senti davvero quanto puoi dare a tutto il movimento, qual è la tua importanza per l’intero calcio femminile italiano. Ho avuto la fortuna di confrontarmi con calciatrici formidabili come Patrizia Panico, Melania Gabbiadini, Silvia Fuselli, Giulia Domenichetti, Elisabetta Tona e Giorgia Motta: tutte queste calciatrici all’epoca facevano la differenza. Io ero ancora giovane, quindi le guardavo con ammirazione, ma il mio obiettivo era raggiungerle mettendoci sempre il massimo impegno“. Valeria ha giocato in tutto 5 partite con la Nazionale Italiana, tutte tra l’ottobre e il dicembre 2011, proprio mentre vestiva la maglia del Napoli.

QUELLA VOLTA CONTRO MARTA
Nell’estate del 2015 Valeria Pirone si trasferisce dalla Res Roma al Verona CF, squadra che l’anno prima aveva vinto lo Scudetto. Quell’anno le gialloblù arrivarono invece seconde, con tanti gol anche della nuova attaccante, ma ciò che Valeria ricorda con più piacere di quell’annata è senza dubbio il suo esordio in UEFA Champions League. In tutto 3 le presenze nella competizione europea di quell’anno e 3 i gol, con Pirone che fu protagonista con una doppietta nella vittoria all’esordio in casa del St. Pölten per 5-4. Le veronesi riuscirono ad accedere dunque agli ottavi, dove nella gara di andata al ‘Bentegodi’ fu proprio di Valeria Pirone la rete del momentaneo pareggio in risposta al vantaggio del Rosengård con Marta. “Marta, la brasiliana, fino a quel momento l’avevo sempre vista solo su internet. Era una delle più forti al mondo e probabilmente lo è ancora. Ricordo quando attorno alle mezzora Sandy Mändly andò a battere un calcio di punizione per noi: ci sistemammo in area e io mi girai, dietro di me c’era proprio Marta. Fu una grande emozione, anche perché dagli sviluppi di quel calcio di punizione riuscii a segnare“. In semifinale, poi, passarono però le svedesi.

I DUE STRAORDINARI ANNI AL MOZZANICA
Valeria Pirone, dopo la sua prima esperienza gialloblù con il Verona CF, sceglie Mozzanica. Una scelta azzeccata visti i numeri impressionanti: 52 presenze fra Serie A e Coppa Italia, con 33 gol segnati nel biennio bergamasco. Addirittura 19 le reti al primo campionato di A con il Mozzanica nel 2016/17: Pirone è terza nella classifica delle marcatrici, davanti a lei solo Lana Clelland e Tatiana Bonetti e dietro gente del calibro di Cristiana Girelli e Ilaria Mauro. La formazione bergamasca ottiene un quarto posto al primo anno e un quinto posto al secondo, ottimi piazzamenti in cui il segreto, secondo Valeria, è stato l’importante unione e coesione fra le persone che componevano quella realtà, mentre a livello personale ancora oggi ringrazia sempre con affetto la Presidentessa Ilaria Sarsilli e Claudio Salviti, per come l’hanno accolta e fatta sentire ‘a casa’ in quei due anni. A Mozzanica Pirone ha anche l’opportunità di giocare con quattro calciatrici che tuttora sono sue compagne all’Hellas Verona: Alessia Gritti, Giorgia Motta, Sara Baldi e Michela Ledri.

Credit Photo: Hellas Verona Women

Azzurra Massa, Napoli Femminile: “La tecnica è stata la primissima cosa che mi ha insegnato mio padre”

Azzurra Massa, una delle pedine più importanti della Prima Squadra del Napoli Femminile, ha parlato a Sport Campania nella rubrica LadieSoccer:

“Mio padre è stato il mio primo tifoso anche se proprio all’inizio lui non voleva che giocassi. Questa passione mi è stata trasmessa, come si dice “tale padre, tale figlia”, per fortuna non ho smentito questo detto. È DNA. Sono contenta che comunque posso continuare a portare questo cognome in alto come ha fatto lui nei suoi anni d’oro. È un orgoglio per me condividere la sua stessa maglia del Napoli. Ovviamente parliamo di due società e tempi molto diversi, ma l’emozione, la gioia, la felicità di indossare questa maglia o di segnare con questa maglia è la stessa”.

“Ogni fine partita mi dava consigli, mi diceva cosa sbagliavo, come potevo “ingannare” meglio l’avversario, non c’era un giorno che non parlavamo di altro. Mi piaceva ascoltarlo quando mi dava consigli, posso dire che ho preso tanto delle sue movenze, mi rendo conto che abbiamo anche la stessa camminata, non dico uguali ma simili gesti tecnici. La tecnica è stata la primissima cosa che mi ha insegnato e che è tuttora il mio punto forte”.

“La stagione? Ci siamo rimaste male. Ovviamente il campionato doveva fermarsi. Ci siamo rimaste un po’ così perché volevamo continuare a vincere sul campo. Speriamo di chiudere questa stagione con le 7 giornate che ci mancano, ma se volessero fermarlo che almeno ci permettano di andare in Serie A, perché altrimenti sarebbero vanificati tutti i sacrifici. Noi speriamo di riprendere, di tornare a gioire sul campo, solo che al momento non si sa niente. Ci sono ancora delle riunioni, forse solo martedì sapremo qualcosa in più”.

Credit Photo: Facebook Azzurra Massa

Carolina Morace: “… cassa integrazione per le calciatrici e gli staff: ma stiamo scherzando?”

Carolina Morace, ex giocatrice ed allenatrice, ha parlato a Tuttosport della situazione del calcio femminile:

“Non sento nessuna presa di posizione ufficiale o discussione sul femminile, anche a livello mediatico. Ho sentito parlare di cassa integrazione per le calciatrici e gli staff: ma stiamo scherzando? Quando si parla di 30 mila euro lordi di contratto, come si fa a ipotizzare la cassa integrazione? Non sono professioniste però quando fa comodo sono trattate come tali. Sono lavoratrici dipendenti? No, perché non hanno contributi né tutele.
Togliere soldi alle giocatrici che guadagnano così poco sarebbe una mossa bassa anche in tempi di crisi: con quei soldi sopravvive, è una situazione assolutamente non paragonabile con quella dei calciatori”.

“Il protocollo FIGC? Come si può pensare che il movimento femminile possa avere questo tipo di mezzi a disposizione? Spingono per fare ripartire il maschile perché genera soldi.
E poi con tre mesi di ritiro blindato, mi sembra una follia: come fanno a stare in ritiro così tanto tempo? Le società storiche, che ovviamente fanno più fatica rispetto ai club che poggiano sulle società professionistiche maschili, dovrebbero ricevere contributi dalla Figc e aiuti anche di altro tipo indipendentemente da quello che sta succedendo adesso. Intanto risolviamo questa stagione e speriamo di non avere un coronavirus all’anno altrimenti siamo rovinati tutti…”.

Credit Photo: Facebook Carolina Morace

Goal Anatomy: le reti speciali delle Juventus Women

Tutti i gol dal valore particolare realizzati dalle bianconere quest’anno: dalle prime esultanze a quelli storici.

Abbiamo visto come segnano le Juventus Women, ma in ogni gol c’è tanto altro, oltre la forma. Il gol è emozione, è il punto d’arrivo di ogni giocata, è la chiave per arrivare alla vittoria, e a volte ha un sapore ulteriormente speciale. In questa stagione le bianconere hanno segnato diversi gol speciali, importanti per la squadra, per le statistiche o per il valore assunto per colei che ha spinto la palla in rete.

PRIMA VOLTA EUROPEA

La rete di Andrea Staskova al Barcellona nella gara di ritorno in casa delle catalane è un concentrato di prime volte. È stata la sua prima rete in gara ufficiale con la maglia della Juventus, ma anche il primo gol bianconero in trasferta in Champions League e il primo realizzato da una straniera. Nella precedente edizione, infatti, i due gol segnati al Brøndby a Novara avevano portato la firma di Barbara Bonansea. Il colpo di testa dell’attaccante ceca non è bastato per riscrivere la storia della qualificazione, ma ha suggellato una prestazione coraggiosa e di altissimo livello delle ragazze.

JUVE-FLORENTIA, DUE PRIME VOLTE

13 ottobre 2019, terza giornata di campionato: a Vinovo le bianconere centrano il terzo successo consecutivo, con le nuove arrivate grandi protagoniste. Dopo la rete della solita Cristiana Girelli, infatti, le ospiti pareggiano con Dupuy e per conquistare i tre punti servono due prime volte: il primo gol in bianconero di Linda Sembrant per il nuovo vantaggio e quello di Maria Alves, che cala il tris e chiude la partita.

SUPERGOAL!

Più o meno bello, il primo o uno tra i tanti, il gol in finale ha un sapore tutto suo, a prescindere da tutto il resto. Lo sanno bene Cristiana Girelli e Andrea Staskova, autrici, contro la Fiorentina delle due reti che scrivono il 2-0 finale e soprattutto il nome della Juventus sulla Supercoppa Femminile. La prima della storia bianconera. Apre Cristiana, al termine di una splendida azione impreziosita dal velo di Valentina Cernoia, chiude Andrea, capitalizzando al meglio l’assist geniale di Arianna Caruso.

200!

Una rete per sbloccare una partita sulla carta semplice diventa storica. Il primo dei sette gol rifilati dalle bianconere all’Orobica il 7 dicembre 2019 è infatti il numero 200 della storia delle Juventus Women (che nel frattempo veleggiano già verso quota 250). Lo sigla Valentina Cernoia di destro, lei che normalmente incanta con il suo mancino. Un modo per renderlo ancora più speciale.

I RITORNI

Sempre Orobica-Juve. La Juve è avanti di quattro reti quando Barbara Bonanseafirma il gol del momentaneo 0-5. Non una marcatura come le altre per lei, piuttosto abituata ad esultare: è il ritorno al gol dopo l’infortunio che l’ha costretta a saltare la prima parte della stagione. Un gol speciale, come quello di Cecilia Salvai in Coppa Italia contro la Fortitudo Mozzecane. Anche in questo caso poco significativo per il risultato finale (0-8 alla fine), ma prezioso per Cecilia, in gol per la prima volta dopo la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro rimediata nella storica gara contro la Fiorentina all’Allianz Stadium. In tema di ritorni, Bonansea bramava di rivedere il suo nome tra le marcatrici in un big match: Juve-Inter dello scorso 16 febbraio è la partita perfetta. Finisce 5-1, apre proprio Bonansea e la sua esultanza vale più di mille parole

LE PRIME FIRME

In Coppa Italia coach Guarino ha dato ampio spazio anche alle più giovani. Contro la Fortitudo Mozzecane vanno in gol le due classe 2001 Asia Bragonzi (tripletta) e Melissa Bellucci, alla prima rete in bianconero, festeggiata, nella stessa gara, anche dalla classe 2002 Michela Giordano. È l’11 dicembre e un mese più tardi, al Nereo Rocco di Trieste, fa il suo esordio in bianconero, contro il Tavagnacco, Annahita Zamanian. Esordio da sogno, festeggiato con la prima rete con la sua nuova maglia.

IL RECORD DI ANDREA

La prima stagione in bianconero di Staskova, finora, è stata davvero speciale. Lei è sempre stata perfetta nel farsi trovare pronta quando chiamata in causa e ai già citati gol contro Barcellona in Champions e Fiorentina in Supercoppa ne ha aggiunto due in Serie A e tre in Coppa Italia (tripletta all’Empoli). Sette in totale che fanno di lei l’unica giocatrice a essere andata in gol in tutte le competizioni disputate dalla Juve. Se non bastasse, è anche la più giovane calciatrice straniera a essere andata in gol in questa stagione in Serie A.

TUIJA!

Lei c’è dall’inizio, dalla prima stagione delle Juventus Women. Ha vissuto la nascita e la crescita, giorno dopo giorno, fino ai primi successi. Dai rigori contro il Brescia all’esordio in Champions League, passando per il secondo scudetto, la prima Coppa Italia e la prima Supercoppa. Sulla corsia di destra, coach Guarino non ha mai rinunciato a Tuija Hyyrynen e lei, contro il Verona, nell’ultima gara fin qui disputata, si è tolta la soddisfazione del suo primo gol in bianconero. Un gol prezioso anche nell’economia della partita, avendo permesso di sbloccarla a ridosso dell’intervallo regalando così un secondo tempo in discesa, ma soprattutto speciale per lei, che, per quanto fatto in questi anni, si meritava questa esultanza.

Credit Photo: Vanni Caputo

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