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SvFF: “Linee guida e raccomandazioni alle quali i club svedesi devono attenersi”

Il segretario generale della SvFF, Håkan Sjöstrands, ha pubblicato un aggiornamento riguardante la situazione del calcio in Svezia a seguito dei consulti con l’autorità sanitaria pubblica per lo sport.

“L’eruzione di questo virus ha messo a dura prova la nostra società. Il calcio svedese ha la responsabilità di contribuire a garantire che le conseguenze siano il più gestibili possibili e che il minor numero possibile di atleti sia interessato. La SvFF ha quindi sviluppato linee guida e raccomandazioni a sostegno di associazioni e parti interessate”.

“Il nostro approccio nella situazione attuale è quello di adattare le nostre operazioni e adottare le misure che la situazione richiede. Le decisioni che prendiamo si basano sulle informazioni disponibili e sulle direttive del governo e delle autorità responsabili. Allo stesso tempo, siamo consapevoli che la situazione è in continua evoluzione e che potrebbe essere necessario ripensare le nostre posizioni”.

“La necessità di ridurre al minimo il rischio di contagio sta avendo un impatto significativo sulla concorrenza in tutto il paese. La salute viene prima in tutte le situazioni: è stato il punto di partenza sia per le decisioni prese dal Consiglio in merito alle competizioni di SvFF, sia per le raccomandazioni che le associazioni distrettuali hanno formulato in merito alle competizioni distrettuali”.

SvFF ha sviluppato linee guida e raccomandazioni alle quali tutte le parti del movimento calcistico dovrebbero attenersi. Sostenendo che queste possano essere un buon supporto per rendere più semplice per le associazioni occuparsi delle proprie attività e prendere decisioni in tempi difficili. Tuttavia, tutti devono essere consapevoli che la situazione può cambiare rapidamente: è possibile che arrivino nuove decisioni da parte delle autorità, la situazione può sia peggiorare che migliorare. Queste raccomandazioni e linee guida potrebbero pertanto dover essere aggiornate. In tal caso, SvFF avviserà tutti gli interessati il ​​più rapidamente possibile.

Photo Credit: Svenskfotboll

Damiano Tommasi, Presidente AIC: “Nessuna corsia preferenziale”

Il Presidente AIC Damiano Tommasi, intervenuto ai microfoni di Radio1 Rai durante la trasmissione “Zona Cesarini”, in merito all’incontro odierno con il Ministro dello Sport Spadafora, ha sottolineato che “allo stato attuale la situazione del Paese non consente la ripresa dell’attività, dobbiamo capire se ci saranno le condizioni di sicurezza nelle prossime settimane e quali procedure si devono attivare per renderlo possibile, tutelando la salute di tutti, non solo degli atleti. L’incontro di oggi è stato utile per mettere sul piatto tutte le posizione delle componenti del mondo del calcio e metterle a confronto con chi dovrà analizzare la situazione per stilare un protocollo adeguato”.

“Da parte dei calciatori” – ha proseguito – “la richiesta che è stata fatta è quella di far ripartire il calcio quando tutti i cittadini potranno disporre di tamponi e test, non ci deve essere una corsia preferenziale per la categoria. Questo non certo per immagine ma per responsabilità etica: molti calciatori sono risultati positivi e molti hanno familiari e amici malati in attesa dei tamponi; i calciatori non vogliono essere fuori dal contesto del Paese”.

“Il come ripartire” – ha concluso Tommasi – “lo stabilirà il protocollo, che deve essere validato e nel quale abbiamo chiesto che ci siano non consigli e suggerimenti, ma norme ed elementi chiari per capire come agire in sicurezza. Quindi da una parte massima chiarezza e dall’altra avere la certezza che l’applicazione del protocollo venga rispettata in toto da tutte le società, per avere le massime tutele possibili pur sapendo che il rischio zero purtroppo non esiste”.

Credit Photo: AIC – Associazione Italiana Calciatori

Pink Bari, la salvezza non è un miraggio

La Pink Bari è ritornata in Serie A grazie al ripescaggio ottenuto a fine luglio da parte del DCF della FIGC, e si è presentata ai nastri di partenza di questa nuova stagione con un semplice obiettivo: la permanenza nella massima serie.

Le baresi sono state in lotta, sin dalle prima battute, col Tavagnacco, Orobica (vicina oramai alla cadetteria) e Hellas Verona, e hanno faticato tanto per arrivare a risultati importanti, basti infatti notare che l’unica vittoria realizzata dalle biancorosse è stata fatta a discapito della formazione orobica. Poi soltanto sette pareggi.

Ma questo non è bastato alla dirigenza barese, che ha proceduto alla sostituzione della guida tecnica, sostituendo Domenico Caricola con la promozione in prima squadra di Cristina Mitola. Il primo risultato con la nuova allenatrice è stato importante, perché alla 16ma giornata le gallette hanno fermato sul pari l’Inter, grazie alla doppietta di Debora Novellino, che ha raggiunto a quota quattro l’attaccante rumena Cristina Carp, che è l’altra top scorer della formazione barese.

Il calendario non aiuta molto, visto che nei prossimi turni affronterà Empoli, Milan, Juventus, Roma e Fiorentina, ma se riuscirà a fare risultato pieno sull’Orobica e fare qualche colpo grosso con le altre cinque squadre, allora la salvezza della Pink Bari non sarà un miraggio, ma una splendida realtà.

POSIZIONE IN CLASSIFICA
10a.

PUNTI ATTUALI
11 (5 in casa e 6 in trasferta).

RISULTATI
1 vittorie, 8 pareggi e 7 sconfitte.

GOL FATTI
17 (5 in casa e 12 in trasferta).

GOL SUBITI
32 (14 in casa e 18 in trasferta).

MIGLIOR TOP SCORER
Cristina Carp e Debora Novellino (4 reti).

GIOCATRICI CON PIU’ PRESENZE
Cristina Carp, Paula Myllyoja (16).

Victor Montagliani, vicepresidente Fifa: “Non vedo nel 2020 partite con il pubblico”

Victor Montagliani, presidente della Concacaf e vicepresidente Fifa, ha parlato ai microfoni di “GR Parlamento” si è espresso ottimista sul fatto che si possa tornare a giocare ma difficilmente lo si potrà fare a porte aperte da qui a dicembre.

“Quando i tifosi potranno tornare allo stadio? Personalmente non vedo nel 2020 partite con pubblico. Per quest’anno credo sia molto difficile ma vale anche per gli altri sport. La ripresa degli allenamenti sarebbe un messaggio importante, piano piano dobbiamo tornare alla vita normale ma se il calcio ha sempre fatto quello che ha voluto, stavolta deve attenersi a quello che diranno le autorità sanitarie e governative.
Anche il presidente Infantino è stato chiarissimo a riguardo: oggi le vite umane contano di più del calcio, nel frattempo lavoriamo per poter tornare alla normalità ma se si deve aspettare di più per giocare, si aspetterà. Un’unica sessione di calciomercato fino a dicembre? No. Abbiamo deciso che era meglio attenersi alle 16 settimane. Confermo invece il via libera della FIFA per prolungare i contratto fino al 30 giugno, ma giocatori e società devono essere d’accordo”.

 

Rachele Baldi, Empoli: “La speranza è di riiniziare e finire il campionato”

Rachele Baldi, portieri dell’dell’Empoli, ha parlato in diretta Instagram della possibile ripresa del campionato, delle sue esperienze passate e del suo futuro:

“In questo periodo mi sto tenendo impegnata con varie attività. Ho iniziato a suonare anche il piano.. e a dipingere. E mi rendo attiva comunque con gli allenamenti in attesa che il campionato riprenda. Ancora non sappiamo se la stagione verrà portata a termine, la speranza è di riiniziare e finire il campionato anche in estate. Magari riprendere anche dal 4 maggio, prendendo però le giuste precauzioni”.

“Il mio primo idolo è Toldo. Da quando ero piccola, sia come portiere che come persona mi è sempre piaciuto. Nel femminile invece ho ammirato Hopo Solo, come penso quasi tutte le giovani calciatrici. E poi Ashlyn Harris, un’altra americana”.

“Ora le bambine trovano un percorso meno insidioso del mio e delle mie compagne, c’è meno pregiudizio. Io ho giocato dai 5 ai 12 anni coi maschi e spesso ero presa in giro. Ora questo problema non c’è, anzi c’è più credibilità e gli ostacoli, sebbene ci siano, sono più facilmente superabili”.

“Per me è importante avere fiducia nel mister, ma anche il mister deve ricambiarla questa fiducia. Io parlo di tutto con lui, c’è un bel rapporto. Ci scambiamo opinioni tra fine primo e secondo tempo. La prima convocazione in Nazionale maggiore è arrivata a dicembre del 2017, poi la scorsa estate ho fatto le Universiadi con l’Under 23. E da li in poi ho iniziato tutti i raduni. Ovviamente il calcio internazionale è di un livello e ritmo superiore. All’inizio ti trovi spiazzata perché non sei abituata, ma quando cominci a fare gruppo e ad entrare nel ritmo torni cambiata”.

“Due anni fa mi allenavo con Mauro Marchisio che quell’anno li era responsabile di tutti i portieri a Empoli, quindi mi sono allenata anche coi ragazzi dai 15 ai 17 anni. Poi una volta mi sono allenata al Castellani e ricordo che c’era Provedel che era in ripresa dall’infortunio. Per me è stata una bella esperienza. La differenza fisicamente coi maschi c’è è ovvio, ma a livello tecnico-tattico mi sono sentita all’altezza durante quel periodo”.

“Penso di aver avuto un percorso un po’ sfortunato se si può dire, perché non ho mai avuto richieste valide altrove, sebbene molti giornalisti dicano il contrario. Mi sono sempre messa a disposizione con tutti i mezzi possibili per crescere e migliorare e a Empoli ho trovato sempre una buona e seria realtà. Se mai mi capiterà l’occasione di fare altri tipi di esperienze anche all’estero, e saranno valide, mi piacerebbe mettermi alla prova”.

“Mi sono laureata l’anno scorso in scienze motorie e quest’anno mi sono voluta dedicare solo al calcio. Poi più avanti magari un corso online con orari e corsi flessibili organizzati magari lo farò. Non ho ancora fatto corsi per prendere il patentino da allenatrice di portieri, ma siccome mi è capitato di allenare, in futuro lo prenderò, perché mi piacerebbe molto. Ancora non ho un’idea ben chiara di cosa farei se non fosse nell’ambito sportivo. Magari qualcosa di mio, un B&B o una palestra, ma sicuramente in proprio, una cosa solo mia”.

Credit Photo: Empoli Ladies

Simona Sodini, Torino: “Il Torino è stata la maglia più amata per me”

Simona Sodini, attaccante del Torino, ex Milan e Juventus, con cui ha vinto due scudetti, ha parlato alla pagina Instagram Fotball Moments:

“Diciamo che sono nata con il pallone perché già a 3 anni giocavo mattina e sera, mio padre mi ha tramandato questa passione che sin da piccola ad oggi non è mai calata. Inizio a giocare con i maschietti, all’oratorio e in una squadra locale del mio quartiere, ero l’unica bambina in mezzo ai maschietti, fino a quando poi sono entrata a far parte della squadra femminile della Torres”.

“Al Milan è stato il mio primo anno lontana da casa, ero la più piccola avevo 15 anni ed è stato un anno importantissimo per me. Ho imparato tanto e ho conosciuto tante giocatrici forti. Quell’anno ho realizzato con 9 reti vincendo uno Scudetto e la Supercoppa. Uno Scudetto che ho ritrovato 19 anni dopo, in un mondo calcistico completamente diverso e in forte crescita, grazie alla Juventus. La società bianconera ha dato una svolta al calcio femminile, lo status di “calciatrice” non è più una professione strana ma anzi si conosce sempre di più”.

“Sono sincera ho pensato tante volte a me stessa con dieci anni in meno e con le strutture e i mezzi che ci sono oggi, parlo dei mezzi societari e la visibilità. Credo che per ciò che già dieci anni fa facevo, oggi sarei senza presunzione una delle attaccanti più quotate. Ormai a Torino vivo da più di 15 anni ed è la mia seconda città. Ho giocato 11 anni nel Torino, non può che essere stata la maglia più amata per me, quella con cui ho fatto più di 150 gol ed è anche quella che mi ha dato tanto con tanti ricordi ed emozioni”. 

Credit Photo: Facebook Simona Sodini

Cristiana Girelli, Juventus: “Torneremo e sarà ancora più bello di prima”

Cristiana Girelli, attaccante della Juventus e della Nazionale, ha parlato in  diretta Facebook:

“In Nazionale maggiore ho esordito nel 2013. Sono quasi a quota 80 presenze. I gol segnati? Tanti, ho una media alta in Nazionale. Ho superato i 40 gol. I primi anni non giocavo 90 minuti ma segnavo quando entravo”.

“Come vivo questa situazione? Devo ammettere che sono molto tranquilla. A volte mi sveglio con un po’ più di malinconia ma devo dire che spesso sono tranquilla. Sono molto concentrata su quello che vorrei tornare a fare una volta finita questa situazione. Tutto tornerà alla normalità. La mia quotidianità non è cambiata tanto. Ovviamente gli spostamenti sono molto limitati ma se penso alla mia vita prima non era tanto diversa. Mi alzavo, mi allenavo, tornavo a casa, curavo i miei hobby e andavo a dormire. Mi piacerebbe uscire e condividere il mio tempo con le amicizie e non è possibile ma il mio obiettivo è quello quindi ogni giorno mi alleno”.

“Per gli allenamenti si certo invece le mie abitudini sono cambiate. Prima mi allenavo a Vinovo, ora mi alleno in giardino con ciò che ho a disposizione. È un cambiamento di abitudine, devo fare gli allunghi sulla strada… È molto diverso che farlo su un campo da calciomorbido. In questo periodo vado a letto un po’ più tardi, magari mi guardo una puntata in più su Netflix”.

“Una partita che ho rivisto? Il 25 marzo, un anno fa, giocammo allo Juventus Stadium. Mi sono ritrovava a casa, tutti i ricordi mi sono ritornati nella testa e ho rivisto la partita. Ho intenzione di rivedere altre partite sia per una questione mentale, perché voglio vedermi giocare e non voglio perdere nella mia testa almeno alcuni gesti tecnici, e anche perché sono ricordi bellissimi. Mi mette un po’ di malinconia però perchè il calcio giocato mi manca tantissimo”.

“Cerco di pensare in modo positivo, magari prendendo un pallone e iniziando a palleggiare e immaginandomi in un campo da calcio. Immagino la prossima partita, il prossimo difensore che mi capiterà davanti… Mi immagino in un campo da calcio e in allenamento. Fortunatamente siamo in contatto con le mie compagne, ci diamo morale a vicenda”.

“Mi manca la condivisione del tempo con i miei affetti. Mi manca condividere quello che facevo prima, il tempo, i momenti. Però sto vedendo la mia nipotina come non mai, questo ripaga. Inoltre mi manca tanto mangiare sushi (ride ndr). Sto sperimentando la cucina. Mi piace sia mangiare che cucinare. Sto cercando di far la brava. Mi piaceva cucinare anche da prima, però quando non c’era questo periodo quando tornavo a casa dall’allenamento ero un po’ stanca e la sera non sperimentavo più di tanto”.

“Mi ritengo fortunata, in primis perché c’è la salute. Brescia in questo periodo è un disastro, fuori regna il silenzio. Passano poche macchine e le poche che passano sono ambulanze. Le prime settimane soprattutto sono state angoscianti. Poi chiaramente sono grata perché ho una bella casa, il giardino, ho mia nipote… Le giornate mi passano e sono felice, poi chiaramente capitano dei giorni in cui non si può essere totalmente felice. Penso al calcio, come torneremo, se torneremo…”.

“Il lavoro con il Mental Coach? Mi ha aiutato prima, dandomi una base per affrontare questa situazione. Ovviamente negli anni scorsi ho avuto difficoltà, ci sono sempre, però quando ho conosciuto questa persona mi sono aperta. Affrontavamo insieme i malesseri che potevano venirmi fuori, piuttosto che i miei dubbi. È stato uno step importante per la mia carriera, spesso “la mente mente” e ti distoglie dalla realtà”.

“Il lockdown? Ero in Nazionale, per tornare dal Portogallo ci sono stati dei problemi. Sono tornata che la situazione era già così. Appena tutto finirà volerò a Torino, ho una casa in disordine per il trasloco. Ho un pensiero fisso, ho le cose della mia vecchia casa negli scatoloni. Sono maniaca dell’ordine. Pensare che sia piena di scatoloni mi fa venire l’ansia. La prima partita da vedere? La mia, la nostra, quella della Juventus. Seguo sempre il calcio maschile. Non ho una partita fissa, direi la Juventus in Champions. O una del Brescia”.

“Non vedo l’ora di tornare alla normalità, tornare a riabbracciare quelle persone davvero importanti con cui hai un rapporto quotidiano, le compagne di squadra, amici. Io sono sicura che questo periodo possa servire come spinta positiva per il futuro, a tutti italiani e non. L’Italia e gli italiani nei momenti difficili hanno sempre tirato fuori qualcosa in più, noi come Nazionale anche ai Mondiali per esempio. Torneremo e sarà ancora più bello di prima”.

Credit Photo: Andrea Amato

Regina Baresi: “Storie e spazio su social per aziende in difficoltà”.

reginabaresi9“Ho letto e ricevuto numerose testimonianze di piccole aziende italiane, che fanno del Made in Italy la loro forza, in grave difficoltà per la situazione in cui l’Italia si trova.
Ho pensato di poter fare una cosa utile mettendo a disposizione i miei profili social per promuovere i prodotti e raccontare, gratuitamente, le storie di queste aziende.
Tutto quello che dovete fare è scrivermi una mail (l’indirizzo lo trovate in Bio) o scrivermi in direct descrivendo la vostra azienda, rigorosamente Made in Italy, e la sua storia.
Cercherò di selezionare il maggior numero di aziende e spero, nel mio piccolo, di poter dare una mano alle piccole imprese italiane a risollevarsi. Siamo forti e ci rialzeremo!”.
#Made4Italy

Credit Photo: Giancarlo Dalla Riva

Shelley Youman, ex Matildas: “L’amichevole in Korea del Nord è stata l’esperienza più scioccante della mia vita”

Era il 1998. Internet era un concetto relativamente nuovo. L’isteria dei social media non esisteva. Tuttavia, per la squadra nazionale di calcio femminile australiana, una sfida diversa ma altrettanto scoraggiante era all’orizzonte.

Per prepararsi alle qualificazioni ai Mondiali del 1999, l’Australia ha avuto il compito piuttosto intrigante di recarsi in Korea del Nord per una serie “amichevole” di tre partite. All’epoca l’Australia faceva parte dell’Oceania, quindi non c’erano motivi specifici per recarsi in Asia, ma i nordcoreani, una nazione forte nel calcio femminile, avevano esteso l’invito all’Australia che è stato debitamente accettato.

Durante il viaggio era presente Shelley Youman, a 27 anni. Il calcio ha quasi fatto un passo indietro, dato che Youman e le sue compagne hanno vissuto un’esperienza che nessuna di loro avrebbe mai dimenticato. Le Matildas sono tornate a casa con due pareggi per 0-0 e una vittoria per 1-0 grazie al gol di Julie Murray al ’72 minuto della terza partita. Le prestazioni sono state impressionanti se si considera l’ambiente circostante.

“I risultati sono stati 0-0, 0-0 e 1-0”, ricorda Youman “Avremmo sempre avuto difficoltà a vincere la serie nel loro paese, l’arbitraggio era piuttosto parziale”.

Tutte e tre le partite sono state giocate allo Stadio Nazionale di Pyongyang, che era pieno di cittadini nordcoreani. Una folla di 58.000 ha partecipato alla prima partita, 15.000 erano alla seconda e 22.000 hanno partecipato alla finale. Durante la competizione c’era anche Kim Jong-il, il famoso leader della Korea del Nord.

Youman, che attualmente lavora nel settore della disabilità come co-fondatrice e direttrice di One Community, ricorda ancora i dettagli del suo viaggio verso l’ignoto circa 22 anni dopo.

“La cosa più memorabile per me è stata vedere il modo in cui queste persone vivevano e ciò in cui credevano. Ogni persona indossava un badge, c‘era molta povertà (anche se lo hanno nascosto bene) e nessuna macchina sulla strada. Il campo è stato tagliato a mano!”

“All’epoca avevo tre bambini piccoli di due, tre e sei anni, quindi la mia più grande paura era lasciare la mia famiglia. Siamo stati avvertiti di non andare dal governo australiano in quel momento, quindi c’era molto clamore con i media”.

Youman, ricorda di essere volata in Korea del Nord, in una fragile situazione politica che ha comportato il rischio di finire male: “Penso che il momento più spaventoso sia stato quello in cui sono salita a bordo della compagnia aerea nordcoreana in Cina per raggiungere la Korea del Nord”, ricorda.

“Non c’era aria condizionata a bordo e quando ci siamo imbarcate ci sono stati consegnati dei ventagli portatili. Anche l’aereo sembrava avere difficoltà a scendere da terra. Arrivate in aeroporto è stato un po’ era pieno di militari e persone armate armi che ci circondavano”.

“Avevamo una giovane guida nordcoreana per il tempo in siamo rimaste lì senza sapere cosa succedeva nel mondo esterno”, ricorda Youman “Tutte le nostre guide in quel viaggio erano persone meravigliose e il mio cuore si è spezzato per loro”.

“C’erano solo emittenti televisive nordcoreane e il resto del mondo è stato tagliato fuori dalla competizione. Lì credevano tutti di aver vinto guerre contro gli Stati Uniti e che gli Stati Uniti fossero loro nemici. Non ci era permesso di uscire fuori dall’hotel a meno che non fossimo con il team e le guide ufficiali, poiché ci è stato detto che potrebbero pensare che fossimo state americane e che non sarebbe stato un bene per noi”.

Nel corso degli anni ci sono state storie strazianti di vari giocatori che hanno fatto questo controverso viaggio. Dall’essere bloccati in ascensori circondati dall’oscurità, alla sensazione apparentemente inquietante di essere monitorati in tutto ciò che facevano.

L’esperienza più strana secondo Youman era di essere totalmente ignara del mondo esterno: “Durante il nostro soggiorno è stato sparato un missile nelle acque degli Stati Uniti, ma noi non ne abbiamo saputo nulla fino al nostro ritorno in Australia”.

“Quando stavamo chiamando casa e il loro paese veniva nominato le linee si interrompevano”.

Carolina Morace: “Il rispetto dei ruoli deve essere alla base di ogni attività”

Carolina Morace, leggenda le calcio femminile ed ex allenatrice del Milan, ha parlato a Il Calcio Femminile:

“Se analizzo chi fa parte della commissione calcio femminile, rimango un po’ confusa. Partendo da Renzo Ulivieri, che sebbene sia presidente degli allenatori, col calcio femminile non c’entra niente. Perché deve essere lui a scegliere il secondo della CT Bertolini? Forse Ulivieri ha voce in capitolo sulla scelta dello staff della nazionale maschile? No, sicuramente. Allora perché detta legge in quella femminile? Il calcio femminile, ora che sta avendo successo, sta vivendo l’ingresso di molte persone provenienti dal maschile che pensano di sapere tutto ma che con il nostro mondo c’entrano poco. C’è la tendenza di alcune società di imporre che il secondo allenatore sia un maschio. Io ne sono fuori, perché lo staff me lo scelgo da sola. Come non ci sono interferenze sulla panchine maschili, non ci devono essere interferenze neanche su quelle femminili. Il rispetto dei ruoli deve essere alla base di ogni attività”.

“Una donna che allena nel maschile? Nel calcio vedo ancora tanta ignoranza, vedo ancora tanta gente con la terza media che vuol fare il dirigente e che magari non ha mai lavorato in vita sua. Quindi fino a che il calcio prende queste persone, è difficile che una mentalità possa essere superata. Vedo ancora molti pregiudizi, generati da una ignoranza di fondo. Menomale che sono arrivate le squadre professionistiche. Io non sono tifosa della Juventus, ma la Juve nel femminile ha fatto e sta facendo bene. Non mi riferisco al vincere ed al valore della squadra femminile in se, ma mi riferisco a come venga presentata la squadra. Mi viene il mente il fatto che l’abbiano fatta giocare all’Allianz Stadium e che, per esempio, dopo la vittoria dello scudetto l’abbiano fatta festeggiare insieme a quella maschile. Sono tutti particolari che spingono le persone a rompere il pregiudizio. Poi però penso ad alcuni presidenti di serie A, che non fanno nulla per il femminile”.

“Se Gaucci avesse chiamato me nel 2003 come fece con Ljungberg, Svensson e Prinz? Non avrei accettato. Ti parlo comunque dopo aver fatto alcune partite con atleti di spicco del maschile. Mi viene in mente la partita con Totti all’Olimpico per esempio. Posso farti un paragone nel tennis: è come se Novak Djokovic affrontasse Serena Williams. Il gap è molto. Però ti posso dire che giocando a calcetto con loro, ho giocato con Chinaglia per esempio, la differenza in un campo 20×40 non si avvertiva. Stiamo parlando però di un campo dove non c’è l’espressione della potenza, e la forza fisica si fa sentire meno. Le qualità tecniche però sono le stesse tra uomo e donna. Qualità come la scelta di tempo, il saper dove andare a prendere la palla, il saper leggere una situazione sono universali. Sono qualità che non risentono del genere e che fanno la differenza. Quello che caratterizza il campione dal non campione è la capacità di percepire con anticipo quello che sta per accadere”.

Credit Photo: Facebook Carolina Morace

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